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Le beatitudini (Matteo 5:1-12)

Le beatitudini sono uno dei testi più noti dell’evangelo di Matteo. In Matteo questo è il discorso inaugurale di Gesù, dunque quello che dà il tono e la giusta interpretazione a ciò che succede dopo.

Per alcuni commentatori le beatitudini vanno intese come un testo messianico. “Le beatitudini disegnano i tratti di una figura ideale, quella di Gesù Cristo.” E quindi divengono i tratti del discepolo, come esempio del suo maestro. Le varie categorie di beati sono chiarite riferendosi dalla vita stessa di Gesù (e dunque dall’intero evangelo).

In questo senso sono contemporaneamente annuncio di grazia escatologica e comandamenti impliciti, e non c’è una interpretazione netta in un senso o in un altro. Continue reading

Dalla guerra all’ecumenismo

SPUC 2018

Il testo scelto per la riflessione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani 2018 dai cristiani dei Caraibi, Esodo 15, è un testo proprio particolare è l’esultanza per la vittoria subito dopo la traversata del Mar delle Canne da parte degli ebrei e la seguente disfatta dell’esercito egiziano. Ci si trovano espressioni crude come “sono andati a fondo come pietre” o “la tua destra spezza il nemico” (trovate il testo completo in fondo). È uno di quei testi di guerra che troviamo nell’Antico Testamento.

Certo è un testo che non sembra proprio ecumenico, anzi.

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Spade in vomeri d’aratro

Aratura antico Egitto

Il libro profetico di Isaia, è un libro legato al suo tempo, ma che guarda anche oltre il suo tempo, con una valenza universale. Verso l’inizio, troviamo una visione che dà tono a tutto il libro, visione che parla del futuro di pace che Dio prepara e riserva agli esseri umani.

Isaia 2:1-5 Parola che Isaia, figlio di Amots, ebbe in visione, riguardo a Giuda e a Gerusalemme. Avverrà, negli ultimi giorni, che il monte della casa del SIGNORE si ergerà sulla vetta dei monti, e sarà elevato al di sopra dei colli; e tutte le nazioni affluiranno a esso. Molti popoli vi accorreranno, e diranno: «Venite, saliamo al monte del SIGNORE, alla casa del Dio di Giacobbe; egli ci insegnerà le sue vie, e noi cammineremo per i suoi sentieri».

Da Sion, infatti, uscirà la legge, e da Gerusalemme la parola del SIGNORE. Egli giudicherà tra nazione e nazione e sarà l’arbitro fra molti popoli; ed essi trasformeranno le loro spade in vomeri d’aratro, e le loro lance, in falci;una nazione non alzerà più la spada contro un’altra, e non impareranno più la guerra.

Casa di Giacobbe, venite, e camminiamo alla luce del SIGNORE!

Una premessa. È chiaro che come cristiani il tempo di pace della visione di Isaia lo vediamo come quello che ha iniziato e che realizzerà infine interamente Gesù Cristo.

L’immagine del monte che sarà elevato, quello di Gerusalemme è immagine simbolica del monte della vera adorazione, in quanto di solito sui vari templi c’erano i luoghi d’adorazione dei vari dei… E quindi per i cristiani è qui adombrato, seguendo l’incontro con la Samaritana, che con Gesù si adorerà Dio in Spirito e verità e che tutti guarderanno infine a Gesù come la vera manifestazione di Dio,

Quando leggiamo che da Gerusalemme uscirà la parola del Signore, lo leggiamo come annuncio della venuta di Gesù, Parola di Dio. Ed è anche Colui che sarà l’arbitro fra molti popoli, dunque che sarà costituito alla sua Ascensione Signore di tutti e di ogni cosa.

Quando?

La visione di Isaia per i cristiani sarà adempiuta con il ritorno di Gesù Cristo e la sua vittoria definitiva. Quando? Si chiedevano e si chiedono in molti. Alla fine della storia umana è la risposta, in breve, ma l’aspetto temporale non deve ingannare.

Anche la visione dell’Apocalisse parla di Dio in mezzo all’umanità e di pace, ma solo dopo distruzioni ed eventi terribili. Nell’Apocalisse, come in Isaia, però non si vuole prevedere o descrivere il futuro, altro è il motivo del testo.

Infatti distruzioni ed eventi terribili sono sempre stati presenti nella storia dell’umanità. La visione escatologica, degli ultimi tempi, vuole allora parlare di un tempo, che è fuori dal tempo, che diviene una meta, una direzione, il luogo a cui l’umanità è destinata dal Signore. La visione riguarda quindi certo il futuro remoto, ma è questione di ogni generazione, parla di quando si è alla presenza di Dio, anche oggi.

Visione del futuro a cui siamo destinati

Questa visione di pace, grazie a belle immagini, è forte e eloquente, nel senso che ci attiva per la nostra vita quotidiana.

Il Signore stesso, ci viene detto, nella sua giustizia e misericordia sarà Colui che regola i rapporti fra nazione e nazione, fra popolo e popolo (e potremmo anche aggiungere fra persona e persona). Così quindi ci sarà una pace autentica e senza fine, e allora le armi di distruzione e di guerra saranno trasformate in strumenti per la coltivazione, per la produzione di cibo, e non si imparerà più la guerra.

