Apocalisse

Quadro Apocalisse da Zillis

Introduzione

L’Apocalisse di Giovanni non è un caso unico, ma si inserisce all’interno di un genere di scritti, che diciamo apocalittici, di cui molti brani si trovano anche nella Scrittura, anche se è soprattutto fra i due Testamenti che fiorisce questo genere letterario.

Apocalisse è sinonimo spesso di distruzione e di fine del mondo, di sventura e viene visto da molti come un prontuario con il quale calcolare e prevedere gli eventi che portano alla fine del mondo. Ed il suo stile pieno di immagini simboliche non fa che rafforzare la difficoltà della lettura, rispetto ad altri libri della Bibbia.

L’apocalittica nasce come erede della profezia. Le promesse dei profeti vengono riaffermate in tempo di crisi. Il popolo di Israele è infatti sotto la dominazione di principi stranieri, c’è quindi una visione della storia in cui viene comunque annunciato il potere ultimo del Signore. C’è dunque un contrapporsi della storia umana e del tempo escatologico, che serve come incitamento a perseverare. Tutto si concluderà comunque con la vittoria escatologica del Signore e dei sui servitori, che spesso non sono solo il popolo ebraico, ma c’è anche universalismo, perché il Signore è Signore di ogni cosa e di ogni nazione.

Apocalissi come genere letterario

Come genere letterario le apocalissi sono fortemente stilizzate, con una serie di convenzioni simboliche e modo di usare come fonti molti dati veterotestamentari.

Come detto sono libri nati in ambiente ebraico nei momenti di persecuzione non solo politica, ma anche religiosa in cui non si vedeva alcuna speranza per Israele e per gli ebrei. Sono scritti che tendono a rinfrancare i credenti, mostrando che anche se sembrano vincere potenze straniere e blasfeme – ad esempio Antioco IV Epifane- non solo occupando militarmente la terra di Israele, ma anche sacrificando a Zeus nel tempio e cercando di ellenizzare forzatamente la popolazione, non sarà sempre così, anzi il tormento dell’oggi è solo il preludio di un domani radioso.

Il genere letterario apocalittico diviene allora in quei tempi un vero genere letterario. Quando noi sentiamo un messaggio pubblicitario “più bianco che più bianco non si può” oppure “Offerta irripetibile” noi sappiamo che tali messaggi sono esagerati, non vanno presi alla lettera perché sappiamo che fanno parte del genere letterario pubblicità. Così se vediamo un film western già sappiamo come finirà per il Buono, come sarà cattivo il Cattivo e che in fondo il Brutto, non sarà così malvagio come sembra all’inizio. Ebbene il genere apocalittico annuncia un messaggio di fede sfruttando delle caratteristiche comuni, era un po’ la fantascienza di allora.

Ci sono sogni, visioni, spesso quella del trono celeste, e il tema della resurrezione dai morti.

Le caratteristiche che ritroviamo sempre, e che ci permettono di capire buona parte delle immagini usate da Giovanni, sono: l’uso di numeri simbolici, che non sono reali ma hanno un valore simbolico, il carattere iperbolico delle immagini, sempre gigantesche visioni, l’importanza della visione d’insieme e non del singolo particolare che la compone, le ripetizioni, spesso infatti visioni diverse parlano dello stesso concetto.

I simboli che gli apocalittici usano si ripetono immutati da un libro all’altro è questo proprio di un genere letterario, e ciò che ci aiuta, come dicevamo, nel comprendere questi testi.

Apocalissi ebraiche

Esempi di testi apocalittici nell’Antico Testamento sono:

  • Daniele.
  • Isaia 24-27 56-66
  • Zaccaria 9-14
  • Gioele

Si consideri ad esempio il libro piuttosto antico di Gioele.

Giole 1:15 Ahi, che giorno! Poiché il giorno del SIGNORE è vicino, e verrà come una devastazione mandata dall’Onnipotente.

Giole 2:19-20 Il SIGNORE ha risposto e ha detto al suo popolo: «Ecco, io vi manderò grano, vino, olio, e voi ne sarete saziati; e non vi esporrò più all’infamia tra le nazioni. Allontanerò da voi il nemico che viene dal settentrione, lo respingerò verso una terra arida e desolata: la sua avanguardia, verso il mare orientale, la sua retroguardia, verso il mare occidentale; la sua infezione salirà, aumenterà il suo fetore», perché ha fatto cose grandi.

