I record per il caldo in Europa in questi giorni si susseguono. Moltissimi si lamentano del caldo! E infatti fa caldo. Ma molti aggiungono anche: “eh, per il tempo però non si può fare niente!” Risponderei io: “abbiamo già fatto tanto!”
Già, il cambiamento climatico incontra molti scettici, e ne parlerò in un’altra puntata, ma prima cerchiamo di capire come la questione del cambiamento climatico sia divenuta territorio di scontro nelle Chiese, evangeliche e non solo.
Forse dobbiamo partire dal 1989, quando a Basilea si tenne un importante incontro ecumenico, la Conferenza fra le chiese europee del Consiglio ecumenico delle Chiese e le chiese europee cattoliche. Il tema della Conferenza era: “Pace, Giustizia e Salvaguardia del Creato”.
Era chiaro che i temi della pace e della giustizia erano divenuti prioritari per i cristiani dopo la II guerra mondiale, ma si iniziava a vedere che quei temi non potevano essere scollegati a quello della Salvaguardia del Creato, attenzione Creato e non Natura, nella visione dei credenti. Lo sfruttamento estremo del Creato, infatti, causa o acuisce guerre e ingiustizie.
A quei tempi si pensava, oltre che allo sfruttamento, soprattutto all’inquinamento. Sebbene il cambiamento climatico fosse conosciuto a livello di studi scientifici da decenni, non si aveva ancora percezione dell’ampiezza del problema. Successivamente, come sapete, il cambiamento climatico è salito sempre più in cima alle preoccupazioni sociali e quindi è questo tema che ha quasi monopolizzato l’attenzione della Salvaguardia del Creato. Anche perché, l’Antropocene, l’era umana, viene valutato come una sfida alla sopravvivenza della vita, come la conosciamo, sul pianeta Terra.
A quei tempi la critica di molti “evangelicali”, cioè non appartenenti alle chiese protestanti storiche, era che le chiese non dovessero occuparsi di politica, nemmeno in senso lato. Perché, comunque, il livello partitico non era ammesso da nessuno. Poi c’è stata una evoluzione.
Forse da parte di alcuni rappresentanti delle chiese storiche c’è stata troppa politicizzazione, forse alcuni hanno usato toni apocalittici inappropriati, e c’è stata una contrapposizione. Poi chiaramente c’è stato anche l’interesse di politici a trasformare la questione religiosa in un serbatoio di voti, comunque la cosiddetta destra religiosa americana è divenuta negazionista in campo climatico, e mi sembra probabile che anche le campagne di disinformazione di capitali petroliferi hanno favorito questa evoluzione. L’evoluzione più evidente è stata quella che ha portato gruppi ecclesiali da un: “non si deve fare politica” a “si deve votare per quella persona”.
La cosa peggiore è che lo scontro è divenuto non teologico, ma ideologico. E dunque di difficile risoluzione. Per molti sia da una parte sia dall’altra l’adesione ad una certa valutazione del cambiamento climatico è divenuta quasi un articolo di fede. Un allarme scientifico è divenuto una questione ideologica e quindi ha tolto terreno ad una possibile soluzione politica.
Ci sono state delle variazioni successive. All’interno del fronte dei negazionisti, che all’inizio negavano tout-court un qualsiasi cambiamento nel clima globale, si è prima accettato che ci fossero cambiamenti locali, poi con l’avanzare del cambiamento climatico, quando non è stato più negarlo, è stato attribuito a cicli terrestri e non ad attività umane. E da alcuni viene richiamata la promessa dell’alternarsi delle stagioni, fatta dal Signore a Noè, per invocare un sostanziale disimpegno.
Dall’altra parte, nelle agenzie umanitarie e per la Salvaguardia del Creato delle grandi chiese, si è fatta strada la via di appoggiare iniziative legali, di cui parlerò in altra occasione, strumentali. E mentre nel consesso scientifico si iniziava a parlare di riduzione del danno o di strategie volte a gestire l’impatto del cambiamento, visto che le auspicate politiche di fermarlo sembravano impossibili da realizzare, da parte di molti di chiesa c’è stato un rifugiarsi in atteggiamenti moralistici.
Ora il cambiamento climatico è troppo grave da ignorare o da trattare in modo superficiale. Ad esempio, solo il calcolo dell’energia grigia, quella che serve a produrre beni o servizi, è di rara complessità. Serve dunque non fare scelte di facciata o di battaglia ideologica, e tanto meno negare la scienza, ma favorire il dialogo fra scienziati, tecnici, politici e imprenditori, per la ricerca di soluzioni realistiche e realmente sostenibili.
In questo i cristiani e le chiese potrebbero avere un ruolo di sensibilizzazione e di sostegno, ma si dovrebbero liberare dall’ideologia e dal moralismo che spesso le attanaglia. Fa caldo sì, ma quanto potremmo fare per avere un miglior tempo!