Il brano di Giovanni 6 vede Gesù in dialogo con una folla. Questa folla il giorno prima ha assistito alla moltiplicazione dei pani (e ne ha usufruito), e dunque non è lì per trovare Dio, ma per essere saziata. E forse, in generale, la gente è solo questo che vuole da Dio: essere saziata.
Gesù dice alla folla, però, di concentrarsi non sul cibo, sulle cose materiali e immediate, ma di adoperarsi “per il cibo che dura in vita eterna” e che il Figlio dell’uomo, cioè Gesù Cristo stesso, gli darà. La vita è qualcosa di più del solo mangiare e bere. Tutti lo sappiamo e anche la folla lo segue in questo ragionamento. Quello che non sappiamo veramente è come si faccia ad avere una vera vita. Ed anche la folla chiede come si faccia.
Gesù risponde allora che devono credere in Lui. Allora la folla di fronte a questa indicazione “semplice“, non si fida e chiede un segno:
Allora essi gli dissero: «Quale segno miracoloso fai, dunque, affinché lo vediamo e ti crediamo? Che operi? I nostri padri mangiarono la manna nel deserto, come è scritto: “Egli diede loro da mangiare del pane venuto dal cielo”».
Gesù disse loro: «In verità, in verità vi dico che non Mosè vi ha dato il pane che viene dal cielo, ma il Padre mio vi dà il vero pane che viene dal cielo. Poiché il pane di Dio è quello che scende dal cielo, e dà vita al mondo».
Essi quindi gli dissero: «Signore, dacci sempre di questo pane». Gesù disse loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà mai più sete. (Giovanni 6:30-35)
segno miracoloso
La folla, dunque, non si fida e chiede un segno per credere in Gesù Cristo. (Segno miracoloso, viene tradotto ma nell’originale è solo segno.) Eppure avevano visto solo il giorno prima la moltiplicazione dei pani. Si possono fare allora alcune ipotesi.
1) Forse non l’hanno pienamente compresa, l’hanno presa come qualcosa di naturale. L’hanno “razionalizzata” per usare un termine anacronistico per quell’epoca, che però non era poi molto differente dalla nostra.
2) Forse vogliono altri segni perché la fede nei miracoli, per sostenersi, ne vuole sempre di nuovi. Gesù Cristo li compie, invece, per far iniziare a capire chi Egli sia. Dalla folla, invece, vogliono che il miracolo del pane sia “quotidiano”, che sia assicurato sempre.
3) Oppure, ancora un’altra ipotesi, per riconoscerlo come Messia vogliono che doni loro la manna, come Mosè nel deserto: il Messia doveva essere un nuovo Mosè e quello era uno dei segni che si aspettavano. Ma Gesù modifica quel segno. Intanto, sottolinea che non era stato Mosè ad aver dato la mamma, ma il Signore stesso, dice “il Padre mio”. Dunque li vuol far riflettere non tanto sulla provvidenza divina, quanto sul suo venire da Dio, sul suo essere il Signore.
Gesù, infatti, usando l’immagine del pane richiama la folla al credere in lui, non per sfamarsi, ma per andare alla fonte di ogni bene, a Dio. La folla allora segue questo discorso, ma non comprende ancora, chiedendo “dacci sempre di questo pane”, che in realtà è Gesù Cristo stesso quel pane. Forse, quelli saranno restati un poco delusi, in quanto la lotta per l’esistenza materiale sarebbe dovuta continuare più o meno come prima. Ma Gesù sta parlando di una vita più vera e più ricca del piano strettamente materiale.
Io sono
Gesù esplicita ciò con uno dei detti che inizia con “Io sono“. “Io sono” è enfatico e rimanda direttamente al nome di Dio annunciato a Mosè dal roveto ardente. Questo è il primo di sette detti, che hanno una caratteristica particolare sulla quale riflettere.
La folla chiede “pane” e Gesù Cristo afferma di essere lui stesso “il pane”, non solo è donatore di pane, ma usa una metafora forte, si identifica con il pane della vita.
