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Preparare all’evangelo

Fiume Giordano

L’inizio dell’evangelo, della buona notizia, per l’evangelista Marco non è in racconti dell’infanzia di Gesù, ma nella predicazione di Giovanni il Battista che è un preparatore, uno che spiana la via, che prepara il terreno, cioè le coscienze delle persone di quel tempo, per ricevere la buona notizia. E serviva perché di tempo ne era passato parecchio e qualcuno non aspetta più il Messia o lo aspettava diverso da come sarebbe realmente arrivato.

La figura del Battista appare infatti non solo un adempimento di Scritture profetiche, ma anche una necessità storica. Senza il Battista chi avrebbe realmente aspettato Gesù Cristo? Continue reading

Giuda e gli altri

Ultima cena Leonardo

Ciò che succede prima dell’istituzione della Cena del Signore da parte di Gesù c’è un testo che parla dell’infedeltà dei discepoli.

Quando fu sera, giunse Gesù con i dodici. Mentre erano a tavola e mangiavano, Gesù disse: «In verità io vi dico che uno di voi, che mangia con me, mi tradirà». Essi cominciarono a rattristarsi e a dirgli uno dopo l’altro: «Sono forse io?»

Egli disse loro: «È uno dei dodici, che intinge con me nel piatto. Certo il Figlio dell’uomo se ne va, com’è scritto di lui, ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo è tradito! Meglio sarebbe per quell’uomo se non fosse mai nato!» (Marco 14:17-21)

Sono forse io?” In questo testo i discepoli sono assolutamente umili. Non sempre lo sono, ma adesso dinnanzi ad un’affermazione di Gesù così pesante, sono umili, si interrogano nel loro animo.

I discepoli non sono lì a dire: “io no”, “io mai”, ma invece si interrogano sulla loro fedeltà al Signore. Probabilmente non immaginano che così presto giungerà il tradimento, pensano ad un tempo che deve venire, ma certo non si fidano fino in fondo di loro stessi. Fra mesi o anni saranno ancora nella stessa situazione? Non sarà che ci saranno occasioni in cui entreranno in crisi?

Anche per noi è così. La vita è così complessa e alle volte dura, che non possiamo fino in fondo essere sicuri della nostra fedeltà al nostro Signore.

Poi il Signore Gesù parla, e si scopre che non è solo uno dei vari discepoli, ma proprio uno dei dodici che lo tradirà, uno che intimo così tanto da intingere nello stesso piatto. Questo gesto non è una specie di segnale, come nell’evangelo di Giovanni, ma vuole significare la grande familiarità di chi lo tradirà.

Per noi è un’affermazione del fatto che nessuno è veramente e realmente salvo per la forza del suo impegno, per la familiarità con il Signore, per il ruolo che occupa o ciò che ha fatto in passato.

Certamente su Giuda se ne dicono tante, il fatto di tradirlo e poi di pentirsene e di disperarsi fino al suicidio è probabilmente il motivo del “guai” che Gesù pronuncia su di lui. Se sia poi salvato oppure no è nel mistero e nella libertà di Dio. Quello che è chiaro è che partecipa alla Cena.

Quello che interessa è che anche se noi cadiamo e ci sviamo e diveniamo infedeli, la salvezza è assicurata da Gesù Cristo, non da cose che dobbiamo fare.

È il significato della Cena del Signore, che viene narrata dopo, che proclama con un gesto da ripetere, che la salvezza viene non dalla nostra fedeltà, ma dalla fedeltà di Gesù Cristo fino alla fine per amore nostro.

Per noi dunque l’annuncio della Passione è triste, ma insieme completamente sereno. Perché in ogni situazione saremo e come risponderemo a quella situazione, anche con il nostro dubitare, potremo sempre confidare nell’amore di Gesù, e sapere di avere salvezza. Amen

Credo e non credo, aiutami!

Mera a Novate

Il passo di oggi è un racconto lungo di guarigione, ma quello che ci interessa è ciò che fa e dice Gesù rispetto alla fede delle persone lì presenti.

Marco 9:14-27 Giunti presso i discepoli, videro intorno a loro una gran folla e degli scribi che discutevano con loro. Subito tutta la gente, come vide Gesù, fu sorpresa e accorse a salutarlo. Egli domandò: «Di che cosa discutete con loro?»

L’episodio inizia dunque con un assembramento di persone che stanno assistendo a una disputa fra degli scribi e dei discepoli di Gesù. Quando Gesù arriva chiede loro il motivo della discussione, ma subito c’è chi ha una vera urgenza:

Uno della folla gli rispose: «Maestro, ho condotto da te mio figlio che ha uno spirito muto; e, quando si impadronisce di lui, dovunque sia, lo fa cadere a terra; egli schiuma, stride i denti e rimane rigido. Ho detto ai tuoi discepoli che lo scacciassero, ma non hanno potuto».

Lo spirito muto è una rappresentazione della malattia che avevano a quel tempo. Si vede anche da quello descritto dopo che il ragazzo doveva avere attacchi di epilessia.

L’uomo ha portato ai discepoli di Gesù il suo ragazzo perché fosse guarito. Però loro non hanno potuto e Gesù ha una reazione che ci sorprende un po’.

Gesù disse loro: «O generazione incredula! Fino a quando sarò con voi? Fino a quando vi sopporterò? Portatelo qui da me».

Non sappiamo se i discepoli avessero realmente potuto guarirlo, quello che sappiamo è che invece si sono messi a discutere in un grande assembramento su idee e su teorie. Forse per questo Gesù è indignato, per la scarsa considerazione verso il ragazzo. Che infatti si fa subito portare.

