Meditazione

Messi a morte ogni giorno

Stiamo sopra le rovine della frana di Piuro (meditazione in occasione dell’incontro ecumenico organizzato dall’ Associazione italo-svizzera degli scavi di Piuro il 1° settembre 2011) e pensiamo alle persone che sono perite così repentinamente.

Mi viene in mente allora quello che si sente dire spesso, anche sui giornali, è stata “la forza della Natura”, con la “N” maiuscola. Di solito, quando si parla di forza della natura, lo si fa in senso negativo, per una distruzione, come se quando la natura fa crescere una spiga non sia anch’essa frutto della forza della natura.

Affaticati dai sapienti

Gesù vedeva che ad accogliere il suo messaggio di grazia e di amore erano soprattutto persone semplici, non istruite, umili: i piccoli come li definisce. Mentre coloro che, come gli scribi e i sacerdoti, erano le persone dotte e istruite, anche nelle antiche Scritture, erano sorde alle sue parole, le rifiutavano e rifiutavano anche Gesù come Messia, come Salvatore.

Ecco allora che Gesù ebbe delle parole di lode per il Signore, perché è dalla parte dei deboli.

Badare a come si vive

Per parlare della nostra vita Paolo usa la metafora del costruire. Vede infatti la vita come qualcosa che si costruisce, non che si viva e basta, facendosi trasportare qua e là dalle cose, ma noi possiamo scegliere di vivere in modo consapevole.

Secondo la grazia di Dio che mi è stata data, come esperto architetto, ho posto il fondamento; un altro vi costruisce sopra.

Ma ciascuno badi a come vi costruisce sopra; poiché nessuno può porre altro fondamento oltre a quello già posto, cioè Cristo Gesù.

Perseveranti e simpatici

Anche per noi, nella fiducia, vale cosa succede nella primissima chiesa cristiana a Gerusalemme subito dopo Pentecoste.

Erano perseveranti nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli e nella comunione fraterna, nel rompere il pane e nelle preghiere. (Atti 2:42)

Il brano di Atti è caratterizzato da questo inizio in cui si parla della perseveranza.

Ora la perseveranza della prima chiesa cristiana si concretizzava in quattro attività. Quattro attività che insieme costituivano la vita della chiesa di allora, ma fatte le dovute differenze anche di quella di oggi.

Se il Signore non costruisce

Se il Signore non costruisce la casa, invano si affaticano i costruttori; se il Signore non protegge la città, invano vegliano le guardie.(Salmo 127:1)

Questo versetto prende ad esempio il costruire o il vegliare delle guardie, per spiegare ciò che vale per ogni nostra attività.

È proprio vero che noi pensiamo a tante cose per la costruzione di una casa o di un edificio, o in questo casoda un culto di inaugurazione per il suo restauro, facciamo piani di finanziamento, disegniamo progetti, disegni, stime, facciamo riunioni, prendiamo foto, confrontiamo i materiali, e poi c’è tutto il lavoro effettivo, di demolizione, di scavo, di uso di attrezzi grandi e piccoli, di spaccare pietre, pitturare, pulire, “microsabbiare”. E il tutto con l’ingegno e l’esperienza dei vari operai, che qui naturalmente ringraziamo tutti.

Nel giardino

Dio il SIGNORE prese dunque l’uomo e lo pose nel giardino di Eden perché lo lavorasse e lo custodisse. Dio il SIGNORE ordinò all’uomo: «Mangia pure da ogni albero del giardino, ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non ne mangiare; perché nel giorno che tu ne mangerai, certamente morirai». (…) Il serpente era il più astuto di tutti gli animali dei campi che Dio il SIGNORE aveva fatti. Esso disse alla donna: «Come! Dio vi ha detto di non mangiare da nessun albero del giardino?» La donna rispose al serpente: «Del frutto degli alberi del giardino ne possiamo mangiare; ma del frutto dell’albero che è in mezzo al giardino Dio ha detto: “Non ne mangiate e non lo toccate, altrimenti morirete”». Il serpente disse alla donna: «No, non morirete affatto; ma Dio sa che nel giorno che ne mangerete, i vostri occhi si apriranno e sarete come Dio, avendo la conoscenza del bene e del male». La donna osservò che l’albero era buono per nutrirsi, che era bello da vedere e che l’albero era desiderabile per acquistare conoscenza; prese del frutto, ne mangiò e ne diede anche a suo marito, che era con lei, ed egli ne mangiò. Allora si aprirono gli occhi ad entrambi e s’accorsero che erano nudi; unirono delle foglie di fico e se ne fecero delle cinture. Genesi 2:15-17.3:1-11

Non un Dio modesto

Ecco il testo della predicazione del 17 febbraio 2011 a Pramollo nelle Valli valdesi, in cui siamo stati gentilmente invitati dalla locale chiesa valdese.

Il testo della predicazione che ho scelto per oggi è nella I lettera di Giovanni. In questa lettera l’apostolo scrive a delle chiese che sono confrontate con la predicazione gnostica, cioè con predicatori che affermavano che la materia, il fisico, cioè anche il nostro corpo, erano negativi oppure trascurabili, e che valessero solo le idee, la conoscenza di un mondo superiore e perfetto.

Il Dio della gioia

Perché Giovanni ci ha tramandato il racconto delle nozze di Cana? Di questo fatto in fondo così strano? Ce lo scrive egli stesso nell’ultimo versetto. È il primo “segno” di Gesù che rivela la sua gloria.

Tre giorni dopo, ci fu una festa nuziale in Cana di Galilea, e c’era la madre di Gesù. E Gesù pure fu invitato con i suoi discepoli alle nozze. Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno più vino». Gesù le disse: «Che c’è fra me e te, o donna? L’ora mia non è ancora venuta». Sua madre disse ai servitori: «Fate tutto quel che vi dirà».

Aspetta con impazienza

Quando la Scrittura parla del mondo di Dio che verrà, non lo fa per trasportare i nostri pensieri lontano dalla realtà che viviamo, anzi al contrario, lo fa per farci comprendere meglio ciò che viviamo adesso e darci anche una direzione di cammino nella vita.

Romani 8:19-24 è chiaramente un testo che parla dei nuovi cieli e della nuova terra, il Regno di Dio che verrà, come la speranza nostra e di tutto il Creato.

Non vergognarsi

L’apostolo Paolo scrive al suo allievo Timoteo:

Dio infatti ci ha dato uno spirito non di timidezza, ma di forza, d’amore e di autocontrollo. Non aver dunque vergogna della testimonianza del nostro Signore, né di me, suo carcerato; ma soffri anche tu per il vangelo, sorretto dalla potenza di Dio.Egli ci ha salvati e ci ha rivolto una santa chiamata, non a motivo delle nostre opere, ma secondo il suo proposito e la grazia che ci è stata fatta in Cristo Gesù fin dall’eternità, ma che è stata ora manifestata con l’apparizione del Salvatore nostro Cristo Gesù, il quale ha distrutto la morte e ha messo in luce la vita e l’immortalità mediante il vangelo (II Timoteo 1:7-10)