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Le beatitudini (Matteo 5:1-12)

Le beatitudini sono uno dei testi più noti dell’evangelo di Matteo. In Matteo questo è il discorso inaugurale di Gesù, dunque quello che dà il tono e la giusta interpretazione a ciò che succede dopo.

Per alcuni commentatori le beatitudini vanno intese come un testo messianico. “Le beatitudini disegnano i tratti di una figura ideale, quella di Gesù Cristo.” E quindi divengono i tratti del discepolo, come esempio del suo maestro. Le varie categorie di beati sono chiarite riferendosi dalla vita stessa di Gesù (e dunque dall’intero evangelo).

In questo senso sono contemporaneamente annuncio di grazia escatologica e comandamenti impliciti, e non c’è una interpretazione netta in un senso o in un altro. Continue reading

Almeno tenta (2) (Matteo 14:22-33)

Pietro sulle acque

Pietro vien fuori dagli evangeli con un carattere un po’ avventato, impulsivo. Generoso nel farsi avanti, quasi spudorato, quanto poi incerto e dubbioso. Come quando al momento della passione prima si farà avanti baldanzoso e poi rinnegherà tre volte il Signore.

Subito dopo, Gesù obbligò i suoi discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, mentre egli avrebbe congedato la gente. Dopo aver congedato la folla, si ritirò in disparte sul monte a pregare. E, venuta la sera, se ne stava lassù tutto solo.

Frattanto la barca, già di molti stadi lontana da terra, era sbattuta dalle onde, perché il vento era contrario. Ma alla quarta vigilia della notte, Gesù andò verso di loro, camminando sul mare. E i discepoli, vedendolo camminare sul mare, si turbarono e dissero: «È un fantasma!» E dalla paura gridarono. Ma subito Gesù parlò loro e disse: «Coraggio, sono io; non abbiate paura!» Pietro gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire da te sull’acqua». Egli disse: «Vieni!» E Pietro, sceso dalla barca, camminò sull’acqua e andò verso Gesù. Ma, vedendo il vento, ebbe paura e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!» Subito Gesù, stesa la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?» E, quando furono saliti sulla barca, il vento si calmò. Allora quelli che erano nella barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Veramente tu sei Figlio di Dio!» (Matteo 14:22-33)

Qui per intrepidezza giovanile o per carattere, Pietro, tenta ciò che può sembrare impossibile.

È fede in quel Signore che gli sta davanti? È richiesta di un segno, di poter essere certo che con lui può tutto? È solo la voglia di provare l’ebbrezza del camminare sulle acque? Forse un po’ di tutto questo. La fede si mescola con il nostro carattere, sta insieme alle nostre emozioni, alle nostre idee e alle occasioni che ci vengono avanti.

Pietro comunque si butta avanti, e cammina sulle acque. Almeno per un po’, ma ci riesce. Ciò che sembra impossibile all’animo razionale, non solo sembra possibile alla fede, ma diviene anche possibile per la fede in Gesù Cristo.

Poi però Pietro comincia a tenere in considerazione la realtà ululante del vento e la forza delle onde, il coraggio presto gli manca, ha paura, non tiene più lo sguardo fisso su Gesù, gli sorge il dubbio di aver sbagliato e affonda inesorabilmente, rischia una fine stupida…

Il Salvatore

Gesù però non solo non è distante, ma è anche pronto a salvarlo. E Gesù lo salva. Anche se Pietro è uomo di poca fede, di una fede come la nostra, certa e sicura in tante occasioni e dubbiosa in molte altre.

Però Gesù giunto sulle acque, presentatosi come il Messia atteso, è accogliente con Pietro, come con ognuno di noi. Il Salvatore ci salva dalle acque agitate, come anche il battesimo ne è segno e annuncio.

Per questo, e non tanto perché cammina sulle acque, è il Figlio di Dio, come tutti sulla barca infine riconoscono: perché è stato mandato a salvarci.

