Cristo glorificato è il Signore di tutto

Sole d'inverno a Maloja

Non si predica spesso sull’Apocalisse, perché è un libro cifrato, un libro secretato, un testo che custodisce i suoi tesori in un simbolismo estremo, in un genere di letteratura di cui sappiamo interpretare solo alcuni aspetti.

Ma questo testo a quel tempo i cristiani, suoi contemporanei, lo sapevano interpretare, comprendere, ed era un messaggio netto e potente, che infondeva coraggio.

L’Apocalisse è piena di simboli e immagini, che alcune volte sono spiegate, altre volte introdotte dal “come” ad indicare come le parole siano insufficienti, o come le parole parlino di simboli e non di visioni reali. Capire questo testo non sempre è possibile, ma ciò che comprendiamo ci introduce comunque al cuore del messaggio di Giovanni.

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Dalla guerra all’ecumenismo

SPUC 2018

Il testo scelto per la riflessione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani 2018 dai cristiani dei Caraibi, Esodo 15, è un testo proprio particolare è l’esultanza per la vittoria subito dopo la traversata del Mar delle Canne da parte degli ebrei e la seguente disfatta dell’esercito egiziano. Ci si trovano espressioni crude come “sono andati a fondo come pietre” o “la tua destra spezza il nemico” (trovate il testo completo in fondo). È uno di quei testi di guerra che troviamo nell’Antico Testamento.

Certo è un testo che non sembra proprio ecumenico, anzi.

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Destinati alla salvezza

Freccia cartello stradale

L’ira di Dio è per molti contemporanei un termine che dà fastidio. Bisogna infatti intendere che gli scrittori biblici per parlare di Dio dovevano usare dei termini e delle immagini tratte dalla vita quotidiana. Ora ira vuol significare lo sdegno e la conseguente azione di Dio contro le ingiustizie, i crimini, le violenze. Non c’è quell’aspetto dell’ira come il “perdere le staffe” che hanno le persone umane.

Detto questo l’ira di Dio è pienamente comprensibile se guardiamo al mondo nella cronaca e nella storia. Ci sono delitti non puniti così efferati, che “gridano vendetta al cielo”, come dice un modo di dire, che invocano cioè una giustizia divina implacabile, che ci fanno ben comprendere che l’ira di Dio è l’unica cosa che ci permette di ascoltare questi delitti senza disperarci completamente.

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Il diritto di diventare figli

padre dà mano al figlio

Molte sono le immagini con cui ci viene presentato il Signore nella Scrittura: il Signore, per l’appunto, il solo Re, il buon Pastore, l’Altissimo, l’Onnipotente… con Gesù Cristo abbiamo però l’appellativo dolcissimo di Padre. Ancor più forte quando ci pensiamo come figli, anzi quando sappiamo di aver il diritto di essere suoi figli, com’è scritto:

Giovanni 1:12 A tutti quelli che hanno ricevuto Gesù Cristo egli ha dato il diritto di diventar figli di Dio: a quelli, cioè, che credono nel suo nome

Essere figli di Dio è un’espressione che è stata un po’ troppo usata, e che andrebbe trattata con rispetto. Essere figli di Dio è uno dei doni di Gesù Cristo più completi e forti. Figli di Dio significa infatti non solo che siamo creati da Dio, ma che possiamo avere con il Signore un rapporto filiale, possiamo essere in contatto con Lui come con un premuroso genitore.

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Pietre viventi

Granito giallo Brasile

Il fascino delle rocce, delle pietre, è qualcosa che abbiamo fin da bambini. La pietra è anche il primo materiale che gli esseri umani hanno utilizzato per farsi utensili e strumenti resistenti. In pietra si costruiscono le case, dove pietra è disponibile, tanto è vero che il colore di alcuni paesi e villaggi è spesso dato dal colore della pietra locale, usata per i tetti o per le mura.

Nelle case antiche, al tempo di Gesù, la roccia, la pietra più grande serviva da pietra d’angolo, per poggiarci sopra tutta la casa che si stava costruendo. La pietra d’angolo era il fondamento della casa che si costruiva.

Ora non solo Gesù racconta una parabola sul costruire la casa sulla roccia, dal chiaro simbolismo che si deve costruire la propria esistenza su qualcosa di solido, come la Parola di Dio. Ma Gesù Cristo stesso è paragonato alla pietra angolare su cui costruire la nostra vita.

