Lettere di Paolo

*in costruzione*

Le lettere dell’apostolo Paolo sono presenti fin dall’inizio nel Canone del Nuovo Testamento. Ne costituiscono una parte rilevante, insieme agli evangeli e gli Atti degli apostoli e ci danno non solo informazioni su chiese delle origini, ma anche una solida trattazione teologica riguardo al Cristo, al valore salvifico della croce, alla salvezza per grazia, ai vari problemi teologici che si trovavano ad affrontare le chiese del primo secolo.

Gli studiosi di oggi ritengono che le lettere, specie le maggiori, siano tutte dell’apostolo paolo, ad eccezione di alcune, come quelle pastorali, di cui si ipotizza una pseudo-epigrafia.

Per ora qui di seguito abbiamo alcuni commenti ad alcune lettere.

Epistola agli Efesini

La lettera agli Efesini, non appare in realtà come una lettera vera e propria che parta da problemi specifici di chi scrive o riceve la lettera, ma tratta di problemi generali della chiesa.  Per questo tecnicamente si suole definire un’epistola.

Inoltre l’indirizzo ai santi, cioè ai cristiani, che sono in Efeso, non è sempre attestato dai manoscritti. E questo avvalora l’idea che potesse essere come una lettera circolare. Inoltre la trattazione parla della chiesa come insieme delle chiese cristiane e non come chiesa locale, come nelle grandi lettere di Paolo.

Per questo si è molto dibattuto sulla paternità della lettera, in particolare per tre fattori:

  • lingua e stile
  • parallelismo o dipendenza da Colossesi
  • prospettiva teologica

Per la lingua e lo stile c’è una presenza di molti vocaboli nuovi e di altri con uso differente rispetto alle lettere paoline. Per i rapporti con Colossesi appare una dipendenza, ma non è possibile dire che ne sia un rimaneggiamento. Le prospettive teologiche, criterio che è sempre molto soggetto alla personale interpretazione dei commentatori, segnalano un differente concetto di chiesa e del termine mistero.

Varie sono le ipotesi sulla paternità dunque, che vanno dalla possibilità di un segretario oppure di un discepolo imbevuto delle lettere di Paolo, ad una pseudo-epigrafia sorta quando scomparsi gli apostoli della prima generazione, bisogna far fronte all’unità della chiesa, riandando alla loro autorità. Ma anche si affaccia l’ipotesi che sia una rielaborazione di materiali preesistenti di vario genere. Riguardo alla datazione comunque i commentatori protendono verso la fine del I secolo o anche prima.

L’epistola agli Efesini è anche profondamente ecumenica, nel senso antico di superare la divisione fra giudeo-cristiani e cristiani di origine pagana. In effetti sembra che quella dell’unità della chiesa sia una preoccupazione di chi scrive. Ma per molti studiosi sembra in maniera differente rispetto ai primi testi di Paolo, adesso la parte più forte sembra essere quelli di origine pagana.

Comunque sia la lettera è da sempre nel Canone e la sua teologia appare ben radicata nella teologia apostolica.

Lettera ai Filippesi

Introduzione

Lettera o lettere di Paolo? Non ci sono dubbi fra gli studiosi sull’identificare l’autore della lettera in Paolo.

C’è invece una difficoltà intrinseca a vederla come una lettera unitaria. La prima delle ipotesi è quella di una interruzione. Cioè che la lettera sia stata iniziata e poi, dopo un sopraggiungere di nuove notizie sconfortanti, sia stata completata poi solo dopo un po’ di tempo, si spiegherebbe così il cambio di tono e poi il ritorno ad un tono più pacato nel finale.

È stato proposto però anche di leggere la lettera come un insieme di tre lettere, che ora sono assemblate in un ordine differente:

– lettera B: 1,1-3,1 lettera della cattività
– lettera C: 3,2-4,9 lettera contro l’eresia
– lettera A: 4,10-20 lettera di ringraziamento

Destinatari

I cristiani nella città di Filippi, molti veterani romani dopo la battaglia del 42 a. C. ed anche dopo quella di Azio.

