Pentateuco

Rotoli della Torah

La Torah è la parte biblica fondamentale della Scrittura ebraica, che come cristiani indichiamo con Antico Testamento. È costituita dai primi cinque libri dell’Antico Testamento, che vengono detti Pentateuco, riprendendoli dall’antica traduzione in greco. Per gli ebrei essi sono la Torah, che spesso viene tradotto con “Legge”, ma che sarebbe meglio rendere con “Istruzione”.

I 5 libri sono detti in italiano: Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio.

Riguardo al contenuto, per sommi capi, troviamo nella Genesi: due parti, una sulle origini (1-11) e una sui patriarchi; nell’Esodo c’è la storia della liberazione dalla schiavitù e le prime leggi date ne deserto, fra cui i cosiddetti Dieci comandamenti; nel Levitico abbiamo una serie di prescrizioni e leggi, sugli olocausti e poi leggi di purità; insieme al risultati di censimenti sul popolo di Israele nel deserto, da cui il nome, in Numeri abbiamo anche del materiale narrativo insieme ad istruzioni; infine nel Deuteronomio, i discorsi di addio di Mosè prima di morire con la ripetizione con variazioni di comandamenti, da cui il nome derivato dal greco che significa Seconda Legge.

Rapporto con l’esilio

I primi cinque libri rappresentano il risultato di un lavoro complesso su tradizioni antiche. Si ritiene che la Torah raggiunse il suo stato attuale durante o subito dopo la fine dell’esilio (587-537 a. C.)

Nel testo che segue di Neemia abbiamo la figura di Esdra che spiega la Torah che appare come libro sconosciuto, infatti dopo si vede che nessuno sapeva più come celebrare la festa delle capanne.

Neemia 8:1 Tutto il popolo si radunò come un sol uomo sulla piazza che è davanti alla porta delle Acque, e disse a Esdra, lo scriba, che portasse il libro della legge di Mosè che il SIGNORE aveva data a Israele. (…) 8 Essi leggevano nel libro della legge di Dio in modo comprensibile; ne davano il senso, per far capire al popolo quello che leggevano. 9 Neemia, che era il governatore, Esdra, sacerdote e scriba, e i Leviti, che insegnavano, dissero a tutto il popolo: «Questo giorno è consacrato al SIGNORE vostro Dio; non siate tristi e non piangete!» Tutto il popolo infatti piangeva, ascoltando le parole della legge.

Questo testo appare analogo al testo di II Re 22 in cui la Torah, che era per secoli sconosciuta, viene ritrovata al tempo del re Giosia nei lavori di ristrutturazione del Tempio. Questo ritrovamento determina la riforma di Giosia. Gli studiosi sospettano che sia segno che solo da allora si viene a collezionare i testi che diventeranno la Torah.

Appare chiaro che la Torah prima di Giosia era un libro perlomeno dimenticato. Il tempo prima era un tempo di oblio dei libri della legge. Si osservi fra l’altro l’importanza di due scribi: Esdra e Safan. Anche lo stesso Mosè anche appare come scriba nei testi del Pentateuco. Comunque sia la Torah diviene fondamentale come libro dopo la fine dell’esilio.

Un’altra spia di questo è essere un insieme di libri articolati e strutturati successivamente, è nel fatto che la Torah appare sempre come libro, anche nell’Esodo stesso.

Autore

Si pone dunque da subito la questione di chi ne sia l’autore. Mentre l’autore è tradizionalmente Mosè, per alcuni anche l’autore del testo sulla sua morte, da Spinoza in poi si discute se proprio Esdra, o persone di quel tempo, non possano essere i redattori finali del Pentateuco.

In effetti nel Talmud si ha una affermazione speciale: Se Mosè non l’avesse preceduto, Esdra sarebbe stato degno di ricevere la Torà per Israele…. E se la Torah non gli è stata data, è da lui che ne è stata cambiata la scrittura.

Inoltre chiaramente la mano che redige i primi cinque libri va avanti fino alla fine dei libri dei Re. Comunque abbiamo un documento plurale e di compromesso (si veda dopo).

Resistere all’assimilazione

Comunque sia la Torah per le comunità deportate è di importanza primaria, più che al tempo della monarchia, infatti adesso non avevano più Stato o monarchia e in fondo non erano più proprietarie della terra. Cominciavano ad esserci grossi nuclei fuori della Terra promessa e c’erano dissidi con quelli rimasti.

Racconti e comandamenti sono intimamente collegati (e sopravvivono strati differenti, posti vicino gli uni agli altri). Il tutto in una prospettiva di miracolo/meraviglia e gratitudine al Signore.

I Comandamenti sono come il sostegno alla comunità che rischia di perdersi. C’è sempre infatti un’attenzione alle generazioni future! Si veda Esodo 12:26 13:8 e seguenti. E Deuteronomio 6:20.

Testo di compromesso

Nei testi si legge di un contrasto con quelli rimasti in Israele, quelli che non sapevano leggere e scrivere, lo testimoniano i libri di Neemia e Esdra. Gli studiosi invitano anche a vedere il libro di Ruth come una risposta di chi si affida al diritto consuetudinario, rispetto alla legge scritta, sui matrimoni misti.

In effetti anche tutta la conquista, scritta nello stile deuteronomista, sembra fatta apposta per ribadire la separazione con altri popoli, un po’ contro gli usi di coloro che erano rimasti.

Però i vari testi anche divergenti sono uno accanto all’altro. Chi ha redatto la Torah non ha voluto cancellare niente, semmai interpretare, giustapponendo testi differenti.

Perché i primi cinque libri?

Anche se la storia e la mano del redattore vanno avanti, i primi cinque libri sono speciali rispetto agli altri, la morte di Mosè è uno spartiacque. Si può dire infatti che la Torah stessa sia il successore di Mosè secondo il Deuteronomio. Si vedano i discorsi d’addio, come un testamento che impegnano tutto il popolo. Per alcuni studiosi sono analoghi ad un trattato di vassallaggio con il Signore.

Genesi

Il libro della Genesi appare diviso in due grandi parti. La prima tratta della storia dell’inizio dell’umanità in generale. La seconda vedrà la nascita del popolo di Israele.