Giole 3:9-10 Proclamate questo fra le nazioni! Preparate la guerra! Risvegliate i prodi! Vengano e salgano tutti gli uomini di guerra! Fabbricate spade con i vostri vomeri, e lance con le vostre roncole! Dica il debole: «Sono forte!»

Si confronti con il testo di Isaia.

Isaia 2:4 Egli giudicherà tra nazione e nazione e sarà l’arbitro fra molti popoli; ed essi trasformeranno le loro spade in vomeri d’aratro, e le loro lance, in falci; una nazione non alzerà più la spada contro un’altra, e non impareranno più la guerra.

Sono due conclusioni differenti, anzi opposte. Ma sempre proiettate nel tempo futuro di Dio.

Nella storia successiva, prima dell’arrivo di Gesù, il genere apocalittico ebbe grande diffusione. Di solito erano testi che si rifacevano all’autorità di qualche antico profeta o personaggio, spesso sono o sembrano testi esoterici.

Apocalissi cristiane

Oltre l’Apocalisse esempi di testi apocalittici li troviamo ad esempio in:

  • Matteo 24
  • Marco 13
  • I Tessalonicesi 4:16-17

Molti temi e anche la predicazione stessa di Gesù, come la possiamo capire, sono dovuti all’apocalittica: il tema delle epoche che si succedono, la figura del Figlio dell’uomo, il tempo del vegliare e della tribolazione, e l’annuncio di resurrezione.

Però con grandi differenze. In Gesù il compimento escatologico è già realizzato. Si veda ad esempio anche il discorso di Pietro in Atti al momento della Pentecoste. Lì la citazione di Gioele server a dichiarare che gli ultimi tempi sono iniziati, che siamo alla conclusione, che si vivono con l’arrivo di Gesù gli ultimi tempi, il tempo escatologico.

Però anche se i primi cristiani pensavano ad un ritorno imminente del Cristo glorioso, la parousia non arriva. Alcuni cristiani muoiono e allora ci sono domande sulla sorte di quelli che sono morti prima. Ecco dunque la risposta apocalittica di Paolo nella I Tessalonicesi.

E poi pian piano si comprende che il ritorno del Signore non è prossimo ed intanto cresce la persecuzione dello stato romano, degli imperatori blasfemi che vogliono essere adorati come Dio in terra.

Ecco allora che Giovanni scrive l’Apocalisse, che viene presentata come una nuova profezia. Che viene a rinfrancare e a sostenere chi persevera nella fede.

Apocalisse

Come detto è in un momento di persecuzione che viene scritta l’Apocalisse. È un momento di smarrimento per alcuni, di domande.

Certo ci sono varie interpretazioni della valenza di questo scritto, ma è indubbia la situazione di partenza e lo scopo per il lettori del tempo.

L’Apocalisse poi è sicuramente un libro cifrato e simbolico. Un libro che vuole parlare direttamente ai cristiani dell’epoca, ma non vuole essere comprensibile per i persecutori. Simboli e immagini che noi moderni fatichiamo spesso a comprendere fino in fondo, ma che all’epoca dovevano esser chiari. Non era un libro esoterico, ma criptato.

È solo annuncio di speranza? È solo una descrizione di fatti che erano avvenuti e stavano avvenendo per incoraggiare chi soffriva la persecuzione oppure è anche una predizione, una descrizione della storia successiva?

Queste in fondo sono le due scelte interpretative che si presentano sempre.

Certo che possiamo pensare che alcune delle cose che vengono descritte si ritrovano nella storia umana e alle volte si ripetono, ma non c’è mai stato accordo di coloro che sostenevano fosse una descrizione dei fatti così come avvereranno, su quali fatti della storia fossero da identificare con questa o quella immagine.

Inoltre, seguendo un pensiero di Lutero, se fosse solo una predizione il testo non varrebbe in ogni tempo, ma sarebbe di interesse solo per quei cristiani che stanno vivendo quei tempi.

Quando?