Almeno Pietro tenta

Certo Pietro è un po’ ridicolo, certo è imbarazzante nei dubbi che subito lo assalgono appena fuori dalla barca, ma almeno lui tenta! Ci mette il cuore, sarà avventato, ma è curioso, sarà impulsivo, ma comincia, almeno comincia, a vivere basandosi un po’ sulla fede…

Così ci invita anche a fare il Signore. Dio ci fa grazia e poi ci dice di vivere di quella grazia che ci ha donato. senza paura delle cose che avvengono nell’esistenza, almeno per quanto ci è possibile. E soprattutto senza paura di poter perdere l’amore di Dio, anzi confidando con certezza nel suo amore.

Se ci pensate questa è la cosa più importante nella vita, come per i bimbi essere sicuri dell’amore dei genitori, così per ogni persona essere sicuro dell’amore del Padre nostro che è nei cieli. Non c’è niente di peggio di star passando un momento di difficoltà e dubitare dell’amore di Dio e pensare magari che sia una specie di punizione o di fato avverso.

No, il Signore ci fa grazia, ed è per sempre e sempre Egli ci sostiene, in tutti i nostri contraddittori tentativi di vivere. Perché in fondo quello di camminare sulle acque è come un simbolo della vita, sospesa fra volontà e insidie, fra certezze e ignoto.

Aiuta la mi fede

I credenti non sono proprietari della fede, la fede è sottoposta a varie prove, ma Gesù accorre in nostro aiuto. Lo sguardo fisso a lui, permette di invocarlo nel momento della difficoltà e del dubbio e di superare i momenti angosciosi.

La fede non solo è sempre sottoposta al dubbio, ma va anche in un certo senso messa a rischio, ovviamente non per mettere alla prova il Signore, ma perché alle volte è troppo comodo per la chiesa come per i singoli, non avventurarsi su terreni nuovi.

Ciò vale sia nella pratica, dove ci sono cose che non vanno, dove c’è da aiutare qualcuno nel bisogno, c’è anche da provare nuove iniziative, non da fermarsi dicendo che i problemi sono troppo grandi… ma vale anche per ciò che annunciamo alle volte i credenti ripetono formule antiche, ma per parlare ai giovani e ai bimbi che crescono in mezzo a noi, in questo mondo che cambia le parole, le idee e le abitudini delle persone non bisogna aver paura di lasciare la barca, invece che avventurarsi nel mare aperto, e bisogna cercare di testimoniare in modo sempre nuovo e sempre più fedele il messaggio di amore e di grazia di Gesù Cristo. Così che non ci siano mai persone nel dubbio del suo amore, ma fiduciose nel seguire sentieri di giustizia e di amore fraterno.

In conclusione è solo la mano tesa di Gesù che ci afferra per salvarci, non i nostri buoni propositi, non le nostre vecchie certezze, ed allora affidiamoci come Pietro alla grazia sovrabbondante verso noi e tutti del Signore. Amen

(Un’altra meditazione sullo stesso testo è qui)

Non di pane soltanto (Matteo 4:3-4)

Pane Camaldoli

E il tentatore, avvicinatosi, gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, ordina che queste pietre diventino pani». Ma egli rispose: «Sta scritto: “Non di pane soltanto vivrà l’uomo, ma di ogni parola che proviene dalla bocca di Dio”». (Matteo 4:3-4)

Certamente questa è una tentazione di Gesù, solo il Messia può trasformare in pane dei sassi, ma in senso lato quella del pane è anche una tentazione per tutti.

Con il motivo o la scusa del dover mangiare o dar da mangiare alla propria famiglia si giustificano vecchi e nuovi egoismi. Addirittura il tengo famiglia, e quindi l’implicito l’ho fatto per farli mangiare,rappresenta la scusa di grandi e piccoli delinquenti. E quando nella società si parla di guadagni, di economia tutte le altre considerazioni sembrano dover passare in secondo piano, essere inutili orpelli.