Storicità e verità

La prima parte ha avuto una grande attenzione negli ultimi due secoli, mentre si può dire che non abbia così rilievo nel resto della Bibbia. L’attenzione vi è stata portata, infatti, soprattutto dall’attacco e dalla difesa della storicità della Bibbia. Da parte delle chiese cosiddette evangelicali, non si usa però il termine storicità o altro, ma quello di inerranza, cioè libera dagli errori. Ma per come questo termine è usato a mio avviso crea confusione. Che non ci siano errori, infatti, non vorrebbe dire che sia un racconto storico, ma l’uso che se ne fa vuol significare che se non espressamente indicato la Bibbia è un resoconto storico, assolutamente descrittivo dei fatti narrati, in ciò sarebbe la sua mancanza di errore, la sua verità.

Però per vero si usa in questo caso un criterio in fondo mutuato dalla filosofia positivista, dunque di origine scientifica e testimonia, nel tentativo di salvaguardare la Bibbia, la resa ad una visione materialista e un disinteresse per ciò che significa verità secondo la fede. Dimostrazione di realtà che non si vedono, qualcosa che può essere compreso solo attraverso gli occhi della fede e afferrato dunque attraverso immagini, racconti, simboli, analogie e non solo resoconti storiografici… Quando si usa il termine di verità in tal senso, ci si sta arrendendo in fondo ad una definizione non biblica, si vuole portare il combattimento sullo stesso piano di quello scientifico, non producendo qualcosa di scientifico e perdendo l’aspetto spirituale. E per i cristiani dimenticando che Gesù Cristo è la verità.

La lettura in questo modo appiattisce la Scrittura privandola dello spessore e delle implicazioni sottintese. Rendendo anche sterile l’esegesi, diminuendo la capacità di attualizzazione alla vita degli esseri umani moderni. Nell’approccio riformato classico, invece, si deve ribadire la verità di ciò che la Bibbia dice, riconoscendo nel contempo la pluralità di generi letterari, la storicità del tempo in cui è stata scritta, comprese quelle parti, come nei racconti della Creazione, che sono in polemica o si servono delle concezioni all’epoca dominanti. Infatti proprio dal confronto con i miti mesopotamici, risalta maggiormente il messaggio biblico.

Due racconti di Creazione

Inoltre è significativo che due siano i racconti di creazione, posti l’uno a fianco all’altro. Volerli armonizzare è un voler negare valore alla pluralità di teologie presenti nella Scrittura, di cui la Scrittura stessa è creazione. Che siano due racconti non solo è chiaro dal tipo di creazione a cui assistiamo, la prima con la parola e la seconda con il fare, ma anche in maniera incontrovertibile dal fatto che l’ordine della creazione che viene presentato è diverso, con l’essere umano alla fine o per primo.

Il primo racconto

Ecco alcune piccole osservazioni sul primo dei racconti. Non c’è in questo testo né in quello seguente la creazione dal nulla. Il testo ebraico è ancor più chiaro rispetto alle traduzioni, e il primo versetto è come un titolo di co che segue. Il primo riferimento alla concezione della creazione dal nulla si trova in II Maccabei 7:28. Dunque in questo testo Dio dà ordine al caos dominante, che a volte irrompe nella sua creazione, come anche successivamente al tempo del diluvio. C’è dunque sottinteso che il mondo permanga per un incessante atto creativo nel tempo del Signore, che preserva il creato.

In contrasto con i racconti mesopotamici il mondo è intrinsecamente buono / bello (in ebraico infatti il termine è lo stesso). Mentre nei racconti mesopotamici la materia è negativa (come per tutti gli gnosticismi che riprendono tale visioni), il Creato e le sue creature sono positive.

In questo racconto maschio e femmina sono insieme immagine di Dio. E il significato di questa immagine sta secondo il racconto nel compito di gestire la Creazione nella sua parte terrestre da parte del Signore. La terra infatti rimane sempre di Dio.

Il Sabato, infine, conclude il primo racconto. Dandogli un valore cosmico.

Il secondo

Il secondo racconto ci dice che in questo Creato buono, positivo una opposizione al Signore è presente fin dall’inizio, infatti il serpente che ne dà voce è una delle creature.

L’interpretazione della caduta si trova in Paolo per essere ribadita da Agostino e Lutero, ma mai nell’Antico Testamento si trova un insegnamento simile e mai vi viene fatto riferimento. Anche per questo le interpretazioni ebraica e cristiana divergono. Si veda infatti: Deuteronomio 30:11-14 dove la Legge del Signore è interamente applicabile, vicina al cuore dell’essere umano.

Il Diluvio

Il racconto del diluvio è molto più lungo rispetto ai racconti delle due creazioni. Questo deve far riflettere sulla sua importanza.

Dio decide di rimanere il creatore fedele nonostante le infedeltà che ci sono prima e continuano dopo. Per un giusto che fa la differenza. È in qualche modo anticipazione di Abramo. Interpretazione del popolo di Israele fra altri popoli e, per i cristiani, fa riflettere su Gesù Cristo.

È quasi un terzo racconto di creazione.

I patriarchi

Nella seconda parte della Genesi (dal capitolo 12 al 50) troviamo dei materiali narrativi sugli antenati di Israele, che ne spiegano l’origine e la loro presenza in Israele dove diverranno un popolo.

Nella prima parte fino al capitolo 36 troviamo alcuni episodi strettamente familiari legati a tre coppie: Abramo e Sara, Isacco e Rebecca, Giacobbe e Rachele. Sono questi materiali posti insieme a formare una specie di storia. Mentre il ciclo seguente su Giuseppe dal capitolo 37 ha una maggiore coesione e svolgimento.

È chiaro che il testo attuale rappresenta lo stadio finale di un lungo lavoro di ricordo e narrazione, che ci porta lontano dalla storicità dei fatti da cui traggono origine le storie.

Ci sono nelle storie alcune scene-tipo: ad esempio l’antenata compromessa (Genesi 12, 10-20, 20:1-18; 26:1-11) oppure il fidanzamento (Gen 24:10-61; 29:1-10) come nei telefilm attuali. Ancora una volta lo schema generale che mette insieme i vari testi, non ne risolve le differenze e tensioni esistenti. Il discorso centrale è quello della promessa, presente solo in alcuni testi, ad esempio Genesi 12, ma gli altri vengono letti in funzione di essa.

La promessa non è generica, ma specificata da Dio nella discendenza maschile in una società patriarcale per il possesso della terra promessa.

La promessa per Abramo svolge un ruolo di raccordo fra la maledizione delle genti e la benedizione attraverso Abramo (da cui la lettura cristiana di superamento degli stretti confini nazionali).

