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II Re 5 – Eliseo e Naaman

L’episodio di Naaman il Siro si riferisce ad un profeta antico (del IX secolo a. C.). Particolare è l’universalismo già presente in questo testo. Per comprenderlo si devono fare alcune osservazioni sugli usi del tempo, ma appare in complesso già chiaro ed efficace. E fa anche pensare.

La storia di Naaman il Siro ci fa capire molte cose della mentalità religiosa orientale antica al di fuori di Israele. Questa mentalità non apparteneva ad Israele e ancor meno appartiene ai cristiani, ma la ritroviamo ancor oggi.

E, come dicevo, ci mostra il messaggio che Dio è il Dio di tutti e si occupa di tutti.

Naaman, capo dell’esercito del re di Siria, era un uomo tenuto in grande stima e onore presso il suo signore, perché per mezzo di lui il SIGNORE aveva reso vittoriosa la Siria; ma quest’uomo, forte e coraggioso, era lebbroso.

 

La Bibbia come suo solito va subito al cuore del problema che dà inizio alla storia. Quest’uomo forte e coraggioso ha una malattia incurabile all’epoca, e che lo avrebbe portato dopo poco ad essere allontanato dalla sua casa e dalla sua città, per vivere come un mendicante.

Alcune bande di Siri, in una delle loro incursioni, avevano portato prigioniera dal paese d’Israele una ragazza che era passata al servizio della moglie di Naaman. La ragazza disse alla sua padrona: «Oh, se il mio signore potesse presentarsi al profeta che sta a Samaria! Egli lo libererebbe dalla sua lebbra!»

 

Dio veglia ovunque. E Dio si serve di vie segrete ed umili. Non c’è caso. Infatti saranno proprio la sua serva e poi altri servitori a salvare dalla lebbra il grande generale.

Naaman andò dal suo signore, e gli riferì la cosa, dicendo: «Quella ragazza del paese d’Israele ha detto così e così». Il re di Siria gli disse: «Ebbene, va’; io manderò una lettera al re d’Israele». Egli dunque partì, prese con sé dieci talenti d’argento, seimila sicli d’oro, e dieci cambi di vestiario; e portò al re d’Israele la lettera, che diceva: «Quando questa lettera ti sarà giunta, saprai che ti mando Naaman, mio servitore, perché tu lo guarisca dalla sua lebbra».

 

La guarigione diviene un affare di Stato. Per la mentalità del tempo, se qualcuno era in grado di guarire qualcuno da una grave malattia doveva essere per forza anche il Re, ma non era così in Israele. C’è già una divisione di poteri.

Appena il re d’Israele lesse la lettera, si stracciò le vesti, e disse: «Io sono forse Dio, con il potere di far morire e vivere, ché costui mi chieda di guarire un uomo dalla lebbra? È cosa certa ed evidente che egli cerca pretesti contro di me».

 

Le due nazioni erano spesso in guerra. Qui siamo in una fase di tregua. Il re d’Israele sentendosi chiedere di fare una cosa impossibile per una persona umana, pensa subito che il re di Siria cerchi un pretesto per muovere guerra contro di loro.

Quando Eliseo, l’uomo di Dio, udì che il re si era stracciato le vesti, gli mandò a dire: «Perché ti sei stracciato le vesti? Quell’uomo venga pure da me, e vedrà che c’è un profeta in Israele». Naaman dunque venne con i suoi cavalli e i suoi carri, e si fermò alla porta della casa di Eliseo. Ed Eliseo gli inviò un messaggero a dirgli: «Va’, làvati sette volte nel Giordano; la tua carne tornerà sana, e tu sarai puro». Ma Naaman si adirò e se ne andò, dicendo: «Ecco, io pensavo: egli uscirà senza dubbio incontro a me, si fermerà là, invocherà il nome del SIGNORE, del suo Dio, agiterà la mano sulla parte malata, e guarirà il lebbroso. I fiumi di Damasco, l’Abana e il Parpar, non sono forse migliori di tutte le acque d’Israele? Non potrei lavarmi in quelli ed essere guarito?» E, voltatosi, se n’andava infuriato.

 

Il generale si aspettava un’accoglienza cerimoniosa ed un prodigio spettacolare, riceve, invece, una “non-accoglienza” ed una semplice istruzione. Ma non è la forma che conta…

Ma i suoi servitori si avvicinarono a lui e gli dissero: «Padre mio, se il profeta ti avesse ordinato una cosa difficile, tu non l’avresti fatta? Quanto più ora che egli ti ha detto: “Làvati, e sarai guarito”?» Allora egli scese e si tuffò sette volte nel Giordano, secondo la parola dell’uomo di Dio; e la sua carne tornò come la carne di un bambino; egli era guarito. Poi tornò con tutto il suo séguito dall’uomo di Dio, andò a presentarsi davanti a lui, e disse: «Ecco, io riconosco adesso che non c’è nessun Dio in tutta la terra, fuorché in Israele. E ora, ti prego, accetta un regalo dal tuo servo». Ma Eliseo rispose: «Com’è vero che vive il SIGNORE di cui sono servo, io non accetterò nulla». Naaman insisteva perché accettasse, ma egli rifiutò.

 

Il siriano si converte. Spesso la conversione passa per una guarigione, per un avvenimento in cui abbiamo sentito tutta la nostra finitezza e nello stesso tempo una potenza che ci ha salvati. Salvezza è in effetti un termine che è sia fisico sia spirituale.

È il Signore che è intervenuto e non si paga il Signore. Prendere qualcosa da parte del profeta sarebbe come approfittare del Signore.

Allora Naaman disse: «Poiché non vuoi, permetti almeno che io, tuo servo, mi faccia dare tanta terra quanta ne porteranno due muli; poiché il tuo servo non offrirà più olocausti e sacrifici ad altri dèi, ma solo al SIGNORE. Tuttavia il SIGNORE voglia perdonare una cosa al tuo servo: quando il re, mio signore, entra nella casa di Rimmon per adorare, e si appoggia al mio braccio, anch’io mi prostro nel tempio di Rimmon. Voglia il SIGNORE perdonare a me, tuo servo, quando io mi prostrerò così nel tempio di Rimmon!»

 

La terra è per lui come fosse sacra. A quel tempo c’era la mentalità di legare Dio alla terra, ad un luogo, alla nazione. Da qui viene la richiesta di prendere un po’ di terra per adorare il suo nuovo Dio essendo però “lontano” da quella terra. Questa concezione è lontana da quella ebraica e negata da Gesù, per il quale si può pregare Dio in ogni luogo. Però si pensi ancora oggi ai tanti luoghi detti sacri e al possesso della terra in Medio-Oriente fatto anche in nome di Dio. Come risponderà Eliseo a questa richiesta così forte: di potersi inchinare di fronte ad un idolo?

Eliseo gli disse: «Va’ in pace!».

 

Va’ in pace, significa, non ti preoccupare che Dio ti benedirà, e quindi avrai pace. È una conclusione quasi sorprendente. Dio si preoccupa di persone di popoli diversi ed accetta che lo si onori in maniere diverse. Forse possiamo vedere qui un annuncio della salvezza per grazia, cioè non è per nostri meriti che siamo salvati, ma è per sola grazia di Dio.

Il seguito è qualcosa di forte per la nostra mentalità. C’è una condanna dell’approfittarsi di Dio. Questo lo ritroveremo anche in Amos, è il non nominare l’Iddio invano.