E poi sembra che tutto ci occorra, tutto sia indispensabile, non c’è limite a quello che vorremmo, abbiamo invidia di chi sembra avere di più… a ben vedere poi abbiamo solo tanti falsi bisogni…

Non di pane soltanto…” è allora un versetto che non è solo un monito, ma anche una consolazione: dà una visione tranquilla della vita agitata da cose spesso vane. La parola di Dio, ci viene assicurato, ci fa vivere pienamente e gioiosamente. Il resto poi verrà…

Da discepoli ad apostoli (Matteo 9:35-38)

pecore

Quando Gesù si rende conto che da solo non può raggiungere tutte le città e i villaggi, decide di scegliere alcuni fra i discepoli e di mandarli al suo posto, da cui il nome apostoli, che vuol dire mandato, inviato. Infatti dopo il passo che leggiamo saranno indicati i nomi dei dodici.

Matteo 9:35-38 Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, predicando il vangelo del regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità. Vedendo le folle, ne ebbe compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La mèsse è grande, ma pochi sono gli operai. Pregate dunque il Signore della mèsse che mandi degli operai nella sua mèsse».

C’è quindi un cambiamento, i discepoli sono trasformati in missionari, non sono più solo quelli che seguono e che ascoltano il maestro, dei discepoli appunto, ma sono anche apostoli, mandati dal maestro al suo posto, a fare ciò che Gesù faceva in vece sua.

Questo essere mandati dal Signore, ci riguarda in prima persona, perché dopo la Pentecoste tutti i cristiani, sostenuti dallo Spirito, sono inviati nel mondo come missionari, apostoli di Gesù Cristo.

Come cristiani quindi non siamo solo quelli che cercano bene o male di seguire Gesù nella propria vita, di capirne l’insegnamento e di metterlo in pratica, dei discepoli, ma anche coloro che devono agire seguendo Gesù.

Con quale compito

In questo testo tre termini sono scelti per descrivere l’attività di Gesù, e quindi degli apostoli e quindi di tutti i cristiani: insegnare, predicare e guarire.

L’insegnare, viene qui specificato è nelle sinagoghe, è una spiegazione della Scrittura, un far comprendere il significato di ciò che è scritto in rapporto al Cristo. Si legge la Scrittura per arrivare al Cristo.

Il predicare è più precisamente l’annunziare che quelle promesse di Dio sono mantenute, non è portare un nuovo messaggio, dare un nuovo contenuto, ma annunciare che l’arrivo del Cristo annunciato nelle Scritture si realizza in Gesù di Nazareth.

Infine c’è il guarire, che è uno dei segni del Messia, ridare la vista ai ciechi e prendersi cura dei sofferenti e ammalati, è dimostrazione che finalmente il Messia è arrivato e dà inizio a una nuova era.

Per noi le cose sono un po’ differenti. L’insegnare e il predicare sono verso delle folle che poco conoscono la Scrittura. C’è dunque da insegnare le basi del messaggio cristiano e insieme di annunciare Gesù Cristo come Salvatore, infatti il termine Messia non ha più la valenza di liberatore che aveva a quel tempo. Inoltre il prendersi cura delle persone sofferenti e ammalate dovrebbe essere il tratto distintivo dei cristiani e delle chiese.

Perché: la compassione

Alla base di questo agire, e non del solo guarire, c’è la compassione del Figlio di Dio per le folle, stanche e sfinite, ma anche si potrebbe tradurre lacerate e buttate a terra.

Perché sono stanche e sfinite? Perché sono come pecore senza pastore, senza chi se ne prenda cura e dia loro una guida.

Nell’Antico Testamento l’immagine del buon pastore è spesso contrapposta ai cattivi pastori, a quelli cioè che hanno una qualche autorità e si approfittano della loro posizione contro il popolo, a scapito delle folle. Quando si dice di folle stanche e sfinite, non si parla allora solo di persone ammalate o morenti, ma anche di persone che sono vittime dell’ingiustizia, dello sfruttamento economico, delle cattive politiche e del modo di vivere del tempo che porta a difficoltà materiali ed esistenziali.

