Libri poetici

Capolettera Bibbia miniata del Qoelet

*in costruzione*

Ecclesiaste (Qohelet)

 

Introduzione

 

L’Ecclesiaste è un libro canonico. Ma alcuni, anche studiosi ebraici di
un tempo, si sono chiesti come sia stato incluso nel Canone.

Osserviamo che anche il carattere dell’opera non è chiaro per gli
studiosi. Negli scorsi anni sono state avanzate le ipotesi che sia da
interpretare come opera ironica. Forse è un’ipotesi non del tutto
convincente, anche se la parte su Salomone sembra effettivamente
ironica. Altri dicono che la struttura sia con una parte negativa, di
scetticismo a cui i “ritornelli di gioia” si contrappongono e chiudono
la parte come una risposta.

Per altri ci sono 3 o 4 punti in tensione nell’opera senza che questa
tensione sia risolta.

Infine c’è chi vi vede un confronto fra fede e sapienza. E che in
particolare segni il limite della sapienza umana e della sua idea
retributiva.

Se una definizione dell’Ecclesiaste è stata quella di uno “scetticismo
fedele” (Enzo Bianchi), altri vi vedono uno scetticismo assoluto:

In altre parole, Qohelet pronuncia un verdetto cosmico negativo sul
> significato dell’esistenza umana, addirittura su tutto ciò che esiste.
> La storia umana, come la ruota di un ingranaggio, è ridotta al rango
> di noiosa ripetizione. Non vi è alcuna «storia di salvezza», nessun
> guerriero divino che redime e conduce un popolo, e meno che mai la
> creazione, a un grandioso coronamento. Il corso della storia cosmica e
> umana procede come al solito, dice Qohelet, e il suo procedere è
> riprovevole. Il mestiere di vivere finisce a mani vuote, come Qohelet
> dimostrerà raccontando la propria vita vana. (da Commentario Brown
> Claudiana)

 

Altri rispondono in modo molto meno drastico e più positivo:

Un libro contraddittorio, irrisolto, e per questo illuminante: insegna
> ad afferrare il momento che passa, ma ancor più a fruirlo per quello
> che è così com’è. Senza negarsi l’avvenire. Insegna a decidere, a
> saper ricominciare (Sergio Natoli Stare al mondo, Feltrinelli, Milano
> 2002, 2008)

 

#### Canonico

Qohelet Rabbah Midraš: Tutte le volte che in questo libro si menziona
> l’azione del mangiare e del bere, si fa allusione alla Torah e alle
> buone azioni” (II,28) Anche chi ama il denaro cerca i precetti. Non è
> hevel se non lo studio della Torah che è vita.

 

È di grande importanza che Qohèlet sia stato incluso nel canone
> biblico. Ciò significa che una religiosità così laica, conflittuale,
> critica, negatrice di tutta la tradizione, è legittimata addirittura
> come parola di Dio. Non dobbiamo vedere in questo qualcosa di
> contraddittorio, quanto piuttosto una implicita ammonizione a coloro
> che si adagiano soddisfatti nel pensare religioso e che considerano il
> pensare laico un affronto fatto a Dio. (Paolo De Benedetti)

 

Capitolo 1

 

Vanità di tutte le cose

 

(Is 40:6-8; 1Gv 2:17; Gv 4:13; 2Co 4:18) Ec 12:10-12; Ro 8:20-22

1:1 Parole dell’Ecclesiaste[^1], figlio di Davide, re di
Gerusalemme[^2]. 2 Vanità[^3] delle vanità, dice l’Ecclesiaste, vanità
delle vanità, tutto è vanità[^4].

3 Che profitto[^5] ha l’uomo di tutta la fatica che sostiene sotto il
sole?[^6] 4 Una generazione se ne va, un’altra viene, e la terra
sussiste per sempre. 5 Anche il sole sorge, poi tramonta, e si affretta
verso il luogo da cui sorgerà di nuovo. 6 Il vento soffia verso il
mezzogiorno, poi gira verso settentrione; va girando, girando
continuamente, per ricominciare gli stessi giri. 7 Tutti i fiumi corrono
al mare, eppure il mare non si riempie; al luogo dove i fiumi si
dirigono, continuano a dirigersi sempre. 8 Ogni cosa è in travaglio, più
di quanto l’uomo possa dire; l’occhio non si sazia mai di vedere e
l’orecchio non è mai stanco di udire. 9 Ciò che è stato è quel che sarà;
ciò che si è fatto è quel che si farà; non c’è nulla di nuovo sotto il
sole. 10 C’è forse qualcosa di cui si possa dire: «Guarda, questo è
nuovo?» Quella cosa esisteva già nei secoli che ci hanno preceduto. 11
Non rimane memoria delle cose d’altri tempi; così di quanto succederà in
seguito non rimarrà memoria fra quelli che verranno più tardi.

Vanità della saggezza umana

 

1R 4:29, ecc.; Ec 8:16-17

12 Io[^7], l’Ecclesiaste, sono stato re d’Israele a Gerusalemme, 13 e ho
applicato il cuore a cercare e a investigare con saggezza tutto ciò che
si fa sotto il cielo: occupazione penosa, che Dio ha data ai figli degli
uomini perché vi si affatichino. 14 Io ho visto tutto ciò che si fa
sotto il sole: ed ecco tutto è vanità, è un correre dietro al vento. 15
Ciò che è storto non può essere raddrizzato, ciò che manca non può
essere contato. 16 Io ho detto, parlando in cuor mio: «Ecco io ho
acquistato maggiore saggezza di tutti quelli che hanno regnato prima di
me a Gerusalemme; sì, il mio cuore ha posseduto molta saggezza e molta
scienza». 17 Ho applicato il cuore a conoscere la saggezza, e a
conoscere la follia e la stoltezza; ho riconosciuto che anche questo è
un correre dietro al vento. 18 Infatti, dov’è molta saggezza c’è molto
affanno, e chi accresce la sua scienza accresce il suo dolore.