La promessa della terra svolge un ruolo di spiegazione della storia di Israele in relazione alla fedeltà alla Legge. Il possesso della terra viene legato al rispetto della legge, non entra la generazione dell’esilio, ma ci sarà nel tempo della monarchia, però poi c’è l’allontanamento dalla Legge e dunque con l’esilio la perdita della terra, poi ci sarà il ritorno. (Questo filone porta ad una interpretazione ebraico ortodossa sullo Stato di Israele, con la quale dobbiamo confrontarci).

La promessa però è senza condizioni per Abramo e dunque ideale per parlare a chi ha perso la terra, in vista di un ritornarci.

In effetti il rapporto di Dio con Abramo è speciale. In Isaia 41:8 Abramo viene definito come amico di Dio.

Isaia 41,8: «Ma tu, Israele, mio servo! Giacobbe, che ho scelto, discendenza di Abramo, mio amico».

Il titolo di «amico di Dio» assegnato ad Abramo si ritrova altrove nell’Antico Testamento (2Cr 20,7; Dn 3,35 [LXX]) e nel Nuovo (Gc 2,23), così come nel Corano. La sura IV,124 dice, infatti: «Dio prese Abramo per amico»; da lì il suo titolo, in arabo: «Khalilullah», «amico di Dio».

C’è anche la fiducia di Dio in Abramo e una certa complicità. Nel racconto gli si passano alcune infedeltà senza rimproveri. C’è l’ardire di parlare di Abramo.

Abramo come antenato è importante per il dialogo interreligioso, ma nello stesso tempo c’è una specie di lotta per la sua eredità.

Fondamentali sono anche Sara e Rachele, più di Rebecca (nella successiva tradizione rifiuta di essere consolata).

Esodo

Il secondo libro della Bibbia si può dividere in tre parti. La prima parte dal capitolo 1 al 15 è il racconto della liberazione dalla schiavitù egiziana del popolo di Israele. La seconda parte dal capitolo 15 al 18 riguarda la permanenza di Israele nel deserto, mentre la terza parte è la parte del patto con il Signore. Una lunga e complessa parte che in fondo si conclude solo in Numeri 10.

La liberazione

Il testo della liberazione dalla schiavitù è un testo che appare, come gli altri d’altronde, complesso nella sua origine. È chiaro inoltre che sia stato usato più volte per essere rinarrato, sia come ripetizione al culto e nella celebrazione della Pasqua, sia nella Bibbia stessa in Giosuè 4:22 oppure in Isaia 52:11. Dunque se da una parte è il testo fondamentale della fede di Israele, d’altra parte il nucleo storico appare per molti perduto dietro una serie di ri-narrazioni. Per coloro che ne danno una collocazione storica si è svolto grosso modo nel 1250 a.C. sotto il faraone Ramses II, per altri invece oramai il testo non ha più nessun indizio originale. Si noti che il testo non cita il nome del faraone, ma quello delle levatrici, ma una delle città che il popolo di Israele costruisce è proprio Ramses.

Un testo paradigmatico anche per altre liberazioni. Prima di tutto per coloro che sono nell’esilio sotto Nabucodonosor oppure ritornano dall’esilio.

Il testo che viene legato alla Genesi precedente con una genealogia, parte nel suo sviluppo non con l’iniziativa del Signore, ma con il grido degli schiavi.

2:23 Durante quel tempo, che fu lungo, il re d’Egitto morì. I figli d’Israele gemevano a causa della schiavitù e alzavano delle grida; e le grida che la schiavitù strappava loro salirono a Dio. 24 Dio udì i loro gemiti. Dio si ricordò del suo patto con Abraamo, con Isacco e con Giacobbe. 25 Dio vide i figli d’Israele e ne ebbe compassione.

3:7 Il SIGNORE disse: «Ho visto, ho visto l’afflizione del mio popolo che è in Egitto e ho udito il grido che gli strappano i suoi oppressori

Questo è importante, il Signore ode i lamenti e le preghiere ed interviene. Questo fa sì che pur raccontando una storia precisa, mostra il Signore come un Dio liberatore che ascolta gli oppressi. In questo si capisce come mai schiavi di tutte le epoche, come i neri americani, abbiano guardato con gioia a questo testo.

Dopo le numerose piaghe infine anche il faraone riconosce YHWH come Signore.

12: 30 Il faraone si alzò di notte, egli e tutti i suoi servitori e tutti gli Egiziani; e vi fu un grande lamento in Egitto, perché non c’era casa dove non vi fosse un morto. 31 Egli chiamò Mosè ed Aaronne, di notte, e disse: «Alzatevi, partite di mezzo al mio popolo, voi e i figli d’Israele. Andate a servire il SIGNORE, come avete detto. 32 Prendete le vostre greggi e i vostri armenti, come avete detto; andatevene, e benedite anche me!»

Bisogna stare attenti che prima della fuga ci sono le istruzioni dettagliate della celebrazione della Pasqua, scritte per i posteri, come tutto il testo della Torah, dicevamo, lo è.

Poi c’è un ripensamento egiziano, e quindi la sconfitta dell’esercito egiziano.

14:5 Quando dissero al re d’Egitto che il popolo era fuggito, il cuore del faraone e dei suoi servitori mutò sentimento verso il popolo, e quelli dissero: «Che abbiamo fatto rilasciando Israele? Non ci serviranno più!»

Interessante notare che già nel nostro testo appare la presenza di altri che non sono nella stessa genealogia. Un indizio di due tradizioni differenti da Abramo e da qualcun altro?

12:38 Una folla di gente di ogni specie salì anch’essa con loro.

Un materiale destinato alla liturgia?

E il nome del Signore. Lo avevano dimenticato, almeno in parte? E vi credettero.

Nel deserto

Prima della sezione sul patto del Sinai (e poi successivamente, ma sarà solo nel libro dei Numeri), ci sono alcuni capitoli: 15:22 -18:27, con una serie di episodi di Israele nel deserto.

Quello che si nota è il mormorare del popolo. Da subito in 15:24 c’è il lamentarsi e il criticare del popolo a Mosè e quindi anche verso il Signore. Il Signore risponde con generosità intervenendo per il popolo, ma si comincia a vedere anche la rabbia del Signore nei confronti di questo popolo ribelle.

Fondamentale è l’episodio della manna, in cui come anticipazione, già c’è la prescrizione del Sabato.

