Meditazione

Fai la cosa giusta

Non preoccupatevi troppo del mangiare e del bere che vi servono per vivere, o dei vestiti che vi servono per coprirvi. … Voi invece cercate prima il regno di Dio e fate la sua volontà: tutto il resto Dio ve lo darà in più. (Matteo 6:25.33)

(Bozza della predicazione del 4 settembre per l’incontro ecumenico in ricordo delle vittime delle frana di Piuro. )

Preoccupazione umana#

Questo brano va necessariamente detto si rivolge ad una folla che non è di ricchi, come noi, è una folla in cui alcuni non erano indecisi su cosa avrebbero mangiato domani, ma se avrebbero mangiato domani.

La vera religione

La religione pura e senza macchia davanti a Dio e Padre è questa: soccorrere gli orfani e le vedove nelle loro afflizioni, e conservarsi puri dal mondo. (Giacomo 1,27)

Fede e religione#

Il rapporto fra fede e religione è stretto ed alle volte sono usati come sinonimi. Ma la religione è l’aspetto esterno, la messa in pratica della propria fede.

Ebbene la fede cristiana ha un aspetto intimo, interiore, certo, ed un aspetto più esteriore, verso gli altri. Però questo aspetto esteriore secondo il Nuovo Testamento non è tanto costituito da riti, preghiere ad alta voce o anche grandi cattedrali… se vogliamo tutto ciò aiuta nel culto e nella riflessione comune, ma la vera religione, l’esprimersi all’esterno di sé nel mondo è dato dal proprio comportamento nel mondo verso gli altri.

Chi opprime il povero

I libro dei proverbi contiene molte riflessioni, spesso in forma di proverbio, che guardano alla vita quotidiana nella prospettiva del credente. Uno di questi, sempre di grande attualità, dice: Chi opprime il povero offende colui che l’ha fatto, ma chi ha pietà del bisognoso, lo onora. (Proverbi 14:31)

Il proverbio inizia parlando di chi opprime il povero.

Vedete già quale saggezza si trova in questo inizio. Perché certo i poveri ci saranno sempre. E di vari tipi: ci sono poveri materiali, che non hanno cibo, non hanno acqua pulita, oppure sono poveri in rapporto ad altri. Oppure sono poveri non per l’aspetto economico: “poveretto” si dice di chi non sta più bene.

Godersi il Creato

La Scrittura ci dice di ringraziare il Signore e di vivere nella sua Creazione godendone gli aspetti vitali e belli che ci offre.

Certo la chiesa è stata anche sessuofobica ed ascetica, sbagliando però, perché la Scrittura non nega l’importanza della fisicità e del godere della Creazione di Dio. C’è invece una critica allo spreco e all’abuso, un richiamo alla responsabilità, al non eccedere che non è solo una questione di quantità, ma il pensare che tutto si riduca all’aspetto materiale. In fondo l’avaro non spreca, ma è un materialista puro.

E lo seguì

Una cosa che sorprende sempre, nei racconti di chiamata dei discepoli di Gesù, è la facilità e l’immediatezza con cui i discepoli seguano Gesù: abbandonano tutto e seguono Gesù.

Gesù passando, vide un uomo chiamato Matteo, che sedeva al banco delle imposte e gli disse: «Seguimi». Ed egli, alzatosi, lo seguì. (Matteo 9:9)

Certamente possiamo pensare che la scelta di Gesù, conoscendo Egli il cuore, i pensieri degli esseri umani, giunga in un momento particolare. Certamente possiamo pensare che magari non sempre sia stata una azione drastica e immediata, ma comunque è stata, come nel caso di Matteo, una scelta che si è risolta nel giro di pochissimo tempo e soprattutto è stata di profondo cambiamento rispetto alla vita che facevano in precedenza.

Parlava in parabole

L’evangelista Marco ci riferisce che Gesù parlava spesso in parabole.

La parabola ha infatti una forza particolare.

Non è un racconto di una esperienza vissuta, ma è per la vita, per farci fare esperienze positive. Non è qualcosa di teorico, ma comunica una conoscenza, sia pure in maniera generale. Non è nemmeno un insegnamento saggio, ma ci vuole far divenire più saggi.

È un racconto dunque che ti vuole comunicare qualcosa di profondo e di vero, e proprio per questo è evocativo per adattarsi alle varie persone e alle varie situazioni della vita.

Nati di nuovo

C’era un condannato a morte nelle prigioni degli Stati Uniti qualche anno fa. Egli si era sempre proclamato innocente e continuava ad affermarlo anche dopo che la sentenza era stata emessa e stava per essere eseguita. Però c’era una via d’uscita per aver salva la vita, perché la condanna fosse mutata in carcere a vita, carcere, ma sempre vita dunque: riconoscere di essere colpevole.

Ora questo gli consigliò il suo avvocato, questo apparì anche a quella parte di opinione pubblica che lo riteneva innocente, una via d’uscita un po’ misera, ma in fondo una via d’uscita adeguata alla regola del sistema giudiziario americano.

Non solo materia (Matteo 5:3-10)

C’è un contrasto -lo sappiamo- fra un vivere considerando solo le cose materiali del mondo e una visione che contempla anche l’aspetto spirituale dell’esistenza. Fra la visione che è del mondo e quella autenticamente cristiana.

Il mondo, e quando diciamo mondo diciamo in genere la gente, le persone quando si lasciano guidare dalle idee che sembrano, e forse sono, predominanti nella società, la gente dunque è così potentemente attaccata a tutto ciò che è materiale da giudicare beate le persone che hanno di più, come ricchezze o potere, e beni materiali.

Come san Tommaso

Tommaso. Tanto si è detto di questo episodio e di questo apostolo, da rimanere addirittura proverbiale essere come san Tommaso.

Eppure ogni volta che leggiamo questo testo penso che ci immedesimiamo con Tommaso e, se ci stacchiamo dai modi di dire e leggiamo il testo così com’è, possiamo vedervi cose nuove.

Or Tommaso, detto Didimo, uno dei dodici, non era con loro quando venne Gesù. Gli altri discepoli dunque gli dissero: «Abbiamo visto il Signore!» Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi, e se non metto il mio dito nel segno dei chiodi, e se non metto la mia mano nel suo costato, io non crederò». Otto giorni dopo, i suoi discepoli erano di nuovo in casa, e Tommaso era con loro. Gesù venne a porte chiuse, e si presentò in mezzo a loro, e disse: «Pace a voi!» Poi disse a Tommaso: «Porgi qua il dito e vedi le mie mani; porgi la mano e mettila nel mio costato; e non essere incredulo, ma credente». Tommaso gli rispose: «Signor mio e Dio mio!» Gesù gli disse: «Perché mi hai visto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!»

Eterni non futili!

Il messaggio di salvezza per sola grazia, è alle volte interpretato come “allora: posso fare ogni cosa: disinteressarmi del prossimo ed occuparmi solo di me, tanto sono salvato per grazia!”.

L’apostolo Paolo nega ovviamente questa conclusione e dice che siamo, come credenti, in una nuova condizione, e per spiegarsi parla del battesimo come l’atto che ci associa alla morte di Cristo per farci risorgere con lui. E conclude:

Ora, se siamo morti con Cristo, crediamo pure che vivremo con lui, sapendo che Cristo, risuscitato dai morti, non muore più; la morte non ha più potere su di lui.