Capitolo 2

 

Vanità dei piaceri, delle ricchezze e del lavoro

 

(Lu 16:19-26; Mt 16:26-27) 1Gv 2:15-17

2:1 Io ho detto in cuor mio: «Andiamo! Ti voglio mettere alla prova con
la gioia, e tu godrai il piacere!» Ed ecco che anche questo è vanità. 2
Io ho detto del riso: «È una follia»; e della gioia: «A che giova?» 3 Io
presi in cuor mio la decisione di abbandonare la mia carne alle
attrattive del vino e, pur lasciando che il mio cuore mi guidasse
saggiamente, di attenermi alla follia, per vedere ciò che è bene che gli
uomini facciano sotto il cielo, durante il numero dei giorni della loro
vita. 4 Io intrapresi grandi lavori; mi costruii case; mi piantai vigne;
5 mi feci giardini, parchi, e vi piantai alberi fruttiferi di ogni
specie; 6 mi costruii stagni per irrigare con essi il bosco dove
crescevano gli alberi; 7 comprai servi e serve, ed ebbi dei servi nati
in casa; ebbi pure greggi e armenti, in gran numero, più di tutti quelli
che erano stati prima di me a Gerusalemme; 8 accumulai argento, oro, e
le ricchezze dei re e delle province; mi procurai dei cantanti e delle
cantanti e ciò che fa la delizia dei figli degli uomini, cioè donne in
gran numero. 9 Così divenni grande e superai tutti quelli che erano
stati prima di me a Gerusalemme; la mia saggezza rimase essa pure sempre
con me. 10 Di tutto quello che i miei occhi desideravano io nulla
rifiutai loro; non privai il cuore di nessuna gioia; poiché il mio cuore
si rallegrava di ogni mia fatica, ed è la ricompensa che mi è toccata
d’ogni mia fatica. 11 Poi considerai tutte le opere che le mie mani
avevano fatte, e la fatica che avevo sostenuto per farle, ed ecco che
tutto era vanità, un correre dietro al vento, e che non se ne trae alcun
profitto sotto il sole.

La stessa sorte per tutti

 

(Ec 8:1, 5-6; 9:1-9) Sl 49:6, ecc.

12 Allora mi misi a esaminare la saggezza, la follia e la stoltezza. –
Che farà l’uomo che succederà al re? Quello che già è stato fatto. – 13
E vidi che la saggezza ha un vantaggio sulla stoltezza, come la luce ha
un vantaggio sulle tenebre. 14 Il saggio ha gli occhi in testa, mentre
lo stolto cammina nelle tenebre; ma ho riconosciuto pure che tutti e due
hanno la medesima sorte. 15 Perciò ho detto in cuor mio: «La sorte che
tocca allo stolto toccherà anche a me; perché dunque essere stato così
saggio?» E ho detto in cuor mio che anche questo è vanità. 16 Infatti,
tanto del saggio quanto dello stolto non rimane ricordo eterno; poiché
nei giorni futuri tutto sarà da tempo dimenticato. Purtroppo il saggio
muore, al pari dello stolto! 17 Perciò ho odiato la vita, perché tutto
quello che si fa sotto il sole mi è divenuto odioso, poiché tutto è
vanità, un correre dietro al vento. 18 Ho anche odiato ogni fatica che
ho sostenuta sotto il sole, e di cui debbo lasciare il godimento a colui
che verrà dopo di me. 19 Chi sa se egli sarà saggio o stolto? Eppure
sarà padrone di tutto il lavoro che io ho compiuto con fatica e con
saggezza sotto il sole. Anche questo è vanità. 20 Così sono arrivato a
far perdere al mio cuore ogni speranza su tutta la fatica che ho
sostenuta sotto il sole. 21 Infatti, ecco un uomo che ha lavorato con
saggezza, con intelligenza e con successo, e lascia il frutto del suo
lavoro in eredità a un altro, che non vi ha speso nessuna fatica! Anche
questo è vanità, è un male grande. 22 Allora, che profitto trae l’uomo
da tutto il suo lavoro, dalle preoccupazioni del suo cuore, da tutto ciò
che gli è costato tanta fatica sotto il sole? 23 Tutti i suoi giorni non
sono che dolore, la sua occupazione non è che fastidio; perfino la notte
il suo cuore non ha posa. Anche questo è vanità. *24 Non c’è nulla di
meglio per l’uomo del mangiare, del bere e del godersi il benessere in
mezzo alla fatica che egli sostiene; ma anche questo ho visto che viene
dalla mano di Dio.*

25 Infatti, chi senza di lui può mangiare o godere? 26 Poiché Dio dà
all’uomo che egli gradisce, saggezza, intelligenza e gioia; ma al
peccatore lascia il compito di raccogliere, di accumulare, per lasciare
poi tutto a colui che è gradito agli occhi di Dio. Anche questo è vanità
e un correre dietro al vento.

Capitolo 3

 

Per tutte le cose c’è un tempo fissato da Dio

 

Ec 8:5-8, 15-17; Is 28:23-29; Sl 33:8-11

3:1 Per tutto c’è il suo tempo, c’è il suo momento per ogni cosa sotto
il cielo: 2 un tempo per nascere e un tempo per morire, un tempo per
piantare e un tempo per sradicare ciò che è piantato, 3 un tempo per
uccidere e un tempo per guarire, un tempo per demolire e un tempo per
costruire; 4 un tempo per piangere e un tempo per ridere, un tempo per
far cordoglio e un tempo per ballare, 5 un tempo per gettar via pietre e
un tempo per raccoglierle, un tempo per abbracciare e un tempo per
astenersi dagli abbracci; 6 un tempo per cercare e un tempo per perdere,
un tempo per conservare e un tempo per buttar via, 7 un tempo per
strappare e un tempo per cucire, un tempo per tacere e un tempo per
parlare; 8 un tempo per amare e un tempo per odiare, un tempo per la
guerra e un tempo per la pace.

9 Che profitto trae dalla sua fatica colui che lavora? 10 Io ho visto le
occupazioni che Dio dà agli uomini perché vi si affatichino. 11 Dio ha
fatto ogni cosa bella al suo tempo[^8]: egli ha perfino messo nei loro
cuori il pensiero dell’eternità[^9], sebbene l’uomo non possa
comprendere dal principio alla fine l’opera che Dio ha fatta. *12 Io ho
riconosciuto che non c’è nulla di meglio per loro del rallegrarsi e del
procurarsi del benessere durante la loro vita, 13 ma che se uno mangia,
beve e gode del benessere in mezzo a tutto il suo lavoro, è un dono di
Dio.* 14 Io ho riconosciuto che tutto quel che Dio fa è per sempre;
niente c’è da aggiungervi, niente da togliervi; e che Dio fa così perché
gli uomini lo temano[^10]. 15 Ciò che è, è già stato prima, e ciò che
sarà è già stato, e Dio riconduce ciò ch’è passato.

