Colomba della pace di Picasso

Pace viva

Ricordo una trasmissione televisiva italiana tempo fa, in cui una nota conduttrice traduceva poche frasi che diceva una cantante americana. Al momento dei saluti la conduttrice entrò visibilmente in imbarazzo. La giovane americana con naturalezza aveva salutato con “God bless you”, cioè “Dio vi benedica”. La conduttrice tradusse dopo averci pensato un attimo e aggiunse, come a scusare la cantante: “sì da loro si usa dire così per salutare, è come un arrivederci”

Eh, no. Non è come arrivederci. È segno di fede, che forse può divenire anche un automatismo, ma che certo ha una radice vera e profonda.

Anche le lettere che troviamo nel Nuovo Testamento finiscono spesso con dei saluti, ma sempre anche con una benedizione.

Sono dei “Dio vi benedica” un po’ più complessi. Ma comunque una maniera di salutarsi che noi non usiamo più oppure la usiamo solo in momenti particolarmente solenni, ma che certo per un cristiano dovrebbe essere sottintesa anche in un semplice arrivederci.

Una benedizione particolarmente ricca la troviamo verso la fine della lettera agli Ebrei.

Or il Dio della pace che in virtù del sangue del patto eterno ha fatto risalire dai morti il grande pastore delle pecore, il nostro Signore Gesù,
vi renda perfetti in ogni bene, affinché facciate la sua volontà, e operi in voi ciò che è gradito davanti a lui, per mezzo di Gesù Cristo; a lui sia la gloria nei secoli dei secoli. Amen. Ebrei 13:20-21)

Prima di tutto si può osservare che tutta la benedizione, ovviamente, è basata sull’affidare la persona, o le persone cui è rivolta, al Signore. È il Signore che rende possibile ogni cosa, è il Signore che si può prendere cura di noi. Non la fortuna, anche se alcuni cristiani la interpretano in maniera cristiana, e nemmeno il nostro essere giudiziosi o attenti, come fossimo genitori con i bimbi.

Affidare l’altro al Signore, è questa fondamentalmente la benedizione. Ed infatti qui il Signore Gesù è definito grande pastore delle pecore. Colui che viene fatto risalire dai morti per guidarci, per proteggerci, per prendersi cura di noi, come il Buon pastore.

Questa cura, questa protezione non è solo però verso i pericoli, ma nel renderci migliori nella vita. Dice infatti che è stato fatto risalire dai morti per fare in modo che fossimo perfetti, per poter fare ciò che è gradito davanti al Signore.

Questo è ancor più bello, la guida di Gesù come buon pastore è anche per darci occasioni, forza, capacità di fare la sua volontà nel mondo, di essere utili al suo operare nel mondo. Anche se il mondo spesso lo ignora.

Infine vedete come è definito l’Eterno: il Dio della pace.

Cosa meravigliosa è avere pace. Non una pace perché disinteresse nelle cose che capitano, ma una pace nell’animo perché pur vivendo in un mondo imperfetto e pieno di incertezze non si abbia insicurezza, né rabbia, non si sia in agitazione. Pace che custodisce il nostro cuore in mezzo alle avversità. Calma che ci rende forti.

Pace anche perché grazie al suo intervento sappiamo di aver fatto qualcosa di buono nella vita e nella giornata. Pace per aver fatto qualcosa di gradito agli occhi dell’Eterno. Questo sì che dà pace.

Quella pace che solo Gesù quindi può dare. Quella pace viva, che in ogni tempo noi viviamo o in qualunque avversità noi passiamo, ci fa bene, ci fa bene ricevere dal Signore. Amen