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Caravaggio, Emmaus

Caravaggio Cena in Emmausus

Caravaggio dipinge in questo quadro il momento in cui i due discepoli che andavano a Emmaus, riconoscono il Cristo risorto:

Quando fu a tavola con loro prese il pane, lo benedisse, lo spezzò e lo diede loro. Allora i loro occhi furono aperti e lo riconobbero (Luca 24:30-31)

I due discepoli, rassegnati e tristi, se ne vanno la sera di Pasqua da Gerusalemme per ritornare al loro paese. Sconfitti. Avevano tante speranze nel Cristo, ma ora le hanno perse. Gesù risorto però gli si affianca per via, predica loro e al momento del cenare in una locanda fa un gesto che i discepoli gli avevano già veduto fare tante volte: benedire il pane prima del pasto, e che significava l’annuncio di Gesù: sarò sempre con voi. Continue reading

Giuda e gli altri

Ultima cena Leonardo

Ciò che succede prima dell’istituzione della Cena del Signore da parte di Gesù c’è un testo che parla dell’infedeltà dei discepoli.

Quando fu sera, giunse Gesù con i dodici. Mentre erano a tavola e mangiavano, Gesù disse: «In verità io vi dico che uno di voi, che mangia con me, mi tradirà». Essi cominciarono a rattristarsi e a dirgli uno dopo l’altro: «Sono forse io?»

Egli disse loro: «È uno dei dodici, che intinge con me nel piatto. Certo il Figlio dell’uomo se ne va, com’è scritto di lui, ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo è tradito! Meglio sarebbe per quell’uomo se non fosse mai nato!» (Marco 14:17-21)

Sono forse io?” In questo testo i discepoli sono assolutamente umili. Non sempre lo sono, ma adesso dinnanzi ad un’affermazione di Gesù così pesante, sono umili, si interrogano nel loro animo.

I discepoli non sono lì a dire: “io no”, “io mai”, ma invece si interrogano sulla loro fedeltà al Signore. Probabilmente non immaginano che così presto giungerà il tradimento, pensano ad un tempo che deve venire, ma certo non si fidano fino in fondo di loro stessi. Fra mesi o anni saranno ancora nella stessa situazione? Non sarà che ci saranno occasioni in cui entreranno in crisi?

Anche per noi è così. La vita è così complessa e alle volte dura, che non possiamo fino in fondo essere sicuri della nostra fedeltà al nostro Signore.

Poi il Signore Gesù parla, e si scopre che non è solo uno dei vari discepoli, ma proprio uno dei dodici che lo tradirà, uno che intimo così tanto da intingere nello stesso piatto. Questo gesto non è una specie di segnale, come nell’evangelo di Giovanni, ma vuole significare la grande familiarità di chi lo tradirà.

Per noi è un’affermazione del fatto che nessuno è veramente e realmente salvo per la forza del suo impegno, per la familiarità con il Signore, per il ruolo che occupa o ciò che ha fatto in passato.

Certamente su Giuda se ne dicono tante, il fatto di tradirlo e poi di pentirsene e di disperarsi fino al suicidio è probabilmente il motivo del “guai” che Gesù pronuncia su di lui. Se sia poi salvato oppure no è nel mistero e nella libertà di Dio. Quello che è chiaro è che partecipa alla Cena.

Quello che interessa è che anche se noi cadiamo e ci sviamo e diveniamo infedeli, la salvezza è assicurata da Gesù Cristo, non da cose che dobbiamo fare.

È il significato della Cena del Signore, che viene narrata dopo, che proclama con un gesto da ripetere, che la salvezza viene non dalla nostra fedeltà, ma dalla fedeltà di Gesù Cristo fino alla fine per amore nostro.

Per noi dunque l’annuncio della Passione è triste, ma insieme completamente sereno. Perché in ogni situazione saremo e come risponderemo a quella situazione, anche con il nostro dubitare, potremo sempre confidare nell’amore di Gesù, e sapere di avere salvezza. Amen