Vocazione

Vignetta dei Peanuts

Uno dei concetti che la teologia evangelica ha sviluppato, e che appaiono più fecondi per la vita cristiana, è quello di vocazione. La vocazione (dal termine latino che significa chiamata) è quella che rivolge Dio, non solo ai profeti, ma ad ogni cristiano e cristiana, per vivere con la sua grazia e secondo il suo volere.

Vocazione per i riformatori

Nel pensiero dei riformatori fu chiaro che con vocazione, non ci si riferiva solo alla chiamata di persone particolari, come il monaco oppure, ad esempio più modernamente il medico, ma alle varie vocazioni che il Signore rivolgeva a tutti e in tutti gli aspetti della vita e della società.

Ritrovando la visione originaria di vocazione, come la chiamata del Signore a seguire la sua volontà nelle varie situazioni della vita, mettendo a frutto i doni da Lui ricevuti e agendo per la sua gloria, si dava dignità ad ogni lavoro e ad ogni impegno nel mondo, anche a quello non religioso, mentre all’epoca l’unico giudicato veramente cristiano era solo quello religioso.

Vocazioni

Non riceviamo dal Signore una sola vocazione, ma molte vocazioni, molte chiamate.

La vocazione del genitore e la vocazione di un lavoro nel mondo, ad esempio, sono piuttosto definite e durature nel tempo. Altre invece possono essere più sfumate, meno riconosciute socialmente, come quello di saper portare allegria o riconciliazione in un gruppo.

Oppure possono essere collegate ad una situazione contingente, nel dire o nello scegliere o nel testimoniare in una particolare occasione.

Anche l’impegno politico, viene visto in questo senso come chiamata a lavorare per il bene della polis, e non come un’occasione di arricchimento personale o di lotta alla parte avversa.

Doni e vocazioni

Le vocazioni sono collegate ai doni che abbiamo ricevuto dal Signore. Sia doni come capacità e esperienze che abbiamo fatto, sia il dono di trovarci in un certo posto o situazione, in cui ci è richiesto di agire.

In un certo modo possiamo definire la vocazione come il mettere a frutto i doni che abbiamo ricevuto in una determinata situazione o aspetto della vita. O anche il riconoscere in base ai doni che abbiamo, ciò che il Signore ci chiama ad essere o a fare.

La vocazione è comunitaria

L’elemento comune delle vocazioni è il loro aspetto comunitario. Quando si parla di sprecare una vocazione, si parla –di solito– del venir meno della valenza sociale del nostro agire.

Un atleta che si “dopa” e falsa il gioco, froda il suo pubblico, ma è quando si scopre l’effetto è la delusione per coloro che avevano ricevuto incoraggiamento dalle sue imprese.

Una cantante che canta “brutte” canzoni, che non mette a frutto il suo talento per dare sollievo o far pensare o emozionare le persone tramite la sua arte, ma guarda solo ad un semplice guadagno, può essere un altro esempio (intendendoci che è poi complesso definire il brutto come il bello).

Siamo preziosi

Nella vita, come scrivevo, si hanno varie vocazioni. Il merito dei riformatori è stato quello di sottolineare che non solo alcuni aspetti del vivere erano importanti, ma tutti lo sono, in interdipendenza.

Ognuno di noi, dunque, è prezioso agli occhi del Signore ed è anche chiamato a far parte del suo disegno nel mondo. La sua vita è utile alla società ed al piano di Dio.

Venir meno alle proprie vocazioni non è solo un rifiutare la chiamata del Signore, ma vivere una vita inutile, e dunque, visto che siamo un’esistenza, divenire inutili.

Si può vedere come il film di animazione “Il Re Leone” sia un film sulla vocazione.

Carpe diem?

Il motto latino: “carpe diem”, tradotto in italiano con “cogli l’attimo”, viene usato per dire di approfittare delle situazioni. Da un punto di vista cristiano cogli l’attimo vuol dire rispondi alla chiamata di Dio, fai la cosa giusta al momento giusto secondo il volere del Signore.

Sottolinea dunque la necessità di non rimandare di fare il bene. C’è un’urgenza dell’intervento del cristiano nel mondo.

Vocazione e ruolo

Nella vita abbiamo molti ruoli. Da quelli codificati come il ruolo in una squadra, oppure un ruolo istituzionale. Ai ruoli in un gruppo.

Ci sono anche ruoli sociali di gruppi nella società. Ad esempio il ruolo dei giovani, come innovatori, il futuro, ma anche quelli che sono spesso criticati.

