Luca

Chiamati ad annunciare

https://youtu.be/KOq2ywcF7ZI

Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesare, quando Ponzio Pilato era governatore della Giudea, ed Erode tetrarca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetrarca dell’Iturea e della Traconitide, e Lisania tetrarca dell’Abilene, sotto i sommi sacerdoti Anna e Caiafa, la parola di Dio fu diretta a Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto.

Ed egli andò per tutta la regione intorno al Giordano, predicando un battesimo di ravvedimento per il perdono dei peccati, come sta scritto nel libro delle parole del profeta Isaia: « Voce di uno che grida nel deserto: “Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri. Ogni valle sarà colmata e ogni monte e ogni colle sarà spianato; le vie tortuose saranno fatte diritte e quelle accidentate saranno appianate; e ogni creatura vedrà la salvezza di Dio”».

Non mancherà nessuno

https://youtu.be/BLuB29GWEVg

Ecco la parabola della pecora smarrita, che viene cercata e ritrovata, introdotta dal contesto da cui se ne comprende il significato.

Tutti i pubblicani e i peccatori si avvicinavano a lui per ascoltarlo. Ma i farisei e gli scribi mormoravano, dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».

Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, avendo cento pecore, se ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e non va dietro a quella perduta finché non la ritrova? E trovatala, tutto allegro se la mette sulle spalle; e giunto a casa, chiama gli amici e i vicini, e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho ritrovato la mia pecora che era perduta”. Vi dico che, allo stesso modo, ci sarà più gioia in cielo per un solo peccatore che si ravvede che per novantanove giusti che non hanno bisogno di ravvedimento.

C'è ancora posto!

https://youtu.be/dqrutAGNqQo

Arriviamo oggi alla parabola detta del gran convito. Versione audio

L’immagine di un banchetto celeste, di un grande convito, in cui il Signore ci invita nel suo Regno, come detto era comune ai tempi di Gesù. Infatti, quando Gesù parla della resurrezione, ecco che uno dei presenti inneggia al banchetto celeste.

Gesù non respinge certo questa immagine, ma essa diviene per Gesù motivo, non di una generica esultanza, ma al contrario di riflessione.

Amare il prossimo è una benedizione

All’interno del ciclo di predicazioni sulle parabole, eccoci alla parabola del buon samaritano.

Ed ecco, un dottore della legge si alzò per metterlo alla prova, dicendo: «Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?» Gesù gli disse: «Nella legge che cosa sta scritto? Come leggi?» Egli rispose: «Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta l’anima tua, con tutta la forza tua, con tutta la mente tua, e il tuo prossimo come te stesso». Gesù gli disse: «Hai risposto esattamente; fa’ questo e vivrai». Ma egli, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è il mio prossimo?»

Liberati, slegati, rafforzati

Gesù stava insegnando di sabato in una delle sinagoghe. Ecco una donna, che da diciotto anni aveva uno spirito che la rendeva inferma, ed era tutta curva e assolutamente incapace di raddrizzarsi. Gesù, vedutala, la chiamò a sé e le disse: «Donna, tu sei liberata dalla tua infermità». Pose le mani su di lei e, nello stesso momento, ella fu raddrizzata e glorificava Dio.

Or il capo della sinagoga, indignato che Gesù avesse fatto una guarigione di sabato, disse alla folla: «Ci sono sei giorni nei quali si deve lavorare; venite dunque in quelli a farvi guarire, e non in giorno di sabato».

Quelli che annunciano (Luca 24:19-24)

Dipinto di Caravaggio sul riconoscimento del Cristo da parte dei discepoli ad Emmaus

Il Signore è risorto, Egli è veramente risuscitato!

Questo è il grido di gioia che fonda la chiesa, è il saluto di Pasqua, che anche la morte è vinta dal nostro Salvatore.

Non fu proprio questa, però, l’immediata reazione dei discepoli, e in questo spesso gli assomigliamo, per questo è sempre bello e utile ritornare a leggere l’emozionante brano di Luca sui due discepoli sulla via di Emmaus.

Non solo vivere, ma vivere sapendo perché

Ecco un testo conosciuto, che è stato anche fonte di tanti equivoci nella sua interpretazione.

Luca 10:38-42 Mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio; e una donna, di nome Marta, lo ricevette in casa sua. Marta aveva una sorella chiamata Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola. Ma Marta, tutta presa dalle faccende domestiche, venne e disse: «Signore, non ti importa che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e sei agitata per molte cose, ma una cosa sola è necessaria. Maria ha scelto la parte buona che non le sarà tolta».

Gesù sa come siamo

A Natale festeggiamo la nascita del Salvatore Gesù Cristo. Cioè il suo venire al mondo come ogni essere umano. È l’inizio della storia della salvezza.

Gesù nasce  come noi e poi come noi vive, nelle difficoltà, nelle ristrettezze, alle prese con la burocrazia come già dalla nascita si vede… infine nella sofferenza, nell’ingiustizia e nella morte. Perché questo?

Nonostante i nostri errori Dio è vicino a noi

Ecco una nota parabola di Gesù: Il fariseo e il pubblicano. Una parabola insidiosa perché può essere facilmente generalizzata slegandola dal suo tempo e contesto. Per evitare questo, l’evangelista Luca ne chiarisce il contesto nato nel confronto di Gesù con la mentalità farisaica.

Luca 18:9-14 Disse ancora questa parabola per certuni che erano persuasi di essere giusti e disprezzavano gli altri: 10 «Due uomini salirono al tempio per pregare; uno era fariseo, e l’altro pubblicano. 11 Il fariseo, stando in piedi, pregava così dentro di sé: “O Dio, ti ringrazio che io non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri; neppure come questo pubblicano. 12 Io digiuno due volte la settimana; pago la decima su tutto quello che possiedo”. 13 Ma il pubblicano se ne stava a distanza e non osava neppure alzare gli occhi al cielo; ma si batteva il petto, dicendo: “O Dio, abbi pietà di me, peccatore!” 14 Io vi dico che questo tornò a casa sua giustificato, piuttosto che quello; perché chiunque s’innalza sarà abbassato; ma chi si abbassa sarà innalzato».