Grazia

Guardare a Gesù ed è già la grazia

Gesù annunciò la sua sofferenza e morte varie volte ai suoi discepoli, per prepararli all’evento e dar loro gli elementi per interpretarlo. In uno di questi momenti Gesù parla di sé come Figlio dell’uomo e il suo essere crocifisso lo indica come il suo innalzamento:

bisogna che il Figlio dell’uomo sia innalzato, affinché chiunque crede in lui abbia vita eterna. Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna. Infatti Dio non ha mandato suo Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. (Giovanni 3:14b-17)

Dunque, Gesù afferma che la sua morte sulla Croce è voluta dal Padre per donare vita eterna, per realizzare il suo amore, non per giudicare, ma per salvare il mondo. Il mondo? Sì, dice proprio il mondo.

Grazia su grazia

All’inizio dell’evangelo di Giovanni abbiamo una presentazione di Gesù che parte dal suo stare con Dio, dall’essere Dio e all’arrivare sulla terra. E in questo contesto si riportano le parole Giovanni il Battista.

Giovanni 1:15-18 Giovanni gli ha reso testimonianza, esclamando: «Era di lui che io dicevo: “Colui che viene dopo di me mi ha preceduto, perché era prima di me. Infatti, dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto grazia su grazia”». Poiché la legge è stata data per mezzo di Mosè; la grazia e la verità sono venute per mezzo di Gesù Cristo. Nessuno ha mai visto Dio; l’unigenito Dio, che è nel seno del Padre, è quello che l’ha fatto conoscere.

È la grazia che insegna

Tito 2:11-14 La grazia di Dio, salvifica per tutti gli uomini, si è manifestata, e ci insegna a rinunziare all’empietà e alle passioni mondane, per vivere in questo mondo moderatamente, giustamente e in modo santo, aspettando la beata speranza e l’apparizione della gloria del nostro grande Dio e Salvatore, Cristo Gesù.

Egli ha dato sé stesso per noi per riscattarci da ogni iniquità e purificarsi un popolo che gli appartenga, zelante nelle opere buone.

La grazia insegna#

Chi insegna a cercare la giustizia, il soggetto dell’insegnare agli esseri umani a rinunziare al male, non è Dio, si badi bene, ma la grazia di Dio.

Non è il “ricordati che devi morire”, che insegna qualcosa agli esseri umani, ma la speranza di vivere ancora. Non è dire che tutto è vano, ma la possibilità di fare qualcosa di vero e santo, che ti muove alla retta azione.

Profeti di grazia e non di sventura

Nel tempo d’Avvento c’è tradizionalmente una domenica che parla di Giovanni il Battista. Giovanni era un personaggio molto importante per la sua epoca, egli inventa −per così dire− la pratica di battezzare, pare che prima ci fossero solo lavaggi rituali.

Ma ora c'è grazia

“Ora però…”, l’apostolo Paolo, dopo aver spiegato ciò che viene riassunto con “ tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio”, come con un profondo sospiro di sollievo, indica una svolta definitiva. È l’annuncio della giustificazione per sola grazia, il centro del messaggio di Gesù Cristo. Molti i passi ne parlano, lo leggiamo ora in Romani 3:21-28.

Ora però, indipendentemente dalla legge, è stata manifestata la giustizia di Dio, della quale danno testimonianza la legge e i profeti: vale a dire la giustizia di Dio mediante la fede in Gesù Cristo, per tutti coloro che credono – infatti non c’è distinzione: tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio – ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù.