Donne pastore

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Cosa dice la Bibbia a proposito delle donne pastore?

Mettiamo a confronto le due citazioni seguenti, tratte entrambe da lettere dell’apostolo Paolo.

Galati 3:28 Non c’è qui né Giudeo né Greco; non c’è né schiavo né libero; non c’è né maschio né femmina; perché voi tutti siete uno in Cristo Gesù.

I Corinzi 14:32-35 Gli spiriti dei profeti sono sottoposti ai profeti, perché Dio non è un Dio di confusione, ma di pace. Come si fa in tutte le chiese dei santi, le donne tacciano nelle assemblee, perché non è loro permesso di parlare; stiano sottomesse, come dice anche la legge. Se vogliono imparare qualcosa, interroghino i loro mariti a casa; perché è vergognoso per una donna parlare in assemblea.

La prima affermazione è un’affermazione di principio generale, che dice che fra cristiani non ci sono differenze di ceto sociale o di sesso.

La seconda citazione deriva da una situazione particolare. Nella chiesa di Corinto il culto veniva svolto in maniera confusionaria. I versetti precedenti parlano di persone che parlano una sopra all’altra. In questo contesto sono situati questi versetti in cui c’è il dover tacere delle donne, che nell’assemblea parlavano, o meglio chiacchieravano, e forse chiedevano spiegazioni al marito vicino aumentando la confusione generale.

Questi versetti sono stati usati per negare l’accesso al pastorato e specificatamente alla predicazione alle donne, mentre si riferivano al non chiacchierare durante il culto.

Ma sempre l’apostolo Paolo riporta di conoscere donne che svolgono il ministero pastorale al pari di lui. Anzi abbiamo una donna contata fra gli apostoli, leggiamo infatti nei saluti della lettera ai Romani:

Romani 16:1-7 Vi raccomando Febe, nostra sorella, che è diaconessa della chiesa di Cencrea, perché la riceviate nel Signore, in modo degno dei santi, e le prestiate assistenza in qualunque cosa ella possa aver bisogno di voi; poiché ella pure ha prestato assistenza a molti e anche a me.

Salutate Prisca e Aquila, miei collaboratori in Cristo Gesù, i quali hanno rischiato la vita per me; a loro non io soltanto sono grato, ma anche tutte le chiese delle nazioni. Salutate anche la chiesa che si riunisce in casa loro. Salutate il mio caro Epeneto, che è la primizia dell’Asia per Cristo. Salutate Maria, che si è molto affaticata per voi. Salutate Andronico e Giunia, miei parenti e compagni di prigionia, i quali si sono segnalati fra gli apostoli ed erano in Cristo già prima di me.

Giunia appare quindi fra gli apostoli. Cioé di pari grado a Paolo che così si definiva: apostolo, cioé inviato di Gesù Cristo. Fino alla versione Riveduta della Bibbia, in uso almeno fino al 1995 (quando è uscita la Nuova Riveduta) nelle chiese evangeliche, Giunia era scritto Giunio, al maschile. Il pregiudizio antifemminile era così forte da correggere la Scrittura!

Ma c’è anche molto da dire su Febe, diaconessa. Certamente le diaconesse, donne di fede che si consacrano all’aiuto negli ospedali e nella diaconia in genere, sono da tenere in grande considerazione. Però è interessante vedere come il termine greco corrispondente sia tradotto quando si riferisca ad uomini e a Paolo stesso. Ad esempio:

Colossesi 1:7 secondo quello che avete imparato da Epafra, il nostro caro compagno di servizio, che è fedele ministro di Cristo per voi.

II Corinzi 3:6 Egli ci ha anche resi idonei a essere ministri di un nuovo patto, non di lettera, ma di Spirito; perché la lettera uccide, ma lo Spirito vivifica.

Ecco dunque che al maschile diviene ministro, ministro di Cristo, ministro di culto, non diacono.