Matrimonio

Questa sezione sul matrimonio è in fase di revisione

Nell’Antico Testamento

Nell’Antico Testamento, come nel Nuovo, il matrimonio non viene definito. È qualcosa che fa parte della società e della cultura umana.

Solo come esempio si prenda il caso della poligamia. Infatti sebbene in Genesi 2 si parli solo di Eva per Adamo, in molti passi abbiamo la poligamia, che viene presupposta in Levitico 18:18 (Non prenderai la sorella di tua moglie per farne una rivale…).
Dunque dal punto di vista biblico dell’Antico Testamento, il matrimonio è qualcosa che esiste nella società umana e che è organizzato secondo le culture umane.
Ecco perché per noi evangelici il matrimonio non è un sacramento, ma un atto civile, che appartiene cioè alla nostra umanità in generale e non alla dimensione di fede. Però se due credenti si sposano, dando inizio ad una relazione stabile, ciò è così importante per la loro vita e la società, che si fa una benedizione solenne di questa unione.

L’importanza dell’unione matrimoniale, infatti, si vede dal fatto che se anche non è definito il matrimonio nell’Antico Testamento, è comunque definito il divieto dell’adulterio anche nei dieci comandamenti, perché mette in crisi l’unione matrimoniale e quindi la società.

Nel Nuovo Testamento

Cosa dice Gesù e in generale il Nuovo Testamento del matrimonio? Sostanzialmente l’accentuazione è data dalle parole di Gesù:

Marco 10:2-12 Dei farisei si avvicinarono a lui per metterlo alla prova, dicendo: «É lecito a un marito mandar via la moglie?» Egli rispose loro: «Che cosa vi ha comandato Mosè?» Essi dissero: «Mosè permise di scrivere un atto di ripudio e di mandarla via». Gesù disse loro: «É per la durezza del vostro cuore che Mosè scrisse per voi quella norma; ma al principio della creazione Dio li fece maschio e femmina. Perciò l’uomo lascerà suo padre e sua madre, e i due saranno una sola carne. Così non sono più due, ma una sola carne. L’uomo, dunque, non separi quel che Dio ha unito».

In casa i discepoli lo interrogarono di nuovo sullo stesso argomento. Egli disse loro: «Chiunque manda via sua moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se la moglie ripudia suo marito e ne sposa un altro, commette adulterio».

Si noti che il parallelo di Matteo 19:9[^6] attenua queste parole di Gesù ponendo una clausola.

È interessante che Gesù si riferisca a Genesi 1:27[^7], Genesi 2:24[^8] e Deuteronomio 24:1-4[^9] (si noti fra l’altro che in Deuteronomio 22:13-19 c’era un divieto di ripudio).

Legge o dono

L’attenzione dei farisei è verso la legge. Il loro interesse è per come risolvere i casi di ripudio o di divorzio. L’attenzione di Gesù è invece sulla volontà di Dio.

Gesù qui non si sta intendendo una specifica istituzione civile: quando lasciano i genitori per vivere insieme ecco che hanno scelto di essere marito e moglie (ed in alcune parti dell’Africa è ancora così). Invece noi facciamo differenza fra matrimonio e convivenza, unioni di fatto e sposarsi o meno in chiesa. E così non è importante in questo contesto la distinzione fra ripudio e divorzio.

Mentre i farisei, come anche noi, stanno attenti alle questioni legali, qui Gesù va al cuore del problema. Qui realmente Gesù non sta parlando contro il divorzio, ma contro la durezza del cuore, contro tutto quello che porta poi al divorzio.

È supposto infatti che si riceva un dono di Dio nel trovare il/la proprio/a compagno/a.

Lo si trova anche nelle espressioni “anima gemella” o la “propria metà”. Quando Gesù dice «ciò che Dio ha unito» è l’assicurazione che nel trovarsi di un uomo e di una donna, non c’è una casualità, non è qualcosa di poco importante, ma è un dono di Dio, e che Dio stesso aiuterà i coniugi.

Certo può essere che alcuni non trovino la propria metà, ed anche che due –come dire– non siano uniti da Dio, ma si siano in qualche modo sbagliati o l’abbiano fatto per interesse.

