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Solo Cristo

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Qual è il tema della Riforma? Quello che ha sottolineato e ribadito e con il quale a 500 anni di distanza siamo ancora sempre confrontati è il “Solo Cristo”. Cioè Egli è l’unico Salvatore, l’unico Mediatore fra Dio e gli esseri umani. Solo in Cristo c’è grazia.

Ora il “solo Cristo” ha senso a patto di sapere e di riconoscere chi sia realmente Gesù Cristo. E qui a 500 anni di distanza, per i nostri contemporanei, non è solo il “solo” che è elemento di discussione com’era ai tempi dei Riformatori, ma anche il chi sia realmente il Cristo. Ci guida questo passo:

Matteo 16:13-16 Gesù, giunto nei dintorni di Cesarea di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «Chi dice la gente che sia il Figlio dell’uomo?» Essi risposero: «Alcuni dicono Giovanni il battista; altri, Elia; altri, Geremia o uno dei profeti». Ed egli disse loro: «E voi, chi dite che io sia?» Simon Pietro rispose: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».

Chi è Gesù? Un uomo buono? Un profeta? Un maestro orientale? Un esempio di morale? Un rivoluzionario? Un nonviolento? Uno che diceva cose belle, ma è stato sfortunato? Molte sono le cose che si sentono dire di Gesù. Continue reading

e per il 400 anni?

Copertina del messaggio per i 400 anni della Riforma

Può essere interessante leggere cosa avevano scritto al tempo dei 400 anni dall’inizio della Riforma. Ecco allora qui di seguito il messaggio “Per commemorare il IV° centenario della Riforma 31 ottobre 1917” da parte della Chiesa Cantonale dei Grigioni. Era un anno del tutto particolare, la prima guerra mondiale infuriava intorno alla Svizzera, e certo il testo non era di esultanza, ma di forte preoccupazione per la follia mondiale e di chiamata a riconoscere i propri errori.

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Agli svizzeri evangelici per la Festa della Riforma

Cari Correligionari,

Il 31 Ottobre 1517 Martino Lutero affisse alla chiesa del Castello di Wittenberga le sue 95 Tesi contro la vendita delle indulgenze. Da devoto figliuolo della sua Chiesa, egli era convinto che questa vendita scandalosa cesserebbe, appena il papa ne fosse informato. Egli non prevedeva affatto, che l’affissione delle Tesi segnerebbe il prinzipio di nuovi tempi per la Chiesa.

Ma i cristiani seri, amanti della verità sentirono nelle proposizioni di Lutero il grido di angoscia della coscienza cristiana che non riusciva a trovar pace, sebbene i sacerdoti, se si comperavano le indulgenze, l’assicurassero del perdono dei peccati, Già negli anni precedenti alla Riforma, nei quali si fecero le grandi scoperte e le importanti invenzioni, nei quali si era ridestato l’ entusiasmo per la scienza e l’arte degli antichi popoli, sorsero nel cuore di alcuni cristiani riflessivi dei nuovi pensieri, ma erano ancora indistinti e nebulosi; Lutero invece li espose con grande chiarezza nei suoi scritti di importanza fondamentale. Roma stessa, rigettando bruscamente queste nuove idee, fu la causa che dalla semplice opposizione si passò, dopo molte lotte interne della coscienza e dell’intelletto, a una nuova credenza religiosa che si basava fermamente sulla Sacra Scrittura. Che l’unico nostro conforto nella vita e nella morte è la certezza che Iddio ci ama di amore paterno, che questa certezza può derivare solo dall’ Evangelo di Gesù Cristo, e che ogni cristiano può essere salvato, senza alcuna mediazione umana, per mezzo di questa certezza da lui acquistata, queste verità furono per ogni tempo affisse alla porta della Chiesa cristiana dal monaco di Wittenberga.

