Per lo Spirito di Dio

Pubblico qui la traccia della predicazione di Pentecoste (8.6.2014) in cui c’erano degli spunti che penso di sviluppare in seguito.

Così scrive l’apostolo Paolo:

Vi faccio sapere che nessuno, parlando per lo Spirito di Dio, dice: «Gesù è anatema!» e nessuno può dire: «Gesù è il Signore!» se non per lo Spirito Santo. (I Corinzi 12:3)

Dunque se tu dici “Gesù è il Signore”, già fai parte della Chiesa di Cristo, con questo concetto inizia il brano che abbiamo appena letto.

Certo non si riferirà a parole dette a pappagallo, ma a parole dette con una qualche comprensione, con una qualche fede.

Però questo non è scritto, noi diciamo per l’appunto una qualche, generica, serietà nel dirle, sono parole allora di una apertura assolutamente sconosciuta nei tempi successivi della Chiesa cristiana e anche oggi, nonostante l’ecumenismo.

Dopo aver dato questo fondamento, questa base di unità, l’apostolo affronta le possibili obiezioni, indicando come la chiesa di Cristo sia plurale: ci sono differenze, varietà, pluralismo, ma tutte queste varietà, non sono risultato inevitabile e da sopportare dell’animo umano, invece al contrario sono ricchezze dovute allo Spirito santo. Ricchezza che viene direttamente creata dallo Spirito del Signore.

Ora vi è diversità di doni, ma vi è un medesimo Spirito.
Vi è diversità di ministeri, ma non v’è che un medesimo Signore.
Vi è varietà di operazioni, ma non vi è che un medesimo Dio, il quale opera tutte le cose in tutti.
Ora a ciascuno è data la manifestazione dello Spirito per il bene comune.

Infatti, a uno è data, mediante lo Spirito, parola di sapienza; a un altro parola di conoscenza, secondo il medesimo Spirito;
a un altro, fede, mediante il medesimo Spirito; a un altro, doni di guarigioni, per mezzo del medesimo Spirito;
a un altro, potenza di operare miracoli; a un altro, profezia; a un altro, il discernimento degli spiriti; a un altro, diversità di lingue e a un altro, l’interpretazione delle lingue;
ma tutte queste cose le opera quell’unico e medesimo Spirito, distribuendo i doni a ciascuno in particolare come vuole.
Poiché, come il corpo è uno e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, benché siano molte, formano un solo corpo, così è anche di Cristo.

Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un unico Spirito per formare un unico corpo, Giudei e Greci, schiavi e liberi; e tutti siamo stati abbeverati di un solo Spirito. (I Corinzi 12:4-13)

In fondo non vale nella chiesa quello che è normale nel mondo: in cui l’identità delle persone si basa sull’uniformità del gruppo di cui si fa parte, contro le differenze degli altri (perché i diversi sono sempre gli altri). L’identità non si basa invece sugli elementi comuni con gli altri: la fame, la sete, la ricerca di serenità nella vita.

Eppure, come ben sappiamo, all’interno delle varie confessioni cristiane, dei vari tipi di chiese, si tende a sottolineare: “noi facciamo così”, “si dice così e così”, e si afferma che i cristiani e le cristiane devono essere fatti necessariamente in un unico modo.1

E verso le altre confessioni cristiane, in più, c’è sempre il sospetto che in fondo non siano realmente cristiani. “No” dice l’apostolo Paolo “riconoscete la ricchezza delle differenze e la molteplicità dei doni”.2

Nella Chiesa, l’apostolo non dice solo che c’è pluralismo, ma parla di corpo, di un organismo insomma.

Non è dunque una raccolta di persone che si sopporta oppure che si riconosce simbolicamente insieme o magari anche apprezza le differenze, ma poi è finita lì. Qui si parla di un organismo che vive e lavora insieme. Se fossimo un’azienda diremmo che lavoriamo tutti insieme ognuno con una sua propria mansione specifica, ma tutti insieme siamo tesi verso un unico obiettivo.

