Falsità, verità e libertà

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Mentre egli parlava così, molti credettero in lui. Gesù allora disse a quei Giudei che avevano creduto in lui: «Se perseverate nella mia parola, siete veramente miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi».

Essi gli risposero: «Noi siamo discendenti di Abraamo, e non siamo mai stati schiavi di nessuno; come puoi tu dire: “Voi diverrete liberi”?» Gesù rispose loro: «In verità, in verità vi dico che chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora lo schiavo non dimora per sempre nella casa: il figlio vi dimora per sempre. Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete veramente liberi. (Giovanni 8:30-36)

(podcast)

Annuncio e contrasto

Ci sono dunque nel nostro passo alcuni degli ascoltatori, che sono ovviamente ebrei, che credono in Gesù Cristo, che lo seguono e ne riconoscono la relazione con Dio. A questi però Gesù dice che i veri discepoli sono quelli che rimangono, permangono, nella sua Parola, cioè si attengono al suo insegnamento.

Consideriamo che ciò vale per ogni cristiano e che il modo per conoscere la Parola di Gesù Cristo è recepirla attraverso la Scrittura, il testo ispirato che ne raccoglie le testimonianze. Anche qui troviamo evidenziata dunque l’importanza della Scrittura, data dai Riformatori alle nostre chiese e che rimane tale fino ad oggi. Cioè, senza la Scrittura, che ci dà –pur dovendola interpretare– l’insegnamento di Gesù Cristo o –detto differentemente– l’annuncio dell’evangelo di Gesù Cristo, noi non possiamo essere veramente suoi discepoli, coloro che lo seguono nel mondo.

Gesù poi afferma che essere veramente discepoli conduce a conoscere la verità. E quindi perseverando, andando avanti nella comprensione del messaggio di Gesù Cristo, cioè nell’evangelo, conoscendo la verità, si riceve libertà.

Subito i suoi ascoltatori, senza riflettere sulla verità, dato che si sentono liberi, se ne risentono e parlano subito di libertà, dicendo di non essere mai stati schiavi, usano schiavi perché in quella società schiavistica si era o liberi o schiavi. E quegli ebrei si rifanno subito alla loro discendenza da parte di Abramo per affermare la loro libertà anche spirituale. Non si riferiscono solo ad una libertà formale, ma ad una libertà più profonda. Essendo coloro che conoscono il Signore, non sono schiavi di idoli o falsi dei, e sono sicuri, come parte del popolo eletto, di essere spiritualmente liberi.

Verità

Gesù Cristo risponde seriamente a quelli che controbattono, ma prima però dobbiamo interrogarci su cosa sia questa verità, sia perché è solo sottinteso, sia perché spesso come i giudei saltiamo subito a parlare di libertà.

Intanto “conoscerete la verità” non si riferisce ad conoscere una qualche nozione, qui si parla di un conoscere esistenziale. Stiamo, infatti, parlando del nostro rapporto con il nostro Creatore, con Dio. La verità riguarda dunque ciò che è vero nella nostra relazione con il Signore. Si sta parlando quindi della verità della grazia di Dio, che è realizzata in Gesù Cristo, che dopo si presenterà Egli stesso come la verità personificata.

La verità è quella della conoscenza di chi sia Gesù e quindi nell’affidarsi a Lui. Egli è il liberatore dal peccato, dalle tenebre, e quindi dal potere della morte tramite la resurrezione… e se si rifiuta questa rivelazione, contando solo sulle proprie forze, si è lontani da Dio.

Ecco perché, Gesù Cristo risponde loro che è il peccato che rende schiavi, ci aliena da noi stessi, ci incatena. Direi, per evitare fraintendimenti, che è lo “stato di peccato” a far questo. Vedete, infatti, che il termine di peccato è al singolare, è quindi indica lo stato di lontananza da Dio. E proprio il sentirsi sicuri per essere discendenza di Abramo, li mette in una posizione di sicurezza illusoria, al pari degli adoratori degli idoli.