Per questo non c’è solo l’attività di guarigione, c’è anche l’insegnamento per spiegare il messaggio di amore di Dio per le folle sfinite e per dargli capacità di comprendere meglio il mondo in cui vivono. E c’è l’annuncio che il Signore è arrivato e cambia ogni cosa, per farle uscire dalla rassegnazione e dargli il coraggio di resistere e vivere.

La messe

Anche in come Gesù trasforma l’immagine delle messe si ritrova la sua compassione. Questa immagine biblica infatti era in origine immagine di giudizio, arriva il mietitore con la falce e tagliava via i peccatori… Con Gesù, invece, diviene annuncio di salvezza. Le spighe mature sono il segno dei credenti che ricevono grazia su grazia, il mietitore è Colui che li raccoglie insieme, in comunità, in comunione, e la mietitura diviene la festa del raccolto e l’occasione della lode al Signore.

Non c’è ombra di giudizio, ma annuncio di salvezza, per grazia. Alle folle stanche, sfinite, provate dal mondo, alle folle certo non innocenti, spesso anche egoiste e ingiuste, ma stravolte dal mondo, trascinate dai suoi meccanismi perversi, umiliate dai potenti, non viene annunciato l’arrivo di Colui che le spezzerà per sempre o le annienterà visto che sono nella debolezza, ma al contrario è annunciata la cura del Signore verso di loro nel fasciarle, guarirle, accogliendole, perdonandole, facendogli grazia, dandogli salvezza.

Oggi

Oggi come sempre il motivo per essere apostoli della grazia di Cristo, sta nella compassione della debolezza, dispersione, estraniamento dell’umanità. Il motivo è dunque l’amore del prossimo a cui il messaggio di salvezza giunge come balsamo, rigenerazione, rafforzamento ed anche richiamo alla conversione. Il motivo non è quindi incrementare una chiesa, dar lustro al proprio nome o perseguire una politica…

E la possibilità di essere apostoli, sta nella forza non nostra, ma dello Spirito santo. Non è semplice, infatti, dinnanzi alle grandi e terribili cose del mondo, pensare di avere qualcosa da dire, ma la predicazione è annuncio di una notizia non nostra, che proclama, amplifica la notizia sempre nuova di Gesù Cristo, con il sostegno e la guida dello Spirito.

Certo siamo ancora discepoli che devono ascoltare e imparare. Per riuscire ad essere testimoni dobbiamo sentire il messaggio nella sua urgenza e potenza, ma lo scopo ultimo non è solo ascolto, ma pur nella nostra debolezza siamo chiamati a trasmettere il messaggio della buona notizia. Ecco perché i cristiani quasi appena convertiti sono già annunciatori.

La preghiera per la messe

I bisogni dell’umanità sono profondi e vasti, troppe sono le sofferenze e le ingiustizie, e la rassegnazione… e la cristianità a volte è in affanno. Non possiamo che pregare anche noi il Signore che ci dia forza e susciti molti veri cristiani, solleciti e amorevoli verso il prossimo.

Siamo dunque apostoli della buona notizia e insieme coloro che pregano perché il Signore non dimentichi le folle desolate, ma susciti sempre nuove persone in grado di portare il suo messaggio e la sua azione. E non abbiamo da rassegnarci infatti è per la potenza di Dio che siamo costituiti annunciatori di grazia e di amore da parte di Dio. E la sua compassione è sovrabbondante verso tutti. Amen

Dalla bocca dei bambini e dei lattanti hai tratto lode

C’è un’azione di Gesù che rimane impressa, di solito è detta la purificazione del Tempio, anche se questa dizione è impropria. È un’azione simbolica per dire che il Messia è giunto.

Gesù entrò nel tempio, e ne scacciò tutti quelli che vendevano e compravano; rovesciò le tavole dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombi. E disse loro: «È scritto: “La mia casa sarà chiamata casa di preghiera”, ma voi ne fate un covo di ladri».

La protesta è contro i venditori e i compratori, non solo i venditori, ma anche quelli che compravano nel cortile antistante il tempio di Gerusalemme. La protesta non è quindi contro degli abusi, né è un gesto di purificazione rituale, ma è contro il fare del Tempio un luogo di commercio. Ciò che segue dopo è altrettanto importante.

