arcobaleno

Salvare l’umanità

Il racconto del diluvio è un testo teologico profondo, come tutti i testi biblici d’altronde, che spesso però prestandosi per un racconto ai bambini, viene semplificato e in fondo un po’ trascurato.

Che tipo di testo innanzitutto abbiamo davanti? Il testo del diluvio contiene il ricordo di antiche tradizioni, magari che provengono già dai sumeri, non solo rielaborate e trasformate, ma anche usate per una riflessione su Dio e per un annuncio di Dio.

Qui vorrei precisare che non si tratta dunque di una storia avvenuta così come descritta, anche se “diluvi” in terra mesopotamica sono avvenuti, e nemmeno di una conoscenza degli autori dei pensieri di Dio, ma di una riflessione teologica che parte da un problema e di una risposta di fede, che essendo nel testo biblico è per noi una risposta di fede adeguata alla nostra fede in Gesù Cristo.

Il grosso problema teologico che il testo affronta è l’incongruenza fra il Creatore e la creazione. Dio crea il mondo e l’umanità, lo lascia libero, ma questo mondo e questa umanità sono lontani da Dio e hanno caratteristiche di malvagità e di ingiustizia da indignare il suo Creatore.

Cosa farà allora il Creatore di questa umanità incorreggibile, cialtrona, assassina? Non potrebbe distruggerci tutti e fare un’umanità e un mondo ben ordinato, giusto e senza sbavature di peccato?

No, la risposta del testo è che Dio si duole profondamente della malvagità umana, della incongruenza della sua Creazione, ma non la distruggerà più, anche se in un primo tempo vi pensa, anzi decide di salvarla. Infatti è un Dio personale e non è imperturbabile, che vuole una vita autentica delle sue creature e non solo un riflesso della sua volontà. Ecco verso la fine cosa è scritto:

Genesi 8:21-22 Il SIGNORE disse in cuor suo: «Io non maledirò più la terra a motivo dell’uomo, poiché il cuore dell’uomo concepisce disegni malvagi fin dall’adolescenza; non colpirò più ogni essere vivente come ho fatto. Finché la terra durerà, semina e raccolta, freddo e caldo, estate e inverno, giorno e notte, non cesseranno mai».

Le sciagure, le distruzioni sono sempre avvenute. Molte religioni e interpretazioni, antiche e moderne, hanno pensato che la distruzione la mandi la divinità per punire o per distruggere.

La riflessione dell’antico Israele dopo l’esilio, che si condensa anche in queste pagine, ci offre innanzitutto (inquadrata certo con tutto il testo biblico anche cristiano) l’idea che se una distruzione è stata voluta da Dio, come narravano molti racconti antichi tramandati nel Vicino oriente, essa apparteneva ad un tempo remoto, ad un dubbio iniziale di Dio se vogliamo, oramai superato, e che oggi invece la cura provvidente e paterna di Dio continui nel non far venire meno la terra e i suoi abitanti.

Per quelli che hanno vissuto almeno parte della guerra fredda, ad esempio, con i missili atomici che potevano distruggere tutta la vita del pianeta non una, ma varie volte, questo senso di possibile distruzione totale è stato presente nella coscienza. Se siamo ancora vivi nonostante la follia umana ciò è dovuto al Signore ed è un segno della grazia del Signore verso l’umanità in generale.

Non solo dunque l’umanità è libera e incorreggibile (concepisce disegni malvagi), ma anche alla cosiddetta natura è lasciata dal Dio una così grande libertà da andare contro il suo stesso Creatore.

Quindi l’umanità (visto che della natura non possiamo dire poi molto) è così libera da poter essere non solo avversa, ma anche negatrice del suo stesso Creatore.

Questo testo spiega dunque attraverso un racconto, il fatto che il Creatore accetti l’esistenza dell’incongruenza fra umanità e Signore, ma ci dice anche che la libertà umana è una reale libertà. C’è libertà proprio perché ci può essere anche peccato, distanza da Dio.

La salvezza

Ma la storia non finisce qui. Tutta la Scrittura converge (per noi cristiani) e si completa nel Cristo, l’umanità nonostante tutto non è abbandonata a sé stessa dal Signore, ma Dio sceglie un’altra strada non la sua distruzione ma il suo riscatto. E vediamo allora che l’annuncio di salvezza in Gesù Cristo, ha nella conclusione dell’episodio del diluvio una premessa indispensabile.

Proprio perché la salvezza è basata sulla croce di Cristo, in cui Dio assume su di sé il peccato per superarlo, e proprio perché la fede in Gesù Cristo non è imposta all’essere umano ma proposta alla sua libertà, nonostante la sua imperscrutabile predestinazione, può esserci salvezza senza annullamento dello specifico della nostra umanità da parte del Signore.

L’azione dei cristiani

L’azione dei cristiani nel mondo assume, allora, una rilevanza grandissima. Essi possono e devono annunciare che c’è un Creatore, che si coinvolge con il mondo e che lo ama, e che per questo amore anche lo preserva e lo salva, nonostante tutto.

I credenti sono chiamati a vivere facendo la differenza rispetto al mondo che nega Dio. Certo l’umanità è folle e errante, ma si può intervenire nella libertà del cristiano in questo mondo in modo giusto e innovativo.

Noè diviene allora esempio di fede, non solo perché senza parlare, si mette praticamente (nel senso letterale) al servizio di Dio e delle sue istruzioni, ma anche perché nel mondo si è chiamati a fare la propria parte come Noè, anzi i cristiani sono come tanti Noè che salvano, o almeno tentano di salvare, con la loro azione l’umanità.

Non solo questa azione di salvataggio è fisica, nel senso di salvare qualche individuo (mentre la salvezza per grazia è solo Signore), ma anche individualmente, socialmente, comunitariamente c’è da preservare la reale umanità, che le persone di questo mondo dimenticano, e che è quell’umanità per cui siamo creati e salvati.

In ogni tempo c’è bisogno infatti di persone credenti, nel senso che abbiamo fiducia in Dio e non nelle ideologie del loro tempo, che salvino l’umanità, che mantengono umanità. Oggi, come in ogni tempo, vediamo alienazione e violenza senza ritegno, assassini che ridono delle loro vittime, dittatori che raggiungono vette blasfeme di terrore, persone che dimenticano la dignità di esseri umani per gli altri e talvolta anche per loro stessi… Sì c’è da salvare l’umanità che è in noi e che è in tutte le persone del nostro tempo.

Attraverso un richiamo al Signore che è creatore che ci ha creati meravigliosamente, attraverso un richiamo al Signore, che è salvatore, che ci ha amati per ciò che realmente siamo. Un vivere dunque in dignità e amore, che ogni essere umano in fondo desidera, proprio perché così siamo stati progettati e creati dal nostro Signore. Amen