Il racconto degli Atti 16,19-40 (qui una [predicazione](/2012/09/23/carcere-filippi/))e poi in 20,3-6 è anche confermato in I Tessalonicesi 2,2[^tess] e II Corinzi (vedi dopo).

[^tess]: Voi stessi, fratelli, sapete che la nostra venuta tra voi non è stata vana; anzi, dopo aver prima sofferto e subìto oltraggi, come sapete, a Filippi, trovammo il coraggio nel nostro Dio, per annunziarvi il vangelo di Dio in mezzo a molte lotte. (I Tessalonicesi 2,1-2)

Indirizzo e saluti

> 1:1 Paolo e Timoteo, servi di Cristo Gesù, a tutti i santi in Cristo Gesù che sono in Filippi, con i vescovi e con i diaconi, 2 grazia a voi e pace da Dio nostro Padre e dal Signore Gesù Cristo.

La lettera inizia nel modo classico delle lettere del tempo antico.
Qui vediamo insieme a Paolo Timoteo che viene associato e avrà un compito nel corso della lettera.

Servi, letteralmente *schiavi*, può sembrare un esagerata umiltà, ma forse al contrario è un’attestazione di autorità. Infatti la usavano i profeti.

Essi qualificano con *santi* i cristiani, cioè con “messi a parte” rispetto al mondo, che hanno ricevuto una chiamata speciale. Non ha a che vedere con il concetto di santità che si è sviluppato dopo.

Anche per i *vescovi* e *diaconi* siamo ad uno stadio originario della chiesa, e non bisogna interpretare queste cariche, qui al plurale, come quelle istituzioni che sono venute dopo. I vescovi in realtà sono degli anziani di chiesa.

Forse questa struttura viene ripresa dalla sinagoga ebraica?

“Grazia e pace” diviene saluto cristiano. Grazia dal greco e pace, che è l’equivalente dello *Shalom* ebraico.

Affetto di Paolo per i Filippesi

> 3 Io ringrazio il mio Dio di tutto il ricordo che ho di voi; 4 e sempre, in ogni mia preghiera per tutti voi, prego con gioia 5 a motivo della vostra partecipazione al vangelo, dal primo giorno fino a ora. 6 E ho questa fiducia: che colui che ha cominciato in voi un’opera buona, la condurrà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù. 7 Ed è giusto che io senta così di tutti voi, perché io vi ho nel cuore, voi tutti che, tanto nelle mie catene quanto nella difesa e nella conferma del vangelo, siete partecipi con me della grazia.

Interessante che proseguire la lettera nel ringraziare Dio era in uso anche fra i pagani. Qui egli ovviamente lo usa da cristiano.

Il *ricordo che ho di voi* oppure *il vostro ricordo di me*, il ricordo che avete voi di me (in preghiera e materialmente). Dunque qui ci sarebbe il ringraziamento alla chiesa non rimandato al finale.

E dunque prega per tutti loro con gioia. La gioia è una costante di questa lettera.

La partecipazione all’evangelo non è solo cosa spirituale o di propaganda.
C’è stato un grande sostegno attestato da II Corinzi 8[^cor8] dai macedoni a Paolo e alle altre chiese, tramite la colletta per i cristiani poveri di Gerusalemme. Vediamo Paolo che ne parla e vi si affatica, come un cristiano dei nostri tempi spesso preso dalla sovvenzioni e collette.

[^cor8]: Ora, fratelli, vogliamo farvi conoscere la grazia che Dio ha concessa alle chiese di Macedonia, perché nelle molte tribolazioni con cui sono state provate, la loro gioia incontenibile e la loro estrema povertà hanno sovrabbondato nelle ricchezze della loro generosità. Infatti, io ne rendo testimonianza, hanno dato volentieri, secondo i loro mezzi, anzi, oltre i loro mezzi, chiedendoci con molta insistenza il favore di partecipare alla sovvenzione destinata ai santi. (II Corinzi 8:1-4)

L’opera buona è la loro conversione da parte di Dio. Questa viene preservata fino alla fine, Paolo ne è sicuro, anche se li esorta a resistere. La perseveranza di Dio ha anche un corrispettivo nella perseveranza umana.