Visto che il Pentateuco acquistò importanza (o fu composto) con l’esilio, la questione del rapporto fra deserto ed esilio appare importante. Ad esempio nel parlare dell’esilio in Isaia 24:1-13 troviamo che vi è collegata l’idea che la terra divenga un deserto. Con l’esilio, infatti, si ha una esistenza precaria del popolo come fosse nel deserto. Anche il mormorare trova un parallelo nelle mormorazioni dell’esilio?

Per mantenerlo in vita e libero, infine il Signore interverrà, donando la Legge, con la forza del suo Patto, che diviene importante per gli esiliati come per Israele nel deserto, come sempre per il popolo del Signore.

Il Patto

Con il capitolo 19 si giunge al luogo dove verrà sancito il Patto con il Signore, al Sinai. (Questo testo andrà avanti fino al capitolo 10 del libro dei Numeri). E al capitolo 20 le prime e quindi le più fondamentali prescrizioni sono i cosiddetti 10 comandamenti. È il Liberatore che parla, è Colui che sostiene Israele che gli dà dei comandamenti che lo terranno in vita come popolo, che sono importanti per far vivere la società.

I dieci comandamenti

Allora Dio pronunziò tutte queste parole: «Io sono il Signore, il tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla casa di schiavitù.

  1. Non avere altri dèi oltre a me.

  2. Non farti scultura, né immagine alcuna delle cose che sono lassù nel cielo o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra. Non ti prostrare davanti a loro e non li servire, perché io, il Signore, il tuo Dio, sono un Dio geloso; punisco l’iniquità dei padri sui figli fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che mi odiano, e uso bontà, fino alla millesima generazione, verso quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti.

  3. Non pronunciare il nome del Signore, Dio tuo, invano; perché il Signore non riterrà innocente chi pronuncia il suo nome invano.

  4. Ricòrdati del giorno del riposo per santificarlo. Lavora sei giorni e fa’ tutto il tuo lavoro, ma il settimo è giorno di riposo, consacrato al Signore Dio tuo; non fare in esso nessun lavoro ordinario, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo servo, né la tua serva, né il tuo bestiame, né lo straniero che abita nella tua città; poiché in sei giorni il Signore fece i cieli, la terra, il mare e tutto ciò che è in essi, e si riposò il settimo giorno; perciò il Signore ha benedetto il giorno del riposo e lo ha santificato.

  5. Onora tuo padre e tua madre, affinché i tuoi giorni siano prolungati sulla terra che il Signore, il tuo Dio, ti dà.

  6. Non uccidere.

  7. Non commettere adulterio.

  8. Non rubare.

  9. Non attestare il falso contro il tuo prossimo.

  10. Non desiderare la casa del tuo prossimo; non desiderare la moglie del tuo prossimo, né il suo servo, né la sua serva, né il suo bue, né il suo asino, né cosa alcuna del tuo prossimo».

I dieci comandamenti sono spesso al negativo, che lascia in fondo più libertà al popolo. Hanno una valenza sociale, si veda l’adulterio o il sostentamento dei genitori. Ma fondamentale è la prima parte relativa al Signore. Il fondamento della libertà ed esistenza del popolo è il timore del Signore.

Si consideri che nel Deuteronomio 5:2-22 si ritrovano i Dieci comandamenti in una versione leggermente differente, in particolare per il giorno di riposo:

né lo straniero che abita nella tua città, affinché il tuo servo e la tua serva si riposino come te. Ricòrdati che sei stato schiavo nel paese d’Egitto e che il SIGNORE, il tuo Dio, ti ha fatto uscire di là con mano potente e con braccio steso; perciò il SIGNORE, il tuo Dio, ti ordina di osservare il giorno del riposo.

E nell’ultimo compare il campo:

Non desiderare la moglie del tuo prossimo; non bramare la casa del tuo prossimo, né il suo campo, né il suo servo, né la sua serva, né il suo bue, né il suo asino, né cosa alcuna del tuo prossimo».

Subito dopo il testo di Esodo 20 c’è una lunghissima parte di materiali di varie epoche, in cui le prescrizioni investono la vita nei vari aspetti. Forse il materiale 19-24 è il più antico.

Ci sono prescrizioni sull’altare, sulla schiavitù, la legge dell’occhio per occhio, dente per dente e varie riparazioni e prescrizioni morali. C’è già una istruzione sulla conquista di Canaan. Poi al capitolo 24 il patto del Sinai viene concluso, fra il popolo e il Signore.

Nelle leggi si può vedere una componente assolutista ed una umanitaria e compassionevole, come nel regolare la schiavitù per debiti.

Segue una parte in cui per quaranta giorni e quaranta notti Mosè riceve le istruzioni sulla costruzione del tabernacolo e sul culto, dal capitolo 25 al 31.

I testi sono collegati all’idea della presenza del Signore in mezzo al popolo. La tenda del Signore è senz’altro il ricordo di un tempo in cui il Signore lì era presente per il popolo di Israele, ora i testi sono molto rimaneggiati. Ad esempio alcuni studiosi avanzano l’ipotesi che dal capitolo 25 al 31 ci siano sette discorsi di Dio a Mosè che ricalchino in qualche modo la creazione in sette giorni ed in effetti il settimo discorso riguarda il Sabato.

Al capitolo 32 però al suo ritorno c’è l’episodio del vitello d’oro. Il popolo stanco di aspettare con l’iniziativa di Aronne si fa un culto a modo suo. Forse inizialmente il vitello potrebbe essere stato non una forma di idolatria, ma un modo diverso di venerare il Signore. Comunque sembra esserci una forte polemica dei leviti contro i sacerdoti discendenti di Aronne.

Nel capitolo 34 poi il Signore rinnova il patto con Israele a cui seguono ancora istruzioni sulla costruzione del tabernacolo. Il libro del Levitico si aprirà quindi con una parte dedicata a come effettuare gli olocausti.

Levitico

Il Levitico appare come il proseguimento delle prescrizioni dell’Esodo.

Il titolo è fuorviante, veniva come gli altri dalla traduzione greca dei LXX, ma in realtà solo una parte delle prescrizioni sono per i sacerdoti, e molte per tutto il popolo o per i sacerdoti e per quelli che si trovano ad aiutarli.

I materiali sono pre-esilici, anche se la sistemazione finale è posteriore all’esilio.