Noi siamo dunque destinati a quella pace e alla realizzazione completa del potenziale positivo umano. (Ad esempio l’ingegno umano si deve realizzare, ma nell’architettare sofisticate armi, è messo a frutto in maniera sbagliata, così è anche della tecnologia fatta per aiutare gli esseri umani, per i loro veri bisogni e non per combattersi meglio e nemmeno per sprecare risorse e tempo prezioso.)

Un motivo per avere figli è anche sapere che sono destinati alla pienezza, grazie a Dio, della loro personalità e capacità. E quella è la direzione che abbiamo da mostrargli per la loro vita.

È la direzione in cui tutti dobbiamo andare, c’è bisogno dunque di predicazione la vera nostra umanità, che non è di guerra, ma di pace.

Lo sguardo al futuro come incoraggiamento nel presente

Lo sguardo al futuro infatti non è fine a sé stesso e nella Scrittura non vuole essere né una fuga in avanti e nemmeno mettere paura, ma servire ad indicare la strada e insieme essere da incoraggiamento, proprio nelle difficoltà e nella distretta del presente. Veniamo incoraggiati a resistere al male e a cercare la pace, la convivenza pacifica, proprio perché lì siamo diretti e perché pace vuole il Signore di ogni cosa.

Se adesso insegniamo ancora la guerra, il lottare e la battaglia ai nostri giovani è frutto di una necessità, perché la vita è oggi anche lotta, ma ciò non deve essere pensato come qualcosa di assoluto.

L’annuncio che non si imparerà più la guerra, è dunque l’annuncio che quella necessità finirà, è annuncio che i processi che generano violenza, che fanno della storia umana una catena di torti. Ed anche la possibilità che per la nostra umanità qualcosa che sembra connaturato al carattere e alla società umana, venga infine abbandonato e superato, da un vero progredire di umanità.

Chiesa come insieme riunito

C’è anche una dimensione comunitaria, di chiesa come insieme di persone, nel “venite e camminiamo alla luce del Signore…”.

La chiesa è dunque vista come l’insieme di coloro che vogliono andare verso un futuro di pace e non di divisione.

E l’invito che viene rivolto a tutti è di aggregarsi ad una chiesa alla quale valga la pena riunirsi.

Non un’istituzione legata ad errori del passato, ma una chiesa sempre rinnovata verso un nuovo presente, alla ricerca di quel futuro cui siamo destinati.

In questa chiesa è bello dire ai nostri figli di venire, di partecipare, di vivere, di cercare la Parola del Signore.

È importante dirlo agli altri, oltre che a noi stessi, siamo quelli che cercano la luce del Signore, la pace e la condivisione, siamo coloro che cercano sempre un nuovo inizio positivo, per sé e per la società in cui vivono, sapendo che un giorno saremo in un tempo di pace, di comunione e di verità con il Signore. Amen

Pace e serenità (Giov 14:27)

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La pace, la serenità interiore. Quale grande aspirazione è per ogni essere umano aver pace dentro di sé, oltre che fuori.

Gesù, per preparare i suoi discepoli, preannuncia varie volte che sarebbe morto, questo genera in loro tristezza e smarrimento, allora egli li consola annunciando che manderà lo Spirito per sostenerli, guidarli e proteggerli e aggiunge:

Vi lascio pace; vi do la mia pace. Io non vi do come il mondo dà. Il vostro cuore non sia turbato e non si sgomenti. (Giovanni 14:27)

La pace certo fuori di noi non è sempre possibile, anzi al contrario sembra proprio che non ci sia pace, non solo per guerre, violenze, ingiustizie, ma anche per tante cose che non vanno, che disturbano, che ci affliggono, cioè che non ci fanno stare in pace, sereni. E poi quando si parla di pace dentro di noi non è che vogliamo la pace di quando non succede niente, perché c’è solo silenzio e rassegnazione, ma vorremmo pace perché belle e vere sono le cose che vogliamo vivere, bello il mondo a cui vogliamo partecipare.

Vi do la mia pace, dice invece Gesù, non come il mondo, una pace fittizia e non duratura, non come la pace della morte, ma in maniera diversa più profonda e più vera e più viva.

Come è possibile, come si realizza in questa vita?

Non dipende da noi, è un dono di Dio. Noi possiamo certo chiedergli di avere pace e serenità, possiamo pregarlo per questa pace che supera ogni umano intendimento. E possiamo anche riflettere sul dono di vita eterna che egli ci fa, dono di pace eterna e gioiosa, che illumina anche le nostre giornate terrene.

Ma alle volte la calma non arriva, la mattina è ancora lontana, dobbiamo aspettare che lo Spirito ci dia la determinazione, la calma, la speranza, la fede e dunque la pace.

Alle volte abbiamo anche troppa agitazione per accogliere il dono di pace portato dallo Spirito, ma invece altre volte proprio lo Spirito al nostro cuore turbato e oppresso dona una pace interiore inaspettata e tranquilla.

È una promessa, quella di Gesù, ma come tutte le promesse di Dio essa si realizza per noi e per gli altri discepoli.

E allora la pace si raggiunge affidandosi alle promesse di Dio.

Non io: riesco a darmi pace, non io: riesco ad essere fedele alla sua parola, non io: posso darmi salute e avvenire, ma tutto questo è nella promessa di Dio in Gesù Cristo.

Mettiamoci allora con tutto il nostro essere nelle mani di Dio, sentiamolo come il Signore onnipotente e misericordioso di tutta la nostra esistenza, affidiamoci alle sue promesse di vita e troveremo la pace del nostro animo. Amen