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Festanti perché scegliamo la vita

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Chi festeggia, agli occhi di alcuni sembra prendere meno sul serio il Signore, ma invece chi festeggia con garbo e leggerezza considera davvero il Signore come il Dio della vita (dal culto della Domenica delle palme).

Gioia per la vittoria sulla morte

La folla che segue e acclama Gesù che entra in Gerusalemme è quella, ci fa sapere l’evangelista Giovanni, che ha visto la resurrezione di Lazzaro e ha creduto quindi in Gesù come Messia.

Non tutti quelli che hanno assistito al richiamo in vita di Lazzaro, però, hanno creduto in Gesù. Anzi alcuni, visto quel segno potente decidono di andare a denunciare Gesù ai capi sacerdoti e quelli, pur credendo a quella miracolosa vittoria sulla morte, decidono di farlo morire.

Alcuni oggi dicono “Ah! Se fossimo stati ai tempi di Gesù e lo avessimo visto fare quelle cose, allora sì, avremmo creduto in lui”. Questo non è mica vero.

Ci vuole infatti umiltà per accogliere la notizia della vittoria sulla morte, perché va oltre la nostra comprensione razionale e poi occorre coraggio per cambiar vita rispetto a come va di solito il mondo.

E serve soprattutto lo Spirito, per aprirci alla gioia della vittoria sulla morte dimostrata da Gesù. Sì, perché la folla della domenica delle Palme è festante perché ciò che ha visto le dà speranza e gioia: la morte non è definitiva.

Con incertezze

Infatti anche quelli che provengono da Betania, che hanno creduto e sono in festa, una volta entrati a Gerusalemme, indifferente e ostile, sembreranno cambiare idea.

Come possono cambiare idea così in fretta? Perché la folla festante, che acclama con Osanna il Signore, non ha le idee chiare, certo intuisce che Gesù di Nazareth, non era solo un profeta o un agitatore di popolo, ma molto di più: qualcuno che trionfa sulla morte, che non rende definitiva la sentenza di morte che accomuna fin dalla nascita tutti gli esseri umani. Ma poi quando le cose per il Signore si mettono male, eccoli frastornati e rassegnati.

Servirà la resurrezione e lo Spirito santo per trasformare la folla nel popolo del Signore.

Festanti anche noi

Anche noi siamo un po’ come quella folla. Anche se sappiamo della resurrezione di Cristo, non abbiamo proprio le idee chiare su cosa sia la resurrezione, eppure proprio noi, con i nostri dubbi e perplessità facciamo parte della folla festante che segue e acclama Gesù.

Festanti? Sì lo siamo o dovremmo esserlo anche di più. Perché i cristiani non sono musoni o perennemente tristi, ma proprio avendo la speranza certa della vittoria sulla morte, pur conoscendo le tristezze del mondo, pur essendone spesso colpiti e smarriti per un qualche tempo… sono festanti. Non si arrendono e risorgono a nuova vita per festeggiare il Signore della vita! Scegli la vita, significa anche questo.

Festa e terrorismo

Il festeggiare c’entra anche con il terrorismo. Certamente gli attentati che in questi anni fanno notizia avvengono dove ci sono molte persone per colpire nel mucchio, per fare più morti. Non bisogna dimenticare, però, che spesso c’è anche un aspetto di festa in quei luoghi presi di mira. Possono essere dei mercatini di Natale, l’assembramento per vedere i fuochi di artificio per la festa nazionale, ma anche dei concerti. Anzi in Israele, ad esempio, molti degli atti terroristici sono avvenuti in discoteche o contro cantanti rock.

Perché? Perché festeggiare è un modo di vivere “leggero”, nel senso che chi festeggia davvero è meno incline alla guerra e alla violenza, ha una visione più ottimistica e in fondo più tollerante dell’esistenza. Ecco perché c’è chi si scaglia con attentati e violenza, contro persone che vogliono essere gioiose nella confusione, e non una folla irreggimentata nel consenso ad un lider maximo qualsiasi.

Infatti la libertà non è che tutti siano uguali, ma tutti rispettosi gli uni degli altri. E per essere rispettosi delle libertà altrui, è meglio avere da festeggiare insieme.

Chi festeggia, agli occhi di alcuni sembra dunque prendere meno sul serio il Signore, ma invece chi festeggia con garbo e leggerezza considera davvero il Signore come il Dio della vita.

