Genesi

Essere fonte di benedizioni

https://youtu.be/11cGbkKrSZs

Nella Genesi è delineata la lontananza da Dio dell’umanità. Il suo peccato di non considerare il proprio Creatore e la sua volontà, e di non voler rispettare né Lui né le altre sue creature. Scartata l’ipotesi di distruggere tutti, come viene presentata nell’episodio del diluvio, si rimane con la domanda: come si realizzerà la salvezza per questa umanità che è contro il suo Creatore?

(Versione audio)

Al capitolo 12 della Genesi ecco allora come un nuovo inizio, l’annuncio di quello che sarà quasi come un nuovo atto creativo. Stavolta non abbiamo un Noè che deve costruire un’arca e la distruzione degli altri umani, ma semplicemente Abramo che deve partire, errare qua e là, confidando solo nel Signore, per portare avanti la benedizione. Pur nella precarietà, sarà l’inizio della storia della salvezza del genere umano.

Si ricorda del suo patto

Il racconto del diluvio che troviamo nella Genesi è un testo teologico profondo, come tutti i testi biblici d’altronde, che spesso però –prestandosi per il racconto ai ragazzi– viene semplificato e infine un po’ trascurato.

Ora pare proprio che, al tempo biblico, esistessero varie antiche tradizioni, fin dai sumeri, con racconti di diluvio e che ad esse fossero collegate spiegazioni teologiche pagane. Gli ebrei dunque vi erano confrontati e gli si poneva un problema teologico.

Benedizioni (Gen 12:2)

Spesso si dimentica di applicare a noi stessi una parte di ciò che promette il Signore ad Abramo:

sarai fonte di benedizione (Gen 12:2)

Certo non siamo come Abramo, ma essere di benedizione riguarda ogni singolo essere umano. Perché l’umanità va avanti solo con il concorso di tutti.
Spesso si dimentica nella nostra società piuttosto individualista e spesso dominata solo da criteri economici che  il singolo da solo è niente. Un capo d’azienda viene idolatrato e guadagna mille volte di più dell’ultimo dei dipendenti, come fosse da solo a mandar avanti la ditta e non ci fossero altre migliaia di dipendenti  che vi lavorano con dedizione. Si dimentica alle volte che  quello che abbiamo oggi viene da quello che hanno fatto in passato -spesso con fatica- quelli che ci hanno preceduto , e ciò che possiamo fare e avere dipende da quello che altri fanno in contemporanea nel mondo.

Patto eterno

L’inizio della storia della salvezza che inizia da Abramo e si realizza in Gesù Cristo, è nel patto che il Signore fa con Abramo. Se non diamo tutto per scontato, è un testo molto sorprendente:

Genesi 17:3-7 Abramo si prostrò con la faccia a terra e Dio gli parlò, dicendo: «Quanto a me, ecco il patto che faccio con te; tu diventerai padre di una moltitudine di nazioni; non sarai più chiamato Abramo, ma il tuo nome sarà Abraamo, poiché io ti costituisco padre di una moltitudine di nazioni.  Ti farò moltiplicare grandemente, ti farò divenire nazioni e da te usciranno dei re. Stabilirò il mio patto fra me e te e i tuoi discendenti dopo di te, di generazione in generazione; sarà un patto eterno per il quale io sarò il Dio tuo e della tua discendenza dopo di te.

Salvare l'umanità

Il racconto del diluvio è un testo teologico profondo, come tutti i testi biblici d’altronde, che spesso però prestandosi per un racconto ai bambini, viene semplificato e in fondo un po’ trascurato.

Che tipo di testo innanzitutto abbiamo davanti? Il testo del diluvio contiene il ricordo di antiche tradizioni, magari che provengono già dai sumeri, non solo rielaborate e trasformate, ma anche usate per una riflessione su Dio e per un annuncio di Dio.

Lo scaricabarile

Nella lingua italiana abbiamo questo termine tipico per indicare l’azione di chi non si assume la propria responsabilità personale, ma chiama in causa altri, scaricando sulle spalle degli altri la responsabilità dei propri errori. Nel mirabile racconto del Giardino, un racconto parabolico, non realistico, ma che vuole riflettere sulla responsabilità umana nel fare il male, c’è questa finezza, diciamo così, di mostrare come lo scaricabarile sia, comunque lo si chiami, una predisposizione dell’errare umano.

Per strade tortuose, ma infine riuniti

La storia che leggiamo nella Genesi di Giacobbe ed Esaù è da un certo punto di vista semplice e comune. Due fratelli e una benedizione, e una eredità se vogliamo. Una lotta e un inganno, poi la rabbia di Esaù e la fuga di Giacobbe per paura di essere ucciso e poi lunghi anni di separazione.

Poi dopo lunghi anni ecco il ritorno di Giacobbe. E la paura. Come andrà il loro incontro?

La giusta relazione

Abramo dopo aver ubbidito alla chiamata del Signore, per andare in una terra sconosciuta e essere padre di molti, non ha ancora avuto un figlio. Sono passati gli anni ed è sempre più perplesso e esprime tutto il suo disappunto.

Dopo questi fatti, la parola del SIGNORE fu rivolta in visione ad Abramo, dicendo: «Non temere, Abramo, io sono il tuo scudo, e la tua ricompensa sarà grandissima». Abramo disse: «Dio, SIGNORE, che mi darai? Poiché io me ne vado senza figli e l’erede della mia casa è Eliezer di Damasco». E Abramo soggiunse: «Tu non mi hai dato discendenza; ecco, uno schiavo nato in casa mia sarà mio erede». Allora la parola del SIGNORE gli fu rivolta, dicendo: «Questi non sarà tuo erede; ma colui che nascerà da te sarà tuo erede». Poi lo condusse fuori e gli disse: «Guarda il cielo e conta le stelle se le puoi contare». E soggiunse: «Tale sarà la tua discendenza». Egli credette al SIGNORE, che gli contò questo come giustizia. (Genesi 15,1-6)