Ma ragionare a partire dai problemi umani, fa dimenticare il disegno e la grazia di Dio. Se poi c’è una epidemia di divorzi e separazioni, se poi c’è una sistematica svalutazione dell’essere una coppia che ha tutto un passato insieme e spesso figli (l’unione), allora viene da pensare come cristiani a quanto queste parole, e come anche ad annunciare che la grazia di Gesù Cristo è attuale.

Non banalizzare

Quindi c’è un invito di Gesù a non banalizzare la rottura del matrimonio. Non è una possibilità che il credente dovrebbe considerare. Certo per la durezza dei cuori, per gli errori della vita, si arriverà anche al divorzio, ma noi spesso prendiamo in considerazione i casi estremi, per rendere banale il fatto di separarsi.

Leggiamo ad esempio quello che scrive Paolo, in un caso che dà quasi la possibilità di divorziare.

I Corinzi 7:10-16 Ai coniugi poi ordino, non io ma il Signore, che la moglie non si separi dal marito se si fosse separata, rimanga senza sposarsi o si riconcili con il marito); e che il marito non mandi via la moglie. Ma agli altri dico io, non il Signore: se un fratello ha una moglie non credente ed ella acconsente ad abitare con lui, non la mandi via; e la donna che ha un marito non credente, s’egli consente ad abitare con lei, non mandi via il marito; perché il marito non credente è santificato nella moglie, e la moglie non credente è santificata nel marito credente; altrimenti i vostri figli sarebbero impuri, mentre ora sono santi. Però, se il non credente si separa, si separi pure; in tali casi, il fratello o la sorella non sono obbligati a continuare a stare insieme; ma Dio ci ha chiamati a vivere in pace; perché, tu, moglie, che sai se salverai tuo marito? E tu, marito, che sai se salverai tua moglie?

Confidare nella grazia

Le nostre parole più che di riprensione dovrebbero essere di fiducia a confidare nella grazia di Dio, nel suo intervento. Se si fa come se Dio non potesse aiutarci e non ci aiutasse nelle pieghe della vita, allora stiamo disprezzando il suo dono e la sua presenza in mezzo a noi, stiamo disprezzando il dono dello Spirito.

Certo però bisogna anche metterci del proprio: per perdonare l’altro, per trovare strade nuove, per ritrovare quell’amore donatoci da Dio per il quale un giorno si è deciso di vivere insieme una vita. E se la situazione è proprio grave, certo non riusciamo a far altro che separarci.

Però c’è alle volte una mancanza di determinazione a seguire la via del Signore, un non confidare nel suo aiuto (e non solo nei matrimoni o nelle unioni, ma anche in altri campi).

Forse i cristiani sono spesso disorientati da quello che succede, ´´fanno tutti così, che altro fare?” E diveniamo, forse anche per colpa delle chiusure di alcune chiese,come coloro che non seguono Cristo, ma seguono le mode e il tempo di oggi.

Forse c’è ancora qualcosa.

Il matrimonio parla di tutta una vita, parla di eternità. Ma siamo nel tempo dell’usa e getta, anche per i rapporti umani. C’è l’ansia di invecchiare e di non poter sperimentare tutto. Mentre, l’eternità parla del fatto che la nostra vita non è tutta terrena, ma abiterà nella nuova città. E che gli errori di oggi verranno sanati, non da noi, ma dal sacrificio di Gesù Cristo sulla croce e dalla grazia che da Lui viene. E che le cose belle di ieri non sono passate, ma custodite dal Signore.

Ecco proprio perché l’amore di Dio non si allontana da noi. Noi possiamo amare e per il suo Spirito possiamo guardare all’eternità. E questo può cambiare la nostra vita e fargli trovare strade nuove in mezzo a situazioni già conosciute.

Sessualità

Le chiese sono state per secoli spesso sessuofobiche. Questo è dovuto all’influsso di filosofie gnostiche, platoniche e neo-platoniche che svalutavano la materia e il corpo. E quindi la sessualità, oltre che la donna.

Ad esempio Origene nel 210 d. C. arrivò ad auto-evirarsi. Come ci fu una svalutazione del matrimonio rispetto al celibato, che divenne prima il tratto distintivo dei monaci e dopo l’anno 1000 fu imposto ai preti.