Tutti, dice tutti vi sento con me, l’apostolo parla di una fraternità, di una comunione profonda con tutti i filippesi.

> 8 Infatti Dio mi è testimone come io vi ami tutti con affetto profondo in Cristo Gesù. 9 E prego che il vostro amore abbondi sempre più in conoscenza e in ogni discernimento, 10 perché possiate apprezzare le cose migliori, affinché siate limpidi e irreprensibili per il giorno di Cristo, 11 ricolmi di frutti di giustizia che si hanno per mezzo di Gesù Cristo, a gloria e lode di Dio.

Limpidi è in greco addirittura trasparenti, proprio senza macchia alcuna.

La prigionia di Paolo contribuisce alla causa del vangelo

> 12 Desidero che voi sappiate, fratelli, che quanto mi è accaduto ha piuttosto contribuito al progresso del vangelo; 13 al punto che a tutti quelli del pretorio e a tutti gli altri è divenuto noto che sono in catene per Cristo; 14 e la maggioranza dei fratelli nel Signore, incoraggiati dalle mie catene, hanno avuto più ardire nell’annunciare senza paura la parola di Dio.

La menzione del pretorio è vista come una prova a sostegno della stesura della lettera nella prigionia romana. Ma chi invece la nega osserva che il pretorio a Roma era costituito dal 9’000 persone, e dunque il riferimento a tutti quelli del pretorio sembra esagerato, quindi propendono per Efeso dove si è trovata l’iscrizione di una guardia pretoriana lì attestata.

Gli altri fratelli sono stati incoraggiati probabilmente da vedere come l’apostolo sopportava la prigionia, e quindi dando prova di fiducia in Dio nelle avversità, ne sono stati rinfrancati e ne hanno ricevuto esempio.

> 15 Vero è che alcuni predicano Cristo anche per invidia e per rivalità; ma ce ne sono anche altri che lo predicano di buon animo. 16 Questi lo fanno per amore, sapendo che sono incaricato della difesa del vangelo; 17 ma quelli annunciano Cristo con spirito di rivalità, non sinceramente, pensando di provocarmi qualche afflizione nelle mie catene. 18 Che importa? Comunque sia, con ipocrisia o con sincerità, Cristo è annunciato; di questo mi rallegro, e mi rallegrerò ancora;

Sembra impossibile che ci siano coloro che predicano per invidia o per dispetto? Eppure non è raro che anche nella chiesa ci siano persone che vogliono primeggiare, sia pure nel convertire il maggior numero di persone. Se questo è fatto non per fini materiali o distorti, che importa? Si può dire che il Signore si serva anche delle nostre debolezze per estendere la sua buona novella.

> 19 so infatti che ciò tornerà a mia salvezza, mediante le vostre suppliche e l’assistenza dello Spirito di Gesù Cristo, 20 secondo la mia viva attesa e la mia speranza di non aver da vergognarmi di nulla; ma che con ogni franchezza, ora come sempre, Cristo sarà glorificato nel mio corpo, sia con la vita, sia con la morte. 21 Infatti per me il vivere è Cristo e il morire guadagno.
22 Ma se il vivere nella carne porta frutto all’opera mia, non saprei che cosa preferire. 23 Sono stretto da due lati: da una parte ho il desiderio di partire e di essere con Cristo, perché è molto meglio; 24 ma, dall’altra, il mio rimanere nel corpo è più necessario per voi. 25 Ho questa ferma fiducia: che rimarrò e starò con tutti voi per il vostro progresso e per la vostra gioia nella fede, 26 affinché, a motivo del mio ritorno in mezzo a voi, abbondi il vostro vanto in Cristo Gesù.