Per questo non dovremmo rinunciare a festeggiare, a riunirci con gioia e allegria.Scegli dunque la vita è anche questo.

Festanti ma non sballati

Certo la festa alle volte diventa anche occasione per far soldi vendendo droghe e, per chi le assume, per sballare, per fuggire dal mondo che sembra triste.

Festanti, però, si può essere essendo seri nello stesso tempo. Come si può essere festanti e vigili, informati delle cose che capitano. Il popolo dei cristiani non è una folla di sbandati che beve per dimenticare o per darsi coraggio, ma una comunità sobria eppure ilare, che canta ad alta voce ed è incredibilmente innovativa.

Certo si può essere presi da dubbi, come la folla delle Palme, le incertezze e le tristezze rendono oscuro quello che era limpido e chiaro. Per questo serve sempre il dono dello Spirito, il suo aiuto e di accogliere questo aiuto.

E la promessa del Signore è che ci sarà al fondo di ogni giornata la certezza che Dio trionfa su ogni cosa mortifera. Ecco perché siamo un popolo che sceglie la vita, ecco perché siamo coloro che fanno della vita una vera festa. Amen

(Predicazione sul testo delle Palme di Giovanni 12, lettura d’appoggio in Deuteronomio 30, del testo del 9 aprile 2017. Si noti che questo testo è stato scritto e poi è stato alla base della predicazione prima che si venisse a sapere degli attacchi terroristici alle chiese copte egiziane).

Seguire Gesù festanti

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La domenica delle Palme è domenica di festa, in mezzo al tempo di Passione. Non è solo perché tradizionalmente facciamo le confermazioni, ma proprio per questo avvenimento in cui il signore Gesù riceve gli onori che gli si devono, dalla folla che entra con lui in Gerusalemme per la festa della Pasqua ebraica.

Certo che poi anche storicamente inizia la Passione, e dunque il rifiuto, gli intrighi, il processo e la morte. Ma adesso è ora di fare festa, perché il Signore è finalmente arrivato. E non solo dato che dopo la morte Egli risorgerà, la festa non è sbagliata, non è un equivoco, ma è solo come anticipata.

Il giorno seguente, la gran folla che era venuta alla festa, udito che Gesù veniva a Gerusalemme,
prese dei rami di palme, uscì a incontrarlo, e gridava: «Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re d’Israele!»
Gesù, trovato un asinello, vi montò sopra, come sta scritto:
«Non temere, figlia di Sion! Ecco, il tuo re viene, montato sopra un puledro d’asina!»
I suoi discepoli non compresero subito queste cose; ma quando Gesù fu glorificato, allora si ricordarono che queste cose erano state scritte di lui, e che essi gliele avevano fatte.
La folla dunque, che era con lui quando aveva chiamato Lazzaro fuori dal sepolcro e l’aveva risuscitato dai morti, ne rendeva testimonianza.
Per questo la folla gli andò incontro, perché avevano udito che egli aveva fatto quel segno miracoloso. (Giovanni 12:12:18)

Spesso si pensa che la folla fa uno sbaglio, certo dopo saranno turbati dal vedere messo a morte il Messia, ma adesso la folla in verità sostanzialmente non sbaglia. Egli è proprio il Messia, egli è il Salvatore e insieme il Re, colui che doveva venire promesso nei secoli.

Perché seguono Gesù festanti, ognuno a modo suo? Lo chiediamo allora in particolare, per finzione, ad alcuni che sono nel corteo che accompagna con gioia e celebra il signor Gesù che entra in Gerusalemme, eccone quattro che sono fra la folla che plaude al Signore.

Perché onorate Gesù, perché seguite Gesù?

Perché seguo Gesù? C’è da chiederlo?! L’altro giorno ha riportato in vita Lazzaro, un mio paesano. Lazzaro era morto, il suo corpo nella tomba puzzava già, e oggi: è a tavola in famiglia… una cosa simile non l’avevo mai neanche immaginata… Qualcuno che può fare così è come Dio. Ed è il Dio che si è ricordato di noi, per questo sono qui ad onorare Gesù, come il Messia che doveva venire.

Seguo Gesù perché sono stata guarita da lui, avevo un male cronico da anni, ero sempre più debole e man mano sempre più disprezzata. Non è solo questione di essere stata guarita, ma come mi ha accolta Gesù! Lo seguo da allora ogni volta che posso. So che non devo temere più niente finché sono con lui, che pace! Per questo lodo il Signore.

