Categoria: Scrittura

Le beatitudini (Matteo 5:1-12)

Le beatitudini sono uno dei testi più noti dell’evangelo di Matteo. In Matteo questo è il discorso inaugurale di Gesù, dunque quello che dà il tono e la giusta interpretazione a ciò che succede dopo.

Per alcuni commentatori le beatitudini vanno intese come un testo messianico. “Le beatitudini disegnano i tratti di una figura ideale, quella di Gesù Cristo.” E quindi divengono i tratti del discepolo, come esempio del suo maestro. Le varie categorie di beati sono chiarite riferendosi dalla vita stessa di Gesù (e dunque dall’intero evangelo).

In questo senso sono contemporaneamente annuncio di grazia escatologica e comandamenti impliciti, e non c’è una interpretazione netta in un senso o in un altro. Continue reading

Magi, maghi…

magi come figure tradizionali

C’è un unico testo che parla dei magi, che trovate qui in fondo. Non è detto siano tre e siano re. Infatti tutte le altre informazioni si sono aggiunte nel tempo, o sono inventate o elaborate a partire da testi come quello di Isaia 60:6.

C’è però una forza speciale in questo testo oltre il racconto tradizionale. Ci sono persone di altre nazioni, astrologi per giunta, di un’altra religione che giungono da Gesù.

Notizia recente è che un Matthew astronomo ha detto che nei giorni della nascita c’era proprio un allineamento di pianeti che significavano per gli antichi astrologi babilonesi la nascita di un potente e esclusivo re.

Ebbene Gesù Cristo viene adorato fino ai confini della terra, anche da persone con altra religione…

Matteo 2:1-12 Gesù era nato in Betlemme di Giudea, all’epoca del re Erode. Dei magi d’Oriente arrivarono a Gerusalemme, dicendo: «Dov’è il re dei Giudei che è nato? Poiché noi abbiamo visto la sua stella in Oriente e siamo venuti per adorarlo».

Udito questo, il re Erode fu turbato, e tutta Gerusalemme con lui. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, s’informò da loro dove il Cristo doveva nascere. Essi gli dissero: «In Betlemme di Giudea; poiché così è stato scritto per mezzo del profeta:

“E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei affatto la minima fra le città principali di Giuda; perché da te uscirà un principe, che pascerà il mio popolo Israele”».

Allora Erode, chiamati di nascosto i magi, s’informò esattamente da loro del tempo in cui la stella era apparsa; e, mandandoli a Betlemme, disse loro: «Andate e chiedete informazioni precise sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, affinché anch’io vada ad adorarlo».

Essi dunque, udito il re, partirono; e la stella, che avevano vista in Oriente, andava davanti a loro finché, giunta al luogo dov’era il bambino, vi si fermò sopra. Quando videro la stella, si rallegrarono di grandissima gioia. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria, sua madre; prostratisi, lo adorarono; e, aperti i loro tesori, gli offrirono dei doni: oro, incenso e mirra. Poi, avvertiti in sogno di non ripassare da Erode, tornarono al loro paese per un’altra via.

Figli

Ci sono versetti della Scrittura che si leggono spesso. Alcuni come quelli nella lettera ai Romani al capitolo 8 sono di grande spessore teologico e, insieme, hanno la forza dell’annuncio che viene da Dio, specie per quando ci troviamo dinnanzi alla morte. La potenza di un annuncio che osa parlare dinnanzi al dolore, per dare speranza e consolazione.

Poi alle volte ti trovi a ripeterli in testa e ti accorgi di una sfumatura, che non avevi mai notato.

Colui che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per noi tutti, non ci donerà forse anche tutte le cose con lui? (Romani 8:32)

Il nostro Signore conosce il dolore della perdita di un figlio. Egli conosce il dolore insostenibile dei padri e delle madri che vedono strapparsi dalla morte un figlio, una figlia.

Ma proprio perché quel Figlio è risorto, pur nel dolore inenarrabile, abbiamo consolazione e speranza.