Il guadagno personale, quello del ricongiungersi presto al Signore dopo la morte fisica, oppure l’essere strumento del Signore in questa vita?

Si può osservare che così deve sempre pensare il cristiano, che se è in vita non è per sbaglio, ma per adempiere ad un incarico del Signore.

Esortazione alla perseveranza

Qui inizia una nuova sezione che va oltre la cesura data dall’inizio del capitolo.

> 27 Soltanto, comportatevi[^cittadini] in modo degno del vangelo di Cristo, affinché, sia che io venga a vedervi sia che io resti lontano, senta dire di voi che state fermi in uno stesso spirito, combattendo insieme con un medesimo animo per la fede del vangelo, 28 per nulla spaventati dagli avversari. Questo per loro è una prova evidente di perdizione; ma per voi di salvezza; e ciò da parte di Dio. 29 Perché vi è stata concessa la grazia, rispetto a Cristo, non soltanto di credere in lui, ma anche di soffrire per lui, 30 sostenendo voi pure la stessa lotta che mi avete veduto sostenere e nella quale ora sentite dire che io mi trovo.

[^cittadini]: letteralmente vivete da cittadini.

Forse qui c’è un riferimento allo Spirito santo.
Combattendo insieme, a fianco a fianco.

Cristo, esempio di umiltà

> 2:1 Se dunque v’è qualche incoraggiamento in Cristo, se vi è qualche conforto d’amore, se vi è qualche comunione di Spirito, se vi è qualche tenerezza di affetto e qualche compassione, 2 rendete perfetta la mia gioia, avendo un medesimo pensare, un medesimo amore, essendo di un animo solo e di un unico sentimento.

Se dunque si riferisce al lottare con il medesimo spirito del versetto 27.

> 3 Non fate nulla per spirito di parte o per vanagloria, ma ciascuno, con umiltà, stimi gli altri superiori a se stesso, 4 cercando ciascuno non il proprio interesse, ma anche quello degli altri.

Faziosità e vanagloria, due cose che distruggono la chiesa, o almeno la bloccano. Qui siamo oltre il “che importa” di prima, perché qui sta parlando di una situazione in cui non si ottiene alcun risultato, anzi.

Umiltà verso Dio (e quindi verso gli altri). Ma attenzione deve essere una umiltà reciproca se non non serve alla vita comunitaria.
Attenzione poi all’umiltà disposta o costretta da altri, l’umiliazione imposta.

> 5 Abbiate in voi lo stesso sentimento che è stato anche in Cristo Gesù, 6 il quale, pur essendo in forma di Dio, non considerò l’essere uguale a Dio qualcosa a cui aggrapparsi gelosamente, 7 ma svuotò se stesso, prendendo forma di servo, divenendo simile agli uomini; 8 trovato esteriormente come un uomo, umiliò se stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte di croce. 9 Perciò Dio lo ha sovranamente innalzato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni nome, 10 affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra, e sotto terra, 11 e ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre.

“Abbiate in voi…” nella comunità creata dal Cristo, c’è da seguire il suo esempio. In 3,17 si troverà anche l’essere imitatori dell’apostolo, ma andrà visto in questo ambito.

Ecco la parte precedente è considerata un inno probabilmente antecedente a Paolo, dentro vi è già una riflessione teologica importante. Se la lettera non è dell’a

Esortazione alla santificazione

> 12 Così, miei cari, voi che foste sempre ubbidienti, non solo come quand’ero presente, ma molto più adesso che sono assente, adoperatevi al compimento della vostra salvezza con timore e tremore; 13 infatti è Dio che produce in voi il volere e l’agire, secondo il suo disegno benevolo. 14 Fate ogni cosa senza mormorii e senza dispute, 15 perché siate irreprensibili e integri, figli di Dio senza biasimo in mezzo a una generazione storta e perversa, nella quale risplendete come astri nel mondo, 16 tenendo alta la parola di vita, in modo che nel giorno di Cristo io possa vantarmi di non aver corso invano, né invano faticato. 17 Ma se anche vengo offerto in libazione sul sacrificio e sul servizio della vostra fede, ne gioisco e me ne rallegro con tutti voi; 18 e nello stesso modo gioitene anche voi e rallegratevene con me.

