Ascensione

L’Ascensione si festeggia 40 giorni dopo la Pasqua.

Gesù dopo essere risorto incontra i discepoli, li istruisce per un certo tempo e poi:

Poi li condusse fuori fin presso Betania; e, alzate in alto le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato su nel cielo. Ed essi, adoratolo, tornarono a Gerusalemme con grande gioia; e stavano sempre nel tempio, benedicendo Dio. (Luca 24:50-53)

La Bibbia è piena di immagini regali del Signore, il Signore come il re dei re, il Signore veramente regna. E nel Credo apostolico diciamo che Gesù Cristo “Salì al cielo, siede alla destra di Dio”. È questo uno dei significati dell’Ascensione.

E dire che Gesù Cristo è alla destra del Padre, vuol dire che è il suo braccio destro, il consigliere, il fiduciario, quello che agisce in nome e per conto del Signore. Questa immagine del re era subito compresa ai tempi degli antichi, così nei vecchi inni ottocenteschi si canta spesso che il vero re è Gesù Cristo. Ma oggi, in cui la monarchia non esiste se non in versione costituzionale, oppure da favola rosa, il senso forse un po’ sfugge.

Consideriamo il sistema democratico repubblicano. Esso trova il suo fondamento religioso proprio nel fatto che se c’è un vero Re che domina su tutti, come diciamo nell’Ascensione, e non ci può essere un altro re, o meglio può esistere ma sullo stesso piano legale degli altri, con funzioni dunque presidenziali. In quanto con il democratico dono dello Spirito a Pentecoste, tutti gli umani sono posti sullo stesso piano.

In effetti i riformatori svizzeri ebbero sempre una visione repubblicana dello Stato, quindi del modo di aggregarsi e strutturarsi di cittadini pari fra loro, come un popolo che già ha un re nei cieli ed ora nella sua assenza terrena, non lo sostituisce con una specie di vitello d’oro del potere, ma si organizzano tutti sullo stesso piano, perché tutti sudditi di uno stesso re.

Ora però la dimensione repubblicana che va così bene per dei pari, non si applica al rapporto con il Signore, con il Re assoluto. Nello Stato repubblicano, infatti, tutti sono liberi di operare nel quadro delle leggi, però le leggi garantiscono una convivenza, dei limiti, ma non dicono molto sul cosa fare.

Diverso invece è il comando di un re, di un sovrano. Che non solo è fonte del diritto (e con l’Ascensione Gesù è insieme non solo Profeta e Sacerdote, ma anche Re), ma anche colui che comanda, che dice cosa e come fare, che fa eseguire un compito, un lavoro a ognuno dei sudditi.

Ebbene questo senso di ubbidienza è quello che alle volte penso ci manchi, rispetto a Dio e a Gesù Cristo suo braccio destro.

Vediamo spesso Gesù come un buono, che si è fatto mettere in mezzo su una croce per salvarci, per darci un qualche aiuto, ma proprio perché ci riscatta dalla morte, acquista una sovranità su di noi che va ubbidita.

Alle volte invece Dio o Gesù, c’è quando lo si prega per qualche cosa, ma in fondo poi? Chi vive come soldato del Signore? Chi si interroga su cosa il Signore ci chiede di fare della nostra vita o in un certo giorno o situazione?

Non è infatti solo questione di quello che sento e vorrei, ma anche di ciò che il Signore mi ordina di fare nella mia vita. Abbiamo ognuno di noi tante vocazioni, tante chiamate e tante possibilità, ebbene vanno messe a frutto secondo la guida e la parola di Gesù.

Questo è importante nella crisi di cui si parla e in cui viviamo, crisi non solo economica, ma sociale vedi il gran numero di suicidi che abbiamo in Svizzera ogni anno, e di cui parleremo nel pomeriggio.

È una crisi si senso della vita, è una crisi di valori, nel senso che non sappiamo più bene il vero valore delle azioni e delle cose e delle persone, in cui non sappiamo quali sono le priorità dell’esistenza. Ebbene serve affrontarla insieme, ritrovando il senso di comunità e e di comune militanza. Serve essere insieme nell’ubbidienza al nostro Re, insieme vivere e lottare.

dignità

La notizia dell’Ascensione è duplice, Gesù risorto con la nostra umanità ed accolto presso il Padre, è garanzia dell’accettazione di Dio verso la nostra umanità.

E quindi il linguaggio militare di alcuni inni ottocenteschi non ci inganni, ogni essere umano dignità, essendo l’umanità assunta in cielo in Gesù Cristo, e quindi il combattimento cristiano è per l’umanità nel difenderne la dignità e il futuro. È un combattimento contro i principati mortiferi del mondo, e non contro carne e sangue.

grande gioia

Infine ci viene detto: «adoratolo, tornarono indietro con grande gioia».

Nonostante l’Ascensione segni la separazione da Gesù qui sulla terra, i discepoli tornano indietro da questi fatti così meravigliosi, con una grande gioia. Perché hanno capito finalmente chi è Gesù, ed infatti lo adorano, cioè lo riconoscono come Dio, ed hanno anche capito quindi che Dio stesso si è loro mostrato, non è rimasto nascosto.

È superato allora il sentimento di paura verso Dio, come quello di sentirsi soli e abbandonati. E con l’arrivo dello Spirito tutto questo sarà completo.

Ecco una grande gioia anche per noi: quando conosciamo Dio in Gesù Cristo. Quindi ubbidire a Dio si deve, ma questo procura una grande gioia.

E quindi a chi ci chiede: sei felice? Possiamo rispondere: sì, per Gesù Cristo.