Soccorsi

C’è un periodo problematico nell’attività missionaria di Paolo e i suoi. Non erano riusciti ad andare dove volevano, sembrava impedito loro di poter proclamare l’evangelo e di proseguire la loro attività. Poi ecco la visione di un macedone che li convince che Dio li voleva in Macedonia.

Paolo ebbe durante la notte una visione: un macedone gli stava davanti, e lo pregava dicendo: «Passa in Macedonia e soccorrici».
Appena ebbe avuta quella visione, cercammo subito di partire per la Macedonia, convinti che Dio ci aveva chiamati là, ad annunziare loro il vangelo.

Perciò, salpando da Troas, puntammo diritto su Samotracia, e il giorno seguente su Neapolis; di là ci recammo a Filippi, che è colonia romana e la città più importante di quella regione della Macedonia; e restammo in quella città alcuni giorni.

Il sabato andammo fuori dalla porta, lungo il fiume, dove pensavamo vi fosse un luogo di preghiera; e sedutici parlavamo alle donne là riunite.
Una donna della città di Tiatiri, commerciante di porpora, di nome Lidia, che temeva Dio, ci stava ad ascoltare. Il Signore le aprì il cuore, per renderla attenta alle cose dette da Paolo.

Dopo che fu battezzata con la sua famiglia, ci pregò dicendo: «Se avete giudicato ch’io sia fedele al Signore, entrate in casa mia, e alloggiatevi». E ci costrinse ad accettare. (Atti 16:9-15)

Responsabilità

Notate come sia assolutamente sobrio Luca nel riportare che il sogno lo avevano interpretato, loro stessi, come visione da Dio.

Questo è un particolare importante. Perché ci dice che Dio parla: parla attraverso delle situazioni, degli incontri e -perché no- dei sogni e il secondo è che sta a noi interpretare questi \textit{segni} e capire quale sia la volontà di Dio per noi in quel momento.

Questa è una responsabilità che ci viene lasciata dal Signore, in fondo potevano anche sbagliarsi Paolo e i suoi.

Soccorrici

Nel sogno il Macedone oltre a chiedere di andare da loro, gli dice solamente «soccorrici».

Se un sogno di questo tipo venisse nella notte ad uno di noi, che siamo di questa epoca –se vogliamo– così materialista, anche se siamo credenti, la conseguenza sarebbe quella di organizzare una bella campagna di raccolta di soldi o vestiti.

Non voglio dire che questo non sia necessario e neanche che il il Signore non ci possa inviare un sogno o un altro segno per muoverci ad una azione umanitaria. Ma lo dico come riflessione, perché siamo in un’epoca così unilaterale, che vede solo un aspetto dei problemi dei contemporanei. Si dispera e non trova che la soluzione è avere alle volte più spiritualità.

Mentre qui l’azione degli apostoli è esclusivamente legata all’annuncio della Parola, a portare l’evangelo in quei luoghi.

Il primo risultato sarà quello di raggiungere una -probabilmente ricca- commerciante di porpora. Già non solo Dio non usa riguardi personali per la nazionalità, e nemmeno per uomo e donna, e neanche per ricco e povero. Quale mistero in questa scelta di Lidia da parte di Dio in quel momento. È la sua Parola che non va a vuoto, ma rimane per noi in buona parte misteriosa.

Poi ci saranno altre conversioni, forse qualche decina, ma ben poca cosa per parlare di quello che certi moderni predicatori vagheggiano, e nemmeno una eclatante operazione di salvataggio di persone che se la passano male.

Eppure è per questo che sono andati in Macedonia, per volere di Dio.

Infatti, quando Gesù dice che la vita è più del vestire e del nutrimento (Mat. 6:25), non sta parlando del dover morire di fame o dell’ascesi, ma che per vivere non bastano gli averi e le ricchezze, per vivere c’è bisogno di qualcosa di forte e importante, dentro di noi.

E l’annuncio dell’evangelo è quello che, senza saperlo, stavano attendendo Lidia e gli altri. E l’annuncio dell’evangelo, una volta che viene capito e diventa parte del nostro modo di pensare e della nostra vita, è il soccorso di cui noi tutti abbiamo bisogno.

Ricevere e dare

Però proprio perché il messaggio dell’evangelo è legato profondamente alla vita, questa buona notizia non sempre siamo in grado di riceverla, perché non è una lezione di scuola o il Credo che s’impara a memoria…

Altri in Macedonia l’avranno poi appresa da Lidia e dagli altri successivamente. Ma non in quel momento. Alle volte siamo come un terreno riarso o troppo duro da far attecchire la debole pianta dell’evangelo.

Però non dipende dalla nostra buona volontà e neanche dall’abilità missionaria dell’apostolo Paolo o di altri. Dipende da Dio che ci apre il cuore, che ci fa accogliere e fruttificare la sua parola. E alle volte dovremmo pregare per questo. Per gli altri e per noi stessi.

Certo che l’attività missionaria, il parlare del Salvatore Gesù Cristo ci deve però essere. E noi come chiesa siamo chiamati a questo, siamo mandati nel mondo anche per questo come apostoli del Cristo. E magari la trascuriamo un po’, ma non servono mezzi potenti o innovativi, non servono capacità persuasive, ma esporre da persona a persona la realtà e la verità della Parola. La salvezza va di bocca in bocca.

Come fare? Serve per prima cosa un ringraziamento. Un ringraziamento perché la parola ci ha raggiunti un giorno. Poi serve sempre una riscoperta del gran dono che ci è stato fatto.

L’evangelo è un soccorso, perché noi tutti abbiamo bisogno di una ragione di vita. Certo la vita stessa, i nostri cari, quello che ci siamo prefissi sono ragioni per vivere. Ma quando siamo presi dalla perplessità, quando svegli nel cuore della notte ci chiediamo “cosa ne sarà di noi” e “perché andare avanti”: ascoltiamo il messaggio di grazia del nostro Salvatore, che non ci abbandona e che ci sostiene nell’oscurità e nelle difficoltà. Che mette in moto persone e situazioni pur di raggiungerci con la sua Parola. E sapremo allora che c’è un fondamento benigno nella nostra vita.

Quando pensiamo al soccorso da dare agli altri e a quello di cui abbiamo bisogno noi stessi, ripartiamo dal ripensare la nostra fede in Gesù Cristo e troveremo la strada per ringraziarlo ancora.