Perché e quando fu scritta. Anche Giovanni, un cristiano, scrive il suo libro in buona parte con lo stile degli apocalittici. Perché se vuole parlare dell’amore di Dio e della grazia di Gesù Cristo sfrutta questo genere letterario così misterioso e triste?

Da uno studio del testo, da alcuni simboli che si riescono ad identificare con buona precisione perché comuni a quell’epoca, dalla insistenza con cui si parla di martiri e dalla descrizione della situazione della chiesa si riesce a capire in quale epoca (95 circa) l’apocalisse è stata scritta e per quali lettori era destinata in origine. C’erano già state le prime persecuzioni, anche se sporadiche e stavano iniziando le persecuzioni sistematiche, perché iniziava la richiesta sistematica, per dimostrare la lealtà a Roma, di un sacrificio all’imperatore. Infatti l’imperatore Domiziano cominciò a farsi chiamare “Dominus et Deo” ed a esigere sacrifici come Dio vivente, qualcosa di abominevole agli occhi dei monoteisti e anti idolatri ebrei (che però erano religio licita) e i cristiani. E questo mentre le chiese non hanno più il fervore di prima, c’è un influenza crescente del sincretismo, cioè della tendenza a mescolare varie religioni anche fra i cristiani.

Apocalisse 1

Apocalisse 1:1-6 Rivelazione di Gesù Cristo, che Dio gli diede per mostrare ai suoi servi le cose che devono avvenire tra breve, e che egli ha fatto conoscere mandando il suo angelo al suo servo Giovanni.
Egli ha attestato come parola di Dio e testimonianza di Gesù Cristo tutto ciò che ha visto.
Beato chi legge e beati quelli che ascoltano le parole di questa profezia e fanno tesoro delle cose che vi sono scritte, perché il tempo è vicino!
Giovanni, alle sette chiese che sono in Asia: grazia a voi e pace da colui che è, che era e che viene, dai sette spiriti che sono davanti al suo trono
e da Gesù Cristo, il testimone fedele, il primogenito dei morti e il principe dei re della terra. A lui che ci ama, e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue,
che ha fatto di noi un regno e dei sacerdoti del Dio e Padre suo, a lui sia la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen.

Apocalisse vuol dire rivelazione.

Nel testo dove abbiamo “ha fatto conoscere” l’originale greco usa semaino, che vuol dire “esprimersi mediante segni”. Già qui vediamo che tutto il libro è simbolico. È interessante notare che chi trae da questo libro previsioni di fatti che devono accadere (si presti infatti attenzione che profezia vuol dire che sono parole che vengono da Dio, non solo previsioni per il futuro), non tiene conto che non solo ad esempio le bestie mostruose che si incontrano sono simboliche, ma tutto va interpretato.

Bisogna infatti stare attenti che non si può arbitrariamente pensare che alcune cose siano eventi futuri che accadranno o stanno accadendo (come l’aumento dei terremoti) mentre altri sarebbero da interpretare. In questa discrezionalità che viene assunta senza rifletterci, nel non tener conto della distanza culturale che abbiamo con quei tempi, come anche nel cercare tramite artifici di far tornare sempre i conti, c’è tutta una infedeltà al testo biblico da non prendere alla leggera.

Attenzione poi a “colui che viene” e non che sarà, come si poteva aspettare. Non si vive nell’attesa del Signore, ma mentre lui sta arrivando. Giovanni di fronte alle persecuzioni e alla prima crisi delle comunità ricorda che il regno di Dio viene, anzi sta venendo.

Apocalisse 5

Apocalisse 5:1-5 Vidi nella destra di colui che sedeva sul trono un libro scritto di dentro e di fuori, sigillato con sette sigilli.
E vidi un angelo potente che gridava a gran voce: «Chi è degno di aprire il libro e di sciogliere i sigilli?»
Ma nessuno, né in cielo, né sulla terra, né sotto la terra, poteva aprire il libro, né guardarlo.
Io piangevo molto perché non si era trovato nessuno che fosse degno di aprire il libro, e di guardarlo.
Ma uno degli anziani mi disse: «Non piangere; ecco, il leone della tribù di Giuda, il discendente di Davide, ha vinto per aprire il libro e i suoi sette sigilli».