Forse a qualcuno viene in mente la Santa Cena, in cui il simbolo viene ripreso, ma qui è ben ovvio che Gesù Cristo non è del o nel pane, ma ovviamente metaforico è il pane, come poi sarà “la verità” o “la porta” per andare a Dio.
Quindi una potente metafora, che non rende possibili semplificazioni, e va presa nella sua interezza.
mai più fame
Gesù Cristo sceglie questa metafora, dato che solo con Dio abbiamo la vita, che solo grazie a Lui siamo, per affermare la sua divinità. E Gesù aggiunge anche: “chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà mai più sete“. Chi va da Gesù e chi crede in Gesù, indicano il cammino per le nostre esistenze. Andare e credere indicano al modo ebraico la stessa cosa, caratterizzando il credere non come una cosa intellettuale, ma di vita. Non avremo più fame per la nostra esistenza e non avremo più sete dell’Iddio vivente, credendo in Gesù Cristo.
È un credere, dunque, che non è un credere in un Dio generico e nemmeno solo un credere nel Dio di Abramo, di Isacco e Giacobbe, ma è credere proprio in Gesù Cristo, come Colui che porta la conoscenza di Dio e il regno di Dio in questo mondo.
È questo dunque un modo di vivere giorno per giorno, un andare avanti nell’esistenza, cercando la sua guida, scoprendo i doni e la presenza del Signore, vivendo in modo sostanzialmente nuovo rispetto al mondo.
Certamente, in questo mondo ingiusto in cui spesso si muore di fame, in cui spesso l’ingiusto sembra prosperare, vorremmo subito essere saziati e comprendere la vita, noi però riceviamo e annunciamo questo messaggio di Gesù Cristo.
troppo poco?
Sembra a molti, come alla folla che è lì dinnanzi a Gesù Cristo, che sia troppo poco, con tutti i problemi e i drammi che avvengono. Se non si vuole seguire Gesù Cristo, ci sono allora varie altre risposte: alcuni si lasciano rassegnare e si adattano ai problemi del mondo come fossero inevitabili, altri seguono i principi del mondo e danno sfogo al proprio egoismo, altri –migliori– sono presi dall’ansia del fare, del progettare soluzioni sia pure approssimative, ma come tanti altri hanno spesso una visione sotto sotto moralistica, fate così e non cosà, anche se poi nessuno fa in quel modo. Anche noi spesso come chiese siamo così.
Vivere però in modo nuovo secondo il Signore, è invece qualcosa di costante e di concreto, affrontare giorno dopo giorno il mondo per ciò che possiamo realmente fare senza timori e senza tirarci indietro.
Gesù Cristo infatti ci chiede di aver fede in Lui. Fede nel Signore Gesù Cristo, che porta salvezza e vita eterna, ma che anche chiede conversione e umiltà, che cambia la nostra visione e azione nel mondo. Che ci porta oltre la dimensione del presente, per darci conoscenza delle varie “dimensioni” che hanno gli esseri umani. Gesù Cristo vuole che scopriamo la profondità della nostra vita.
Ad un mondo che vive o vorrebbe vivere tutta la vita fra gli agii, a gente imbambolata dalla televisione e dai social, con abbondanza di vini e di cibi, ammassando magari denaro con qualche attività poco gratificante, che pensa: “sì, in questo è tutta la vita” e chiede pane e divertimenti, noi annunciando Gesù Cristo, annunciamo che la fede non è solo richiesta, che Dio è sovrano e non solo un portafortuna. E che noi siamo stati creati per vivere in modo degno e per avere una vera vita oggi e in eterno.
Ascolteranno? Ascolteremo? Anche se sembra che la gente in fondo si accontenti di vivacchiare e di un po’ di sazietà, siamo assetati e affamati dell’Iddio vivente. Fame e sete di sapere che non siamo su questa terra per caso, per un capriccio di un destino ignoto.
E quando ci affidiamo a Gesù Cristo, Egli ci conduce a trovare noi stessi e la vera vita, ci dà la comprensione che siamo di più del mangiare o dei pochi anni della nostra esistenza, e ci concede, come un dono leggero e ineffabile, di conoscere l’eternità della vita. Amen
