La Riforma in Bregaglia#

Durante il Medioevo ci furono molti tentativi di Riforma della Chiesa occidentale, che finirono tutti senza successo per le persecuzioni. La Riforma protestante del Cinquecento, sia pure solo in alcune nazioni, grazie all’appoggio di molta parte di popolazione e di varie autorità si affermò stabilmente.

La situazione generale#

Lutero#

L’inizio della Riforma viene fissato convenzionalmente il 31 ottobre 1517, quando Martin Lutero, affigge le “famose” 95 tesi contro le indulgenze. In tutta Europa si discute di Riforma e molti appoggiano Lutero anche dopo la scomunica del dicembre 1520. Con la traduzione della Bibbia in tedesco e le varie riforme del culto e della chiesa nasceranno quelle che sono le Chiese evangeliche dette luterane.

Svizzera#

Anche in Svizzera le idee della Riforma trovano sostenitori. Il Consiglio della città di Zurigo nel 1523, dopo una serie di discussioni pubbliche, approva il programma di riforma presentato da Zwingli l’anno precedente. Nel 1525 Zurigo diviene riformata (nello stesso anno della Sassonia di Lutero).

La Riforma si diffonde in modi diversi in molti cantoni svizzeri, e nel 1549 i riformati svizzeri si riconosceranno come un unico movimento, dando origine alla Chiese evangeliche riformate.

1526 Articoli di Ilanz#

Nel 1524 Comander inizia a predicare evangelicamente a Coira. Nel 1526 vengono approvati gli Articoli di Ilanz che dichiarano lecito per ogni comune delle Tre Leghe di scegliere per votazione popolare i propri ecclesiastici e quindi di optare per essere cattolici o evangelici, anche personalmente. Gli Articoli di Ilanz saranno ribaditi ed estesi anche con regolamenti attuativi e mai ritrattati, creando nello Stato delle Tre Leghe una situazione di pace confessionale unica in Europa.

L’inizio della Riforma in Bregaglia#

Dopo l’approvazione degli articoli di Ilanz anche in Bregaglia si inizia a pensare alle nuove idee evangeliche. Almeno a partire dal 1529 Bartolomeo Maturo, fuggito dall’Italia, viene accolto a Vicosoprano dove inizia la sua predicazione evangelica. Successivamente molti esiliati per motivi religiosi vengono accolti nel territorio delle Tre Leghe e nella Valtellina ad essi soggetta. La Riforma in Italia, anche per la presenza dello Stato della chiesa, sarà effimera, ma molti saranno i fuggiaschi per motivi religiosi, che porteranno la predicazione evangelica in italiano e susciteranno nuove comunità (si pensi che a Chiavenna un 30% diverrà riformato). In Bregaglia la loro presenza renderà stabile l’uso della lingua italiana, infatti il culto è stato in italiano dalla Riforma ad oggi.

Vergerio#

Uno dei più illustri rifugiati in Bregaglia, fu Pietro Paolo Vergerio. Come ambasciatore della Santa Sede, aveva sentito Lutero dal vivo, ritornano a Capodistria come vescovo, fu denunciato come luterano (1544) e processato a Venezia (1546). Dal 1550 al 1553 fu pastore a Vicosoprano, dove fu attivo come predicatore e pubblicista, stabilendo contatti con i centri riformati di Basilea, Ginevra e Zurigo, poi si trasferì a Tubinga.

Si racconta che dopo la sua predicazione a Casaccia per l’Ascensione del 1551 alcuni giovani nella notte entrarono nella chiesa di S. Gaudenzio (da non confondere con il vescovo di Novara), sfregiando alcune statue e gettando le ossa attribuite al santo. In una conferenza, la dottoressa Prisca Roth che ha approfondito tutte le fonti del passaggio dal medioevo alla età moderna della Bregaglia, ha affermato che non esistono fonti coeve di questo fatto e che ritiene sia stata usata in tempi ottocenteschi per motivi di diatribe confessionali.

Questo, se fosse autentico, sarebbe peraltro il solo episodio del genere nei Grigioni. Si racconta ancora che Vergerio accusato dagli avversari, fosse processato, ma assolto. La chiesa di S. Gaudenzio a Casaccia rimase in uso per il culto riformato fino al 1740.

Casaccia#

Casaccia (in Bregaglia, Svizzera) è sempre stata nel passato un posto di tappa per chi attraversava il passo del Settimo e del Maloggia. Già prima del 998 esisteva nel villaggio una chiesa con relativo ospizio per i viaggiatori, struttura collegata a una serie di conventi che offrivano asilo per chi andava da Nord a Sud e viceversa. Nel 1359 venne costruita una nuova chiesa più grande e venne rinnovato anche l’ospizio destinato all’accoglienza dei viaggiatori, i cui resti sono da individuarsi nell’attuale edificio detto “il convento”.