Mio figlio aveva fin da piccolo una malattia che lo gettava per terra e anche nel fuoco, non avevo gran fiducia, ma l’ho voluto portare anche da lui. Gesù mi ha chiesto se avevo fede, “sì” gli ho risposto subito… “ma anche no”, ho subito aggiunto. Ed ho anche detto: “però aiutami ad aver fede, se è la fede che serve per guarire mio figlio”. Lui lo ha sanato e poi mi ha dato anche fede. C’è come un accordo fra me e lui adesso, per sempre. Lode al Signore!

Sono stufa dell’oppressione dei romani. Sono blasfemi, ci sfruttano con tasse arbitrarie, i giovani sono sedotti dai loro falsi dèi, stanno portando alla rovina Israele e il mondo… Gesù sarà re, è vittorioso, scaccerà i romani, ne sono sicura. Certo oggi non è arrivato a cavallo come un generale, questo mi dà da pensare… ma finalmente abbiamo una speranza. Benedetto colui che viene nel nome del Signore.

C’è un tempo per far festa. Ma il tempo di far festa è il tempo dei cristiani!

Certo ci sono tempi per fare cordoglio. Ma i tempi tristi non sommergono i tempi gioiosi, il dolore non ci distrugge perché il Signore è venuto a cambiare la storia umana e la nostra storia personale.

Alle volte la gente dice, magari di fronte ad una bella giornata di sole, “poi ce la farà pagare!”. So che è solo un modo di dire, ma in questo modo di dire già c’è un velo di tristezza e di rassegnazione. Certo si dice del tempo atmosferico, ma dietro c’è una specie di fatalismo, come se il Signore non fosse il Signore che dona gratuitamente!

Anche nell’inno che spesso si canta c’è questo velo di tristezza che cala su Gesù. Ma non è nel testo (e nemmeno negli altri evangeli). Forse possiamo immaginarlo, ma è come se il Signore non godesse della festa e del tripudio che quella folla, che certo è piena di idee differenti riguardo a lui, non fosse realmente festante per Gesù e ciò che porta.

Gesù Cristo è Colui che ha pagato già tutto. Godete dunque dei doni che Dio ci dà, non sprechiamoli, non buttiamoli dalla finestra certo, ma viviamo con gioia la nostra giornata. Tutto quello che la tua mano trova da fare, fallo con tutte le tue forze (Ecclesiaste 9:10)

Allora i cristiani, anche di oggi, sono coloro che fanno parte di quel corteo festoso che nel giorno delle Palme osannavano al Signore, acclamavano e onoravano Gesù.

E come essere veramente gioiosi? Come librarsi sopra alle difficoltà ed incertezze del presente? Proprio sentendosi come allora, e non per un giorno, ma per tutta la vita, parte della folla osannate Gesù Cristo. Iniziare la giornata con la lode al Signore ci mostra come sia differente la nostra condizione di salvati dal Cristo, rispetto a chi non lo conosce.

Infatti tanti cristiani sono oggi gioiosi nel seguire Gesù. Chiediamolo ad alcuni che oggi che fanno parte della folla che osanna il Redentore.

E tu perché oggi segui con gioia il Signore Gesù?

Perché seguo Gesù con gioia? Per tante cose insieme. Vorrei una società più giusta. Vorrei una vita più bella. Vorrei un avvenire migliore. Vorrei il bene e l’amore… Volevo tante cose… poi ho scoperto che ero assetata della vita, del senso nella vita, del Dio vivente. In Gesù Cristo ho ed avrò ogni cosa. Alleluia.

La vita è una partita da giocare. E vinci solo se segui le regole. Ma le regole della vita non le hanno scritte degli uomini, ma il Signore. Lode a Dio che mi mostra la via. Lode a Dio che non mi fa arrendere, ma mi porta alla vittoria. Gesù è la via, la verità, la vita e mi dà una vita, vera.

Non c’è né maschio né femmina, non c’è né schiavo né libero in Cristo Gesù, non ci sono persone di serie A o di serie B. Non ero niente per gli altri, sono scappata da un paese dove c’è la dittatura. Seviziata in patria, sopportata a sufficienza dove sono arrivata. Ma in Gesù ho capito quanto ero amata dal Signore. Gesù mi dà dignità, per me e per i miei figli.