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Pensiero d’eternità

Orologio con meccanismo a vista

La fine dell’anno ci fa pensare al tempo che passa, è ovvio.

Si dice che il tempo passi in fretta, che il tempo scorra senza tregua… ed in questo c’è già una bella dose di ansia. Ma l’Ecclesiaste (vedi il testo in fondo), questo antico saggio, si sofferma nel mostrarci che c’è un tempo per fare delle cose e un altro per farne delle altre. Se si capisce cosa fare del tempo ce n’è, e questo è già un bel messaggio.

L’Ecclesiaste dice che si deve fare una cosa, altre volte magari la cosa opposta o quasi, e ci fa riflettere così sul fatto che ci sono cose giuste da fare in una certa situazione, ma che le stesse azioni sono sbagliate in un altro tempo. Riconoscere il tempo, la stagione, la situazione in cui si è, comprendere che è giunto un momento per un’azione o un’altra, cioè interpretare correttamente la strada da intraprendere è qualcosa da saggi e che ci rende non solo meno ansiosi, ma che fa rendere meglio ciò che facciamo, che dà più successo.

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Il mio Salvatore

Angeli musicisti abside cattedrale di valencia

Il racconto della nascita di Gesù, in Luca 2, inizia con la datazione come si usava a quel tempo, per dire che stiamo parlando di un fatto storico. Inoltre anche se al centro dell’interesse c’è il bambino che è nato, egli non dice niente. È proprio un bambino come tutti gli altri, nato in un certo luogo e tempo e come tutti. Per essere il Salvatore di tutti deve essere come tutti. Anzi, nonostante gli angeli, c’è il disinteresse del mondo neanche pagando c’è posto per far nascere Gesù.

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Preparare all’evangelo

Fiume Giordano

L’inizio dell’evangelo, della buona notizia, per l’evangelista Marco non è in racconti dell’infanzia di Gesù, ma nella predicazione di Giovanni il Battista che è un preparatore, uno che spiana la via, che prepara il terreno, cioè le coscienze delle persone di quel tempo, per ricevere la buona notizia. E serviva perché di tempo ne era passato parecchio e qualcuno non aspetta più il Messia o lo aspettava diverso da come sarebbe realmente arrivato.

La figura del Battista appare infatti non solo un adempimento di Scritture profetiche, ma anche una necessità storica. Senza il Battista chi avrebbe realmente aspettato Gesù Cristo? Continue reading

Natale non solo per bambini

Albero Natale decorazione

I Corinzi 13:11 Quando ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino; ma quando sono diventato uomo, ho smesso le cose da bambino.

Scrive così l’apostolo, ma oggi quanti parlano e agiscono da adulti? Non vi sembra che questo mondo sia un po’ troppo ricco di adolescenti, ma in realtà quarantenni? Di persone che vivono come se non si invecchiasse mai? Come se le responsabilità fossero sempre di altri? Come se ci fosse sempre tempo per nuove cose da consumare in fretta?

Forse il compito dei grandi o dei cosiddetti anziani sarebbe proprio quello di ricordare ai più giovani che alle volte è ora di crescere. Che è ora di costruire qualcosa, di pensare qualcosa e di riflettere sulla propria vita.

E crescere vuol dire fare anche i conti (uso di proposito quest’espressione) con la fede, con il Signore. L’annuncio natalizio, di un Signore fattosi uomo per farsi conoscere e salvarci, non dovrebbe rimanere solo qualcosa di bello per bambini, qualcosa che si ricorda con dolcezza e distacco, ma dovrebbe cambiare il nostro modo di vivere.

E il modo di vivere cristiano è un modo di vivere che sa che c’è un Salvatore, che ci è vicino in ogni situazione e tempo, e che proprio per questo si può vivere prendendosi le responsabilità della vita, per costruire e per tentare il bene.

Il testo dell’apostolo, che ragionava oramai da adulto, finisce con una vera scoperta da adulto:

13 Ora dunque queste tre cose durano: fede, speranza, amore; ma la più grande di esse è l’amore.

Alla fine dunque scopri che l’amore è la cosa principale di tutta l’esistenza, di tutto ciò che hai sperimentato e di cui hai fatto esperienza.

(Tratto dall’incontro per gli anziani del 2 dicembre 2017 a Maloja)