Quando si attribuiscono ad ogni persona di un gruppo sociale le stesse caratteristiche, nasce il pregiudizio. Il pregiudizio verso una persona nasce dall’attribuirle un ruolo che non ha e non vuole avere.

Alle volte vocazione e ruolo vengono identificati. Non è sempre detto che sia così, anzi non è detto che ruolo sia anche vocazione e viceversa.

Ad esempio, la vocazione del “riconciliatore” in un gruppo, non è di solito riconosciuto come un ruolo.

Quando si ha un ruolo riconosciuto si possono fare cose che ad altri non sono concesse. Ad esempio: è il pastore che di solito parla ad un funerale.

Ed anche al contrario, in un certo ruolo non si possono fare cose che ad altri sono concesse. Ad esempio: un poliziotto che si ubriachi.

Confondere i ruoli o avere un ruolo confuso causa stress o imbarazzo. Esempio: essere presente ad una festa in cui non si è stati invitati oppure uno studente che vuole fare il maestro.

La crescita, il divenire adulti, si può vedere come il cercare i propri ruoli e le proprie vocazioni nel mondo.

Alle volte avere un ruolo aiuta a vivere la propria vocazione, altre volte invece l’ostacola. Si può però, avendone coscienza, “giocare” con il ruolo, ad esempio facendo in modo che dia risalto ad alcune azioni in modo da dargli una valenza simbolica.

Vocazioni nella Bibbia

La chiamata di Abramo è uno degli esempi di vocazione più fecondi della Bibbia. Abramo diviene il simbolo di chi parte affidandosi alla promessa di Dio interamente e persevera in questa sua risposta.

Genesi 12:1-4 Il SIGNORE disse ad Abramo: «Va’ via dal tuo paese, dai tuoi parenti e dalla casa di tuo padre, e va’ nel paese che io ti mostrerò; io farò di te una grande nazione, ti benedirò e renderò grande il tuo nome e tu sarai fonte di benedizione.
Benedirò quelli che ti benediranno e maledirò chi ti maledirà, e in te saranno benedette tutte le famiglie della terra».
Abramo partì, come il SIGNORE gli aveva detto, e Lot andò con lui. Abramo aveva settantacinque anni quando partì da Caran.

In generale le varie “chiamate” dei profeti, da Mosè a Samuele, da Isaia a Geremia, sono tutti esempi di vocazione evidenti.

Geremia 1:4-8 La parola del SIGNORE mi fu rivolta in questi termini:
«Prima che io ti avessi formato nel grembo di tua madre, io ti ho conosciuto; prima che tu uscissi dal suo grembo, io ti ho consacrato e ti ho costituito profeta delle nazioni».
Io risposi: «Ahimé, Signore, DIO, io non so parlare, perché non sono che un ragazzo».
Ma il SIGNORE mi disse: «Non dire: “Sono un ragazzo”, perché tu andrai da tutti quelli ai quali ti manderò, e dirai tutto quello che io ti comanderò.
Non li temere, perché io sono con te per liberarti», dice il SIGNORE.

Ma ci sono altri tipi di vocazione come indica l’unzione dei re, che poi vengono spesso condannati per non aver fatto ciò che il Signore chideva loro.

Un esempio di vocazione rifiutata è quella di Giona. Nel piccolo libretto satirico viene presentato un profeta che fugge dalla parte opposta a Ninive, città dove il Signore lo indirizzava, per non dare la possibilità ai Niniviti di pentirsi ed essere quindi perdonati.

Giona 1:1-3 La parola del SIGNORE fu rivolta a Giona, figlio di Amittai, in questi termini:
«Alzati, va’ a Ninive, la gran città, e proclama contro di lei che la loro malvagità è salita fino a me».
Ma Giona si mise in viaggio per fuggire a Tarsis, lontano dalla presenza del SIGNORE.

Nel Nuovo Testamento le chiamate degli apostoli pur così stilizzate sono comunque chiamate ad impegnare la propria vita per il Signore.

Marco 1:16-18 Mentre passava lungo il mare di Galilea, egli vide Simone e Andrea, fratello di Simone, che gettavano la rete in mare, perché erano pescatori.
Gesù disse loro: «Seguitemi, e io farò di voi dei pescatori di uomini».
Essi, lasciate subito le reti, lo seguirono.

Quella di Paolo e le notizie che abbiamo della sua vita dalle lettere e dagli Atti ci danno un quadro più vivido delle tensioni e delle difficoltà di seguire la vocazione di portare il messaggio dell’evangelo ai non ebrei da parte dell’apostolo.

Le vocazioni sono rivolte nell’Apocalisse, non solo a delle persone, ma anche a delle chiese nel loro complesso.