Missione di Timoteo ed Epafròdito

> 19 Ora spero nel Signore Gesù di mandarvi presto Timoteo per essere io pure incoraggiato nel ricevere vostre notizie. 20 Infatti non ho nessuno di animo pari al suo che abbia sinceramente a cuore quel che vi concerne. 21 Poiché tutti cercano i loro propri interessi, e non quelli di Cristo Gesù. 22 Voi sapete che egli ha dato buona prova di sé, perché ha servito con me la causa del vangelo, come un figlio con il proprio padre. 23 Spero dunque di mandarvelo appena avrò visto come andrà a finire la mia situazione; 24 ma ho fiducia nel Signore di poter venire presto anch’io.

> 25 Però ho ritenuto necessario mandarvi Epafròdito, mio fratello, mio compagno di lavoro e di lotta, inviatomi da voi per provvedere alle mie necessità; 26 egli aveva un gran desiderio di vedervi tutti ed era preoccupato perché avevate saputo della sua malattia. 27 È stato ammalato, infatti, e ben vicino alla morte; ma Dio ha avuto pietà di lui; e non soltanto di lui, ma anche di me, perché io non avessi dolore su dolore. 28 Perciò ve l’ho mandato con gran premura, affinché vedendolo di nuovo vi rallegriate, e anch’io sia meno afflitto. 29 Accoglietelo dunque nel Signore con ogni gioia e abbiate stima di uomini simili; 30 perché è per l’opera di Cristo che egli è stato molto vicino alla morte, avendo rischiato la propria vita per supplire ai servizi che non potevate rendermi voi stessi.

Esempio di Paolo nella corsa cristiana

> 3:1 Del resto, fratelli miei, rallegratevi nel Signore.
Io non mi stanco di scrivervi le stesse cose, e ciò è garanzia di sicurezza per voi.

Dopo questo versetto la lettera cambia tono. Varie sono le ipotesi. La prima che questo versetto concluda il ragionamento, oppure che già da quel “io non mi stanco” abbiamo parte della lettera B, quella contro gli eretici. Per chi vede un’unica lettera, quello che non si stanca di ripetere e di cui avrebbe già parlato in altre lettere (anche in Galati fra l’altro) è proprio ciò che segue.

> 2 Guardatevi dai cani, guardatevi dai cattivi operai, guardatevi da quelli che si fanno mutilare; 3 perché i veri circoncisi siamo noi, che offriamo il nostro culto per mezzo dello Spirito di Dio, che ci vantiamo in Cristo Gesù, e non mettiamo la nostra fiducia nella carne;

L’atto della circoncisione faceva divenire parte del popolo di Israele (i maschi). Anche per molti ebrei non era sufficiente ci voleva anche una adesione di coscienza alla fede ebraica e non soltanto il rito.

Qui il sarcasmo non va tanto contro la circoncisione ebraica, ma probabilmente contro l’obbligo di circoncisione dei pagani divenuti cristiani da parte di predicatori che rovinano l’opera dell’apostolo (definiti spregiativamente cani).

Da sempre c’è necessità del rito, dell’impegno pubblico, e della propria conversione personale, come anche per il battesimo.

> 4 benché io avessi motivo di confidarmi anche nella carne. Se qualcun altro pensa di aver motivo di confidarsi nella carne, io posso farlo molto di più; 5 io, circonciso l’ottavo giorno, della razza d’Israele, della tribù di Beniamino, ebreo figlio d’Ebrei; quanto alla legge, fariseo; 6 quanto allo zelo, persecutore della chiesa; quanto alla giustizia che è nella legge, irreprensibile. 7 Ma ciò che per me era un guadagno, l’ho considerato come un danno, a causa di Cristo.

