Isaia

Noi siamo suoi

https://youtu.be/SwsRr3_b78g

Il capitolo 43 del libro del profeta Isaia giunge quasi inatteso. Certo viene dopo aver parlato del servo del Signore, in cui noi riconosciamo Gesù Cristo. Ma ha anche descritto l’infedeltà del popolo di Israele, il loro non ascoltare e seguire il Signore, e che per questo è esposto al saccheggio e alla sconfitta. Qui, però, invece di parole di definitivo ripudio e di abbandono da parte del Signore, ci sono parole di accoglienza incondizionata.

Possiamo annunciare perché parte della società

https://youtu.be/0HvXJ2Qmrw4

Nell’anno della morte del re Uzzia vidi il Signore seduto sopra un trono alto, molto elevato, e i lembi del suo mantello riempivano il tempio. Sopra di lui stavano dei serafini, ognuno dei quali aveva sei ali; con due si copriva la faccia, con due si copriva i piedi e con due volava. L’uno gridava all’altro e diceva: «Santo, santo, santo è il SIGNORE degli eserciti! Tutta la terra è piena della sua gloria!» Le porte furono scosse fin dalle loro fondamenta dalla voce di loro che gridavano, e la casa fu piena di fumo.

Mai abbandonati

https://youtu.be/NalJoVuc4Mg

Alcune volte forse vi è capitato di sentire qualcuno che diceva: “il Signore mi ha abbandonato” oppure “si è dimenticato di me”. Noi sappiamo che non è così, che il Signore non ci abbandona mai. Ma è anche vero che –alle volte– il Signore non ci difende dalle potenze malefiche del mondo, noi subiamo allora morbi e stragi, ma anche ingiustizie e malefatte, senza che niente sembra venga opposto da parte del nostro Signore.

Cercate il Signore che è misericordioso

https://youtu.be/HMucpxvNsaE

Ad un popolo che, visto quello che succedeva e viveva, si interrogava chiedendosi se il Signore sarebbe intervenuto in suo favore e che, certe volte, si chiedeva addirittura se il Signore effettivamente avesse il potere per intervenire, il profeta Isaia si rivolge dicendo:

(Versione audio)

Cercate il SIGNORE mentre lo si può trovare; invocatelo mentre è vicino. Lasci l’empio la sua via e l’uomo iniquo i suoi pensieri; si converta egli al SIGNORE, che avrà pietà di lui, al nostro Dio, che non si stanca di perdonare.

Il manifestarsi di Cristo ci trasforma

https://youtu.be/I8UyHavXXBo

L’uso di ricordare nel giorno dell’Epifania la visita dei Magi d’Oriente al piccolo Gesù, è associato anche al passo del profeta Isaia che leggiamo adesso. In questo testo profetico il manifestarsi al mondo del Messia è associato all’omaggio da terre lontane di re con doni adatti a un re: oro e incenso.

Inizia con una visione di tenebre su tutta la terra, immagine che descrive un fosco futuro, situazioni di ingiustizia e precarietà. Situazioni che si ritrovano spesso nella storia umana. Ma la scena è illuminata dalla luce che splende sul Messia che è arrivato.

Nazioni verso la luce

Il testo della predicazione, in occasione della Festa Federale del 18 settembre 2022, è una visione del tempo messianico del profeta Isaia, che per i cristiani si realizzerà con il ritorno di Gesù Cristo.

Avverrà, negli ultimi giorni, che il monte della casa del SIGNORE si ergerà sulla vetta dei monti e sarà elevato al di sopra dei colli; e tutte le nazioni affluiranno a esso.

Molti popoli vi accorreranno e diranno: «Venite, saliamo al monte del SIGNORE, alla casa del Dio di Giacobbe; egli ci insegnerà le sue vie e noi cammineremo per i suoi sentieri». Da Sion, infatti, uscirà la legge, e da Gerusalemme la parola del SIGNORE.

Digiuno dall'ingiustizia

https://youtu.be/JOw-bIlGAYw

Se la scorsa domenica avevamo affrontato il testo di Elia e della vedova, in cui pur nella siccità venivano sfamati giorno dopo giorno da un po’ di farina e olio, oggi vediamo un testo di Isaia in cui si parla di digiuno rituale, religioso. In una società quindi piuttosto sazia da fare del digiuno una possibilità e non una necessità imposta.

Non è affatto un testo difficile da capire, ma complesso è comprendere come sia da applicare alla realtà della nostra società oggi.

Un bambino ci è nato!

L’attesa del Messia, come sappiamo, veniva dai testi degli antichi profeti, in cui il discendente di Davide, non era più solo un semplice, sia pure buon re, ma un re messianico, speciale, che avrebbe regnato per sempre e che sarebbe stato risolutivo per ogni gente.

https://youtu.be/JHA25q4VrU8

Fra i testi messianici, spicca il testo del profeta Isaia 9:1-6, il testo della predicazione di questa sera. In questo testo, infatti, si dice che questo Messia è un “ bambino che ci è nato”. Non desta meraviglia che i cristiani lo abbiano visto come l’annuncio di Gesù Cristo, che si incarna e viene in mezzo a noi, nella storia umana.

Pace valore assoluto

Il libro di Isaia, è un libro legato al suo tempo, ma che guarda anche oltre il suo tempo e oltre il tempo terreno, con una valenza universale, per tutta l’umanità.

Al capitolo 2, dunque quasi all’inizio, troviamo una visione che dà il tono a tutto il libro, visione che parla del futuro di pace che Dio prepara e riserva agli esseri umani.

Una visione in cui il Signore governerà su tutti i popoli. Una visione che per noi cristiani parla del Regno di Cristo risorto che ritorna nella gloria e governa con giustizia in una Creazione rinnovata.

Rispetto e gioia (Isaia 6:5)

Il giovane Isaia, prima di essere profeta, ha una visione grandiosa di Dio, sia esso un sogno o una visione prodigiosa, il profeta è nella sala del trono del Signore, allora è preso dal panico e dice:

«Guai a me, sono perduto! Perché io sono un uomo dalle labbra impure e abito in mezzo a un popolo dalle labbra impure; e i miei occhi hanno visto il Re, il SIGNORE degli eserciti!» (Isaia 6:5)