Annunciare l’essenziale

Salendo all'Areopago oggi

Nel libro degli Atti vediamo riportato da Luca un episodio della predicazione dell’apostolo Paolo, quando si trovava ad Atene.

Luca è uno scrittore scrupoloso e colto del suo tempo, che ricostruisce il discorso dell’apostolo in maniera sintetica e spiega per noi lettori il clima in cui si svolge la scena.

In particolare, Luca dice che ad Atene c’erano non solo vari filosofi stoici ed epicurei che discutevano per le vie e le piazze, ma che tutta la gente era appassionata alla novità e alle discussioni filosofiche e religiose. Dunque, l’apostolo Paolo si trovava in un ambiente ricco di religiosità, con i loro vari templi e predicatori, e di filosofie le più disparate e sempre più elaborate e diversificate… per questo motivo Paolo trova gente molto interessata ad ascoltare anche lui e lo portano all’Areopago, un antico luogo di discussione.

E Paolo, stando in piedi in mezzo all’Areòpago, disse: «Ateniesi, vedo che sotto ogni aspetto siete estremamente religiosi. Poiché, passando e osservando gli oggetti del vostro culto, ho trovato anche un altare sul quale era scritto: “Al dio sconosciuto”. Orbene, ciò che voi adorate senza conoscerlo, io ve lo annuncio.

Il Dio che ha fatto il mondo e tutte le cose che sono in esso, essendo Signore del cielo e della terra, non abita in templi costruiti da mani d’uomo; e non è servito dalle mani dell’uomo, come se avesse bisogno di qualcosa; lui, che dà a tutti la vita, il respiro e ogni cosa. Egli ha tratto da uno solo tutte le nazioni degli uomini perché abitino su tutta la faccia della terra, avendo determinato le epoche loro assegnate e i confini della loro abitazione, affinché cerchino Dio, se mai giungano a trovarlo, come a tastoni, benché egli non sia lontano da ciascuno di noi. Difatti in lui viviamo, ci muoviamo e siamo, come anche alcuni vostri poeti hanno detto: “Poiché siamo anche sua discendenza”.

Essendo dunque discendenza di Dio, non dobbiamo credere che la divinità sia simile a oro, ad argento, o a pietra scolpita dall’arte e dall’immaginazione umana. Dio dunque, passando sopra i tempi dell’ignoranza, ora comanda agli uomini che tutti, in ogni luogo, si ravvedano, perché ha fissato un giorno nel quale giudicherà il mondo con giustizia per mezzo dell’uomo che egli ha stabilito, e ne ha dato sicura prova a tutti risuscitandolo dai morti».

Quando sentirono parlare di risurrezione dei morti, alcuni se ne beffavano; e altri dicevano: «Su questo ti ascolteremo un’altra volta». Così Paolo uscì di mezzo a loro. Ma alcuni si unirono a lui e credettero; tra i quali anche Dionisio l’areopagita, una donna chiamata Damaris e altri con loro.

Atti 17:22-34

Siete estremamente religiosi!

La prima accusa che si fece ai cristiani nell’Impero Romano fu di essere atei, cioè di non credere in Dio.

Dinnanzi alla molteplicità di dei e divinità e forze e magie del mondo antico, gli adoratori di un solo Dio, che escludevano tutti gli altri e che non sacralizzavano ogni aspetto dell’esistenza, sembravano agli occhi dei loro contemporanei essere senza Dio. Infatti, all’epoca i cristiani non costruivano templi, ma si riunivano in casa o in sale riunioni, e non avevano processioni o rituali magici o misteriosi.

Ma soprattutto, mentre la religiosità pagana invece riempiva ogni aspetto del vivere con una divinità o con un rito o una cerimonia religiosa, per ogni decisione o azione c’era un aspetto umano ed uno in cui interveniva una differente divinità o lo spirito di un antenato o un essere misterioso… i cristiani era più sobri.

Al giorno d’oggi sembra che siamo in tutt’altra situazione, anzi, nella nostra società con una certa aria di superiorità molti si dichiarano atei o al massimo agnostici, mentre quelli delle religioni si devono scusare e mostrare che non sono fanatici, che sono in fondo come gli altri non troppo devoti, non troppo credenti…

Certo è vero: quando si pensa ai terroristi che si fanno saltare in nome di Dio (di solito contro altri credenti, spesso cristiani), ci si pensa un poco a definirsi credenti convinti.

Certo è vero: dinnanzi a forme di religiosità popolare piene di amuleti, statuette, immaginette, o anche dinnanzi a iniziative truffaldine o solo furbesche, commerciali o politiche, che sfruttano il senso di religiosità umana, ci pensiamo due volte a dichiararsi credenti, sentiamo invece subito il bisogno di specificare meglio la nostra fede e forse allora potremo ribadire che siamo atei, ma verso tutti gli idoli fabbricati dal mondo, tutte le costruzioni violente della religione, tutte le falsità mirabolanti spacciate per intervento dell’ignoto o del divino.

Infatti, in realtà questo mondo, questo mondo che si considera adulto, non religioso, è poi pieno non solo di credenti nel senso che in realtà miliardi di persone hanno fede, ma anche nel senso che spesso ci sono persone che pur non volendo sentir parlare dell’istituzione chiesa, sono preda poi di svariate forme di superstizione, e anche di fede in ideologie, come quella del progresso o come erano il nazismo o il comunismo, e anche nel mito di medicine più o meno ufficiali, o fede in filosofie, in pratiche o in dicerie veicolate dalle tante notizie e opinioni di questo mondo interconnesso.