Noi desidereremmo di poter festeggiare il 400° anniversario di questo atto importante di Lutero, con lieto animo, senza alcuna preoccupazione, rendendo grazie al supremo per le molteplici benedizioni largite a -tutto il popolo per mezzo dei riformatori. Ma un terribile uragano imperversa fra i popoli. Non si posson sentire i colpi di martello di Lutero, tanto è assordante il tuono, delle battaglie. E di nuovo i cristiani seri, amanti della verità sentono in esso il grido di angoscia della coscienza cristiana: Voi vi chiamate cristiani, e vi dilaniate con tanto furore come se foste dei pagani. Moltissimi di voi rinnegano ogni giorno nei loro atti e nelle lor parole i precetti dell’Evangelo, come se non li conoscessero più. Voi state a vedere come innumerevoli persone nella patria e all’ estero periscono corporalmente e spiritualmente nel bisogno e nella miseria. Invece di riconoscere che voi stessi siete la colpa di tale deplorevole e vergognoso stato di cose, voi la riversate l’uno addosso all’altro. Vi lasciate accecare dagli splendidi successi raggiunti dall’ umana operosità, eravate contenti e soddisfatti di essi, vi bastava che essi rendessero la vostra vita facile e piacevole. Quando, il 4 novembre, noi commemoriamo l’anniversario della Riforma, vogliam festeggiarlo sotto l’impressione che l’esame di coscienza riguardo a tutti i mali del presente fa su ogni cristiano. Dobbiamo tener presente alla nostra mente tutte le colpe che noi cristiani commettemmo, senza volerci scusare e discolpare. Siccome tanto lo Stato che la Chiesa tralasciarono nei giorni di splendido progresso esteriore di far parte dei beni acquistati anche al minimo degli uomini, questo anniversario della Riforma, in cui ringraziamo Iddio per le grandi benedizioni ricevute per mezzo di essa, deve rendere spezialmente ferma in noi la decisione di lottare nell’ avvenire con tutte le nostre forze contro tutti i mali che minacciano di distruggere le relazioni fraterne fra gli uomini, il nostro ordine sociale e gli Stati. Soltanto una chiesa, che proprio nei giorni in cui festeggia qualche data importante della sua storia, non chiude gli occhi davanti ai segni minacciosi dei tempi, anzi li guarda senza timore, è degna di rallegrarsi delle grandi opere compiute da Dio in favore dei padri. Se essa non pensa di quando in quando alle sue trascuranze e ai suoi difetti e non cerca di porvi rimedio, non è atta a convertire i pagani, e tanto meno ha il diritto di condannare quei suoi membri che, trascurati da essa, diventano increduli. E solo questo esame di sé la renderà pronta a fare dei sacrifici per altri, a prendere a cuore l’invito che vien ora rivolto a tutti i Cristiani Evangelici Svizzeri di dare un contributo onde formate una grande fondazione a pro degli Evangelici che devono vivere in territori cattolici della nostra patria.

Noi vogliamo quindi celebrare il 400° anniversario della Riforma, pensando seriamente a tutto quello che il presente tenebroso ci presenta in una luce spiacevole, agli orrori dei campi di battaglia, e più ancora all’eccitazione che si è impadronita di grandi masse del popolo. La nostra Chiesa può, ciononostante, rivolgere i suoi sguardi a quattrocento anni di continuo avanzamento e a molte benedizioni di Dio ricevute al presente, e questo fatto ci infonde una lieta fiducia, che Iddio stesso, la forte rocca in ogni distretta, condurrà il carro, e lo guiderà verso la meta giusta.

Iddio ci assista col suo Spirito in questa festa, e faccia sì che per mezzo di essa la nostra Chiesa si fortifichi e diventi uno strumento sempre più atto a santificare il suo nome, a far progredire il suo regno, e a compiere la sua volontà fino alle estremità della terra.

A nome della Conferenza ecclesiastica degli Svizzeri Riformati:

Coira, nell’ ottobre del 1917.

Il Presidente: Truog.       L’ Attuario: Hemmi.

Abbiamo fondamento

Portale di Wittenberg dove furono affisse le 95 tesi

Ecco la traccia della predicazione per la Festa della Riforma 2017, a 500 anni dall’affissione delle 95 tesi di Lutero.

Noi siamo infatti collaboratori di Dio, voi siete il campo di Dio, l’edificio di Dio.

