Nella prospettiva del Regno di Dio, riceviamo da Gesù Cristo queste parole che da sempre lasciano stupefatti e interrogano.
Ma a voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici; fate del bene a quelli che vi odiano; benedite quelli che vi maledicono, pregate per quelli che vi oltraggiano. A chi ti percuote su una guancia, porgigli anche l’altra, e a chi ti toglie il mantello non impedire di prenderti anche la tunica. Da’ a chiunque ti chiede, e a chi ti toglie il tuo, non glielo ridomandare.
E come volete che gli uomini facciano a voi, così fate a loro.
Se amate quelli che vi amano, quale grazia ne avete? Anche i peccatori amano quelli che li amano. E se fate del bene a quelli che vi fanno del bene, quale grazia ne avete? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a quelli dai quali sperate di ricevere, quale grazia ne avete? Anche i peccatori prestano ai peccatori per riceverne altrettanto.
Ma amate i vostri nemici, fate del bene, prestate senza sperarne nulla, e il vostro premio sarà grande e sarete figli dell’Altissimo; poiché egli è buono verso gli ingrati e i malvagi. Siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro. (Luca 6:27-36)
amate i vostri nemici
Perché Gesù Cristo ci dice queste cose, sapendo che per noi sono impossibili? Infatti, ci chiama non solo avere amore fraterno per un estraneo oppure per una persona che non riteniamo degna della nostra attenzione, ma di avere amore (agape) per chi ci è nemico, anche per chi è attivamente contro di noi. E l’esempio di questo è lo stesso Gesù Cristo, quando sta per essere crocifisso.
La prima risposta plausibile è per spronarci, per farci procedere e migliorare sulla strada del bene. Ci pone un obiettivo, fuori dalla nostra portata, ma così definisce la direzione in cui andare, il sentiero in cui camminare.
Ovviamente bisogna stare attenti alle semplificazioni e ai paradossi. Ad esempio, anche se all’epoca di Gesù i nemici sembrano essere gli invasori romani, qui sembra di essere più in rapporto personale con altri. Possiamo anche dire che sia ovvio che amare il prossimo, anche se nemico, non è un farsi uccidere o farsi vessare dagli altri. Non è un adeguarsi al male dell’altro e da noi subìto. Dobbiamo invece essere contro la vendetta e non arrenderci al male, ma invece un tentare un suo superamento. E difendere sempre il più debole.
Però, quando si dice di porgere l’altra guancia allo schiaffo subito, e poi dall’analisi del testo greco sembra proprio che quello sia in realtà un pugno sulla mascella, non uno schiaffetto, cioè il testo ci parla anche di violenza fisica, non solo verbale o simbolica, restiamo un po’ attoniti e non pensiamo sia il caso di dirlo così semplicemente ad una donna che viene picchiata.
L’intento di queste parole va ben compreso dunque e meditato, senza togliergli la sua forza, perché è un invito a tentare di vivere come Gesù Cristo, anche in sua assenza.
regola aurea
“Come volete che gli uomini facciano a voi, così fate a loro” questa è detta spesso la “regola aurea”. Ed era diffusa a quei tempi però in negativo, “non fate quello che non volete voi”, Gesù però la mette in positivo. Dunque non un adeguamento al ribasso, ma invece un portarla alla sua massime conseguenze.
Quindi parla di una generosità e amore del prossimo, che va oltre l’abituale. Ed attenzione non è filantropia, cioè una condiscendenza del forte verso il debole e nemmeno al contrario di umiliazione (un umiliarsi per sentirsi in fondo superiori agli altri, come in certi ordini religiosi antichi), ma essere positivi e attivamente impegnati da pari a pari verso gli altri, pur se nemici.
Non possiamo ancora una volta vedere che non ne siamo in grado. Ma ciò non significa che saltiamo la pagina e non la consideriamo. Ben venga il lezionario a ricordarci questo testo. Perché cominciando dalle parole così dirette di Gesù Cristo –ripeto– cominciamo a ragionare su di noi, sulla società, come anche sulla chiesa in tutta un’altra maniera. E questo effetto di ripensamento è quello più proficuo per il cristiano.
premio
Anche la questione del premio ci fa pensare. Il vostro premio sarà grande, vi sarà perdonato, vi sarà dato in maniera traboccante, avrete grazia. Sembra, anche visto l’anno liturgico, riferirsi al Regno di Dio, all’accoglienza nel Regno di Dio. Ma non è scritto esplicitamente così e comunque non è solo qualcosa di futuro a cui il Signore si riferisce.
Sappiamo che non può essere un premio in salute o denaro, come certi pseudo-predicatori affermano. Mai Gesù Cristo parla di una ricompensa venale, il senso è dunque non in una ricompensa, ma in un rimanere in contatto con Dio. È qualcosa di esistenziale. Riguarda il nostro senso della vita fin da oggi, qualcosa di concreto, non materiale ma vitale. Dovessimo anche rimetterci la vita terrena.
Ecco anche perché Gesù Cristo ci dice queste cose. Cosa c’è di più forte, pur riconoscendosi peccatori, pur sapendo di avere bisogno assoluto del perdono, di sentirsi già cittadini del Regno? Di essere già della squadra di Gesù Cristo, pur essendo tutti delle riserve, e di essere in campo per esso?
In questa vita –che è come una guerra– in cui molti pensano di essere erranti e senza meta né scopo nella vita, come è bello sentirsi chiamati a vivere con il Signore, anche se siamo imperfetti, non adeguandosi al male e alle cose del mondo.
Sappiamo che la propaganda del mondo è per la violenza e la furbizia, ma il senso dell’esistenza umana, quello che ci tieni vivi e in piedi, quello che ti rafforza il cuore, non è nella violenza, nel cinismo, nelle ricchezze e nelle cose materiali, ma è nell’onestà, nella bontà, nella pace, nell’amore.
misericordioso
“Siate misericordiosi come il Padre vostro”, questa conclusione del passo che abbiamo letto è la base, la ragione e finanche la possibilità di amare i nemici e operare nella società umana in modo così nuovo.
Questo appello di Gesù non è un testo di moralismo, ma ci fa scoprire la misericordia di Dio che si realizza in Gesù Cristo, nostro Salvatore e quindi nostro Signore, perché gli dobbiamo la vita e la vita eterna. E ci incammina fin da adesso al suo Regno di pace, amore, bontà e giustizia che viene. Amen