E poi, al fondo, non c’è sempre un timore reverenziale per ciò che non si conosce e dunque per il mistero della vita e della morte? In senso positivo si può dire con Paolo che cercano Dio, anche se come a tentoni senza trovarlo, ciò è proprio dell’umano, lo ha messo nel nostro cuore il nostro Creatore.

Ebbene, quello che adorate senza conoscerlo, io ve lo annuncio, dice l’apostolo.

E insieme a lui come cristiani, noi dinnanzi alle folle sbandate e impaurite dal non conoscere ciò che è alla base della loro esistenza, dinnanzi a chi si affida ad uno o ad un altro delle innumerevoli religiosità del mondo moderno, delle filosofie più sgangherate, ma ben confezionate, della moderna pseudo-cultura, ecco che annunciamo che c’è un solo Dio e un solo Salvatore: Gesù Cristo!

Come faccio ad esserne sicuro?

“Ma come faccio a esserne sicuro?” Chiedevano allora, e chiedono oggi i nostri interlocutori. “Ci sono tante religioni e visioni della vita e della morte e del dopo morte, come faccio a sapere a che santo votarmi?”

Lo posso sapere e posso esserne sicuro, perché quel Dio che è Creatore di tutto, ha stabilito un uomo come nostro Salvatore: Gesù Cristo, «e ne ha dato sicura prova a tutti risuscitandolo dai morti» attraverso la testimonianza di numerosi testimoni che hanno visto che dopo la morte era vivo di nuovo.

A quel punto quasi tutti i moderni ateniesi nostri contemporanei se ne vanno, ci avevano seguiti fin lì dandoci un po’ fiducia come persone razionali, adesso invece: “di questo ne parleremo un’altra volta!”. “Ma come –ci verrebbe da dire– se siamo arrivati al nocciolo della speranza umana? Se è qui che viene il bello, il nuovo, l’essenziale?”

Invece alcuni si beffano di noi, oppure semplicemente non interessa loro, perché? Per vari motivi.

a) Alcuni vorrebbero risolvere tutto adesso. Vorrebbero che scomparissero immediatamente i loro problemi dalla loro quotidianità, vorrebbero una formula magica, una divinità che tutto permette di spiegare, a noi semplici e limitati creature di questa terra, e che tutto mette a posto, senza loro impegno, senza loro responsabilità, senza ammettere errori o trovare parole di scusa, senza la morte che viene prima della resurrezione… per quello esistono tante religioni, i templi, gli idoli, le magie…

b) Altri non vogliono riflettere sulla resurrezione, come se fosse qualcosa che non interessa oggi, come se fosse qualcosa a cui pensare quando sarà il momento. Non si accorgono che lì siamo arrivati al nocciolo in cui tutto sta o cade, che il confidare nella resurrezione risolleva e cambia e dà speranza alla nostra esistenza già da subito.

c) Altri ancora, sono credenti, ma dicono: “il messaggio di Gesù è buono, mi ha aiutato, ma adesso alle prese con ingiustizia e violenza, con malattia e abbandono… non comprendo, non mi fido, non spero più nella vita dopo la morte…”

Dobbiamo avere rispetto. Siamo di fronte infatti alla disperazione umana, siamo dinnanzi alla depressione, non c’è giudizio da dare, ma prima di tutto comprensione. Però:

Se abbiamo sperato in Cristo per questa vita soltanto, noi siamo i più miseri fra tutti gli uomini. Ma ora Cristo è stato risuscitato dai morti, primizia di quelli che sono morti.

I Corinzi 15:19-20

E adesso ci siamo noi

Gli ateniesi non sono più quelli della filosofia ad ogni angolo di strada, e i cristiani ne hanno fatta tanta di strada da non essere più presi come ciarlatani in mezzo alla piazza, però infine pur con altri discorsi e parole e alle volte con citazioni di altri poeti o cantanti, siamo noi a dover annunciare Gesù Cristo risorto.

Alle volte siamo trascinati al centro di un moderno Areopago, quasi senza accorgercene, non è che i nostri amici o conoscenti o colleghi di lavoro ci chiedano sempre di parlare della speranza che è in noi, ma alle volte accade. E anche se magari c’è qualche battuta che sembra canzonatoria, c’è una curiosità, c’è un voler sapere e sentire, e sotto sotto c’è una domanda: “sei anche tu uno di quelli che crede ai testimoni della resurrezione, è una follia come dice il mondo oppure non siamo soli, possiamo affidare la nostra vita a Gesù Cristo, il Vivente?”

C’è bisogno di chi annunci e parli, con l’estrema semplicità di chi sa di non essere niente, ma ha udito, ha ascoltato un messaggio che ci ha cambiati, magari non sempre, non del tutto, non così magnificamente come le storie agiografiche dei santi raccontano, ma come qualcosa che ti ha dato una speranza viva, che ti ha posta la speranza in fondo al cuore, e ciò ti costituisce annunciatore.

Confidare nella resurrezione va oltre la dimensione intellettuale o addirittura ne fa a meno, ma diviene il mezzo per vivere della salvezza già oggi.

C’è bisogno dunque di chi annunci, di chi parli e insegni a confidare nel nostro Salvatore. E noi cristiani siamo qui per questo. Amen