Salvezza completa e concreta

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Ma Dio, che è ricco in misericordia, per il grande amore con cui ci ha amati, anche quando eravamo morti nei peccati, ci ha vivificati con Cristo (è per grazia che siete stati salvati), e ci ha risuscitati con lui e con lui ci ha fatti sedere nei luoghi celesti in Cristo Gesù, per mostrare nei tempi futuri l’immensa ricchezza della sua grazia, mediante la bontà che egli ha avuta per noi in Cristo Gesù.

Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi: è il dono di Dio. Non è in virtù di opere affinché nessuno se ne vanti; infatti siamo opera sua, essendo stati creati in Cristo Gesù per fare le opere buone, che Dio ha precedentemente preparate affinché le pratichiamo.

Efesini 2:4-10
Una grazia completa

In mezzo a questo brano che riassume la salvezza gratuita donata da Gesù Cristo mediante la fede, c’è l’affermazione straordinaria: ci ha risuscitati con lui e con lui ci ha fatti sedere nei luoghi celesti in Cristo Gesù. Un’affermazione che dà il senso dell’estensione e della prospettiva “cosmica” della grazia e della salvezza che ne viene.

L’Ascensione di Gesù Cristo non parla solo, infatti, delle fine delle apparizioni del Risorto, del suo ritorno al Padre, della sua Signoria su ogni cosa, ma anche della nostra accoglienza nei luoghi celesti. Quando l’apostolo chiude la frase con “in Cristo Gesù“, come prima c’era “in Lui”, egli vuole affermare che non è così adesso, ma siamo anticipati dal Cristo e ciò riguarda tempi futuri, come dice dopo, il Regno di Dio, il futuro di Dio, i luoghi di Dio.

La grazia, la salvezza è già realizzata, siamo già vivificati, ma la resurrezione e i luoghi celesti sono posti nel futuro. Però, il fatto che già adesso Gesù Cristo, al quale per grazia siamo associati strettamente, come vero Dio e vero uomo, sia nei cieli è un’assicurazione per noi.

Una speranza completa

Quel “sedere nei luoghi celesti” per il Cristo ha tre aspetti:

  • primo: si richiama al sedere alla destra di Dio di Gesù Cristo, che è nel primo capitolo della lettera e ritroviamo nei Credo, alla sua Signoria dunque.
  • secondo: indica una tranquillità, non una transitorietà, non un essere di passaggio, ma una situazione definitiva e accogliente.
  • terzo: Come vero Dio e vero uomo, Gesù Cristo, accolto nei luoghi celesti, parla dell’accoglienza della nostra realtà umana; come persone definite e concrete, avremo posto in quei luoghi.

Dire di più per quest’ultimo punto sarebbe ovviamente troppo, è qualcosa di inimmaginabile per noi “terrestri”, ma ciò che è scritto basta per rendere completa la nostra speranza e per iniziare il cambiamento nella nostra vita attuale.

Non basterebbe dopo la morte essere una specie di fantasmi, come immaginavano i pagani, per avere speranza?

No, la speranza cristiana è completa, non è una mezza-speranza, perché come Gesù Cristo ci ha vivificati, come afferma della potenza della grazia di Dio nel nostro testo l’apostolo, così noi saremo ancora vivi e pienamente. E veramente, perché noi non siamo un’idea, un personaggio di una storia di fantasia, ma siamo un’esistenza, siamo noi con tutto ciò che siamo e che saremo: mente e corpo, sia pure trasformato, fisico, energia, vita vissuta, ricordi e affetti…

Noi siamo non solo ciò che pensiamo, ma anche ciò che facciamo, non solo immaginazione, ma anche realizzazione e intervento nel mondo con i nostri sensi e le nostre azioni fisiche.

Concreti nel mondo

Questo ha delle conseguenze allora anche nel nostro pellegrinaggio sulla terra, sul nostro vivere attuale.

Possiamo riprendere l’osservazione dell’angelo a quei discepoli, che restano senza saper cosa fare a guardare il cielo, in attesa forse di un ritorno del Cristo Risorto. Ma anche di sicuro riguardare alla conclusione del brano letto: salvati per pura e sola grazia del nostro Signore Gesù Cristo, siamo chiamati a fare le opere buone che Dio ha già preparato per noi.

Siamo rimandati con cuore, con la mente, con la nostra azione a quel mondo in cui siamo, verso quell’umanità sofferente della quale facciamo parte, con l’incarico di opere buone, di azioni buone, secondo Dio, il quale le ha per noi “preparate”.

Non è questione allora di persone ideali o di situazioni ideali, ma è questione di persone concrete e di atti concreti: di considerare le persone nella loro interezza e realtà, non numeri o parte di una massa dovuta a pregiudizi. Detto così però potrebbe sembrare un compito estremamente complesso e difficile, tanti sono i guai del mondo, però c’è quel preparate.

Qui non dice certo di non preparasi, del non fare piani, ma del riconoscere che Dio ha già preparate le cose da fare, perché noi le praticassimo. Cioè, le azioni richieste dal Signore ci capitano nella vita, ci sono poste dinnanzi, sono pronte proprio per esser fatte. È di nuovo una grazia del Signor e di nuovo un’attenzione per la vita reale e concreta delle persone.

Che hanno bisogno di cose vere e non ideali e ideologiche. Ma non solo di cose pratiche, serva anche avere buone idee, in particolare l’umanità ha bisogno anche di sapere della speranza che è in noi, e di poter sentire che il Signore è all’opera tramite il suo Spirito e tramite tante e tante persone di buona volontà.

Testimoni fino alla fine del mondo di Gesù Cristo e della lieta notizia della salvezza per grazia. A volte dimentichiamo quanto è concreto questo messaggio per i molti che lo stanno attendendo.

No il Signore non ha abbandonato il mondo, ma se ne prende come sempre ha fatto continuamente cura, anche attraverso di noi. Amen


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