Senza franchezza, quale fraternità?

Dopo la tragica morte di Frère Roger Schütz, uno dei pionieri dell’ecumenismo e fondatore della Comunità di Taizé, ci è stato spiegato dai vaticanisti perché si poteva capire con certezza che fosse divenuto cattolico. Questa conferma si avrebbe sostanzialmente da due fatti: per l’aver ricevuto la comunione dall’allora cardinale Ratzinger e per i suoi funerali celebrati dal cardinale Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani.Questo fatto non sorprende: da tempo ormai anche coloro che apprezzavano l’opera della Comunità di Taizé la vedevano come un’iniziativa cattolicheggiante o di un certo tipo di cattolicesimo. Ciò che lascia francamente perplessi è il dover dedurre una notizia del genere e non aver avuto una pubblica dichiarazione da parte del fondatore di Taizé.

Scrive un mensile cattolico francese che un tale annuncio sia mancato per non provocare controversie con le chiese protestanti. Questa motivazione sarebbe offensiva verso gli evangelici, visti come persone che non sarebbero capaci di capire il percorso umano di una coscienza, e non tiene neanche conto che anche un’altra personalità di spicco della Comunità di Taizé aveva già fatto, vent’anni fa, pubblica dichiarazione di aderire al cattolicesimo. E questa motivazione sarebbe anche un po’ stupida: per i buoni rapporti con gli altri non è meglio dire le cose, piuttosto che fargliele scoprire?

Ma c’è di più: da un pioniere dell’ecumenismo ci si aspetterebbe un comportamento ecumenicamente conseguente. Infatti, non è proprio una delle basi dell’ecumenismo l’accettare che si possa cambiare chiesa, come anche è stato scritto ufficialmente e controfirmato nella Charta Oecumenica? Non solo avrebbe dovuto dirlo, dunque, ma sarebbe stato un modo per riaffermare ancor più l’ecumenismo.

Mi si dirà che ci sono scelte personali che non vanno per forza rese pubbliche. Questa vicenda mi sembra analoga a quella recente di Günter Grass, famoso scrittore ed opinionista, un personaggio pubblico che ha sempre voluto insegnare, ma non è riuscito per 60 anni a dire che si era arruolato diciassettenne nelle SS naziste. Frère Roger era un personaggio pubblico e non solo, una persona che ha voluto additare agli altri l’ecumenismo, e quindi ci saremmo aspettati un comportamento aperto e coerente. Mentre questo fatto di vivere “facendo finta” e non dichiarandosi, non è altro che un vivere nella menzogna. E da quanti anni, poi? Ed anche il cardinale Kasper ha fatto il suo funerale senza una parola di spiegazione. Abbiamo allora due esperti dell’ecumenismo che non hanno capito quello che affermavano negli incontri ecumenici ufficiali? Vale a dire che, partendo dagli insegnamenti di Gesù, serve franchezza nei rapporti umani e quindi anche ecumenici? Occorre presentarsi per quello che si è, essere nella chiarezza, per riuscire ad andare avanti nel dialogo.

Se c’è qualcuno che finge, è finto anche il dialogo. Non si possono giustificare certi atteggiamenti senza che tutto perda di credibilità. Credo che adesso non sia più il tempo dei pionieri dell’ecumenismo, né quello dei tecnici dei documenti ufficiali attenti a dire e a non dire, né l’epoca delle grandi dichiarazioni che non coinvolgono la base. Per costruire la fraternità cristiana servono uomini e donne normali, che si incontrino nella loro semplicità e sincerità e sappiano parlarsi dell’amore di Dio che li raggiunge in Gesù Cristo.