Le contestazioni sorgono inevitabilmente: “Eh, ma ci riusciremo?”, “Sì ma questo è un ideale… a parole va bene, ma poi in pratica?”.

Ora il centro di tutto l’annuncio del testo nel fatto che tutto questo viene dallo Spirito, perché siamo abbeverati in un unico Spirito. La comunione dello Spirito e il lavorare tutti insieme per la gloria di Dio, per produrre frutti, per l’annuncio dell’evangelo sono un’unica cosa.

Certamente in altri passi sta scritto che possiamo ricevere lo Spirito invano, cioè che tutta questa potenza dello Spirito possiamo ignorarla, non usarla e non fidarcene, però in questo mondo ossessionato dal produrre, noi che potremmo produrre tanti frutti per lo Spirito perché spesso vediamo persone che si tirano indietro, o sono oziose riguardo alla Chiesa di Cristo?

E non basta solo agitarsi un po’. Come riconoscere poi che la nostra attività non sia attivismo, cioè non sia fare tanto per fare, agitarsi come battendo l’aria, per riprendere un’immagine di Paolo?

Vedete – è come se dicesse dice l’apostolo – ci sono diversità di ministero, di carisma e di operazioni, cioè c’è chi riceve un incarico, chi ha dei doni, e chi fa qualcosa in quel momento preciso, ebbene tutti vanno bene e sono da accogliere, quando lavorano per il bene comune. Se è per il bene comune è una buona attività per la Chiesa.

Il bene comune qualcosa di grandioso: nella chiesa, nella famiglia, nella società.

Visti gli indagati di Venezia in questi giorni, abbiamo l’esempio negativo di cosa non sia il bene comune, e questo allora insieme ai nostri dubbi ci può scoraggiare.

Ora l’apostolo combatte lo scoraggiamento in due modi.

Con il primo ricorda le tante manifestazioni dello Spirito che sono nella chiesa. Oggi noi siamo in situazioni diverse, ma a chi sa guardare vedete che nella chiesa ancor oggi c’è chi, alle volte senza averne la consapevolezza, opera miracoli.

Il miracolo non è solo, o forse mai, qualcosa di eclatante, è magari una parola di speranza che guarisce più di molte medicine, è un gesto di accoglienza che fa la vita luminosa per sempre.

La profezia non è tanto prevedere il futuro quanto riuscire a portare la parola di Dio e quindi anche essere coloro che vedono come andranno le cose, quali sono le conseguenze delle scelte di oggi.

Il secondo modo è di richiamarci alla base, di ricordarci che siamo stati battezzati in Cristo, che ci ha riunito in un solo corpo, e questo non dipende da noi, ma è opera del Signore, e quindi non può essere negata e nemmeno distrutta. E ci manda realmente e quotidianamente il suo Spirito.

E non è questione solo di accoglierlo, ma alle volte lo Spirito stesso come un fuoco consuma le cose vecchie e le incertezze, ci rinnova e ci spedisce in campo a giocare la partita della vita nella sua squadra, anche se siamo vecchi o incerti, inesperti o paurosi, perché non per la potenza o la forza nostra noi viviamo, ma per lo Spirito del Signore.

Ordunque: coraggio, sapienza, nuove idee, apertura, accoglienza, autocontrollo, atteggiamento costruttivo! E andiamo avanti nel nome del Signore, a cui solo sia la gloria in eterno. Amen

  1. Detto per inciso dinnanzi a casi di pastori che si dichiarano atei o considerano il Signore Gesù come un buon uomo e non come il Signore, e dunque anche vero Dio, avremmo qui un criterio semplice e diretto e biblico per dire dove inizia e finisce il pluralismo nella chiesa.

  2. Inoltre, sempre per inciso, certamente il discorso di Paolo si rivolge ai cristiani, ragiona sulla Chiesa, e non è un discorso sul pluralismo nella società. Ma oltre a ragionare su come sia estesa e vasta l’idea di chiesa basata sulla sola affermazione della signoria di Cristo, sappiamo che quello che impariamo nella chiesa possiamo applicarlo con le dovute differenze alla società.

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