Eppure nell’Antico Testamento la sessualità è uno dei buoni doni della creazione di Dio, né più né meno. In effetti per una mentalità biblica disprezzare il corpo e la sessualità, significa disprezzare la creazione di Dio[^10] che Egli giudica buona[^11].

Quindi con il ritorno alla Scrittura della Riforma le cose cominciarono a cambiare, ma l’influsso medioevale era così forte che per alcuni Riformatori sposarsi fu una decisione di rottura.

Successivamente mentre la chiesa cattolica romana continuava a predicare, in pratica fino ai giorni nostri, che nel matrimonio la sessualità era ammessa solo a fini di procreazione, ben diversa era la valutazione degli evangelici. Ad esempio la morale puritana, spesso additata come qualcosa di serioso, vedeva nella gioia sessuale uno degli elementi di un buon matrimonio.

Forse ai nostri tempi si è passati da una negazione della sessualità, ad una sovraesposizione a contenuti implicitamente ed esplicitamente sessuali. La sessualità ha subito un processo di assolutizzazione, staccandosi dall’affettività e dall’ambito intimo e di tenerezza.

Matrimonio ecumenico

da rivedere

Dopo l’apertura della chiesa cattolica romana all’ecumenismo (anni sessanta del novecento), si è intrapreso un cammino per arrivare ad una celebrazione riconosciuta dei matrimoni fra evangelici e cattolici.

Negli anni novanta, sia in Svizzera sia in Italia, si è arrivati a definire dei documenti per una celebrazione riconosciuta da entrambe le chiese.

Sostanzialmente (anche se in tema di diritto canonico cattolico posso sempre sbagliare) da parte cattolica il matrimonio è un sacramento, per cui per riconoscere un matrimonio celebrato in una chiesa evangelica come valido si ha bisogno di una speciale autorizzazione vescovile. È la dispensa dalla forma canonica di celebrazione del matrimonio, che riconosce anche alla celebrazione nella chiesa evangelica (con o senza la presenza di un prete) valore dalla chiesa cattolica romana.

In caso contrario, come anche nei casi di matrimonio celebrati solo in Comune, il matrimonio è ritenuto non esistente. Al contrario, come scrivo in una sezione precedente, gli evangelici considerano matrimonio a tutti gli effetti quello civile, per cui non ci sono problemi di riconoscimento.

In passato si chiedeva allo sposo evangelico di abiurare la sua fede e successivamente di impegnarsi a che i figli divenissero cattolici. Adesso con gli accordi ecumenici non si chiedono più di firmare queste clausole, ma si chiede che gli sposi si impegnino a testimoniare la loro fede, a dare una educazione cristiana ed a scegliere di comune accordo di quale chiesa facciano parte gli eventuali figli.

Le due chiese infatti non vogliono aggiungere un problema, dovuto alla differente confessione di fede, alla nuova coppia. Ed inoltre vogliono evitare che i figli crescano al di fuori di ogni chiesa, solamente per non scegliere o per non impegnarsi.

L’aspetto fondamentale dei matrimoni ecumenici non è dunque quello dottrinale, ma la cura pastorale della nuova coppia.

[^6]:
Matteo 19:9 Ma io vi dico che chiunque manda via sua moglie, quando non sia per motivo di fornicazione, e ne sposa un’altra, commette adulterio».
[^7]:
Genesi 1:27 Dio creò l’uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina.
[^8]:
Genesi 2:24 Perciò l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e saranno una stessa carne.
[^9]:
Deuteronomio 24:1-4 Quando un uomo sposa una donna che poi non vuole più, perché ha scoperto qualcosa di indecente a suo riguardo, le scriva un atto di ripudio, glielo metta in mano e la mandi via. Se lei, uscita dalla casa di quell’uomo, diviene moglie di un altro e se quest’altro marito la prende in odio, scrive per lei un atto di divorzio, glielo mette in mano e la manda via di casa sua, o se quest’altro marito, che l’aveva presa in moglie, muore, il primo marito, che l’aveva mandata via, non potrà riprenderla in moglie, dopo che lei è stata contaminata, poiché sarebbe cosa abominevole agli occhi del SIGNORE.
[^10]:
Genesi 1:27 Dio creò l’uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina.
[^11]:
Genesi 1:31 Dio vide tutto quello che aveva fatto, ed ecco, era molto buono.