L’Ecclesiaste paragona l’uomo agli animali

 

(Ec 5:7; 12:15-16)(Ec 12:9; 9:1-10)

16 Ho anche visto sotto il sole che nel luogo stabilito per giudicare
c’è empietà, e che nel luogo stabilito per la giustizia c’è empietà, 17
e ho detto in cuor mio: «Dio giudicherà il giusto e l’empio poiché c’è
un tempo per il giudizio di qualsiasi azione e, nel luogo fissato, sarà
giudicata ogni opera». 18 Io ho detto in cuor mio: «Così è a causa dei
figli degli uomini, perché Dio li metta alla prova[^11], ed essi stessi
riconoscano che non sono che bestie». 19 Infatti, la sorte dei figli
degli uomini è la sorte delle bestie; agli uni e alle altre tocca la
stessa sorte; come muore l’uno, così muore l’altra; hanno tutti un
medesimo soffio[^12], e l’uomo non ha superiorità di sorta sulla bestia;
poiché tutto è vanità[^13]. 20 Tutti vanno in un medesimo luogo; tutti
vengono dalla polvere, e tutti ritornano alla polvere. 21 Chi sa se il
soffio[^14] dell’uomo sale in alto[^15], e se il soffio[^16] della
bestia scende in basso nella terra? *22 Io ho dunque visto che non c’è
nulla di meglio per l’uomo del rallegrarsi nel compiere il suo lavoro;*
tale è la sua parte; infatti, chi potrà farlo tornare per godere di ciò
che verrà dopo di lui?

Capitolo 4

 

I mali e i tormenti della vita

 

Gb 3:11-22

4:1 Mi sono messo poi a considerare tutte le oppressioni che si
commettono sotto il sole; ed ecco, le lacrime degli oppressi, i quali
non hanno chi li consoli; da parte dei loro oppressori c’è la violenza,
mentre quelli non hanno chi li consoli[^17]. 2 Perciò ho stimato i
morti, che sono già morti, più felici dei vivi, che sono vivi
tuttora[^18]; 3 più felice degli uni e degli altri è colui che non è
ancora venuto all’esistenza, e non ha ancora visto le azioni malvagie
che si commettono sotto il sole[^19].

Pr 26:13-16; Lu 12:15-21 4 Ho anche visto che ogni fatica e ogni buona
riuscita nel lavoro provocano invidia dell’uno contro l’altro. Anche
questo è vanità, un correre dietro al vento. 5 Lo stolto incrocia le
braccia e divora la sua carne. 6 Vale più una mano piena, con riposo,
che entrambe le mani piene, con travaglio e corsa dietro al vento.

7 Ho anche visto un’altra vanità sotto il sole: 8 un tale è solo, senza
nessuno che gli stia vicino; non ha né figlio né fratello, e tuttavia si
affatica senza fine, i suoi occhi non si saziano mai di ricchezze. Non
riflette: «Ma per chi dunque mi affatico e mi privo di ogni bene?» Anche
questa è una vanità, un’ingrata occupazione.

9 Due valgono più di uno solo, perché sono ben ricompensati della loro
fatica. 10 Infatti, se l’uno cade, l’altro rialza il suo compagno; ma
guai a chi è solo e cade senz’avere un altro che lo rialzi! 11 Così
pure, se due dormono assieme, si riscaldano; ma chi è solo, come farà a
riscaldarsi? 12 Se uno tenta di sopraffare chi è solo, due gli terranno
testa; una corda a tre[^20] capi non si rompe così presto. 13 Meglio un
ragazzo povero e saggio[^21] che un re vecchio e stolto che non sa più
ascoltare i consigli. 14 È uscito di prigione per essere re: egli, che
era nato povero nel suo futuro regno. 15 Ho visto tutti i viventi che
vanno e vengono sotto il sole unirsi al ragazzo che doveva succedere al
re e regnare al suo posto. 16 Era immensa la moltitudine di tutti coloro
alla cui testa egli si trovava. Eppure, quelli che verranno in seguito
non si rallegreranno di lui! Anche questo è vanità, e un correre dietro
al vento.

Capitolo 5

 

Il pericolo della lingua

 

(1S 15:22; Gr 7:21-23) De 23:21-23

5:1 Bada ai tuoi passi quando vai alla casa di Dio[^22] e avvicìnati per
ascoltare, anziché per offrire il sacrificio degli stolti, i quali non
sanno neppure che fanno male.

2 Non essere precipitoso nel parlare e il tuo cuore non si affretti a
proferir parola davanti a Dio; perché Dio è in cielo e tu sei sulla
terra; le tue parole siano dunque poche; 3 poiché con le molte
occupazioni vengono i sogni, e con le molte parole, i ragionamenti
insensati.

4 Quando hai fatto un voto a Dio, non indugiare ad adempierlo; perché
egli non si compiace degli stolti; adempi il voto che hai fatto. 5
Meglio è per te non far voti, che farne e poi non adempierli. 6 Non
permettere alla tua bocca di renderti colpevole; non dire davanti al
messaggero di Dio[^23]: «È stato uno sbaglio». Dio dovrebbe forse
adirarsi per le tue parole e distruggere l’opera delle tue mani? 7
Infatti, se vi sono vanità nei molti sogni, ve ne sono anche nelle molte
parole; perciò temi Dio!

Illusione delle ricchezze

 

Is 3:13-15 (1Ti 6:6-10; Ec 2:21-26)

8 Se vedi nella provincia[^24] l’oppressione del povero e la violazione
del diritto e della giustizia, non te ne meravigliare; poiché sopra un
uomo in alto veglia uno che sta più in alto, e sopra di loro sta un
Altissimo. 9 Ma vantaggioso per un paese è, per ogni rispetto, un re,
che si occupi dei campi. 10 Chi ama l’argento non è saziato con
l’argento; e chi ama le ricchezze non ne trae profitto di sorta. Anche
questo è vanità. 11 Quando abbondano i beni, abbondano anche quelli che
li mangiano; e quale vantaggio ne viene ai possessori, se non di vedere
quei beni con i loro occhi? 12 Dolce è il sonno del lavoratore, abbia
egli poco o molto da mangiare; ma la sazietà del ricco non lo lascia
dormire.