Secondo la grazia di Dio che mi è stata data, come esperto architetto, ho posto il fondamento; un altro vi costruisce sopra. Ma ciascuno badi a come vi costruisce sopra; poiché nessuno può porre altro fondamento oltre a quello già posto, cioè Cristo Gesù.

Costruire sul fondamento, indica l’apostolo, e non togliere o snaturare questo fondamento. In una casa, anche nell’immagine della casa sulla roccia della parabola, non si vede più il fondamento, rimane qualcosa di indispensabile e nello stesso tempo celato, ma nella chiesa e nella vita cristiana questo fondamento in realtà dovrebbe essere visibile e presente sempre, guidare tutta la costruzione. Continue reading

Michelangiolo Florio a Soglio

la Riforma si caratterizzò per una rinnovata attenzione all’autorità della Scrittura. In questo c’era un influsso ovviamente degli umanisti, come anche molti riformatori erano, un ritorno alle fonti, alle origini, per ricostruire un presente che era deteriorato. Questo non per ricostruire il passato, ma dare al presente una forma nuova sulle basi delle cose vere e utili delle origini. Come per i costruttori rinascimentali che si ispiravano ai modelli classici, che usavano la sezione aurea come gli antichi greci, ma che creavano costruzioni che non erano copie del passato.

E per la Chiesa questo ritorno alle fonti era ovviamente il ritorno alla Scrittura, ai testi più vicini a Gesù e alla chiesa del primo secolo.

Ma cosa dice la Scrittura nelle tante pagine, piene di racconti, storie, parabole, immagini? Quale ne è il Centro? Il Centro era certamente per i cristiani Gesù Cristo, ovviamente, ma quale il centro del suo messaggio e della sua azione? Per tutti i Riformatori era l’annuncio di salvezza per sola sua grazia.

Noi non sappiamo cosa predicasse Michelangiolo Florio appena giunto a Soglio, certo si trovava una comunità digiuna della Scrittura: la messa era sempre stata fatta in latino, leggende usi e costumi medioevali erano stati alla base dell’istruzione cristiana della gente, che soprattutto era gravata dal peso dell’annuncio del peccato e dell’inferno…

Certo avrà predicato come molti Riformatori passo dopo passo la Scrittura, forse sarà stato un po’ troppo intellettuale, come sospettava Lukas Vischer, ma siamo sicuri che ad un certo punto avrà comunicato con chiarezza e veemenza il liberante messaggio della salvezza, della salvezza per grazia, per la sola grazia del Signore. E lì si sarà trovato in intensa comunione con la sua comunità.

Alcuni si sono chiesti cosa facesse un intellettuale del tempo, con rapporti internazionali, che era stato nella corte inglese, come Florio, a Soglio. Dove c’era certo l’influente famiglia Salis, ma che era sostanzialmente un paese di contadini. Ebbene la figura della sentinella, che ritroviamo in Isaia 62 “Sulle tue mura, Gerusalemme, io ho posto delle sentinelle; non taceranno mai”  era vista un po’ anche come figura dei Riformatori. Non gente speciale e nemmeno perfetta, ma persone che poste in situazioni particolari dal Signore, erano chiamati dal Signore a non tacere sul Salvatore Gesù Cristo, in un’epoca di grave compromissione della chiesa. Florio avrà visto allora la sua presenza in quel di Soglio come l’occasione di predicare la grazia del Signore, di edificare la comunità, nel luogo dove il Signore lo aveva posto.

Al giorno d’oggi, parlare di salvezza per grazia non ha più i risvolti di lotta confessionale che aveva allora. Infatti dopo il Consenso cattolico-luterano sulla giustificazione per grazia, sul tema anche da parte cattolica si è raggiunto un consenso ufficiale piuttosto ampio.

E oggi siamo chiamati in generale come cristiani, quindi, a non tacere in questo presente così complesso e ad annunciare la grazia di Dio. Infatti non è questione ecclesiastica, ma di riuscire a dire nel linguaggio dei nostri contemporanei la forza della grazia di Dio, per portare speranza e fiducia nel Signore misericordioso, per indicare che c’è un Salvatore: il Signore Gesù Cristo.