Affrontandone la lettura, specie come evangelici del giorno d’oggi, si è un poco interessati a parte nel cogliere i riferimenti al sacrificio della croce di Cristo (così come interpretato in Giovanni e nella Lettera agli ebrei). Infatti, questo libro ha a che fare con i rituali e le prescrizioni dei sacrifici del Tempio. Però la faccenda dei rituali non si può semplicemente accantonare e ignorare, per due motivi. Il primo se volete è sociologico, tutte le culture ed epoche hanno dei rituali e ignorarli in generale fa correre il rischio che altri rituali prendano il posto di quelli della chiesa.

Il secondo motivo è più teologico. Attraverso questi testi, ci giunge un messaggio che non possiamo ignorare. Possiamo rivederlo se vogliamo alla luce dell’evangelo, ma nondimeno abbiamo un messaggio biblico che ci giunge non attraverso racconti, ma attraverso precise istruzioni sacramentali, che non riguardano solo i sacerdoti, ma tutto il popolo di Israele.

Dietro a questi testi c’è una concezione che conosciuta, aiuta a capire meglio la teologia che hanno.

  • Il ritmo del mondo è stato creato per mantenere un ordine nel caos. Il ritmo delle stagioni, ma soprattutto il ritmo del sabato, va seguito per questo. Ecco le feste ecco il culto, come un mantenersi in sintonia con l’ordine di Dio.
  • Inoltre il rituale ha a che fare con la presenza di Dio sulla terra. Il Signore si incontra nella tenda del convegno, dunque nel tempio.

Possiamo riflettere come entrambe queste idee sono state presenti per molto tempo, la vita scandita dalla domenica e la domenica con il culto come momento di incontro con il Signore di tutta la comunità.

1-16 Dieci comandamenti cultuali

Nei primi sedici capitoli si trovano dieci istruzioni, comandamenti relativi al culto. I primi cinque sono istruzioni per i sacrifici dalla parte dei sacerdoti e i loro aiutanti, i secondi cinque sono sull’impurità e riguardano tutti. Anche in questa parte si notano oltre alla descrizione di come deve essere il sacrificio, un’attenzione alla giustizia.

Levitico 5:21 «Quando uno peccherà e commetterà un’infedeltà verso il SIGNORE, negando al suo prossimo un deposito da lui ricevuto, o un pegno messo nelle sue mani, o una cosa che ha rubato o estorto con frode al prossimo, 22 o una cosa smarrita che ha trovata, e mentendo a questo proposito e giurando il falso circa una delle cose nelle quali l’uomo può peccare, 23 quando avrà così peccato e si sarà reso colpevole, restituirà la cosa rubata o estorta con frode, o il deposito che gli era stato affidato, o l’oggetto smarrito che ha trovato, 24 o qualunque cosa circa la quale abbia giurato il falso. Farà la restituzione per intero e vi aggiungerà un quinto in più, consegnando ciò al proprietario il giorno stesso in cui offrirà il suo sacrificio per la colpa. 25 Porterà al sacerdote il suo sacrificio per la colpa offerto al SIGNORE: un montone senza difetto, scelto dal gregge in base alla tua valutazione, come sacrificio per la colpa. 26 Il sacerdote farà l’espiazione per lui davanti al SIGNORE, e gli sarà perdonato qualunque sia la cosa di cui si è reso colpevole».

Le prescrizioni di purità per ciò che non si può mangiare, sono riprese riguardo al sangue, dai testimoni di Geova, che lo interpretano contro le trasfusioni.

Levitico 7:26 Non mangerete neppure del sangue, né di uccelli né di quadrupedi, dovunque abiterete. 27 Chiunque mangerà sangue di qualsiasi specie, sarà eliminato dalla sua gente”».

Si vede che c’erano anche problemi non solo per culti ad altre divinità, ma anche per culti al Signore non autorizzati.

Le 10:1 Nadab e Abiu figli d’Aaronne, presero ciascuno il suo turibolo, vi misero dentro del fuoco, vi posero sopra dell’incenso, e offrirono davanti al SIGNORE del fuoco estraneo, diverso da ciò che egli aveva loro ordinato. 2 Allora un fuoco uscì dalla presenza del SIGNORE e li divorò; così morirono davanti al SIGNORE.

17-27 Codice di santità

Il cuore del libro del Levitico, qui si vede come il culto e la giustizia siano strettamente collegati. Ma c’è anche un richiamo comunitario molto forte. Ad esempio:

Le 17:1 Il SIGNORE disse ancora a Mosè: 2 «Parla ad Aaronne, ai suoi figli e a tutti i figli d’Israele e di’ loro: “Questo è quello che il SIGNORE ha ordinato: 3 Se un uomo qualsiasi della casa d’Israele scanna un bue, un agnello o una capra dentro l’accampamento o fuori dell’accampamento 4 e non lo conduce all’ingresso della tenda di convegno, per presentarlo come offerta al SIGNORE davanti al tabernacolo del SIGNORE, sarà considerato come colpevole di spargimento di sangue; ha sparso del sangue. Quest’uomo sarà eliminato dal mezzo del suo popolo, 5 affinché i figli d’Israele, invece di offrire, come fanno, i loro sacrifici nei campi, li portino al SIGNORE presentandoli al sacerdote, all’ingresso della tenda di convegno, e li offrano al SIGNORE come sacrifici di riconoscenza. 6 Il sacerdote ne spargerà il sangue sull’altare del SIGNORE, all’ingresso della tenda di convegno, e farà bruciare il grasso come un profumo soave per il SIGNORE. 7 Essi non offriranno più i loro sacrifici agl’idoli a forma di capri che sono soliti adorare prostituendosi. Questa sarà per loro una legge perenne, di generazione in generazione”.

Questo perché tutto il popolo è un popolo di sacerdoti, e questo riguarda tutta la vita.

Le 19:1 Il SIGNORE disse ancora a Mosè: 2 «Parla a tutta la comunità dei figli d’Israele, e di’ loro: “Siate santi, perché io, il SIGNORE vostro Dio, sono santo.

Inoltre qui si trovano oltre a varie prescrizioni con pena di morte, anche il versetto che sembra essere specifico dei cristiani, ed invece è qui nel Levitico

17 Non odierai tuo fratello nel tuo cuore; rimprovera pure il tuo prossimo, ma non ti caricare di un peccato a causa sua. 18 Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il prossimo tuo come te stesso. Io sono il SIGNORE.