13 C’è un male grave che io ho visto sotto il sole; delle ricchezze
conservate dal loro possessore, per sua sventura. 14 Queste ricchezze
vanno perdute per qualche avvenimento funesto; e se ha generato un
figlio, questi resta senza nulla in mano. 15 Uscito nudo dal grembo di
sua madre, quel possessore se ne va com’era venuto; di tutta la sua
fatica non può prendere nulla da portare con sé. 16 Anche questo è un
male grave: che egli se ne vada tale e quale era venuto; qual profitto
gli viene dall’avere faticato per il vento? 17 Per di più, durante tutta
la vita egli mangia nelle tenebre e ha molti fastidi, malanni e crucci.

*18 Ecco quello che ho visto: buona e bella cosa è per l’uomo mangiare,
bere, godere del benessere in mezzo a tutta la fatica che egli sostiene
sotto il sole, tutti i giorni di vita che Dio gli ha dati; poiché questa
è la sua parte.* 19 E ancora se Dio ha dato a un uomo ricchezze e
tesori, e gli ha dato potere di goderne, di prenderne la sua parte e di
gioire della sua fatica, è questo un dono di Dio; 20 un tale uomo
infatti non si ricorderà troppo dei giorni della sua vita, poiché Dio
gli concede gioia nel cuore.

Capitolo 6

 

Insoddisfazione dell’uomo

 

(Ec 2:21-26; 5:9-11) Sl 39:6

6:1 C’è un male che ho visto sotto il sole e che grava di frequente
sugli uomini: 2 eccone uno a cui Dio dà ricchezze, tesori e gloria, al
punto che nulla gli manca di tutto ciò che può desiderare, ma Dio non
gli dà il potere di goderne; ne gode uno straniero. Ecco una vanità, un
male grave[^25]. 3 Se uno generasse cento figli, vivesse molti anni
tanto che i giorni dei suoi anni si moltiplicassero, se egli non si
sazia di beni e non ha sepoltura, io dico che un aborto è più felice di
lui; 4 perché l’aborto nasce invano, se ne va nelle tenebre e il suo
nome resta coperto di tenebre; 5 non ha neppure visto né conosciuto il
sole e tuttavia ha più riposo di quell’altro. 6 Anche se questi vivesse
due volte mille anni, se non gode benessere, a che scopo? Non va tutto a
finire in un medesimo luogo? 7 Tutta la fatica dell’uomo è per la sua
bocca, però l’appetito suo non è mai sazio. 8 Che vantaggio ha il saggio
sullo stolto? O che vantaggio ha il povero che sa come comportarsi in
presenza dei viventi? 9 Vedere con gli occhi vale più del lasciare
vagare i propri desideri. Anche questo è vanità, un correre dietro al
vento. 10 Ciò che esiste è già stato chiamato per nome da tempo, ed è
noto che cosa l’uomo è, e che non può contendere con Colui che è più
forte di lui. 11 Moltiplicare le parole significa moltiplicare la
vanità; che vantaggio ne viene all’uomo? 12 Infatti, chi può sapere ciò
che è buono per l’uomo nella sua vita, durante tutti i giorni della sua
vita vana, che egli passa come un’ombra? Chi sa dire all’uomo quel che
sarà dopo di lui sotto il sole?

Capitolo 7

 

Le prove, la saggezza e la moderazione

 

(Sl 90:12[^26]; Gm 1:27[^27])

7:1 Una buona reputazione vale più dell’olio profumato; e il giorno
della morte, è meglio del giorno della nascita. 2 È meglio andare in una
casa in lutto, che andare in una casa in festa; poiché là è la fine di
ogni uomo, e colui che vive vi porrà mente. 3 La tristezza vale più del
riso; poiché quando il viso è afflitto, il cuore diventa migliore. 4 Il
cuore del saggio è nella casa del pianto; ma il cuore degli stolti è
nella casa della gioia. 5 Vale più udire la riprensione del saggio, che
udire la canzone degli stolti. 6 Infatti qual è lo scoppiettio dei pruni
sotto una pentola, tal è il riso dello stolto. Anche questo è vanità. 7
Certo l’oppressione rende insensato il saggio, e il dono fa perdere il
senno.

8 Vale più la fine di una cosa, che il suo principio; e lo spirito
paziente vale più dello spirito altero. 9 Non ti affrettare a irritarti
nello spirito tuo, perché l’irritazione riposa in seno agli stolti. 10
Non dire: «Come mai i giorni di prima erano migliori di questi?», poiché
non è da saggio domandarsi questo.

Pr 3:13-18; Gm 5:13

11 La saggezza è buona quanto un’eredità, e anche di più, per quelli che
vedono il sole. 12 Infatti la saggezza offre un riparo, come l’offre il
denaro; ma l’eccellenza della scienza sta in questo, che la saggezza fa
vivere quelli che la possiedono. 13 Considera l’opera di Dio; chi potrà
raddrizzare ciò che egli ha reso curvo? 14 Nel giorno della prosperità
godi del bene, e nel giorno dell’avversità rifletti[^28]. Dio ha fatto
l’uno come l’altro, affinché l’uomo non scopra nulla di ciò che sarà
dopo di lui.

(Ec 8:14, 5-7; 9:13-18) 1Gv 1:8-10

15 Ho visto tutto questo nei giorni della mia vanità. C’è un tale giusto
che perisce per la sua giustizia, e c’è un tale empio che prolunga la
sua vita con la sua malvagità. 16 Non essere troppo giusto, e non farti
troppo saggio: perché vorresti rovinarti? 17 Non essere troppo empio, e
non essere stolto; perché dovresti morire prima del tempo? 18 È bene che
tu ti attenga fermamente a questo, e che non allontani la mano da
quello; chi teme Dio infatti evita tutte queste cose. 19 La saggezza dà
al saggio più forza che non facciano dieci capi in una città. 20 Certo,
non c’è sulla terra nessun uomo giusto che faccia il bene e non pecchi
mai[^29]. 21 Non porre dunque mente a tutte le parole che si dicono, per
non sentirti maledire dal tuo servo; 22 poiché il tuo cuore sa che
spesso anche tu hai maledetto altri.