Glielo condussero; e come vide Gesù, subito lo spirito cominciò a contorcere il ragazzo con le convulsioni; e, caduto a terra, si rotolava schiumando. Gesù domandò al padre: «Da quanto tempo gli avviene questo?» Egli disse: «Dalla sua infanzia; e spesse volte lo ha gettato anche nel fuoco e nell’acqua per farlo perire; ma tu, se puoi fare qualcosa, abbi pietà di noi e aiutaci».

È chiaro che il padre non sa più a chi rivolgersi. Medici e sacerdoti, guaritori e chissà chi altri non hanno potuto far niente. Ora è giunto da Gesù, con un misto di fiducia e di rassegnazione. Dice infatti “se puoi fare qualcosa”. Dopo tanti anni anche la speranza si affievolisce, e si fanno ancora tentativi sempre con meno convinzione.

E Gesù: «Dici: “Se puoi!” Ogni cosa è possibile per chi crede». Subito il padre del bambino esclamò: «Io credo; vieni in aiuto alla mia incredulità».

Qui abbiamo il paradosso della fede. Io credo, ma anche sono incredulo, ma anche chiedo al Signore di aver fede. Prima Gesù ha avuto parole forti contro la generazione incredula. Quelli discutono e si accapigliano non pensando al benessere del ragazzo. Qui invece abbiamo il padre del ragazzo, che è prostrato da tanto tempo di sconfitte e dolore, di aspettative trovatesi infondate. Ma il padre del ragazzo farebbe di tutto per salvarlo. Anche credere oltre le sue capacità, come se la fede fosse un impegno… Gesù in questo caso non lo condanna, ma invece guarisce il figlio.

Gesù, vedendo che la folla accorreva, sgridò lo spirito immondo, dicendogli: «Spirito muto e sordo, io te lo comando, esci da lui e non rientrarvi più». Lo spirito, gridando e straziandolo forte, uscì; e il bambino rimase come morto, e quasi tutti dicevano: «È morto».

Ecco quasi tutti sono increduli, ancora adesso che il Signore ha parlato lo dicono morto. Che generazione incredula siamo, dubitiamo fino in fondo della potenza salvifica del nostro Signore Gesù Cristo.

 Ma Gesù lo sollevò ed egli si alzò in piedi.

Gesù prende per la mano il ragazzo, lo solleva e il ragazzo si alza in piedi guarito.

Senza fede siamo come a terra, siamo sbattuti qua e là dalle cose che succedono, buoni soli a chiacchierare senza costrutto, nel fondo dell’animo disperati. Ma Gesù ci prende per la mano e ci viene in aiuto nella nostra incredulità per darci una speranza che sfida ogni cosa. A Lui sia la gloria. Amen

Non fatevi intimidire

Bartimeo Codice Egberti

Bartimeo non si fece intimidire, anzi era determinato e convinto.

Come Gesù usciva da Gerico con i suoi discepoli e con una gran folla, il figlio di Timeo, Bartimeo, cieco mendicante, sedeva presso la strada. Udito che chi passava era Gesù il Nazareno, si mise a gridare e a dire: «Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!» E molti lo sgridavano perché tacesse, ma quello gridava più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!» Gesù, fermatosi, disse: «Chiamatelo!»

Bartimeo è un mendicante per via della sua disabilità. È poco considerato, anche il suo nome vuol dire che Timeo è suo padre. Come se non avesse una sua individualità. Vogliono allora che non disturbi troppo. Molti anzi gli dicono che se ne deve stare in silenzio. Però non così di Gesù che ascolta tutti coloro che lo chiamano, come tutti coloro che lo pregano. E Gesù lo manda allora a chiamare.

E chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio, àlzati! Egli ti chiama». Allora il cieco, gettato via il mantello, balzò in piedi e venne da Gesù.

Bartimeo lascia andare il mantello, qualcosa utile per un mendicante per proteggersi dal freddo della notte, forse una delle poche sue proprietà. Ma non si preoccupa di cose che in quel momento non sono preziose come l’incontro con Gesù e va subito da lui.

E Gesù, rivolgendosi a lui, gli disse: «Che cosa vuoi che ti faccia?» Il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io ricuperi la vista».

La domanda non è inutile. Per noi che conosciamo i racconti di guarigioni miracolose fatte da Gesù, può sembrare una domanda inutile. Ma Gesù vuole proprio sapere cosa pensa Bartimeo, che cosa possa fare per lui. Recuperare la vista è qualcosa di così grande, che devi proprio pensare che Gesù sia Dio per chiederlo. Ecco perché c’è la domanda ed ecco cosa succede:

Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». In quell’istante egli ricuperò la vista e seguiva Gesù per la via. (Marco 10:46-52)

Bartimeo in effetti ha fede in Gesù come il Signore. E recuperata la vista e segue quindi Gesù. I suoi discepoli e la folla non sanno realmente chi sia Gesù, non se ne fidano fino in fondo, forse pensavano che Bartimeo non potesse recuperare la vista e che fosse inutile per lui andare da Gesù. Ma non Bartimeo: determinato e completamente fiducioso nel chiamare Gesù.

Ancora una volta impariamo che si può vedere senza guardare e senza capire. Gesù dicendo “la tua fede ti ha salvato” sta proprio dicendo che Bartimeo vedeva in lui il Signore, ma altri vedono solo un uomo.

Alle volte può essere così anche per noi. Presi dallo scoraggiamento, o intimiditi da persone o idee o cose che ci capitano, non preghiamo, non gridiamo a Gesù e soprattutto non pensiamo che Egli è il Signore e il Salvatore, allora restiamo ad aspettare senza fiducia il domani, rassegnati. Ma il Signore dà salvezza, e la salvezza è varia a seconda delle situazioni.  Egli è Colui che ascolta e interviene come nostro Liberatore, rivolgiamoci allora a Lui con piena fiducia. Amen