Messi a morte ogni giorno

Stiamo sopra le rovine della frana di Piuro (meditazione in occasione dell’incontro ecumenico organizzato dall’Associazione italo-svizzera degli scavi di Piuro il 1° settembre 2011) e pensiamo alle persone che sono perite così repentinamente.

Mi viene in mente allora quello che si sente dire spesso, anche sui giornali, è stata “la forza della Natura”, con la “N” maiuscola. Di solito, quando si parla di forza della natura, lo si fa in senso negativo, per una distruzione, come se quando la natura fa crescere una spiga non sia anch’essa frutto della forza della natura.

Come cristiani non dovremmo tanto usare il termine Natura, ma quello di Creato, di Creazione, infatti far questo dispone in modo differente il nostro animo, facendoci ragionare su Dio e aprendoci alla preghiera.

Ben vengano allora le iniziative che sono nate in questi anni, a partire dall’incontro ecumenico di Basilea del 1989, che ad esempio vogliono introdurre all’interno dell’anno liturgico un tempo del Creato (come l’iniziativa che proprio oggi è giunta a Piuro alla cascata dell’Acquafraggia).

Ora il termine Creato parla della natura come creazione di Dio. Per questo vedere la distruzione che porta un’inondazione, un terremoto, una frana, ci interroga come cristiani direttamente: è proprio il Creato di Dio che uccide?

Scrive l’apostolo Paolo nella lettera ai Romani (8:18-21.35-39):

Io penso che le sofferenze del tempo presente non siano assolutamente paragonabili alla gloria che Dio manifesterà verso di noi.

Tutto l’universo aspetta con grande impazienza il momento in cui Dio mostrerà il vero volto dei suoi figli. Il creato è stato condannato a non aver senso, non perché l’abbia voluto, ma a causa di chi ve lo ha trascinato. Vi è però una speranza: anch’esso sarà liberato dal potere della corruzione per partecipare alla libertà e alla gloria dei figli di Dio…

Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Sarà forse il dolore o l’angoscia? La persecuzione o la fame o la miseria? I pericoli o la morte violenta? Perciò la Bibbia dice: “Per causa tua siamo messi a morte ogni giorno e siamo trattati come pecore portate al macello”.
Ma in tutte queste cose noi otteniamo la più completa vittoria, grazie a colui che ci ha amati. Io sono sicuro che né morte né vita, né angeli né altre autorità o potenze celesti, né il presente né l’avvenire, né forze del cielo né forze della terra, niente e nessuno ci potrà strappare da quell’amore che Dio ci ha rivelato in Cristo Gesù, nostro Signore.

No, è la risposta, non è il Creato di Dio che uccide, ci dice l’apostolo Paolo. Infatti la risposta dell’apostolo parte dal fatto che nel mondo c’è il peccato.

Ora, nell’epoca contemporanea non si gradisce molto parlare di peccato. Peccato è una parola teologica, biblica, che indica quando si è contro Dio o lontani da lui. Siamo tutti nel peccato, perché parte dell’umanità caduta. Però questa parola ha assunto valenze un po’ diverse, moralistiche e a volte anche superficiali, ed anche per questo si è lasciato andare questo concetto nella società odierna.

Però restiamo, allora, sguarniti. Non capiamo più niente della Scrittura e neanche della vita sociale ed umana.

Come ci ricorda l’apostolo Paolo, il peccato non è solo limitato all’umanità, ma i suoi effetti sono su tutta la creazione. Tutto il Creato è inquinato, per così dire, dal peccato. Tutto è vano, tutto si corrompe, frana e si distrugge, tutto è sotto il dominio della morte, perché l’umanità è ribelle a Dio nostro Creatore.

Anche la creazione è dominio della vanità, qui tradotto con “senza senso’’, quindi le frane, i terremoti, le inondazioni uccidono perché questo non è il Creato ordinato, buono e bello che Dio ha creato, ma quel creato meraviglioso e bello, reso brutto dalla disobbedienza umana.

Come questo sia possibile è una domanda a cui i filosofi hanno provato a rispondere, Paolo solo ce lo comunica, dall’alto della sua autorità apostolica, come un dato di fatto.

Ma anche questo Creato verrà liberato dalla schiavitù della corruzione, per essere di nuovo libero e bello come Dio lo ha voluto.

Non solo noi aspettiamo questo momento, ma tutto l’universo lo aspetta con impazienza. Siamo solidali con il Creato nel destino di tristezza, ma anche in quello di speranza e rinascita.

Amore e resurrezione

Questo ci dà sollievo, ma magari solo fino ad un certo punto. Quando stiamo nella distretta, nella difficoltà, ci sentiamo scoraggiati. Quando pensiamo ai morti di secoli fa, siamo perplessi. Siamo abbandonati nelle grinfie del peccato e della morte? Siamo messi al macello ogni giorno in solitudine?

No, l’apostolo conclude dicendo che l’amore di Dio che è in Cristo Gesù non è mai lontano. Non dice Gesù o Dio è vicino, ma il suo amore.
Se vogliamo è anche qualcosa di più, non è indifferente al nostro dolore il nostro Signore, ma è al nostro fianco con tutto il suo amore.

Né morte, né vita ci potrà strappare da quell’amore. Questo è un annuncio fiducia e di resurrezione.

E lì nel Regno di Dio, quando saremo risorti e rinnovati insieme a tutta la Creazione, che le domande avranno risposte, che quello che oggi non ha senso lo riceverà.

Il senso della vita, il risultato degli sforzi e della sofferenza, non sarà la vanità, il nulla, ma sarà ciò che è gli è assegnato dal Signore.

Quando allora saremo presi da dubbi oppure dovremo rispondere alle domande che ci fanno come: “se Dio è buono allora…”, ricordiamoci delle parole dell’apostolo Paolo, è il peccato che ci uccide, è questo mondo ingiusto che rovina il Creato, ma l’amore di Dio è accanto a chi soffre, è sulla croce che muore per risorgere.

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