Si osservi che le prescrizioni che vengono date, anche se ricordano sacrifici delle religioni del tempo, si distanziano fortemente da quelli delle società pagane dell’epoca. Infatti lo scopo dei sacrifici in quelle culture è di tipo magico, nel senso che vogliono influenzare, questa o quella divinità, a loro favore.

Levitico 20:1 Il SIGNORE disse ancora a Mosè: 2 «Dirai ai figli d’Israele: “Chiunque dei figli d’Israele o degli stranieri che abitano in Israele sacrificherà uno dei suoi figli a Moloc dovrà essere messo a morte; il popolo del paese lo lapiderà. 3 Anche io volgerò la mia faccia contro quell’uomo, e lo eliminerò dal mezzo del suo popolo, perché avrà sacrificato dei figli a Moloc per contaminare il mio santuario e profanare il mio santo nome. 4 Se il popolo del paese chiude gli occhi quando quell’uomo sacrifica i suoi figli a Moloc, e non lo mette a morte, 5 io volgerò la mia faccia contro quell’uomo e contro la sua famiglia e li eliminerò dal mezzo del loro popolo, lui con tutti quelli che come lui si prostituiscono a Moloc.

La morte e l’eliminazione di cose abominevoli servono per ripristinare il disegno di Dio. Comunque si vede che sono prescrizioni comunitarie, per la società.

Si osservino inoltre dal capitolo 23 l’elenco delle feste solenni, che segnano l’ordine dell’anno.

E poi l’anno sabatico e il giubileo che sono al capitolo 25, dove si ristabilisce un ordine su più anni e l’ordine del possesso della terra. Non è chiaro se mai queste prescrizioni furono effettivamente messe in pratica. C’è un’idea che la terra appartiene al Signore e che ogni famiglia debba avere i mezzi di sostentamento per vivere. E una limitazione delle colpe o sbagli dei padri sulle generazioni successive, infine è contro la schiavitù per debiti, come anche erano molti profeti.

Numeri

Nel libro detto dei Numeri troviamo, come o forse di più che in altri libri del Pentateuco materiali più antichi, adattati e sistemati posteriormente.

Non vi si trova un carattere unitario. Per questo il libro è poco letto e poco frequentato anche dai Lezionari.

Oltre che con un censimento, che è uno dei motivi (insieme ad altri censimenti e numeri) per il quale i traduttori della LXX lo chiamarono così, le istruzioni sono date presso il Sinai e quindi sono il proseguimento di quelle iniziate nel libro dell’Esodo al capitolo 25 e che si snodano attraverso il libro del Levitico.

Oltre al censimento e l’ordine di marcia che doveva avere Israele nel deserto, ci sono il censimento e le funzioni dei Leviti.

Al capitolo 5 inizia una serie di istruzioni varie. Fra cui quella del Nazireato. Molte istruzioni sono relative al culto. Per questo si è detto che la mano che ha sistemato il materiale originario è quella sacerdotale.

Troviamo qui la formula di benedizione più famosa dell’Antico testamento.

Numeri 6:22-27 Il SIGNORE disse ancora a Mosè: «Parla ad Aaronne e ai suoi figli e di’ loro: “Voi benedirete così i figli d’Israele; direte loro: «Il SIGNORE ti benedica e ti protegga! Il SIGNORE faccia risplendere il suo volto su di te e ti sia propizio! Il SIGNORE rivolga verso di te il suo volto e ti dia la pace!»” Così metteranno il mio nome sui figli d’Israele e io li benedirò».

Abbiamo inoltre le istruzioni sulla celebrazione della Pasqua. Sarebbe la seconda Pasqua dopo quella in Egitto.

Nel capitolo 10, versetto 11, abbiamo una cesura. Il popolo si mette in marcia.

Numeri 10:11-13 Il secondo anno, il secondo mese, il ventesimo giorno del mese, la nuvola si alzò sopra il tabernacolo della testimonianza. I figli d’Israele partirono dal deserto del Sinai, secondo l’ordine fissato per il loro cammino; la nuvola si fermò nel deserto di Paran. Così si misero in cammino la prima volta, secondo l’ordine del SIGNORE trasmesso per mezzo di Mosè.

Da qui prendono avvio materiali non più del Sinai, quindi, ma della permanenza nel deserto.

I testi riportano una serie di mormorii in aumento in cui il Signore si prende cura come una mamma (Numeri 11:12) e viene contestato anche duramente Mosè stesso anche da Maria, sua sorella, nel capitolo 12, che mostra però la straordinaria autorità di Mosè.

La storia si complica perché prima di entrare nella Terra promessa passeranno altri 39 anni. Infatti dopo un anno sono già a Cades pronti ad entrare nella Terra promessa e mandano 12 esploratori (spie?) a perlustrare il paese. Questi descrivono la fertilità della terra e riportano come esempio un grappolo d’uva su una stanga (che diviene immagine dello Stato di Israele) e descrivono il popolo che lo abita come potente. Però il popolo di Israele non si fida del Signore e di quello che gli aveva detto che gli avrebbe dato la Terra promessa ed ha paura… Con la sola eccezione di due degli esploratori:

Numeri 14:6-9 E Giosuè, figlio di Nun, e Caleb, figlio di Gefunne, che erano tra quelli che avevano esplorato il paese, si stracciarono le vesti e parlarono così a tutta la comunità dei figli d’Israele: «Il paese che abbiamo attraversato per esplorarlo è un paese buono, molto buono. Se il SIGNORE ci è favorevole, ci farà entrare in quel paese e ce lo darà: è un paese dove scorre il latte e il miele. Soltanto, non vi ribellate al SIGNORE e non abbiate paura del popolo di quel paese, poiché ne faremo nostro pascolo; l’ombra che li proteggeva si è ritirata, e il SIGNORE è con noi; non li temete».

E verso la fine del brano dunque la condanna di tutta quella generazione:

Numeri 14:23b-24 Nessuno di quelli che mi hanno disprezzato lo vedrà; ma il mio servo Caleb è stato animato da un altro spirito e mi ha seguito pienamente; perciò io lo farò entrare nel paese nel quale è andato; e la sua discendenza lo possederà.

Il motivo dunque del ritardo (altri 38 anni) sarà perché la generazione del Sinai si è dimostrata infedele.

Questo varrà anche per Mosè e Aronne.

