Tag: Colossesi

In dialogo (Col 4:2)

Spesso gli apostoli esortano alla preghiera, anzi alla perseveranza nella preghiera.

Perseverate nella preghiera, vegliando in essa con rendimento di grazie. (Colossesi 4:2-4)

Perseveranza nella preghiera, infatti, la preghiera è un dialogo con il Signore, uno stare in contatto che è fondamentale per le comunità come per i singoli cristiani. Un dialogo, perché il pregare non è un ripetere frasi a memoria e nemmeno un indistinto riferirsi a Dio, ma una comunicazione con il Signore e insieme una riflessione sulla situazione presente alla luce di Dio. È avere un riferimento costante al Signore.

Per questo è anche non solo domanda, richiesta, supplica, ma anche ringraziamento. Ringraziamento perché Egli risponde e interviene per noi. Questa è la certezza del credente e la sua ragione di pregare. Nel dialogo, poi, nella familiarità con il Signore, nel trascorre del tempo e nell’evolversi delle situazioni si vede come il Signore ha ascoltato ed è intervenuto e quindi si è portati al ringraziamento, alla lode.

Il ringraziamento ci aiuta anche a non abbattersi per le difficoltà della vita, e a cercare la strada del Signore, ecco dunque il vegliare.

Quel vegliando è ovviamente simbolico, vuol dire avere consapevolezza della vita che si fa, vegliare rispetto agli errori, cattive abitudini, non allontanarsi dalla volontà del Signore. E solo pregando, ponendosi dinnanzi al Signore con semplicità e direttamente si può essere attenti alle motivazioni e implicazioni di ciò che si fa nella vita, cercare di vivere da cristiani. E quindi produrre qualcosa di valido e vero.

Consapevoli e liberi (Col 2:8-12)

Van Gogh Bibbia

Al tempo degli apostoli, c’era una bella comunità di cristiani in una cittadina che si chiamava Colossi, in mezzo alle montagne. Era un piccolo borgo su una strada di traffici secondari e per arrivarci ci voleva tempo, fra strette gole e strade sdrucciolevoli, così che neanche l’apostolo Paolo, di solito così viaggiatore e avventuroso, ci era arrivato, e la notizia dell’evangelo, la buona notizia di Gesù Cristo, gli era arrivata da un collaboratore di Paolo.

Quella comunità, quella chiesa, era proprio ben fondata e forte di una sana fede cristiana, e i suoi membri vivevano anche il loro essere cristiani in maniera coerente. Eppure, l’apostolo si preoccupa e scrive loro una lettera, perché anche in quel villaggio così tranquillo e in quella chiesa così armoniosa e fedele stavano giungendo dei personaggi particolari. Si presentavano come filosofi, e dicevano che per difendersi dai malanni oppure per essere sicuri giorno dopo giorno, oltre Gesù Cristo bisognava adorare quelli che chiamavano gli elementi del mondo, astri o divinità collegate alla terra, al fuoco… sottomettersi a digiuni e regole legate al calendario, avere amuleti… Continue reading

Alla porta del tuo cuore

Pregate nello stesso tempo anche per noi, affinché Dio ci apra una porta per la parola, perché possiamo annunziare il mistero di Cristo, a motivo del quale mi trovo prigioniero (Colossesi 4:3)

Preghiera per gli altri

C’è qui la richiesta di una preghiera d’intercessione, cioè della preghiera che non sia solo per noi ma anche per altri. Ma in questo caso l’apostolo chiede questa preghiera per la sua situazione di prigioniero.

Questo deve farci riflettere. L’apostolo certamente sapeva pregare per sé e per gli altri e certamente pregava per sé e per gli altri, ma chiede la preghiera da parte di altri fratelli.

Continue reading

Già risorti

Se dunque siete stati risuscitati con Cristo, cercate le cose di lassù dove Cristo è seduto alla destra di Dio. Aspirate alle cose di lassù, non a quelle che sono sulla terra; poiché voi moriste e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio. Quando Cristo, la vita nostra, sarà manifestato, allora anche voi sarete con lui manifestati in gloria. (Colossesi 3:1-4)

Siamo già risorti. Questo pensiero attraversa tutte le lettere di Paolo. Sì, siamo sempre noi, soffriamo e sbagliamo sempre come mortali e terrestri, ma siamo come già risorti, già cittadini del Regno di Dio. E quando sia avvenuta la trasformazione per l’apostolo è chiaro: al momento del battesimo.

Siamo già risorti, dunque. E forse questo annuncio è ancor meno accettato dalla gente rispetto all’annuncio di resurrezione di Cristo e a quello della resurrezione dei corpi, sia pure con un corpo glorioso, non soggetto al degrado e alla morte.