La saggezza non si trova quaggiù

 

Pr 5; 1Ti 2:14 (Ro 1:21; 3:9-19)

23 Io ho esaminato tutto questo con saggezza. Ho detto: «Voglio
acquistare saggezza»; ma la saggezza è rimasta lontano da me. 24 Una
cosa che è tanto lontana e tanto profonda chi potrà trovarla? 25 Io mi
sono applicato in cuor mio a riflettere, a investigare, a cercare la
saggezza e il perché delle cose, e a riconoscere che l’empietà è una
follia e la stoltezza una pazzia; 26 e ho trovato una cosa più amara
della morte: la donna tutta tranelli, il cui cuore non è altro che reti,
e le cui mani sono catene; chi è gradito a Dio le sfugge, ma il
peccatore rimane preso da lei. 27 «Ecco, questo ho trovato», dice
l’Ecclesiaste, «dopo aver esaminato le cose una ad una per afferrarne la
ragione; 28 ecco quello che io cerco ancora, senza averlo trovato: un
uomo fra mille, l’ho trovato; ma una donna fra tutte, non l’ho trovata.
29 Questo soltanto ho trovato: che Dio ha fatto l’uomo retto, ma gli
uomini hanno cercato molti sotterfugi»[^30].

Capitolo 8

 

Riflessioni varie

 

Rom 13:1-7[^31]

8:1 Chi è come il saggio? E chi conosce la spiegazione delle cose? La
saggezza di un uomo gli rischiara il viso, e la durezza del suo volto ne
è mutata. 2 Io ti dico: «Osserva gli ordini del re»[^32]; e questo, a
causa del giuramento che hai fatto davanti a Dio. 3 Non ti affrettare ad
allontanarti dalla sua presenza e non persistere in una cosa cattiva;
egli infatti può fare tutto quello che gli piace, 4 perché la parola del
re è potente; e chi gli può dire: «Che fai?» 5 Chi osserva il
comandamento non conosce disgrazia, e il cuore dell’uomo saggio sa che
c’è un tempo e un giudizio; 6 perché per ogni cosa c’è un tempo e un
giudizio; poiché la malvagità dell’uomo pesa gravemente addosso a lui. 7
L’uomo, infatti, non sa quel che avverrà; poiché chi gli dirà come
andranno le cose? 8 Non c’è uomo che abbia potere sul vento per poterlo
trattenere, o che abbia potere sul giorno della morte; non c’è congedo
in tempo di guerra, e l’iniquità non può salvare chi la commette.

(Ml 3:13-18; 4:1-2) Sl 73

9 Ho visto tutto questo e ho posto mente a tutto quello che si fa sotto
il sole, quando l’uomo domina sugli uomini per loro sventura. 10 Ho
visto allora degli empi ricevere sepoltura ed entrare nel loro riposo, e
di quelli che si erano comportati con rettitudine andarsene lontano dal
luogo santo ed essere dimenticati nella città. Anche questo è vanità. 11
Siccome la sentenza contro un’azione cattiva non si esegue prontamente,
il cuore dei figli degli uomini è pieno della voglia di fare il male. 12
Sebbene il peccatore faccia cento volte il male, e anche prolunghi i
suoi giorni, tuttavia io so che il bene è per quelli che temono Dio, che
provano timore in sua presenza. 13 Ma non c’è bene per l’empio ed egli
non prolungherà i suoi giorni come fa l’ombra che si allunga, perché non
prova timore in presenza di Dio.

14 C’è una vanità che avviene sulla terra; ed è che vi sono dei giusti i
quali sono trattati come se avessero fatto l’opera degli empi, e ci sono
degli empi i quali sono trattati come se avessero fatto l’opera dei
giusti. Io ho detto che anche questo è vanità. *15 Così io ho lodato la
gioia, perché non c’è per l’uomo altro bene sotto il sole, fuori del
mangiare, del bere e del gioire; questo è quello che lo accompagnerà in
mezzo al suo lavoro, durante i giorni di vita che Dio gli dà sotto il
sole.*

16 Quando ho applicato il mio cuore a conoscere la saggezza e a
considerare le cose che si fanno sulla terra, perché gli occhi dell’uomo
non godono sonno né giorno né notte, 17 allora ho scrutato tutta l’opera
di Dio e ho visto che l’uomo è impotente a spiegare quello che si fa
sotto il sole; egli ha un bell’affaticarsi a cercarne la spiegazione;
non riesce a trovarla; e anche se il saggio pretende di saperla, non
però può trovarla.

Capitolo 9

 

Impossibilità per l’uomo di risolvere i suoi problemi

 

(Ec 8:16-17; 2:14-16)(Gb 14; Ec 5:17-19)

9:1 Sì, io ho applicato a tutto questo il mio cuore, e ho cercato di
chiarirlo: che cioè i giusti e i saggi e le loro opere sono nelle mani
di Dio; l’uomo non sa neppure se amerà o se odierà; tutto è possibile. 2
Tutto succede ugualmente a tutti; la medesima sorte attende il giusto e
l’empio, il buono e puro e l’impuro, chi offre sacrifici e chi non li
offre; tanto è il buono quanto il peccatore, tanto è colui che giura
quanto chi teme di giurare. 3 Questo è un male fra tutto quello che si
fa sotto il sole: che tutti abbiano una medesima sorte; così il cuore
dei figli degli uomini è pieno di malvagità e hanno la follia nel cuore
mentre vivono[^33]; poi se ne vanno ai morti. 4 Per chi è associato a
tutti gli altri viventi c’è speranza; perché un cane vivo vale più di un
leone morto[^34]. 5 Infatti, i viventi sanno che moriranno; ma i morti
non sanno nulla, e per essi non c’è più salario; poiché la loro memoria
è dimenticata. 6 Il loro amore come il loro odio e la loro invidia sono
da lungo tempo periti, ed essi non hanno più né avranno mai alcuna parte
in tutto quello che si fa sotto il sole.

*7 Va’, mangia il tuo pane con gioia, e bevi il tuo vino con cuore
allegro, perché Dio ha già gradito le tue opere. 8 Siano le tue vesti
bianche in ogni tempo, e l’olio non manchi mai sul tuo capo. 9 Godi la
vita con la moglie che ami, per tutti i giorni della vita* della tua
vanità, che Dio ti ha data sotto il sole per tutto il tempo della tua
vanità; poiché questa è la tua parte nella vita, in mezzo a tutta la
fatica che sostieni sotto il sole. 10 Tutto quello che la tua mano trova
da fare, fallo con tutte le tue forze; poiché nel soggiorno dei morti
dove vai, non c’è più né lavoro, né pensiero, né scienza, né saggezza.

(Pr 21:30-31; Gb 12:13-25) 2S 20:15-22

11 Io mi sono rimesso a considerare che sotto il sole, per correre non
basta essere agili, né basta per combattere essere valorosi, né essere
saggi per avere del pane, né essere intelligenti per avere delle
ricchezze, né essere abili per ottenere favore; poiché tutti dipendono
dal tempo e dalle circostanze. 12 L’uomo infatti non conosce la sua ora;
come i pesci che sono presi nella rete fatale e come gli uccelli che
sono colti nel laccio, così i figli degli uomini sono presi nel laccio
al tempo dell’avversità, quando essa piomba su di loro improvvisa.