Nel confronto con i cristiani giudaizzanti Paolo (prima di cambiar nome Saulo) rivendica la sua appartenenza assolutamente ben fondata al popolo ebraico, sia di discendenza, sia di propria adesione spirituale.

Anche il contrasto fra guadagno e danno è di origine rabbinica.

È importante notare che ciò che segue non vuole essere una squalificazione del popolo ebraico, ma una valutazione nuova della grazia di Dio conosciuta in Gesù Cristo. Paolo qui non è da inquadrarsi con l’antisemitismo di secoli dopo, si veda il rincrescimento per la non accettazione del Cristo da parte degli altri ebrei espresso in Romani, dove c’è comunque l’annuncio infine di una salvezza per il popolo ebraico.

> 8 Anzi, a dire il vero, ritengo che ogni cosa sia un danno di fronte all’eccellenza della conoscenza di Cristo Gesù[^conoscenza], mio Signore, per il quale ho rinunciato a tutto; io considero queste cose come tanta spazzatura al fine di guadagnare Cristo 9 e di essere trovato in lui non con una giustizia mia, derivante dalla legge, ma con quella che si ha mediante la fede in Cristo: la giustizia che viene da Dio, basata sulla fede.

[^conoscenza]: ci deve essere un riferimento alla conoscenza sulla via di Damasco, ma anche al significato della salvezza per grazia.

Nel passo precedente si ha una esposizione di quella che è la salvezza per grazia che ritroviamo in altre lettere paoline. Il fatto che questo sia il guadagno la dice lunga sull’essere questo il centro della teologia paolina.

> 10 Tutto questo allo scopo di conoscere Cristo, la potenza della sua risurrezione, la comunione delle sue sofferenze, divenendo conforme a lui nella sua morte, 11 per giungere in qualche modo alla risurrezione dei morti.

C’è qui forse un riferimento al battesimo, che troviamo spiegato in Romani 6[^romani].

[^romani]: Siamo stati sepolti con lui mediante il battesimo nella sua morte, affinché, come Cristo è stato risuscitato dai morti mediante la gloria del Padre, così anche noi camminassimo in novità di vita. (Romani 6, 4)

La resurrezione è il *non ancora* della fede cristiana, e la destinazione del cristiano, che cambia la prospettiva della vita e quindi il vivere del cristiano. Infatti la lettera procede chiarendo questo aspetto.

> 12 Non che io abbia già ottenuto tutto questo o sia già arrivato alla perfezione; ma proseguo il cammino per cercare di afferrare ciò per cui sono anche stato afferrato da Cristo Gesù. 13 Fratelli, io non ritengo di averlo già afferrato; ma una cosa faccio: dimenticando le cose che stanno dietro e protendendomi verso quelle che stanno davanti, 14 corro verso la mèta per ottenere il premio della celeste vocazione di Dio in Cristo Gesù.

> 15 Sia questo dunque il sentimento di quanti siamo maturi; se in qualche cosa voi pensate altrimenti, Dio vi rivelerà anche quella. 16 Soltanto, dal punto a cui siamo arrivati, continuiamo a camminare per la stessa via.

La maturità spirituale (che si ritrova anche nella lettera agli Ebrei) è una condizione che qui si riferisce alla conoscenza del cuore o della base cristiana, negata da altri, che forse adoperavano proprio il termine o il concetti di maturità o di perfezione usata in precedenza, che allora qui l’apostolo Paolo adopererebbe in polemica con gli altri annunciatori.

Non bisogna pensare che ci siano qui teorie, molto umane, di maturare nella fede, con i vari stadi e con la differente valutazione che si possa dare ai cristiani.

L’impegno a camminare nella stessa direzione non è un approfondimento della fede, ma un vivere (camminare è la metafora classica per vivere) partendo dalle basi dell’annuncio di grazia.