In questo mondo molti dimenticano e c’è proprio da spiegare perché seguo con gioia Gesù. Ebbene, sono stato in pericolo di vita un tempo e Gesù mi ha salvato. Prima di allora avevo paura di tutto, ma oggi non ho paura, anche se sto invecchiando, anche se morirò… oggi so che tutto ciò che ho è un dono di Gesù ed io vivo seguendo il mio Signore. Osanna a lui che è venuto per salvarci e non per perderci.

Le testimonianze interpretate dai nostri confermandi, sono scritte da me, che ho messo insieme storie che ho ascoltate. Ma ognuno può fare la sua testimonianza a loro e agli altri che gli sono vicini.

Considerate infatti che questo lodare, festeggiare il Dio che viene, che è la vita del cristiano non è solo ringraziamento, ma anche annuncio. Osannando il Messia, che viene nel nome del Signore, stiamo annunciando al mondo l’evangelo, predicando Cristo.

E noi siamo come la folla di allora. Ognuno con le sue idee ed esperienze. Chi realmente conosce perfettamente la teologia del Cristo? Si dice allora la folla non aveva chiaro che tipo di Messia Egli fosse, ma anche se noi conosciamo la sua morte e resurrezione, chi ha le idee fino in fondo chiare? Eppure quella folla rende lode e predica che Egli è Colui che viene nel Nome del Signore.

Quindi ognuno è invitato a festeggiare e annunciare Gesù Cristo.

Siamo in una società con molte credenze e religioni, alle volte siamo presi da un particolare rispetto degli altri e non parliamo della nostra fede. Certo il rispetto per l’altro è fondamentale, e lo è anche quando gli parliamo del Salvatore. Ma nello stesso tempo noi non vogliamo parlare del Signore come per senso di dovere. Né perché è doveroso annunciare, né perché chi ci ascoltata deve credere, “perché si deve credere in qualcosa”.

Ma noi parliamo agli altri del Cristo come chi ha un dono da fare. Dono di vita e di speranza, di giustizia e di futuro che viene. Di riscossa dalla rassegnazione, di visione di un domani migliore. Annunciare Gesù Cristo, con il suo amore, la sua grazia, è un gesto d’amore verso l’altro: “vieni a vedere il Signore e gusta quanto è buono”.

Non farlo non è autentico rispetto verso l’altro, ma una specie di egoismo. E anche a chi offriamo questo messaggio non dobbiamo parlare di un dovere, ma di una gioia, della bontà del Signore.

Cari confermandi, voi non dovete credere, voi non dovete seguire Gesù, non c’è dovere, perché è un piacere.

Il piacere e la gioia di aver fede in Gesù Cristo e di vivere veramente, per scoprire le grandiosi possibilità che lo Spirito apre a noi in questo mondo e in questa società.

Il piacere di vivere insieme come fratelli e sorelle concordi.
Il piacere di chiamare Padre il Creatore dei cieli e della terra.

La pace e la gioia di avere in ogni tempo un Salvatore, di non essere mai soli in questo mondo ma sostenuti dallo Spirito santo.

Benedetto dunque Colui che viene nel nome del Signore. Amen

(Traccia del culto del 20 marzo 2016 a Bondo alle Palme, con le confermazioni)

La folla plaudente

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Dopo che la folla osanna Gesù come il Messia che doveva arrivare. L’evangelista Giovanni annota:

La folla dunque, che era con lui quando aveva chiamato Lazzaro fuori dal sepolcro e l’aveva risuscitato dai morti, ne rendeva testimonianza. Per questo la folla gli andò incontro, perché avevano udito che egli aveva fatto quel segno miracoloso.
Perciò i farisei dicevano tra di loro: «Vedete che non guadagnate nulla? Ecco, il mondo gli corre dietro!» (Giovanni 12:17-19)

Il mondo gli corre dietro

Ciò che osserviamo spesso alle Palme è che effettivamente la folla corre dietro a Gesù, lo esalta, lo onora, lo accoglie riconoscendogli dignità di re, lo accompagna gioiosamente e rumorosamente contenta, però la folla, quella stessa folla, pochi giorni dopo gli volterà le spalle, dirà di crocifiggerlo, lo disprezzerà fino a volerlo morto.

La folla, lo sappiamo, quando è solo folla e non un popolo, non una nazione di cittadini, e alle volte anche quando lo è, è volubile, inconstante, senza logica.