Uno “stato di peccato” è quello in cui non ci si rende neanche conto della propria condizione. Faccio un esempio, ricorrendo ad un fenomeno che è sempre esistito, ma che negli ultimi anni ha assunto, per via della tecnologia, un peso non indifferente. quello detto delle fake-news, quelle informazioni distorte, spesso create ad arte, che mischiamo elementi superficiali e anche veritieri a falsità e a una narrazione emozionale, che punta a determinare azioni non consapevoli da chi le riceve.

In questo contesto, noi possiamo ben sentirci liberi di formarci un’opinione su di una situazione e di agire, ma se le notizie ricevute sono solo parziali e distorte o create ad arte, saremo invece condizionati, schiavi delle informazioni parziali o false di altri. Ciò è vero anche con il pettegolezzo e le calunnie, ma nel mondo attuale diviene qualcosa di globale e quasi strutturale. E detto fra parentesi a proposito di fede si hanno moltissime false informazioni.

Ebbene, Gesù lega la mancanza di libertà proprio alla menzogna, al non sapere, al non conoscere, alla bugia, che è qualcosa che vale del tutto in generale, ma qui è rispetto alla nostra posizione riguardo al Creatore.

La parola biblica di peccato appare quindi legata biblicamente non solo a comportamenti sbagliati, ma proprio alla considerazione errata su Gesù Cristo, sulla sua croce e sulla sua relazione con Dio.

Libertà

Proprio conoscendo l’evangelo, capiamo che non possiamo liberarci da noi stessi, perché deve scendere sulla terra il Salvatore, il Figlio, e perire per noi sulla croce. E quindi non solo sappiamo genericamente che non siamo perfetti, ma che nessuno lo è mai e il mondo ha bisogno del Salvatore. E non solo occorre il Salvatore, ma Gesù Cristo ci deve rendere anche consapevoli dello stato di schiavitù dal peccato in cui siamo per condurci a libertà.

E l’ultima affermazione di Gesù, che il Figlio è nella casa del Padre sempre e ci farà liberi, ci dice che proprio Lui, essendo Figlio di Dio, può garantire questa liberazione. La libertà non è affatto quella di chi eroicamente sfugge ai condizionamenti del mondo e del suo egoismo, ma “il Figlio vi farà liberi”, è una libertà donata.

Una libertà da tutto ciò che si oppone o nega Dio e la sua Parola. La libertà di agire quando ci basiamo su Gesù Cristo. Una libertà che non ci conduce per sentieri moralistici, il giudizio e la salvezza dipendono solo da Dio, e nello stesso tempo non ci porta in un estremo relativismo, perché c’è la verità.

I Riformatori, facendo risuonare di nuovo l’annuncio dell’evangelo, hanno reso possibile avere di nuovo quella libertà che Gesù Cristo ha portato sulla terra. Non è che non abbiano fatto errori, perché anche nella libertà si sbaglia, ma non si sono arresi e ci invitano a non arrenderci al male e all’errore e a confidare nel Signore.

C’è come una scelta di campo da fare. C’è una decisione. Essere schiavi del mondo, della menzogna, dell’errore, del peccato (nella terminologia biblica) oppure avere come solo Signore Gesù Cristo? Illudersi che ci sia un’altra possibilità, come un auto-giustizia farisaica, è già darla vinta al mondo e negare il Salvatore.

Avendo invece come solo Signore Gesù Cristo, pur essendo trascinati spesso in errore dal mondo, dal nostro egoismo o paure, possiamo anche però realizzare cose migliori di quanto avessimo pensato. Possiamo tentare anche di correggere i nostri errori, invece di perseverarci.

E possiamo anche ammettere di aver sbagliato –quanto è difficile per gli esseri umani– perché abbiamo in Gesù Cristo la verità con cui confrontare la nostra vita e insieme la grazia che ci perdona e ci salva. Dunque Solo Cristo è il Liberatore, Salvatore e Signore. Amen