Meditazione

La folla plaudente

Dopo che la folla osanna Gesù come il Messia che doveva arrivare. L’evangelista Giovanni annota:

La folla dunque, che era con lui quando aveva chiamato Lazzaro fuori dal sepolcro e l’aveva risuscitato dai morti, ne rendeva testimonianza. Per questo la folla gli andò incontro, perché avevano udito che egli aveva fatto quel segno miracoloso. Perciò i farisei dicevano tra di loro: «Vedete che non guadagnate nulla? Ecco, il mondo gli corre dietro!» (Giovanni 12:17-19)

Gesù non risparmia?

Gesù dunque, sei giorni prima della Pasqua, andò a Betania dov’era Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti. Qui gli offrirono una cena; Marta serviva e Lazzaro era uno di quelli che erano a tavola con lui.

Allora Maria, presa una libbra d’olio profumato, di nardo puro, di gran valore, unse i piedi di Gesù e glieli asciugò con i suoi capelli; e la casa fu piena del profumo dell’olio.

Come Giona

Il breve libro di Giona (solo 4 capitoli) si trova nell’Antico testamento ed è un poemetto satirico, che racconta una storia che con umorismo prende di mira un certo modo di essere credenti.

Chi ha scritto Giona ha immaginato un profeta, appunto Giona, e lo prende in giro, per mettere in evidenza i difetti di quelli che sono credenti e dovrebbero essere anche profeti.

Già da come inizia, Giona è del tutto particolare.

Non preoccupatevi per nulla

Non angustiatevi di nulla, ma in ogni cosa fate conoscere le vostre richieste a Dio in preghiere e suppliche, accompagnate da ringraziamenti. E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù. (Filippesi 4:6-7)

Questo testo è in fondo così semplice, che sembra quasi troppo semplice dinnanzi alle cose della vita.

Dice infatti di non angustiarsi, di non farsi travolgere dalle preoccupazioni, di non farsi intristire, di non farsi intimorire dai dolori: pregando.

L'onerosa responsabilità di agire

In mezzo alle sempre presenti notizie di guerra ecco che la guerra del Nord dell’Iraq e della Siria condotta dal cosiddetto Stato Islamico colpisce per le popolazioni costrette alla fuga o uccise, per gli innocenti decapitati, la vendita di donne come schiave e quelle schiere che uccidono nel nome del Signore…

Cosa fare? Si chiedono i governi, ma anche noi che pur vediamo tutto questo abbastanza da lontano, ce lo domandiamo confrontati con la nostra fede cristiana. Fare delle sanzioni? Dare le armi ai curdi? Intervenire militarmente?

Luoghi sacri?

Santuari, templi. luoghi di forza, recinti sacri… sono da sempre presenti nella cultura umana e ancora oggi sono sempre molto ricercati… Anche Salomone, il re figlio di Davide, decide di costruire il tempio di Gerusalemme nonostante al padre non fosse riuscito, cioè il Signore non glielo aveva concesso.

Però lo stesso Salomone si rende conto di quale pretesa umana sia quella di edificare il tempio di Gerusalemme come la casa di Dio. E aggiungiamo noi era anche consapevole del fine politico, o comunque di gloria umana, che esso aveva, come lo avevano la costruzione di grandi cattedrali e mausolei.

Almeno Pietro tenta...

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È abbastanza chiaro che il racconto della barca in mezzo alla tempesta e di Pietro che vuole come Gesù camminare sulle acque (Matteo 14:22-33) assuma subito per noi un valenza simbolica.

Quelli della barca siamo noi, noi siamo Pietro e la nostra vita spesso è sbattuta dalle onde, col vento contrario, lontana da un porto sicuro…

Infatti, è inutile nascondersi dietro a qualche vanteria, noi siamo sempre in ansia o preoccupati per qualcosa, per noi o per i nostri cari o anche per altri esseri umani in difficoltà. Siamo spaventati da ciò che succede o timorosi di ciò che potrebbe avvenire.

Lottare con il Signore

La grazia raggiunge in modo particolare Giacobbe. Infatti viene benedetto dopo una lotta con l’angelo a Peniel, il giorno prima di rincontrare il fratello Esaù dalla cui ira era fuggito molti anni prima.

Quella notte si alzò, prese le sue due mogli, le sue due serve, i suoi undici figli e passò il guado dello Iabboc. Li prese, fece loro passare il torrente e lo fece passare a tutto quello che possedeva.

Per lo Spirito di Dio

Pubblico qui la traccia della predicazione di Pentecoste (8.6.2014) in cui c’erano degli spunti che penso di sviluppare in seguito.

Così scrive l’apostolo Paolo:

Vi faccio sapere che nessuno, parlando per lo Spirito di Dio, dice: «Gesù è anatema!» e nessuno può dire: «Gesù è il Signore!» se non per lo Spirito Santo. (I Corinzi 12:3)

Dunque se tu dici “Gesù è il Signore”, già fai parte della Chiesa di Cristo, con questo concetto inizia il brano che abbiamo appena letto.

Riscattati

Gesù Cristo ha dato sé stesso per noi per riscattarci da ogni iniquità e purificarsi un popolo che gli appartenga, zelante nelle opere buone. (Tito 2:14)

Parliamo di riscatto quando qualcuno è prigioniero ad esempio di sequestratori, di rapitori, di qualcuno quindi che illegalmente ti tiene prigioniero. Una condizione ingiusta e pesante.

Tutta l’opera di Gesù Cristo è descritta in questo versetto con questo termine di riscatto. Ora qui è scritto che l’iniquità è ciò che ci tiene prigionieri. Ma il termine originario, che può esser tradotto con senza legge / fuori legge / contro la legge, ci indica come la condizione dell’iniquità è quella in cui pensiamo di vivere senza seguire la legge del Signore, è l’esistenza del fuorilegge.