13 Ho visto sotto il sole anche questo esempio di saggezza che mi è
parsa grande. 14 C’era una piccola città, con dentro pochi uomini; un
gran re le marciò contro, la cinse d’assedio e le costruì contro dei
grandi bastioni. 15 Ora in essa si trovò un uomo povero e saggio che con
la sua saggezza salvò la città. Eppure nessuno conservò ricordo di
quell’uomo povero.

16 Allora io dissi: «La saggezza vale più della forza»; ma la saggezza
del povero è disprezzata e le sue parole non sono ascoltate. 17 Le
parole dei saggi ascoltate nella tranquillità valgono più delle grida di
chi domina fra gli stolti. 18 La saggezza vale più degli strumenti di
guerra; ma un solo peccatore distrugge un gran bene.

Capitolo 10

 

Riflessioni sulla follia

 

(Ec 2:12-14; 8:1-6) Mt 12:34-37

10:1 Le mosche morte fanno puzzare e imputridire l’olio del profumiere:
un po’ di follia guasta il pregio della saggezza e della gloria. 2 Il
saggio ha il cuore alla sua destra, ma lo stolto l’ha alla sua sinistra.
3 Anche quando lo stolto va per la via, il senno gli manca e mostra a
tutti che è uno stolto. 4 Se il sovrano si adira contro di te, non
lasciare il tuo posto; perché la dolcezza evita grandi peccati. 5 C’è un
male che ho visto sotto il sole, un errore che proviene da chi governa:
6 che, cioè, la stoltezza occupa posti altissimi e i ricchi seggono in
luoghi bassi. 7 Ho visto degli schiavi a cavallo e dei prìncipi
camminare a piedi come gli schiavi.

8 Chi scava una fossa vi cadrà dentro, e chi demolisce un muro sarà
morso dalla serpe. 9 Chi smuove le pietre ne rimarrà contuso, e chi
spacca la legna corre un pericolo. 10 Se il ferro perde il taglio e uno
non lo arrota, bisogna che raddoppi la forza; ma la saggezza ha il
vantaggio di riuscire sempre.

11 Se il serpente morde prima di essere incantato, l’incantatore diventa
inutile.

12 Le parole della bocca del saggio sono piene di grazia; ma le labbra
dello stolto sono causa della sua rovina. 13 Il principio delle parole
della sua bocca è stoltezza e la fine del suo dire è malvagia pazzia. 14
Lo stolto moltiplica le parole; eppure l’uomo non sa quel che gli
avverrà; e chi gli dirà quel che succederà dopo di lui? 15 La fatica
dello stolto lo stanca, perché egli non sa neppure la via della città.

Pr 31:4-7; 1P 2:17

16 Guai a te, o paese, il cui re è un bambino e i cui prìncipi mangiano
fin dal mattino! 17 Beato te, o paese, il cui re è di nobile stirpe e i
cui prìncipi si mettono a tavola al tempo convenevole, per ristorare le
forze e non per ubriacarsi! 18 Per la pigrizia sprofonda il soffitto;
per la rilassatezza delle mani piove in casa. 19 Il convito è fatto per
gioire, il vino rende gaia la vita, e il denaro risponde a tutto.

20 Non maledire il re, neppure con il pensiero; e non maledire il ricco
nella camera dove dormi; poiché un uccello del cielo potrebbe spargerne
la voce e un messaggero alato pubblicare la cosa[^35].

Capitolo 11

 

Del fare il bene mentre se ne ha il tempo

 

Pr 11:24-25; 2Co 9:6, ecc.; Ga 6:9-10

11:1 Getta il tuo pane sulle acque, perché dopo molto tempo lo
ritroverai. 2 Fanne parte a sette, e anche a otto, perché tu non sai che
male può avvenire sulla terra. 3 Quando le nuvole sono piene di pioggia,
la riversano sulla terra; e se un albero cade verso il sud o verso il
nord, dove cade, là rimane. 4 Chi bada al vento non seminerà; chi guarda
alle nuvole non mieterà. 5 Come tu non conosci la via del vento, né come
si formino le ossa in seno alla donna incinta, così non conosci l’opera
di Dio, che fa tutto. 6 Fin dal mattino semina la tua semenza e la sera
non dar posa alle tue mani; poiché tu non sai quale dei due lavori
riuscirà meglio: se questo o quello, o se ambedue saranno ugualmente
buoni.

Ec 9:7-10

*7 La luce è dolce, ed è cosa piacevole agli occhi vedere il sole. 8 Se
dunque un uomo vive molti anni, si rallegri tutti questi anni e pensi ai
giorni delle tenebre, che saranno molti; tutto quello che avverrà è
vanità.*

Capitolo 12

 

Il tempo favorevole per cercare Dio

 

Ec 5:17-19; Sl 119:9; 90:1, ecc.; 1Gv 2:15-17

*12:1 Rallègrati pure, o giovane, durante la tua adolescenza, e gioisca
pure il tuo cuore durante i giorni della tua giovinezza; cammina pure
nelle vie dove ti conduce il cuore* e seguendo gli sguardi dei tuoi
occhi; ma sappi che, per tutte queste cose, Dio ti chiamerà in giudizio!
2 Bandisci dal tuo cuore la tristezza, e allontana dalla tua carne la
sofferenza; poiché la giovinezza e l’aurora sono vanità. 3 Ma ricòrdati
del tuo Creatore nei giorni della tua giovinezza, prima che[^36] vengano
i cattivi giorni e giungano gli anni dei quali dirai: «Io non ci ho più
alcun piacere»; 4 prima che il sole, la luce, la luna e le stelle si
oscurino[^37], e le nuvole tornino dopo la pioggia: 5 prima dell’età in
cui i guardiani della casa tremano, gli uomini forti si curvano, le
macinatrici si fermano perché sono ridotte a poche, quelli che guardano
dalle finestre si oscurano, 6 i due battenti della porta si chiudono
sulla strada perché diminuisce il rumore della macina; in cui l’uomo si
alza al canto dell’uccello, tutte le figlie del canto si affievoliscono,
7 in cui uno ha paura delle alture, ha degli spaventi mentre cammina, in
cui fiorisce il mandorlo[^38], la locusta si fa pesante, e il cappero
non fa più effetto perché l’uomo se ne va alla sua dimora eterna e i
piagnoni percorrono le strade; 8 prima che il cordone d’argento si
stacchi, il vaso d’oro si spezzi, la brocca si rompa sulla fonte, la
ruota infranta cada nel pozzo; 9 prima che la polvere torni alla terra
com’era prima, e lo spirito torni a Dio che l’ha dato.