Numeri 20:7-12 Il SIGNORE disse a Mosè: «Prendi il bastone; tu e tuo fratello Aaronne convocate la comunità e parlate a quella roccia, in loro presenza, ed essa darà la sua acqua; tu farai sgorgare per loro acqua dalla roccia e darai da bere alla comunità e al suo bestiame». Mosè dunque prese il bastone che era davanti al SIGNORE, come il SIGNORE gli aveva comandato. Mosè e Aaronne convocarono l’assemblea di fronte alla roccia, e Mosè disse loro: «Ora ascoltate, o ribelli; faremo uscire per voi acqua da questa roccia?» E Mosè alzò la mano, percosse la roccia con il suo bastone due volte, e ne uscì acqua in abbondanza; e la comunità e il suo bestiame bevvero. Poi il SIGNORE disse a Mosè e ad Aaronne: «Siccome non avete avuto fiducia in me per dar gloria al mio santo nome agli occhi dei figli d’Israele, voi non condurrete questa assemblea nel paese che io le do».

Si possono vedere come due generazioni in contrapposizione, la vecchia infedele e la nuova fedele. Ecco probabilmente il motivo dei due censimenti: al capitolo 1 la vecchia generazione e quella nuova al capitolo 26.

Uno dei motivi di questa contrapposizione potrebbe essere nella riflessione avvenuta al principio dell’esilio babilonese. La vecchia generazione di Israele è quella che ha meritato l’esilio, la nuova generazione dopo qualche decennio, essendo fedele, seguendo tutte le prescrizioni di purità, rientrerà infine di nuovo nella Terra promessa.

Nella permanenza nel deserto ci sono alcuni episodi e alcune prescrizioni in ordine difficilmente comprensibile, se non quello cronologico (ma che in caso di una profonda rielaborazione hanno un senso simbolico, come una marcia sempre più vicino alla terra di Israele, oppure hanno un intento di cui si è persa la spiegazione).

C’è poi già una prima spartizione delle terre, che poi saranno conquistate / invase / occupate / infiltrate nel libro di Giosuè, con il tema del mantenersi puri e non contaminarsi con l’idolatria dei popoli di Canaan.

L’episodio di Balaam da 22 a 24 non solo è interessante per i Numeri, ma ha un valore sulla riflessione sulla profezia. Sembra essere materiale poetico molto antico, che ha parti più moderne in prosa. Viene qui ripresa la benedizione ricevuta da Abramo in Genesi 12:1-3. Quello che risalta è l’impossibilità di contraddire il Signore nel non benedire Israele. (Il coinvolgimento nel testo degli ebrei in esilio doveva essere molto forte.) Ed anche quello di essere Israele di benedizione per altri.

Numeri 24:9b Benedetto chiunque ti benedice, maledetto chiunque ti maledice!

Dopo un episodio di idolatria, proprio quando si stava per prendere possesso della Terra promessa, c’è il secondo censimento in cui si osserva che:

Numeri 26:64-65 Fra questi non vi era alcuno di quei figli d’Israele dei quali Mosè e il sacerdote Aaronne avevano fatto il censimento nel deserto del Sinai. Poiché il SIGNORE aveva detto di loro: Certo moriranno nel deserto! E non ne rimase neppure uno, salvo Caleb, figlio di Gefunne, e Giosuè, figlio di Nun.

In Numeri c’è sempre una tensione fra comandamento e trasgressione di Israele, cui segue un periodo di punizione, ma il Signore mantiene fede sempre al suo patto di benedizione.

Deuteronomio

Il libro del Deuteronomio, è costituito quasi interamente da tre discorsi di Mosè che riprendono e commentano ciò che è successo in precedenza. È quindi già un commento a ciò che è successo in precedenza.

Il libro si presenta dunque come una pausa prima di entrare nella Terra promessa.

De 1:1 Queste sono le parole che Mosè rivolse a Israele di là dal Giordano, nel deserto, nella pianura di fronte a Suf, tra Paran, Tofel, Laban, Aserot e Di–Zaab.

Il Deuteronomio si presenta come tre discorsi di Mosè che riassumono per la generazione nuova ciò che era avvenuto. Il riassunto però è anche a vantaggio di tutte le generazioni che seguiranno. Spesso viene ripetuto “oggi” ad indicare che ciò che è stato non è solo per il passato, ma vale per la generazione che ascolta, anche attraverso la lettura del libro.

Mosè ci viene ripetuto non potrà entrare nella Terra promessa.

De 3: 23 In quel medesimo tempo io supplicai il SIGNORE e dissi: 24 «Dio, SIGNORE, tu hai cominciato a mostrare al tuo servo la tua grandezza e la tua mano potente; poiché, quale dio, in cielo o sulla terra, può fare opere e prodigi pari a quelli che fai tu? 25 Ti prego, lascia che io passi e veda il bel paese che è oltre il Giordano, la bella regione montuosa e il Libano!» 26 Ma il SIGNORE si adirò contro di me per causa vostra, e non mi esaudì. Il SIGNORE mi disse: «Basta così; non parlarmi più di questo. 27 Sali in vetta al Pisga, volgi lo sguardo a occidente, a settentrione, a mezzogiorno e a oriente, e contempla il paese con i tuoi occhi; poiché tu non passerai questo Giordano. 28 Ma da’ i tuoi ordini a Giosuè, fortificalo e incoraggialo, perché sarà lui che lo passerà alla testa di questo popolo e metterà Israele in possesso del paese che vedrai». 29 Così ci fermammo nella valle di fronte a Bet–Peor

De 4:1 Ora, dunque, Israele, da’ ascolto alle leggi e alle prescrizioni che io v’insegno perché le mettiate in pratica, affinché viviate ed entriate in possesso del paese che il SIGNORE, il Dio dei vostri padri, vi dà. 2 Non aggiungerete nulla a ciò che io vi comando e non ne toglierete nulla, ma osserverete i comandamenti del SIGNORE vostro Dio, che io vi prescrivo.

Il popolo di Israele diviene esplicitamente il popolo della Torah.

De 4:7 Qual è infatti la grande nazione alla quale la divinità sia così vicina come è vicino a noi il SIGNORE, il nostro Dio, ogni volta che lo invochiamo?

La Legge viene ripetuto più volte va seguita integralmente. E soprattutto non dimenticata.

4:23 Guardatevi dal dimenticare il patto che il SIGNORE, il vostro Dio, ha stabilito con voi e dal farvi una scultura che sia immagine di qualsiasi cosa che il SIGNORE, il tuo Dio, ti ha proibita. 24 Poiché il SIGNORE, il tuo Dio, è un fuoco che divora, un Dio geloso.