> 17 Siate miei imitatori[^cor11], fratelli, e guardate quelli che camminano secondo l’esempio che avete in noi. 18 Perché molti camminano da nemici della croce di Cristo (ve l’ho detto spesso e ve lo dico anche ora piangendo), 19 la fine dei quali è la perdizione; il loro dio è il ventre e la loro gloria è in ciò che torna a loro vergogna; gente che ha l’animo alle cose della terra.

[^cor11]: I Corinzi 11:1 Siate miei imitatori, come anch’io lo sono di Cristo.

L’imitazione della vita del Signore e quindi di coloro che lo seguono strettamente come gli apostoli, ci parla del fatto che non sono solo norme, l’insegnamento cristiano è anche e forse soprattutto esempio.

Di chi parla l’apostolo? Sicuramente sono persone che si professano cristiane, ma con che idee? Il loro dio è il ventre si riferisce a cibi puri o impuri? Allora sarebbero giudeo-cristiani di cui ha già parlato prima.

Oppure come in II Corinzi 10-13 sono antinomianisti, cioè reputano non importante il comportamento morale? Un’idea gnostica che giudica irrilevante (e disprezzabile) il corpo e dunque si può agire come si vuole ecco allora i riferimenti al ventre e “gloriarsi” di cose vergognose.

> 20 Quanto a noi, la nostra cittadinanza è nei cieli, da dove aspettiamo anche il Salvatore, Gesù Cristo, il Signore, 21 che trasformerà il corpo della nostra umiliazione rendendolo conforme al corpo della sua gloria, mediante il potere che egli ha di sottomettere a sé ogni cosa.

Qui si riprende il tema della cittadinanza, forse costruito in parallelo con la condizione dei filippesi.

Qui compare il termine greco di Salvatore che non si usava poi così spesso infatti i pagani lo usavano per vari dei e anche per l’imperatore. Qui dietro ci potrebbe essere allora un più forte contrasto in cui si è cittadini, ma ci si riferisce al vero capo, il signore Gesù Cristo. Ma comunque il termine viene direttamente anche dall’Antico testamento in cui è il Signore che così si rappresenta.

Ed infine per contrasto a coloro che avevano gloria per cose terrene ecco la gloria dei cristiani.

> 4:1 Perciò, fratelli miei cari e desideratissimi, allegrezza e corona mia, state in questa maniera saldi nel Signore, o diletti!

È l’esortazione che conclude il tema prima delle raccomandazioni finali.

Raccomandazioni varie

> 2 Esorto Evodia ed esorto Sintìche a essere concordi nel Signore. 3 Sì, prego pure te, mio fedele collaboratore, vieni in aiuto a queste donne, che hanno lottato per il vangelo insieme a me, a Clemente e agli altri miei collaboratori i cui nomi sono nel libro della vita.

Notate la grande considerazione in cui tiene queste due donne, che sono collaboratrici con Paolo nell’annunciare l’evangelo.

Chi sia il fedele collaboratore, per alcuni è un nome proprio, non si sa, e se fosse il latore della lettera?

> 4 Rallegratevi sempre nel Signore. Ripeto: rallegratevi.
5 La vostra mansuetudine sia nota a tutti gli uomini. Il Signore è vicino. 6 Non angustiatevi di nulla, ma in ogni cosa fate conoscere le vostre richieste a Dio in preghiere e suppliche, accompagnate da ringraziamenti. 7 E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù.

Ed ecco il tema del rallegrarsi.

[Una prima predicazione](/2015/12/13/gioia-contagiosa/)

e [una seconda sullo stesso passo](/2015/01/18/non-angustiatevi/)

E [anche una terza](/2009/12/22/rallegratevi/)

> 8 Quindi, fratelli, tutte le cose vere, tutte le cose onorevoli, tutte le cose giuste, tutte le cose pure, tutte le cose amabili, tutte le cose di buona fama, quelle in cui è qualche virtù e qualche lode, siano oggetto dei vostri pensieri. 9 Le cose che avete imparate, ricevute, udite da me e viste in me, fatele; e il Dio della pace sarà con voi.