10 «Vanità delle vanità», dice l’Ecclesiaste, «tutto è vanità».

Timore di Dio e ubbidienza

 

Pr 1:1-7 (De 10:12-13; Gb 28:28; Mi 6:8; Ap 20:11-15)

11 L’Ecclesiaste, oltre a essere un saggio, ha anche insegnato al popolo
la scienza, e ha ponderato, scrutato e messo in ordine un gran numero di
sentenze. 12 L’Ecclesiaste si è applicato a trovare parole gradevoli;
esse sono state scritte con rettitudine, e sono parole di verità. 13 Le
parole dei saggi sono come degli stimoli, e le collezioni delle sentenze
sono come chiodi ben piantati; esse sono date da un solo pastore.[^39]
14 Del resto, figlio mio, sta’ in guardia: si fanno dei libri in numero
infinito; molto studiare è una fatica per il corpo.

15 Ascoltiamo dunque la conclusione di tutto il discorso: Temi Dio e
osserva i suoi comandamenti[^40], perché questo è il tutto per
l’uomo[^41]. 16 Dio infatti farà venire in giudizio ogni opera, tutto
ciò che è occulto, sia bene, sia male.

Varie

 

*Qohelet: lo strano profeta che amava la carne (Oscar Wilde)*

Hengel

 

Martin Hengel in “Giudaismo ed ellenismo” nota che rispetto alla
Sapienza classica l’Ecclesiaste neghi la connessione causale fra azione
e risultato, proclama l’assoluta insondabilità dell’agire divino nella
storia umana.

Inoltre nota l’individualismo che quel mondo comincia a portare e a cui
anche il territorio di Israele partecipa.

Guadagno. Morte come inevitabile senza rispetto a come si è vissuto.
Problema del tempo/momento come kairos. Accettare i doni di Dio come
cosa positiva del timore del Signore.

Il *carpe diem* e il disinteresse degli dei per gli esseri umani sono
contemporanei in Grecia all’Ecclesiaste in alcuni pensatori.

La crisi della religione tradizionale greca portò ad una critica agli
dei, che si disinteressano ed infine non esistono e ad una accettazione
del destino sempre più impersonale e casuale.

Individualismo (viene dal contatto con la borghesia ellenistica?) No al
concetto di retribuzione in base ad un’analisi critica scientifica
potremmo dire?

Pochezza della vita borghese dell’epoca?

Tamez

 

Elsa Tamez in una visione tipica latinoamericana, ne vede nel Qohelet
una resistenza all’imperialismo nella situazione del tempo come un
capitalismo nascente dell’epoca dei Tolomei, in cui c’è l’efficienza
dello sfruttamento e l’instaurazione di uno scambio monetario
centralizzato, e il Tempio come istituzione di un popolo reso impuro per
legge e quindi con una costante necessità di purificazione.

Traduce l’inizio con “una schifezza, una grandissima schifezza”

Qohelet è contro il suo tempo, contro la sua società. E non c’è futuro
perché viene impedito di immaginare un sostanzialmente altro.

Come conclusione secondo incontro

 

> A ogni uomo, in questo mondo, vengono proposte due domande di fede, la
> prima circa la credibilità di questa vita, la seconda circa la
> credibilità del suo fine. A entrambe queste domande il semplice fatto
> della vita di ciascuno di noi risponde con un «sì» così forte ed
> esplicito, che potrebbe sorgere il dubbio se le domande siano state
> intese a dovere. Ad ogni modo, ora bisogna che ognuno vada
> conquistando pian piano questo suo «sì» fondamentale, perché, molto al
> di sotto della sua superficie, le risposte, aggredite da una tempesta
> di domande, sono confuse ed evasive. (da Franz Kafka IV quaderno)

Terzo incontro

 

Breve riepilogo.

7:23-29 C’è qui il tema in fondo che già rimanda alla conclusione con il
timore del Signore e una valutazione positiva della Creazione che
rimanda ai temi della giustizia e della vacuità del suo/nostro tempo.

9:1-10 Qui abbiamo il tema della retribuzione che non arrivando non
insegna la retta via agli esseri umani e il ritornello sulla vita, che
no è solo un *carpe diem*, nel senso godiamocela finché dura, ma anzi un
impegno nel presente a fare.

10:20 – conclusione Il versetto 10:20 è una riflessione sul re o in
qualche modo su Dio? Seguono dei pensieri positivi, ovviamente con
malinconia.

Poi c’è il problema dell’attribuzione della conclusione (e se il
messaggio sia lontano o in linea) e della fede fine a sé stessa.

[^1]: Colui che raccoglie, che raccoglie gente e dunque predicatore
oppure che raccoglie detti. C’è una funzione e non un nome come di
solito.

[^2]: Scritto nel III secolo a.C. si presenta in maniera sia pure velata
come Salomone a cui anche sono attribuiti i Proverbi e il Cantico
dei cantici. Storicamente falso, ma dal punto di vista di
interpretazione pregnante.

[^3]: La traduzione di questo termine è centrale: *hevel* (anche
traslitterato con *hebel*) in ebraico può significare vuoto, vano,
soffio (ma non vitale, ma come qualcosa che va via)…Vanità introduce
una valenza morale che il termine non ha in ebraico.

[^4]: Ceronetti traduceva nel 2001 con «Fumo di fumi…Tutto non è che
fumo»; nel 1970 però «Un infinito vuoto / Un infinito niente / Tutto
è vuoto niente».

[^5]: Traducibile anche con: cosa ricava? Quale vantaggio ha?

[^6]: Per M. Rabbah Se Qo 1,3 svuota di senso e di profitto/vantaggio
ogni operato umano sotto il sole, si esclude tuttavia lo studio
della Torah. Si distingue infatti tra «sotto il sole» (opere
dell’uomo, segnate dalla sua concupiscenza) e «sopra il/prima del
sole» (la Torah preesistente la creazione, con le sue opere
divinamente istituite) infine simbolicamente applica la formula
ricorrente «mangiare e bere è dono di Dio» allo studio della Torah e
alle buone opere.

