Buon-Pastore

Ascoltate il buon pastore

Io sono il buon pastore; il buon pastore dà la sua vita per le pecore. Il mercenario, che non è pastore e al quale non appartengono le pecore, vede venire il lupo, abbandona le pecore e si dà alla fuga (e il lupo le rapisce e le disperde), perché è mercenario e non si cura delle pecore. Io sono il buon pastore, e conosco le mie, e le mie conoscono me, come il Padre mi conosce e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. Ho anche altre pecore, che non sono di quest’ovile; anche quelle devo raccogliere, ed esse ascolteranno la mia voce, e vi sarà un solo gregge, un solo pastore. (Giovanni 10:11-16)

Guidati e protetti nella vita

https://youtu.be/DTnb8QXLnyc

Il testo della predicazione di oggi, è costituito da due versetti che sono nella I lettera di Pietro, alla conclusione di un brano che parla della sofferenza che si patisce ad essere schiavi. Allora schiavi non era un modo di dire, ma era in senso proprio. Il sopportare la sofferenza senza fare il male, veniva indicata seguendo l’esempio di Cristo. E subito l’apostolo non può che aggiungere che per questo è divenuto nostro Salvatore. Dunque questi versetti hanno evidentemente portata generale.

Non mancherà nessuno

https://youtu.be/BLuB29GWEVg

Ecco la parabola della pecora smarrita, che viene cercata e ritrovata, introdotta dal contesto da cui se ne comprende il significato.

Tutti i pubblicani e i peccatori si avvicinavano a lui per ascoltarlo. Ma i farisei e gli scribi mormoravano, dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».

Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, avendo cento pecore, se ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e non va dietro a quella perduta finché non la ritrova? E trovatala, tutto allegro se la mette sulle spalle; e giunto a casa, chiama gli amici e i vicini, e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho ritrovato la mia pecora che era perduta”. Vi dico che, allo stesso modo, ci sarà più gioia in cielo per un solo peccatore che si ravvede che per novantanove giusti che non hanno bisogno di ravvedimento.

La guida del buon pastore

https://youtu.be/stU9XAH694Q

In questi tempi di incertezza e preoccupazione per il Corona Virus, per i lutti, per la possibilità di ammalarsi e anche per le ricadute sociali ed economiche, ci si sente un po’ spaesati, spersi. Anche perché anche se moltissimi sono responsabili, competenti e umani, incontriamo persone irresponsabili o che non vogliono sentir ragioni e alle volte a livello mondiale compaiono persone che dovrebbero guidare nazioni che sono invece superficiali oppure ci si chiede che fine perseguano effettivamente.

Quale guida scegliere

Gesù afferma che i farisei, che vogliono essere di guida a tutto il popolo, sono in realtà come ciechi che vogliono guidare altri. Per spiegarlo inizia un racconto parabolico cui si presenta come buon pastore.

«In verità, in verità vi dico che chi non entra per la porta nell’ovile delle pecore, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Ma colui che entra per la porta è il pastore delle pecore. A lui apre il portinaio, e le pecore ascoltano la sua voce, ed egli chiama le proprie pecore per nome e le conduce fuori. Quando ha messo fuori tutte le sue pecore, va davanti a loro, e le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce. Ma un estraneo non lo seguiranno; anzi, fuggiranno via da lui perché non conoscono la voce degli estranei».