Filippesi

Conoscere Cristo vivendo

Come probabilmente sapete, l’apostolo Paolo prima di convertirsi a Cristo era stato un pio e zelante fariseo. Uno fiero di seguire tutti quei precetti religiosi che rendevano sicuri di non aver bisogno di null’altro per la propria salvezza.

( Podcast)

Però dopo la conversione giudica inutile, anzi dannosa, quel tipo di religiosità. Scrive allora ai cristiani che sono a Filippi questo brano (Filippi 3:7-14), che leggerò e commenterò un versetto alla volta.

Tuttavia rallegriamoci

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Si può essere contenti pur nelle tribolazioni? Sperimenta questo rallegrarsi l’apostolo Paolo, anche se è in prigione e vede avvicinarsi la sua fine. E a chi gli chiede se sia ancora contento, pur nei contrasti che ci sono sul suo essere apostolo, risponde:

Alcuni, è vero, predicano Cristo solo per gelosia e in polemica con me; ma gli altri lo fanno con sincerità. Questi agiscono per amore, sapendo che mi trovo qui per difendere la parola del Signore; quelli, invece, spinti da invidia, non annunziano Cristo con sincerità e pensano di aggravare le mie sofferenze ora che sono in prigione. Ma che importa? In ogni modo, o per invidia o con sincerità, Cristo è annunziato. Di questo sono contento e continuerò a esserlo. So che quanto mi accade servirà per il mio bene, perché voi pregate per me e lo Spirito di Gesù Cristo mi aiuta. Per questo aspetto con impazienza, e spero di non vergognarmi, ma di saper parlare con piena franchezza. Anzi ho piena fiducia che, ora come sempre, Cristo agirà con potenza servendosi di me, sia che io continui a vivere sia che io debba morire. Per me infatti il vivere è Cristo e il morire un guadagno. (Filippesi 1:15-21)

Signore perché misericordioso

Dio lo ha sovranamente innalzato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni nome, affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra, e sotto terra, e ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre. (Filippesi 2,9-11)

L’apostolo Paolo scrive questo testo parlando di Gesù Cristo, morto e risorto. Dice che ognuno celebrerà come Signore il Cristo, non si riferisce al presente o ad un prossimo futuro, ma al futuro di Dio.