Appare un misterioso libro che nessuno sembra poter leggere. Il veggente cade allora in un pianto disperato, ma uno degli anziani, forse una creatura angelica che è intorno al trono di Dio, lo consola. Infatti “il leone della tribù di Giuda” è colui che potrà aprirlo facendo saltare i sette sigilli che chiudono il rotolo. Si ha allora la visione di quest’agnello immolato, ma vivo, con sette corni e sette occhi che prende il libro e viene da tutti acclamato come colui che è il re dei re, che ha ricevuto tutto ciò che c’era da ricevere.
Il simbolismo della scena è ricco. L’agnello è sicuramente Gesù Cristo risorto. Gesù Cristo è infatti l’agnello che toglie il peccato dal mondo morendo nel sacrificio della croce. È come l’agnello pasquale immolato nel tempio, ma ha anche sette corni e sette occhi, che si dice sono i sette spiriti di Dio. Sette, che sta sempre per totalità, sono i corni, che stanno per la forza (nel mondo antico spesso si usava l’immagine dell’ariete per parlare della forza), e sette sono gli occhi o i sette spiriti che stanno ad indicare che l’agnello comanda come Signore su tutto l’universo.
Il costituire l’agnello al di sopra di tutti, come Dio, è rafforzato dalla dedica che segue: «Degno è l’Agnello di ricevere la potenza, le ricchezze, la sapienza, la forza, l’onore, la gloria e la lode». Non solo, possiamo dire c’è un po’ di tutto, ma sono sette cose, dunque di nuovo riceve la totalità degli onori e della forza. Si indica qui il mistero sconcertante della croce, del vittorioso che vince morendo. Condizione che vivono anche i credenti chiamati alla resurrezione, pur nella morte e nella sofferenza.

Cosa è il libro, infatti, il rotolo dai sette sigilli? Su di questo ci sono varie ipotesi, ma nessuna certa. La più suggestiva, è che forse il libro sia la Bibbia stessa, dunque l’odierno per noi Antico Testamento, che deve essere aperta e spiegata da Gesù Cristo stesso, tramite lo Spirito, agli uomini e alle donne del mondo, per essere capita. Ecco perché il veggente è disperato alla notizia che il libro non può essere aperto. Nella Bibbia c’è tutto ciò che riguarda la salvezza dell’umanità e di Giovanni stesso, ma nessuno può spiegarlo e leggerlo veramente, nel suo vero significato.

Indipendentemente da questa ipotesi però è chiaro che il libro rappresenta qualcosa che viene donato da Dio e va compreso, è il tramite fra Dio e l’umanità che si realizza solo attraverso Gesù Cristo. Man mano che si romperanno i vari sigilli, man mano che si svelerà la parola di Dio, man mano che ci sarà la rivelazione del messaggio, l’umanità si avvicinerà attraverso varie catastrofi alla fine.
La Bibbia rappresenta anche per noi, singoli e umanità, un libro suggellato, chiuso? Oppure: noi comprendiamo che solo a Gesù Cristo, che è stato immolato per noi, e ci ha portato vicino l’amore di Dio, va concesso solo il culto?

Apocalisse 7

Apocalisse 7:4 E udii il numero di coloro che furono segnati con il sigillo: centoquarantaquattromila segnati di tutte le tribù dei figli d’Israele

Apocalisse 7:9 Dopo queste cose guardai e vidi una folla immensa che nessuno poteva contare, proveniente da tutte le nazioni, tribù, popoli e lingue, che stava in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, vestiti di bianche vesti e con delle palme in mano.

Giovanni ode il numero dei segnati. Il segno non salva dalle sofferenze, sono anzi lavate nel sangue le loro vesti, ma indica la salvezza nel Signore. 144.000 = 12 x 12 x 1000 12 tribù di Israele (cioè tutto il popolo di Dio comprese le tribù spazzate dagli Assiri, e per estensione quindi anche i cristiani, rafforzata questa interpretazione dal fatto che si dice che la folla viene da ogni parte del globo). E poi vede questa folla, che non si può contare. È la stessa folla quella dei salvati, ma Giovanni usa un altro simbolo, se non si può contare, non è solo per il gran numero, ma vuol dire che solo Dio conosce i suoi.
Questo brano finisce con la visione più consolante di tutta la Bibbia.

