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Già risorti

Se dunque siete stati risuscitati con Cristo, cercate le cose di lassù dove Cristo è seduto alla destra di Dio. Aspirate alle cose di lassù, non a quelle che sono sulla terra; poiché voi moriste e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio. Quando Cristo, la vita nostra, sarà manifestato, allora anche voi sarete con lui manifestati in gloria. (Colossesi 3:1-4)

Siamo già risorti. Questo pensiero attraversa tutte le lettere di Paolo. Sì, siamo sempre noi, soffriamo e sbagliamo sempre come mortali e terrestri, ma siamo come già risorti, già cittadini del Regno di Dio. E quando sia avvenuta la trasformazione per l’apostolo è chiaro: al momento del battesimo.

Siamo già risorti, dunque. E forse questo annuncio è ancor meno accettato dalla gente rispetto all’annuncio di resurrezione di Cristo e a quello della resurrezione dei corpi, sia pure con un corpo glorioso, non soggetto al degrado e alla morte.

Ma essere già risorti? È ancora un po’ di più, per alcuni un pochino troppo, e in effetti –sebbene occupi parecchio posto nelle lettere paoline– è cosa poco divulgata. Per alcuni è solo un modo di dire, un paragone, se no sarebbe un Dio che fa proprio il grande, lo spaccone…

Però l’apostolo ce lo comunica come qualcosa di fondamentale del nostro divenire cristiani.  E dato che apparentemente siamo come prima: come scoprire e apprezzare di essere già risorti?

Per l’apostolo si scopre vivendo e aspirando alle cose divine. Vivendo, non è infatti questione teorica, ma pratica, non è questione mistica, ma di vita attiva. E aspirare, desiderare, cercare le cose di lassù, le cose di Dio. Vivendo così iniziamo a scoprire questa vita nascosta in Cristo, qualcosa di noi e della nostra nuova esistenza.

Cercate le cose di lassù” non è dunque un’indicazione moraleggiante, che ci dà l’apostolo, anche se ovviamente se ne possono ricavare indicazioni per il comportamento quotidiano, ma è qualcosa di esistenziale.

Sì la resurrezione è qualcosa di esistenziale, per tutti noi. Qualcosa che riguarda il nostro esistere, il nostro essere profondo, tutta la nostra vita, la nostra essenza che è già stata risuscitata… è anche quindi scoprire nella nostra giornata segni d’immortalità, ascoltare la presenza di Dio e dell’eternità.

Per questo il Signore ha messo nel nostro cuore la ricerca dell’eternità[1], dell’immortalità nel nostro mondo mortale. Perché scoprissimo nella nostra vita, il nostro vero essere.

Alla fine, poi, alla fine del tempo, quando Cristo sarà manifestato, aggiunge l’apostolo, anche le cose che sono state fatte aspirando alle cose di lassù saranno manifestate. Non solo noi con un corpo glorioso, ma ciò che abbiamo fatto di positivo e di vero, sarà salvato e manifestato nel nuovo tempo di Dio. Tre cose infatti durano: fede, speranza, e la più grande di tutte: amore.

Questo è l’annuncio di Pasqua. E questo annuncio ha conseguenze sulla nostra vita.

Alcuni aspetti sono forse ovvi.

Il primo è certo una conseguenza se vogliamo morale, di giustizia. Perché se c’è resurrezione c’è anche giustizia. E dunque veniamo spronati alla giustizia, al cercare la verità delle cose che facciamo, all’amore per il prossimo, alla costruzione di cose che combattano la disperazione, il nichilismo.

In altre parole quando senti qualcuno che dice “non vale la pena, perché tutto va male, perché non c’è niente di buono, perché siamo ormai alla decadenza…” Allora possiamo incoraggiare e contrapporre che “no, c’è da fare invece”. Questo viene da una rinnovata fiducia ed energia, non nell’essere umano, anzi bisogna non essere ingenui, ma accorti, ma nel Signore che ci rinnova e ci ha fatti già risorgere.

E troveremo poi rispondenza anche in altri che sentono dentro di sé che la via non è la resa a quello che va male, ma invece la ricerca delle ragioni della vita, dell’immortalità. Quella è la maniera giusta di vivere.

Un altro aspetto ovvio dello scoprire la resurrezione, che siamo già risorti e già destinati alla vita eterna, è non farci cadere nella disperazione, anche quando le nostre forze o la nostra salute sono ai minimi.

Un messaggio di forza, fiducia e coraggio dunque per anziani, che non devono sentirsi inutili e sconfitti, ma invece possono fare ancora tanto, e per giovani, che non devono sentirsi inadeguati in questo mondo truffaldino, ma invece devono sapere che sono già risorti e quindi pieni di possibilità e di doni da realizzare.

Ma infine vorrei aggiungere qualcosa in più, se possibile. Essere già risorti ci permette di fare nel nostro giorno, nel quotidiano in ogni giorno, qualcosa di speciale.

Possiamo creare in ogni giorno qualcosa di speciale per noi e per gli altri, grazie a Dio e alla potenza della resurrezione che già manda su di noi.

Pensare a questa possibilità concreta, è il modo di vivere di chi ha scoperto di essere già risorto. Buona Pasqua, dunque, serena forza per la vita intera. Amen

[1] Ecclesiaste 3:11 Dio ha fatto ogni cosa bella al suo tempo: egli ha perfino messo nei loro cuori il pensiero dell’eternità, sebbene l’uomo non possa comprendere dal principio alla fine l’opera che Dio ha fatta.

È la grazia che insegna

Zaccheo da Chicchi di grano

Tito 2:11-14 La grazia di Dio, salvifica per tutti gli uomini, si è manifestata, e ci insegna a rinunziare all’empietà e alle passioni mondane, per vivere in questo mondo moderatamente, giustamente e in modo santo, aspettando la beata speranza e l’apparizione della gloria del nostro grande Dio e Salvatore, Cristo Gesù.

Egli ha dato sé stesso per noi per riscattarci da ogni iniquità e purificarsi un popolo che gli appartenga, zelante nelle opere buone.

La grazia insegna

Chi insegna a cercare la giustizia, il soggetto dell’insegnare agli esseri umani a rinunziare al male, non è Dio, si badi bene, ma la grazia di Dio.

Non è il “ricordati che devi morire”, che insegna qualcosa agli esseri umani, ma la speranza di vivere ancora. Non è dire che tutto è vano, ma la possibilità di fare qualcosa di vero e santo, che ti muove alla retta azione.

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