Ma essere già risorti? È ancora un po’ di più, per alcuni un pochino troppo, e in effetti –sebbene occupi parecchio posto nelle lettere paoline– è cosa poco divulgata. Per alcuni è solo un modo di dire, un paragone, se no sarebbe un Dio che fa proprio il grande, lo spaccone…

Però l’apostolo ce lo comunica come qualcosa di fondamentale del nostro divenire cristiani.  E dato che apparentemente siamo come prima: come scoprire e apprezzare di essere già risorti?

Per l’apostolo si scopre vivendo e aspirando alle cose divine. Vivendo, non è infatti questione teorica, ma pratica, non è questione mistica, ma di vita attiva. E aspirare, desiderare, cercare le cose di lassù, le cose di Dio. Vivendo così iniziamo a scoprire questa vita nascosta in Cristo, qualcosa di noi e della nostra nuova esistenza.

Cercate le cose di lassù” non è dunque un’indicazione moraleggiante, che ci dà l’apostolo, anche se ovviamente se ne possono ricavare indicazioni per il comportamento quotidiano, ma è qualcosa di esistenziale.

Sì la resurrezione è qualcosa di esistenziale, per tutti noi. Qualcosa che riguarda il nostro esistere, il nostro essere profondo, tutta la nostra vita, la nostra essenza che è già stata risuscitata… è anche quindi scoprire nella nostra giornata segni d’immortalità, ascoltare la presenza di Dio e dell’eternità.

Per questo il Signore ha messo nel nostro cuore la ricerca dell’eternità[1], dell’immortalità nel nostro mondo mortale. Perché scoprissimo nella nostra vita, il nostro vero essere.

Alla fine, poi, alla fine del tempo, quando Cristo sarà manifestato, aggiunge l’apostolo, anche le cose che sono state fatte aspirando alle cose di lassù saranno manifestate. Non solo noi con un corpo glorioso, ma ciò che abbiamo fatto di positivo e di vero, sarà salvato e manifestato nel nuovo tempo di Dio. Tre cose infatti durano: fede, speranza, e la più grande di tutte: amore.

Questo è l’annuncio di Pasqua. E questo annuncio ha conseguenze sulla nostra vita.

Alcuni aspetti sono forse ovvi.

Il primo è certo una conseguenza se vogliamo morale, di giustizia. Perché se c’è resurrezione c’è anche giustizia. E dunque veniamo spronati alla giustizia, al cercare la verità delle cose che facciamo, all’amore per il prossimo, alla costruzione di cose che combattano la disperazione, il nichilismo.

In altre parole quando senti qualcuno che dice “non vale la pena, perché tutto va male, perché non c’è niente di buono, perché siamo ormai alla decadenza…” Allora possiamo incoraggiare e contrapporre che “no, c’è da fare invece”. Questo viene da una rinnovata fiducia ed energia, non nell’essere umano, anzi bisogna non essere ingenui, ma accorti, ma nel Signore che ci rinnova e ci ha fatti già risorgere.

E troveremo poi rispondenza anche in altri che sentono dentro di sé che la via non è la resa a quello che va male, ma invece la ricerca delle ragioni della vita, dell’immortalità. Quella è la maniera giusta di vivere.

Un altro aspetto ovvio dello scoprire la resurrezione, che siamo già risorti e già destinati alla vita eterna, è non farci cadere nella disperazione, anche quando le nostre forze o la nostra salute sono ai minimi.

Un messaggio di forza, fiducia e coraggio dunque per anziani, che non devono sentirsi inutili e sconfitti, ma invece possono fare ancora tanto, e per giovani, che non devono sentirsi inadeguati in questo mondo truffaldino, ma invece devono sapere che sono già risorti e quindi pieni di possibilità e di doni da realizzare.

Ma infine vorrei aggiungere qualcosa in più, se possibile. Essere già risorti ci permette di fare nel nostro giorno, nel quotidiano in ogni giorno, qualcosa di speciale.

Possiamo creare in ogni giorno qualcosa di speciale per noi e per gli altri, grazie a Dio e alla potenza della resurrezione che già manda su di noi.

Pensare a questa possibilità concreta, è il modo di vivere di chi ha scoperto di essere già risorto. Buona Pasqua, dunque, serena forza per la vita intera. Amen

[1] Ecclesiaste 3:11 Dio ha fatto ogni cosa bella al suo tempo: egli ha perfino messo nei loro cuori il pensiero dell’eternità, sebbene l’uomo non possa comprendere dal principio alla fine l’opera che Dio ha fatta.