Certo la folla non è un soggetto univoco. Una parte di quelli che acclamano Gesù alle Palme, forse non griderà per metterlo a morte poco dopo, forse. Però sappiamo anche che la volubilità della folla, nasce dalla forza della massa, la forza dell’opinione del gruppo, che quando sembra maggioritario influenza e porta le persone ad adeguarsi, ad essere come gli altri, o come pensa siano gli altri.

Se tutti dicono una cosa, anzi se tutti gridano sguaiatamente contro qualcuno o qualche idea, ecco che le persone seguono ciò che dice la massa, sono pronte a cambiare idea, anzi non si accorgono nemmeno di stare a cambiare idea, infervorate come sono da quello che tutti fanno, o meglio da quelli che gridano più forte e sembrano essere ancor di più.

Ho detto di cittadini e non di gente, sono coloro che possono ragionare dinnanzi alla folla che urla questo o quello, alle volte -come sarà anche alla crocifissione di Gesù- aizzata da abili manipolatori. Per essere persone e non gente, individui e non parte indistinta della folla è fondamentale quella responsabilità personale insegnata nel cristianesimo, in particolare in ambito evangelico. Prendere su di sé la propria responsabilità serve anche non farsi condizionare pesantemente dalla folla.

la folla oggi

E cosa dice la folla oggi di Gesù? Lo osanna o lo vuole morto? Lo invoca o lo crede morto: potremmo anche chiederci?

Certo la gente non parla male di Gesù in genere. Tutti bene o male riconoscono al cristianesimo la sua importanza nella storia umana e nella società attuale, però è per la gente Gesù Cristo: Colui che risorge, Colui che è Figlio di Dio, Colui che è Dio in terra?

Non tanto, molti si affrettano a dire che la religione è qualcosa del passato, che tutto si spiegherà umanamente con la scienza, che da lì non è ritornato nessuno, nemmeno il Cristo… E noi, presi dalla forza della folla, da quello che dicono un po’ scioccamente altri, rischiamo di farci travolgere.

Eccoci dunque: la fede è un dono di Dio, una voce dolcissima che arriva fino a te. Ma anche la fede è insieme una decisione di cercare quella voce, di prendersi la responsabilità personale di comprendere la propria fede, così personale, e di viverla di conseguenza.

Sì, noi recitiamo il Credo apostolico, esso è un sunto della fede cristiana, ma non basta e non serve saperlo a memoria, bisogna anche riflettere su ciò che significa la fede cristiana per noi, per il nostro essere e la nostra esistenza.

entusiasmo

Nel testo di oggi però principalmente c’è una gioia ed un entusiasmo che non vanno subito dimenticati sapendo come prosegue la Passione di Gesù. Serve certo riflettervi, ma serve anche come cristiani vedere quanto è grande la nostra gioia.

E la gioia è quella della folla che ha visto risuscitare Lazzaro. Questo sottolinea l’evangelista Giovanni.

La folla che come noi non sa bene come Gesù abbia fatto, né sa cosa significhi realmente resurrezione dei corpi, che sentiremo poi nel Credo, ma popolo di cristiani che sa una sola cosa, ma che basta. Sa che il Signore è Signore anche sulla morte. Che Egli è realmente al di sopra di ogni potenza del mondo e che per di più in maniera umile, fraterna, amichevole, viene verso di noi per darci salvezza, per esercitare il suo sconfinato potere per darci vita e vita eterna.

Sì la folla è plaudente, osannante, gioiosa perché sa che la morte non ha l’ultima parola. E questo apre ad un modo nuovo di vedere la vita e di viverla. Apre all’entusiasmo per tutto ciò che possiamo vivere e fare.

Quell’entusiasmo del corteo che accompagna Gesù alle Palme è il nostro entusiasmo.

Considerate dunque come possiamo considerare, definire i cristiani: una folla di persone responsabili, serie, ma insieme un popolo gioioso e plaudente, che vive glorificando il proprio Signore vittorioso.

Spesso quando facciamo una preghiera di lode, o anche cantiamo un inno di lode, non abbiamo più questa idea così trascinante, ma spesso molto più un’idea di qualcosa di serio e compassato. Invece è con entusiasmo che dovremmo ricordarci del nostro Salvatore e questo entusiasmo alimenta e rafforza la nostra vita.

Per questo diciamo a noi stessi e al nostro prossimo: abbiate sempre gioia in Cristo Gesù, confidate in Lui in ogni tempo, e vivete con entusiasmo tutta la vostra vita, consapevoli del suo amore verso di voi. Amen