Allora vennero a lui, nel tempio, dei ciechi e degli zoppi, ed egli li guarì.

Ma i capi dei sacerdoti e gli scribi, vedute le meraviglie che aveva fatte e i bambini che gridavano nel tempio: «Osanna al Figlio di Davide!», ne furono indignati e gli dissero: «Odi tu quello che dicono costoro?» Gesù disse loro: «Sì. Non avete mai letto: “Dalla bocca dei bambini e dei lattanti hai tratto lode”?» (Matteo 21:12-16)

Dopo alcune guarigioni di ciechi e di zoppi, che sono i gesti che ci si aspettava il Messia avrebbe fatto una volta giunto, ecco un coro gioioso e vociante, anzi che grida, di bambini e ragazzi che acclamano Gesù come Figlio di Davide.

Questo sorprende alcuni commentatori della Bibbia, che allora diminuiscono le cose dicendo che “Figlio di Davide” non fosse un appellativo che dovesse denotare proprio l’arrivo del Messia, che era previsto fosse discendente di Davide. La risposta di Gesù, citando il salmo, è però di tutt’altro avviso. L’azione simbolica nel Tempio diviene così un annuncio messianico.

Salvezza per grazia

Uno degli aspetti dell’azione di Gesù è quindi contro la religiosità che pensa di poter comprare la benignità di Dio, Gesù vuole liberare la fede dall’idea di dover commerciare la grazia del Signore, è quindi un annuncio di salvezza per grazia.

Significa anche che tutto dipende dal Signore, è un annuncio di dipendenza completa dal Signore. Mentre con l’idea del poter offrire qualcosa in cambio c’è alle volte l’idea di potersi confrontare, avvicinare con le proprie forze al Signore.

Non sorprende allora che questo annuncio di salvezza per grazia sia compreso da bambini e ragazzi, che non possono accampare loro presunti meriti, ma anzi hanno un giusto atteggiamento di dipendenza verso il Signore. Per questo bambini e ragazzi possono avvertire meglio degli adulti il messaggio di salvezza per grazia.

Meraviglia

Gesù dà del Salmo 8 un’interpretazione particolare, ma efficace: il grido dei bambini è un grido di ammirazione e meraviglia per la grandezza di Dio. E i bambini e i ragazzi hanno la capacità di meravigliarsi.

E la meraviglia fa parte delle emozioni religiose. Per alcuni la meraviglia è anzi l’inizio della fede. Parliamo della meraviglia che suscita il Creato, oppure quella che scatenano i miracoli, come in questo caso, ma anche di quel senso di meraviglioso portato alla vita quotidiana dalle parole dolcissime di Gesù. In questo senso abbiamo un preludio alla fede.

Certo ai ragazzi del tempo, come a ragazzi e adulti di tutti i tempi, è difficile dare una estesa e appropriata spiegazione teologica del grido gioioso: “Osanna al Figlio di Davide”. Però una spiegazione che dia conto in profondità di tutto ciò che significhi è complessa, ed è forse inutile. L’annuncio messianico dato dai ragazzi contiene in sé, concentrato, tutto ciò che c’era da dire in quel momento: la gioia e la meraviglia per ciò che è avvenuto, il sentire che l’azione di Gesù è destinata per prima ai più umili e deboli, ai piccoli e fra questi i bambini.

Apertura al futuro

C’è nel meravigliarsi anche apertura verso il futuro. Chi dice che niente cambierà è di solito pessimista e chiuso al domani. Quei ragazzi che acclamano Gesù come Messia, acclamando Colui che doveva venire per portare tempi nuovi, dimostrano invece la loro apertura nell’andare incontro al domani, mentre invece i capi sacerdoti hanno paura al solo sentire che il Messia potesse stare arrivando. Invece il Messia che arriva apre il domani a nuove possibilità.