Apocalisse 12

Conviene partire dalla fine del capitolo 11, che apre una nuova serie di visioni che precisano come il nemico terreno da combattere sia proprio l’impero romano con le sue pretese blasfeme.

Apocalisse 11:15-12:2 Poi il settimo angelo sonò la tromba e nel cielo si alzarono voci potenti, che dicevano: «Il regno del mondo è passato al nostro Signore e al suo Cristo ed egli regnerà nei secoli dei secoli».
E i ventiquattro anziani che siedono sui loro troni davanti a Dio, si gettarono con la faccia a terra e adorarono Dio, dicendo:
«Ti ringraziamo, Signore, Dio onnipotente, che sei e che eri, perché hai preso in mano il tuo grande potere, e hai stabilito il tuo regno.
Le nazioni si erano adirate, ma la tua ira è giunta, ed è arrivato il momento di giudicare i morti, di dare il loro premio ai tuoi servi, ai profeti, ai santi, a quelli che temono il tuo nome, piccoli e grandi, e di distruggere quelli che distruggono la terra».
Allora si aprì il tempio di Dio che è in cielo e apparve nel tempio l’arca dell’alleanza. Vi furono lampi e voci e tuoni e un terremoto e una forte grandinata.
Poi un grande segno apparve nel cielo: una donna rivestita del sole, con la luna sotto i piedi e una corona di dodici stelle sul capo.
Era incinta, e gridava per le doglie e il travaglio del parto.

L’immagine della donna e del bambino che nasce popolarmente Maria e il Cristo, viene rifiutata dai moderni studiosi perché porta più problemi interpretativi che altro.

Rifacendosi alle immagini veterotestamentarie del popolo di Israele come la sposa del Signore, si interpreta il bambino come la comunità cristiana che viene negli ultimi tempi a confrontarsi con il dragone, con il potere politico del tempo.

Questo dragone non riesce a vincere e il bambino viene portato in salvo presso Dio. Nell’Apocalisse vediamo infatti spesso la situazione terrena attuale, contemporanea a quella celeste del tempo di Dio.

Apocalisse 13

Apocalisse 13:11-18 Poi vidi un’altra bestia, che saliva dalla terra, e aveva due corna simili a quelle di un agnello, ma parlava come un dragone.
Essa esercitava tutto il potere della prima bestia in sua presenza, e faceva sì che tutti gli abitanti della terra adorassero la prima bestia la cui piaga mortale era stata guarita.
E operava grandi prodigi sino a far scendere fuoco dal cielo sulla terra in presenza degli uomini.
E seduceva gli abitanti della terra con i prodigi che le fu concesso di fare in presenza della bestia, dicendo agli abitanti della terra di erigere un’immagine della bestia che aveva ricevuto la ferita della spada ed era tornata in vita.
Le fu concesso di dare uno spirito all’immagine della bestia affinché l’immagine potesse parlare e far uccidere tutti quelli che non adorassero l’immagine della bestia.
Inoltre obbligò tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi, a farsi mettere un marchio sulla mano destra o sulla fronte.
Nessuno poteva comprare o vendere se non portava il marchio, cioè il nome della bestia o il numero che corrisponde al suo nome.
Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza, calcoli il numero della bestia, perché è un numero d’uomo; e il suo numero è seicentosessantasei.

I versetti che abbiamo letto fanno riferimento ad una prima bestia che sale dal mare. Era Roma che veniva dal mare. per chi era in Asia Minore. La seconda che qui vediamo fa una parodia dell’agnello. La seconda bestia simbolo delle autorità locali o dei sacerdoti della religione pagana. Qui vediamo sembra conosca la leggenda del Nero redivivus, Domiziano iniziò la sua persecuzione a Pergamo. Il numero della bestia 666.

Differenze. Ci sono anche delle differenze significative fra questa e le altre apocalissi. Ad esempio si dichiara (Apoc 22,8-10) non è quindi un libro esoterico per iniziati, ma è per tutti i cristiani, inoltre parla solo del futuro e non ripercorre il passato, non c’è un forte dualismo, fra bene e male, ma invece Gesù Cristo ha già vinto, e c’è spesso una chiamata al ravvedimento, alla fedeltà al Signore.