Bibbia del Diodati

«Non è difficile prevedere che la traduzione del Diodati, sia per l’impeto poetico, che per la qualità del linguaggio, resterà ora e sempre per noi italiani un monumento letterario; all’incirca, come per l’Inghilterra, la sincrona Bibbia di Giacomo I, nella quale aveva confluito il meglio delle versioni del Wycliffe e del Tyndale. Il che non toglie che il Diodati abbia fama troppo minore del giusto. E che il suo Calvinismo non basti a spiegare come mai, nella massima parte delle nostre storie letterarie, anche recentissime a questo robusto e
corrusco prosatore si neghi una considerazione largita a scrittorelli indegni di legargli le scarpe.»

Scriveva così su “L’Europeo” il 22 ottobre 1950 Emilio Cecchi noto critico letterario del tempo, in una frase che a distanza di tempo è ancora attuale.

La citazione di Cecchi la si può leggere nella mostra: “La Bibbia di Giovanni Diodati”. Costituita da 15 pannelli, da una esposizione di alcune Bibbie antiche, da un filmato e con un catalogo, la Mostra vuole far apprezzare la traduzione del Diodati, versione dell’Antico e del Nuovo Testamento che è stata la Bibbia degli evangelici dal Seicento ai primi vent’anni del Novecento.

L’esposizione aperta a Bondo (Svizzera), il 30 settembre è ora esposta il pomeriggio nella Chiesa S. Trinità di Castasegna (Svizzera) fino al 20 ottobre 2013 e sarà poi a Sondrio (Italia) nei locali del Centro Evangelico di Cultura dall’8 novembre al 17 novembre 2013.

Sola Scrittura e canone

Uno dei principi della Riforma è, come ho anche scritto qui: Solo la Scrittura.

Questo principio però al pari degli altri non è un’invenzione dei riformatori, ma la riscoperta di un principio antico. Da subito infatti alcune chiese cristiane cominciarono a conservare e a leggere periodicamente le lettere di Paolo. Poi gli evangeli e gli atti e altre lettere. Si venne poi a poco a poco a formare un corpus di scritti giudicati affidabili, perché in linea con quanto le chiese in cui c’erano stati apostoli o loro discepoli predicavano.

Al passare delle generazioni però le tradizioni erano sempre meno affidabili e dunque non rimaneva che affidarsi a quei testi che si imposero come canonici.

È così che scrive Atanasio nella Pasqua del 367, nella sua trentanovesima lettera festale, un’enciclica che in quanto vescovo di Alessandria (d’Egitto), inviava a tutti gli altri vescovi. Egli dopo aver elencato i libri dell’Antico Testamento ed aver elencato i libri del Nuovo Testamento così come li conosciamo oggi, scrive:

Queste sono le fonti della salvezza, in modo che chi ha sete possa essere soddisfatto con gli oracoli che contengono. Solo in questi è l’insegnamento della vera religione proclamata come buona notizia (evangelo). Che nessuno aggiunga o tolga qualcosa da esse.

È più facile per un ippopotamo…

Vi segnalo questo interessante articolo “I traduttori della Bibbia e i loro blog”, che riassume alcuni post di blog di traduttori della Bibbia, in lingue in cui non è stata ancora mai tradotta.

La traduzione della Bibbia in tutte le lingue del mondo è stata da sempre l’obiettivo delle varie Società Bibliche. Questa idea, alla nascita tipicamente protestante, si basa sulla fede solo la Bibbia (Antico e Nuovo Testamento) è criterio e base della fede cristiana, e in più proprio attraverso la lettura biblica, oltre che con la predicazione, grazie all’intervento dello Spirito, il credente riceva la Parola di Dio.

È il principio del Sola Scrittura. Ma certo alcune affermazioni di teologi evangelici lasciano perplessi se questo principio lo considerino ancora valido e se quindi lo sforzo di traduzione biblica abbia poi senso.

A parte tutto, il mio titolo si riferisce alla traduzione di Luca 18:25, in una lingua di un popolo del Sud Africa, che non conosce (e quindi non hanno il termine) il cammello. È quel passo celebre che per noi è tradotto con: “è più facile per un cammello passare attraverso la cruna di un ago, che per un ricco entrare nel regno di Dio”.