Croce

Cruciale

https://youtu.be/eIK1BZfZo0k

Comportatevi con timore durante il tempo del vostro soggiorno terreno, sapendo che non con cose corruttibili, con argento o con oro, siete stati riscattati dal vostro vano modo di vivere tramandatovi dai padri, ma con il prezioso sangue di Cristo, come quello di un agnello senza difetto né macchia.

Già designato prima della fondazione del mondo, egli è stato manifestato negli ultimi tempi per voi; per mezzo di lui credete in Dio che lo ha risuscitato dai morti e gli ha dato gloria affinché la vostra fede e la vostra speranza siano in Dio.

Nessun vanto, ma salvi

https://youtu.be/vQTvN7OPop4

La comunità di Corinto a cui l’apostolo Paolo scrive è attratta da eloquenti predicatori e da teorie filosofiche, che quelli presentano come potenti e salvifiche. Paolo ribadisce invece che lui ha predicato per la salvezza sempre e solo la croce di Gesù Cristo.

La croce è invece giudicata dal mondo una pazzia per la sua debolezza.

(Versione audio)

La pazzia di Dio è più saggia degli uomini e la debolezza di Dio è più forte degli uomini.

Morendo è il Liberatore

Predicazione per il Venerdì Santo 2023

La posizione centrale, fondamentale della croce di Cristo per la nostra salvezza non può essere sottovalutata. Però nel corso della storia cristiana, come anche nel sentire di molti, oggigiorno si slitta facilmente ad una più rassicurante visione di gloria del Signore Gesù Cristo e di una facile grazia.

Anche le chiese dell’antichità avevano problemi in tal senso. A Colossi una piccola e fedele comunità cristiana, era stata raggiunta da predicatori itineranti che sostenevano bisognasse andare in accordo con gli elementi, arcani e magici, del mondo, e combinavano quelle credenze con il messaggio del Cristo, che per lor era carente e debole, proprio vista la morte in croce.

La serietà della vita umana

Venuta l’ora sesta, si fecero tenebre su tutto il paese, fino all’ora nona. All’ora nona, Gesù gridò a gran voce: «Eloì, Eloì lamà sabactàni?» che, tradotto, vuol dire: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» Alcuni dei presenti, udito ciò, dicevano: «Chiama Elia!» Uno di loro corse e, dopo aver inzuppato d’aceto una spugna, la pose in cima a una canna e gli diede da bere, dicendo: «Aspettate, vediamo se Elia viene a farlo scendere».

Il salmo 22 che Gesù cita sulla croce, inizia parlando dell’abbandono di Dio, finisce però con parole di salda speranza. Gesù Cristo ha sperimentato l’abbandono non solo degli esseri umani, ma anche di Dio Padre stesso. Eppure anche quando sembra che Dio sia muto, lontano, la fede fa confessare che invece Egli è sempre il nostro Dio che ascolta le nostre suppliche e interviene per non farci perdere nella morte, ma per darci vita nuovamente.

Gesù, emesso un gran grido, rese lo spirito.

E la cortina del tempio si squarciò in due, da cima a fondo. E il centurione che era lì presente di fronte a Gesù, avendolo visto spirare in quel modo, disse: «Veramente, quest’uomo era Figlio di Dio!» (Marco 15:33-39)

La cortina del tempio, cioè un velo che faceva da paravento al luogo santissimo, concepito come luogo della presenza di Dio, si squarcia. Quello che era un luogo segretissimo e in cui nessuno poteva guardare, se non il sommo sacerdote in condizioni speciali, ecco che diviene visibile.

La sapienza e la croce

È chiaro che spesso se sei cristiano sei considerato un po’ come uno stupidotto. Uno che crede a cose che sono come favole, e che le crede solo perché non sa abbastanza, non ha studiato a sufficienza, non è certo un sapiente.

È così che spesso anche i cristiani, nel tentativo di accreditare la cittadinanza nella società umana della loro fede, hanno studiato, e hanno fatto grandi sforzi per parlare il linguaggio della cultura e della scienza, per comunicare al meglio, magari con eloquenza, la speranza che è il loro, la conoscenza che hanno ricevuto con la fede.