Una caratteristica dei giovani è quella di andare incontro al domani con un’attesa, ovviamente non sempre tranquilla e anche ansiosa, ma certo anche curiosa e pronta alle sfide che il futuro riserverà.

Questo passo ci invita ad imparare dai bambini di quel tempo e un po’ di ogni tempo, non ad accettare indistintamente ogni novità, ma a meravigliarci per l’intervento di Dio e di averne fiducia. E la fiducia è fede in azione.

Andiamo dunque alla ricerca della meraviglia dell’intervento misericordioso di Dio in tutta la nostra vita, nella Natura, ma anche nell’incontro con gli altri, nel vedere le conquiste umane, frutto della costanza e dell’ingegnosità, nelle novità inaspettate che lo Spirito dona e apre.

E dunque nonostante le tristezze del mondo, troviamo fiducia nel domani: perché il Messia è giunto, il Salvatore c’è stato dato, e ha vinto la morte e la tristezza. Amen

Chiedere un segno

Dagli scavi di Ninive

Dopo numerose guarigioni si avvicinano a Gesù alcuni suoi avversari, scribi e farisei, e gli chiedono un segno, dopo i tanti annunci e miracoli di Gesù, che loro hanno visto e contestato, dicendo che erano trucchi oppure opere di Belzebù, chiedono un ulteriore segno.

Matteo 12:38-42 Allora alcuni scribi e farisei presero a dirgli: «Maestro, noi vorremmo vederti fare un segno». Ma egli rispose loro: «Questa generazione malvagia e adultera chiede un segno; e segno non le sarà dato, tranne il segno del profeta Giona. Poiché, come Giona stette nel ventre del pesce tre giorni e tre notti, così il Figlio dell’uomo starà nel cuore della terra tre giorni e tre notti. I Niniviti compariranno nel giudizio con questa generazione e la condanneranno, perché essi si ravvidero alla predicazione di Giona; ed ecco, qui c’è più che Giona!

La regina del mezzogiorno comparirà nel giudizio con questa generazione e la condannerà; perché ella venne dalle estremità della terra per udire la sapienza di Salomone; ed ecco, qui c’è più che Salomone!

Un segno

Quello che scribi e farisei richiedevano doveva essere un segno speciale, mirabolante, magari un segno analogo a quello richiesto dal diavolo nelle tentazioni di Gesù: quello di gettarsi dal pinnacolo del Tempio senza farsi male. Infatti la loro non poteva neanche essere la richiesta un segno speciale “da Messia”, che lo qualificasse come tale, perché quella richiesta era giunta dal Battista in prigione ed aveva ricevuto una risposta netta da Gesù che mostrava proprio nella guarigione dei malati, nel recupero della vista dei ciechi e dell’udito ai sordi e nella predicazione dell’evangelo ai poveri il suo essere il Messia.

Non interessavano a questi scribi e farisei le guarigioni di persone malate o invalide, volevano forse come essere abbagliati oppure molto più probabilmente con quella richiesta volevano giudicarlo e incastrarlo, era dunque solo una sfida.

Proprio perché è una sfida, Gesù non accetta la richiesta, anzi definisce quegli scribi e farisei una generazione adultera. Era quello il termine con cui i profeti chiamavano quegli ebrei che divenivano idolatri, che adoravano cioè anche altri dei, ma qui –più che significare questo– significa che essi non hanno fede in Gesù come Figlio di Dio. Infatti chiedere un segno è mancanza di fede. “Non mi fido di te”, “non ho fede che farai ciò che prometti”. Se voglio la certezza visibile, non ho fede.

È un confronto con quella generazione, ma viene da pensare al giorno d’oggi: quanti segni miracolosi vengono richiesti e inseguiti ogni giorno. Segni della divinità o supposti tali, di solito segni mirabolanti come apparizioni tutte da pubblicizzare, altre volte segni privati per essere rassicurati su un personale favore del Signore…

Come se il Signore non dispensasse continuamente la sua provvidenza, dandoci lungo tutta la nostra esistenza beni, guarigione, gioie e splendide giornate… E così anche i segni richiesti in preghiera di fronte alle difficoltà della vita, alle volte vengono ricevuti e non compresi.