[^7]: Nella Bibbia compare l’io solo in proverbi 24:32, ma in
Ecclesiaste abbondano gli io enfatici come le forme verbali in prima
persona. Però senza Pathos e con il mascheramento dell’io salomonico

[^8]: riferimento alla Creazione in Genesi?

[^9]: possibile tradurlo con totalità

[^10]: Salmo 33:8-9 Tutta la terra tema il SIGNORE; davanti a lui
abbiano timore tutti gli abitanti del mondo. Poich’egli parlò, e la
cosa fu; egli comandò e la cosa apparve.

[^11]: Metterli alla prova nel senso di provarli, purificare,
selezionare, passare al setaccio.

[^12]: *ruach*

[^13]: *hevel*

[^14]: *ruach*

[^15]: Il soffio vitale che va in alto, sembra a Hengel che
l’Ecclesiaste lo ponga in dubbio e che sia di derivazione greca.

[^16]: *ruach*

[^17]: La consolazione che manca è perché non ci sono amici, non c’è
solidarietà per gli oppressi o addirittura è quella che dovrebbe
venire da Dio?

[^18]: Giobbe 3:11-22 Perché non morii fin dal seno di mia madre? Perché
non spirai appena uscito dal suo grembo? Perché trovai delle
ginocchia per ricevermi e delle mammelle da poppare? Ora giacerei
tranquillo, dormirei, e avrei così riposo con i re e con i
consiglieri della terra che si costruirono mausolei, con i prìncipi
che possedevano oro e che riempirono d’argento le loro case; oppure,
come l’aborto nascosto, non esisterei, sarei come i feti che non
videro la luce. Là cessano gli empi di tormentare gli altri. Là
riposano gli stanchi, là i prigionieri hanno pace tutti insieme,
senza udir voce d’aguzzino. Piccoli e grandi sono là insieme, lo
schiavo è libero dal suo padrone. Perché dare la luce all’infelice e
la vita a chi ha l’anima nell’amarezza? Essi aspettano la morte che
non viene, la ricercano più che i tesori nascosti. Si
rallegrerebbero fino a giubilarne, esulterebbero se trovassero una
tomba.

[^19]: Teognide La miglior cosa per gli uomini di questa terra è non
essere nati e non vedere la luce del sole; ma se son nati, allora
quanto più presto possibile valicare le porte dell’Ade e giacere
profondamente sepolti. (dalle Elegie) “Perché non sono puniti i
malvagi? Perché soffrono i buoni? E perché i figli innocenti pagano
per le colpe dei padri? Come questo può essere giusto?” (versi
373-380)

[^20]: La corda è a tre capi per qualche commentatore, perché il Signore
interviene per una coppia che si ama(?)

[^21]: Più che a Salomone potrebbe riferirsi a Davide?

[^22]: Il Tempio di Gerusalemme. Qui si danno per scontate le pratiche
individuali di sacrifici e voti.

[^23]: Potrebbe essere più ministro di Dio che messaggero di Dio. Non
sembra infatti entrarci molto il termine con cui potrebbe anche
tradursi con angelo.

[^24]: Per alcuni questo riferimento alla provincia e questa distanza
dal sovrano è in accordo con il periodo tolemaico cui il re è ben
lontano dalla terra di Israele

[^25]: Salmo 39:6 Certo, l’uomo va e viene come un’ombra; certo,
s’affanna per quel ch’è vanità; egli accumula ricchezze, senza
sapere chi le raccoglierà.

[^26]: Sal 90:12 Insegnaci dunque a contar bene i nostri giorni, per
acquistare un cuore saggio.

[^27]: Giacomo 1:27 La religione pura e senza macchia davanti a Dio e
Padre è questa: soccorrere gli orfani e le vedove nelle loro
afflizioni, e conservarsi puri dal mondo.

[^28]: Giacomo 5:13 C’è tra di voi qualcuno che soffre? Preghi. C’è
qualcuno d’animo lieto? Canti degli inni.

[^29]: I Giovanni 1:8 Se diciamo di essere senza peccato, inganniamo noi
stessi, e la verità non è in noi.

[^30]: Dunque il mondo creato da Dio è giusto è buono, ma sono gli
esseri umani a rovinarlo. Si noti il riferimento implicito
all’inizio della Genesi e si noti anche i riferimenti ai salmi in
cui l’azione malvagia è di nascosto, nell’ombra, ad esempio: Salmo
31:4 Tirami fuori dalla rete che m’han tesa di nascosto; poiché tu
sei il mio baluardo.

[^31]: Rom 13:1 Ogni persona stia sottomessa alle autorità superiori;
perché non vi è autorità se non da Dio; e le autorità che esistono,
sono stabilite da Dio.

[^32]: Romani 13:1 Ogni persona stia sottomessa alle autorità superiori;
perché non vi è autorità se non da Dio; e le autorità che esistono,
sono stabilite da Dio.

[^33]: La morte come livellatrice certo, ma anche che non mostra quale
sia la vita retta

[^34]: C’è una nota positiva in questo versetto, ma fino a che punto?

[^35]: Qui come si dice anche i muri hanno orecchie, c’è un clima da
Stato di polizia come intravede E. Tamez? Si noti come nel Grande
fratello ci fosse anche l’uccello meccanico che spia anche in aperta
campagna.

[^36]: Qui si descrive l’arrivo della vecchiaia in modo poetico, oppure
come dicono altri una casa che crolla (o il crollo della società che
essa rappresenta), un funerale, la distruzione escatologica del
cosmo?

[^37]: non un riferimento escatologico, ma all’abbassamento della vista
e alla cataratta

[^38]: riferimento alla canizie?

[^39]: Qui dovrebbe essere un primo che conclude l’opera, un seguace
dell’Ecclesiaste.

[^40]: Deu 4:6 Le osserverete dunque e le metterete in pratica, perché
quella sarà la vostra sapienza e la vostra intelligenza agli occhi
dei popoli, i quali, udendo parlare di tutte queste leggi, diranno:
«Questa grande nazione è il solo popolo savio e intelligente!»

[^41]: Si noti che per Leibowitz questo non è un versetto che edulcora
il messaggio di Qohelet, ma una conclusione in linea con la visione
ebraica di una fede fine a sé stessa. L’autore dice che la domanda
del libro è sul quale vantaggio si abbia, invece la conclusione dice
non che sia il bene, ma chi sia l’essere umano

## Meditazioni correlate
[Proverbi 14:31](/2015/08/26/chi-opprime/)

## Note