Apocalisse 21:1-7 e Sonetto del Belli

Confrontiamo due testi. Il primo è un sonetto del poeta romanesco ottocentesco G. G. Belli, che riporta la visione sconsolata, più che triste, della fine del mondo.
Potete notare nel sonetto una desolazione. Dopo il „giudizzio” per il poeta c’è il nulla, si spengono tutte le luci, ci sono le tenebre. È un po’ l’Ades degli antichi romani.

Er giorno der giudizzio
(sonetto di Giuseppe Gioacchino Belli del 25 novembre 1831)

Cuattro angioloni co le tromme in bocca
Se metteranno uno pe ccantone
A ssonà: poi co ttanto de voscione
Cominceranno a ddì: “Ffora a cchi ttocca.”

Allora vierà ssù una filastrocca
De schertri da la terra a ppecorone,
Pe rripijjà ffigura de perzone,
Come purcini attorno de la bbiocca.

E sta bbiocca sarà Ddio bbenedetto,
Che ne farà du’ parte, bbianca, e nnera:
Una pe annà in cantina, una sur tetto.

All’urtimo usscirà ‘na sonajjera
D’angioli, e, ccome si ss’annassi a lletto,
Smorzeranno li lumi, e bbona sera.

Il secondo brano è quello dell’Apocalisse.
Nell’Apocalisse, al contrario di quello che si pensa spesso, abbiamo un testo pieno di speranza e dolcissimo (non ci sarà più cordoglio), e i nuovi cieli, la nuova terra e la nuova Gerusalemme (cioè la nuova umanità insieme al Signore) sono pieni di vita, di luce, di gioia:

Apocalisse 21:1-7 Poi vidi un nuovo cielo e una nuova terra, poiché il primo cielo e la prima terra erano scomparsi, e il mare non c’era più. E vidi la santa città, la nuova Gerusalemme, scender giù dal cielo da presso Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. Udii una gran voce dal trono, che diceva: «Ecco il tabernacolo di Dio con gli uomini! Egli abiterà con loro, essi saranno suoi popoli e Dio stesso sarà con loro e sarà il loro Dio. Egli asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non ci sarà più la morte, né cordoglio, né grido, né dolore, perché le cose di prima sono passate».
E colui che siede sul trono disse: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose». Poi mi disse: «Scrivi, perché queste parole sono fedeli e veritiere», e aggiunse:
«Ogni cosa è compiuta. Io sono l’alfa e l’omega, il principio e la fine. A chi ha sete io darò gratuitamente della fonte dell’acqua della vita. Chi vince erediterà queste cose, io gli sarò Dio ed egli mi sarà figlio.

Conclusione

Ci sono epoche in cui si sente di non avere la possibilità di incidere come gruppo, né tanto meno come singoli, sugli avvenimenti importanti e sulla storia o sulla società. Questa è l’epoca delle apocalissi, un salto in avanti per rinforzare la speranza e la fiducia quando la fiducia umana non c’è più.
In queste epoche c’è il pericolo di un riflusso, di un allontanarsi dall’impegno disperando di poter fare alcunché oppure c’è un’ansia di azione che non si sa come sfogare. Anche oggi in un mondo divenuto troppo complesso, per poter controllare i lati negativi, in cui c’è un incertezza politica economica e sociale, ci sono spesso anche visioni apocalittiche.
L’Apocalisse cristiana, quella di Giovanni, invita tutti a sperare e a confidare nel Signore e nel suo amore, come l’unica vera via di progresso e di vittoria.
Nello stesso tempo mantiene una tensione verso il futuro, l’apertura all’arrivo del Signore. Perdendo questa attesa infatti, non solo le persone divengono rassegnate, ma alle volte si ha da parte di alcuni il tentativo di instaurare il Regno di Dio o di considerare il Regno di Dio già realizzato nella storia umana.

Apocalisse 22:20-21 Colui che attesta queste cose, dice: «Sì, vengo presto!» Amen! Vieni, Signore Gesù! La grazia del Signore Gesù sia con tutti.

L’apocalisse si conclude dunque con una parola di grazia.