Nel 1518 fu costruita una nuova chiesa fuori del paese, scelta dettata da pericoli di frane, che in effetti si avranno nel 1523, 1573 e 1673, causando una parziale copertura del paese, come si può constatare anche oggi. La nuova chiesa fu consacrata, fra gli altri, a S. Gaudenzio, santo molto venerato allora, anche se non si conosceva quasi nulla della sua vita, se non che si dica fu martire in Bregaglia, mentre il vescovo di Novara Gaudenzio è un’altra persona, infatti non esistono tradizioni a Novara riguardo la Bregaglia.

Come detto nel paragrafo precedente, una tradizione probabilmente inventata, racconta che ai tempi della Riforma, il 6 maggio 1551, il riformatore Vergerio predicò con veemenza a Casaccia indicando di fare affidamento solo su Gesù Cristo e non sulle reliquie. Nella notte alcuni giovani, e non il Vergerio stesso, penetrarono nella chiesa, vi asportarono le presunte ossa del santo e rovinarono alcune statue.

Pochi anni dopo, Casaccia aderirà alla Riforma e quindi la chiesa di S. Gaudenzio passerà alla comunità riformata, che la continuerà ad usare per quasi due secoli. Nonostante questo qualche mal informato racconta che fu Vergerio a distruggere la chiesa.

Nel 1742 venne inaugurata una nuova chiesa al centro del paese, probabilmente sulle rovine della chiesa del 1359, e la chiesa fuori paese usata solo per i funerali, divenne una volta spostato il cimitero, pian piano il rudere che conosciamo oggi.

1552 Bregaglia riformata#

Nel 1552 con la votazione di Soglio tutti i comuni della Bregaglia in maniera compatta decisero di aderire alla Riforma. Nel frattempo era nato nel 1537 il Sinodo retico che garantiva per la correttezza della predicazione e la Riforma si era diffusa anche in Engadina ad opera di Filippo Gallicius.

Fino agli inizi del Seicento ci furono pastori che venivano dall’Italia, come Michelangiolo Florio a Soglio, successivamente quando l’Inquisizione fu più efficiente, i pastori provenivano spesso dall’Engadina.

Torbidi#

Nel 1568 alcune truppe spagnole, di stanza al Fuentes nell’allora Ducato di Milano, rapirono vicino Dubino il pastore di Morbegno Francesco Cellario, mentre tornava dal Sinodo retico e venne arso a “fuoco lento” a Roma nonostante le proteste delle Tre Leghe. Questo fu uno dei primi episodi di intolleranza che sfociarono nel 1620 nei Torbidi della Valtellina, il cosiddetto “Sacro Macello” che videro quasi seicento riformati essere uccisi. Dopo questo le truppe spagnole occuparono anche la Bregaglia fino a Bondo, cui diedero fuoco.

Nel 1639 con la fine della guerra dei Trent’anni, ci fu la restituzione allo Stato delle Tre Leghe della Valtellina, con la clausola che non fosse autorizzato il culto riformato. Molte famiglie della val Chiavenna salivano allora a Castasegna per il culto e per questo fu realizzata la grande chiesa di S. Trinità.

In seguito#

Varie personalità furono pastori in Bregaglia, oltre quelli già citati ricordiamo: Gian Battista Frizzoni (1727-1800) che fra le altre cose arricchì il canto al culto, dove furono sempre cantati in italiano anche i Salmi di Ginevra. Petrus Dominicus Rosius a Porta (1733-1806) storico fondamentale per la storiografia grigionese, Giovanni Andrea Scartazzini (1837-1901) dantista e polemista.

Le tante chiese della valle furono ristrutturate varie volte, questo portò anche alla copertura degli affreschi della chiesa di Bondo. Infatti a quel tempo per seguire il Comandamento che vieta le immagini sacre e per sradicare la superstizione che vi era legata, non si fecero più immagini per le chiese, inoltre essendo passati per il culto dal latino alla lingua del posto, le storie bibliche potevano essere udite da tutti. Successivamente con il passare del tempo fu chiaro che rappresentazioni artistiche e non devozionali erano possibili. Augusto Giacometti realizzerà per San Pietro a Stampa nel 1914 uno dei primi dipinti in una chiesa riformata. Egli realizzò poi la vetrata di San Giorgio, sempre a Stampa.