Nella ricapitolazione al capitolo 5 giungono di nuovo i 10 comandamenti, con piccole modifiche che abbiamo già evidenziato. Successivamente sembra avere molta importanza il divieto delle immagini.

Mosè è esplicitamente individuato come il mediatore della Legge.

De 5:27 Avvicìnati tu e ascolta tutto ciò che il SIGNORE, il nostro Dio, dirà; poi ci riferirai tutto ciò che il SIGNORE, il nostro Dio, ti avrà detto, e noi l’ascolteremo e lo faremo.

Al capitolo 6 ritroviamo come la legge sia da tenere sempre vicino al cuore. È lo Schemà Israel l’ascolta Israele che verrà ripetuto due volte al giorno dagli ebrei osservanti. E che è ripreso come gran comandamento anche da Gesù.

De 6:4-5 Ascolta, Israele: Il SIGNORE, il nostro Dio, è l’unico SIGNORE. Tu amerai dunque il SIGNORE, il tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima tua e con tutte le tue forze.

E nel capitolo 7 la conquista e la distruzione dei cananei, perché il popolo deve essere consacrato interamente al Signore.

De 7:6 Infatti tu sei un popolo consacrato al SIGNORE tuo Dio. Il SIGNORE, il tuo Dio, ti ha scelto per essere il suo tesoro particolare fra tutti i popoli che sono sulla faccia della terra.

Interessante fra varie prescrizioni la punizione dei falsi profeti e degli idolatri.

De 13:1 Quando sorgerà in mezzo a te un profeta o un sognatore che ti annunzia un segno o un prodigio, 2 e il segno o il prodigio di cui ti avrà parlato si compie, ed egli ti dice: «Andiamo dietro a dèi stranieri, che tu non hai mai conosciuto, e serviamoli», 3 tu non darai retta alle parole di quel profeta o di quel sognatore, perché il SIGNORE, il vostro Dio, vi mette alla prova per sapere se amate il SIGNORE, il vostro Dio, con tutto il vostro cuore e con tutta l’anima vostra.

Ci sono anche le prescrizioni per l’anno di remissione (giubilare) come anche per la Pasqua, e le varie feste.

Si anticipano anche il tema dell’elezione e dei doveri dei re, che arriverà solo in I Samuele.

De 17:14 Quando sarai entrato nel paese che il SIGNORE, il tuo Dio, ti dà e ne avrai preso possesso e lo abiterai, forse dirai: «Voglio avere un re come tutte le nazioni che mi circondano». 15 Allora dovrai mettere su di te come re colui che il SIGNORE, il tuo Dio, avrà scelto. Metterai su di te come re uno del tuo popolo; non metterai come re uno straniero che non sia del tuo popolo.

In De 20 si trovano le regole dell’assedio delle città, secondo quanto succedeva allora, che rivelano un non distruzione se si arrende.

De20:10 Quando ti avvicinerai a una città per attaccarla, le offrirai prima la pace. 11 Se acconsente alla pace e ti apre le sue porte, tutto il popolo che vi si troverà ti sarà tributario e soggetto. 12 Ma se essa non vuole far pace con te e ti vuole fare guerra, allora l’assedierai;

Al capitolo 28 comincia una serie di benedizioni e maledizioni, di cui il punto più solenne è:

De 30: 11 «Questo comandamento che oggi ti do, non è troppo difficile per te, né troppo lontano da te. 12 Non è nel cielo, perché tu dica: “Chi salirà per noi nel cielo e ce lo porterà e ce lo farà udire perché lo mettiamo in pratica?”. 13 Non è di là dal mare, perché tu dica: “Chi passerà per noi di là dal mare e ce lo porterà e ce lo farà udire perché lo mettiamo in pratica?”. 14 Invece, questa parola è molto vicina a te; è nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica.

15 «Vedi, io metto oggi davanti a te la vita e il bene, la morte e il male; 16 poiché io ti comando oggi di amare il SIGNORE, il tuo Dio, di camminare nelle sue vie, di osservare i suoi comandamenti, le sue leggi e le sue prescrizioni, affinché tu viva e ti moltiplichi, e il SIGNORE, il tuo Dio, ti benedica nel paese dove stai per entrare per prenderne possesso. 17 Ma se il tuo cuore si volta indietro, e se tu non ubbidisci ma ti lasci trascinare a prostrarti davanti ad altri dèi e a servirli, 18 io vi dichiaro oggi che certamente perirete, e non prolungherete i vostri giorni nel paese del quale state per entrare in possesso passando il Giordano. 19 Io prendo oggi a testimoni contro di voi il cielo e la terra, che io ti ho posto davanti la vita e la morte, la benedizione e la maledizione; scegli dunque la vita, affinché tu viva, tu e la tua discendenza, 20 amando il SIGNORE, il tuo Dio, ubbidendo alla sua voce e tenendoti stretto a lui, poiché egli è la tua vita e colui che prolunga i tuoi giorni. Così tu potrai abitare sul suolo che il SIGNORE giurò di dare ai tuoi padri Abraamo, Isacco e Giacobbe».

Viene anche prevista l’apostasia dei Israele e la sua punizione (l’esilio?):

De31: 16 Il SIGNORE disse a Mosè: «Ecco, tu stai per addormentarti con i tuoi padri; e questo popolo andrà a prostituirsi seguendo gli dèi stranieri del paese nel quale sta per entrare; mi abbandonerà e violerà il patto che io ho stabilito con lui. 17 In quel giorno la mia ira si infiammerà contro di lui; e io li abbandonerò, nasconderò loro il mio volto e saranno divorati. Molti mali e molte angosce piomberanno loro addosso; perciò in quel giorno diranno: “Questi mali non ci sono forse caduti addosso perché il nostro Dio non è in mezzo a noi?”. 18 In quel giorno io nasconderò del tutto il mio volto, a causa di tutto il male che avranno fatto rivolgendosi ad altri dèi. 19 Scrivetevi dunque questo cantico, e insegnatelo ai figli d’Israele; mettetelo loro in bocca, affinché questo cantico mi serva di testimonianza contro i figli d’Israele.

Poi nel 32 c’è il cantico di Mosè.

Dopo essere salito al monte Nebo e una lunga benedizione c’è poi la morte di Mosè e Giosuè diviene il condottiero per l’entrata nella Terra promessa.