Liberalità dei Filippesi e disinteresse di Paolo

Qui inizierebbe la lettera A secondo alcuni studiosi che seguono l’ipotesi di tre lettere messe assieme.

> 10 Ho avuto una grande gioia nel Signore, perché finalmente[^non] avete rinnovato le vostre cure per me; ci pensavate sì, ma vi mancava l’opportunità. 11 Non lo dico perché mi trovi nel bisogno, poiché io ho imparato ad accontentarmi dello stato in cui mi trovo. 12 So vivere nella povertà e anche nell’abbondanza; in tutto e per tutto ho imparato a essere saziato e ad aver fame; a essere nell’abbondanza e nell’indigenza. 13 Io posso ogni cosa in colui che mi fortifica. 14 Tuttavia avete fatto bene a prender parte alla mia afflizione.

[^non]: Non c’è in greco neanche un velato senso di rimprovero.

> 15 Anche voi sapete, Filippesi, che quando cominciai a predicare il vangelo, dopo aver lasciato la Macedonia, nessuna chiesa mi fece parte di nulla per quanto concerne il dare e l’avere, se non voi soli; 16 perché anche a Tessalonica mi avete mandato, una prima e poi una seconda volta, ciò che mi occorreva. 17 Non lo dico perché io ricerchi i doni; ricerco piuttosto il frutto che abbondi a vostro conto. 18 Ora ho ricevuto ogni cosa e sono nell’abbondanza. Sono ricolmo di beni, avendo ricevuto da Epafròdito quello che mi avete mandato e che è un profumo di odore soave, un sacrificio accetto e gradito a Dio. 19 Il mio Dio provvederà a ogni vostro bisogno, secondo la sua gloriosa ricchezza, in Cristo Gesù. 20 Al Dio e Padre nostro sia la gloria nei secoli dei secoli. Amen.

Saluti

> 21 Salutate ognuno dei santi in Cristo Gesù. 22 I fratelli che sono con me vi salutano. Tutti i santi vi salutano e specialmente quelli della casa di Cesare.
23 La grazia del Signore Gesù Cristo sia con lo spirito vostro.

Lettere pastorali

Da sempre accolte come lettere dell’apostolo Paolo, le due lettere a Timoteo e quella a Tito sono state nell’ultimo secolo considerate come pseudo-epigrafiche, cioè scritte da un autore che si ispirava a Paolo e aveva utilizzato il nome dell’apostolo per dare importanza ad un suo testo.

Questa ipotesi però è il risultato di una riflessione su alcuni elementi e non ha trovato il consenso di tutti gli autori. Anzi, ecco cosa scrive Thomas C. Oden a pagina 23 del suo commentario pubblicato dalla Claudiana (I e II Timoteo Tito, Claudiana 2015):

> Ora sono convinto che molti studiosi della mia generazione abbiano prematuramente accettato la premessa della paternità non paolina delle Pastorali senza esaminare in maniera adeguata le prove della paternità paolina.

La prima lettera a Timoteo è dunque una lettera che l’apostolo Paolo scrive al suo giovane collaboratore, che per anni lo ha aiutato, e che adesso è lontano. Le lettere servono, visto il pericolo che corre Paolo e la sua tarda età, per ribadire alcuni punti importanti per Timoteo in vista del suo operare da solo, con la propria responsabilità, e non più al fianco l’apostolo nelle chiese, che passano anche momenti difficili.

Alcune meditazioni correlate

Romani 8:19-24 (/2010/10/10/aspetta-con-impazienza/)

[Romani 14:15-19](/2015/10/04/fare-comunita/)

[Filippesi 4:4-7](/2015/12/13/gioia-contagiosa/) e anche [Filippesi 4:4-7](/2009/12/22/rallegratevi/)

[II Timoteo 1:7-10](/2010/09/19/non-vergognarsi/)