Ma c’è anche al contrario chi chiede segni ai cristiani. Segni nel mondo con cui dimostrino di essere i migliori, i più pacifici e quelli che perdonano sempre… perché dato che poi non è così, allora chi li ha chiesti può dire di non credere a niente di quello che dicono. Come se come cristiani fossimo Dio, come se non fossimo anche noi mortali, come se invitassimo a guardare noi o la chiesa nel complesso, mentre invitiamo a guardare solo al Cristo, è il suo evangelo che dà vita, è il Signore cui prestare fede.

Morte e resurrezione

Gesù però risponde che darà un altro segno, quello dei tre giorni, che è indicazione della sua morte e resurrezione.

Attenzione morte, prima della resurrezione. Infatti, per citare altri passi, ci viene detto che il centurione ai piedi della croce vedendo morire Gesù così: credette. E Paolo ci ricorda che “difficilmente uno morirebbe per un giusto” e “Dio invece mostra la grandezza del proprio amore” nel morire di Cristo per noi peccatori.

È proprio il morire del Figlio di Dio che ti mostra la sua grandezza. Poi ovviamente c’è la resurrezione, che lo conferma come Figlio di Dio.

Questo è il segno dunque dato da Gesù a quella generazione, un segno anche per noi oggi? In qualche modo sì. Non mi riferisco qui alle tante ipotesi e immaginazioni sulla resurrezione di Cristo o dei defunti, né alle tante domande che possiamo farci sull’annuncio della chiesa di vita eterna e nemmeno a quello di tante religioni in generale, ma sull’annuncio della resurrezione di Cristo come annuncio della sua vittoria sulla morte, pur passando e subendo la morte terrena.

Ci sono tante fedi e tante convinzioni, infatti, ma c’è un discrimine fra gli esseri umani nella visione del mondo, quello di pensare che tutto per noi finisca con la morte oppure pensare che c’è un qualche reale superamento della morte.

Questo dovrebbe avere un effetto su come viviamo, su come concepiamo la vita con una prospettiva eterna, con maggior pace e apertura.

Ma anche sul pentirsi e chiedere perdono al Signore. Certo per secoli il terrore dell’inferno è stato uno dei leitmotiv della chiesa. Ma al contrario direi che proprio l’idea che ci sia un paradiso che ci accoglie è non c’è solo il nulla, è motivo per vedere che nella vita c’è posto per chiedere perdono, per immaginarci fin d’ora come in eterno insieme al nostro prossimo…

Più grande

I niniviti, ci ricorda Gesù, si convertirono alla predicazione, peraltro fatta di malavoglia, di Giona. Cambiarono vita, cioè. E qui –dice Gesù– c’è più che Giona, il profeta, o Salomone, il re sapiente, e prima aveva detto di essere più del Tempio e quindi più del sacerdote. Un’affermazione conclusiva dunque perché Gesù è più dei tre ruoli massimi dell’autorità di Israele di allora.

Non a caso dunque contrappone il suo essere più grande in Israele al fatto che degli stranieri si convertirono e si convertiranno.

A noi stessi, dunque, intimamente discepoli e farisei insieme, a noi pieni di fede e insieme pieni di dubbi, a noi che in preghiera alle volte chiediamo un segno per credere, viene dunque annunciato che il Signore è finalmente arrivato. Gesù Cristo è la rivelazione definitiva di Dio in terra, Egli è il Signore, è Dio e in Lui conosciamo la grazia di Dio e il primato dell’amore. Ed è Cristo il segno della presenza di Dio nel mondo che attraverso la fede cambia la nostra visione del mondo e della storia, dandoci energia per l’oggi e speranza per il domani. E seguendo Gesù si inizia già adesso a vivere la vita eterna. Amen

Lotta in nostro aiuto

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Gesù Cristo lotta in nostro aiuto. Così cantiamo in Forte rocca, l’inno di Lutero, che rappresenta un po’ un commento in versi al testo delle tentazioni di Gesù come è di Matteo 4.

Dinnanzi alle potenze del mondo c’è il nostro Salvatore. Perché il diavolo è il principe di questo mondo, rappresenta l’opposizione del mondo senza Dio a Dio stesso. Dinnanzi alle potenze del mondo spesso c’è chi umanamente vi si oppone, senza successo oppure spesso solo per scalzarle e mettercisi al posto. Tanti parlano, parlano di riscatto o libertà, giustizia o equità, per poi approfittarsi delle aspirazioni di tanti e per costruire il loro potere, la loro dominazione. Non così il nostro Signore.

Dinnanzi alle privazioni che questo mondo ingiusto impone a tutti, dinnanzi agli affamati e agli ammalati, c’è chi lotta veramente per darti cibo e speranza. Non come capita spesso che sia solo un trucco. Invece Gesù Cristo ha dato sé stesso per noi.

Dinnanzi all’insensatezza degli sprechi e delle azioni senza senso che spesso riempiono di chiacchere la società e le televisioni, azioni alle volte senza criterio che servono solo a dimostrare la propria temerarietà, c’è invece chi afferma che non lo fa, semplicemente, perché non si tenta il Signore ma lo si serve non per orgoglio ma come servizio al proprio prossimo. Ed è il nostro Salvatore

Magi, maghi…

magi come figure tradizionali

C’è un unico testo che parla dei magi, che trovate qui in fondo. Non è detto siano tre e siano re. Infatti tutte le altre informazioni si sono aggiunte nel tempo, o sono inventate o elaborate a partire da testi come quello di Isaia 60:6.

C’è però una forza speciale in questo testo oltre il racconto tradizionale. Ci sono persone di altre nazioni, astrologi per giunta, di un’altra religione che giungono da Gesù.

Notizia recente è che un Matthew astronomo ha detto che nei giorni della nascita c’era proprio un allineamento di pianeti che significavano per gli antichi astrologi babilonesi la nascita di un potente e esclusivo re.

Ebbene Gesù Cristo viene adorato fino ai confini della terra, anche da persone con altra religione…

Matteo 2:1-12 Gesù era nato in Betlemme di Giudea, all’epoca del re Erode. Dei magi d’Oriente arrivarono a Gerusalemme, dicendo: «Dov’è il re dei Giudei che è nato? Poiché noi abbiamo visto la sua stella in Oriente e siamo venuti per adorarlo».

Udito questo, il re Erode fu turbato, e tutta Gerusalemme con lui. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, s’informò da loro dove il Cristo doveva nascere. Essi gli dissero: «In Betlemme di Giudea; poiché così è stato scritto per mezzo del profeta:

“E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei affatto la minima fra le città principali di Giuda; perché da te uscirà un principe, che pascerà il mio popolo Israele”».

Allora Erode, chiamati di nascosto i magi, s’informò esattamente da loro del tempo in cui la stella era apparsa; e, mandandoli a Betlemme, disse loro: «Andate e chiedete informazioni precise sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, affinché anch’io vada ad adorarlo».

Essi dunque, udito il re, partirono; e la stella, che avevano vista in Oriente, andava davanti a loro finché, giunta al luogo dov’era il bambino, vi si fermò sopra. Quando videro la stella, si rallegrarono di grandissima gioia. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria, sua madre; prostratisi, lo adorarono; e, aperti i loro tesori, gli offrirono dei doni: oro, incenso e mirra. Poi, avvertiti in sogno di non ripassare da Erode, tornarono al loro paese per un’altra via.

Gesù sa come siamo

Sole a Plaun da Lej

A Natale festeggiamo la nascita del Salvatore Gesù Cristo. Cioè il suo venire al mondo come ogni essere umano. È l’inizio della storia della salvezza.

Gesù nasce  come noi e poi come noi vive, nelle difficoltà, nelle ristrettezze, alle prese con la burocrazia come già dalla nascita si vede… infine nella sofferenza, nell’ingiustizia e nella morte. Perché questo? Continue reading