(Breve traccia per intervento a culto familiare)
Si raccontano alcune storie su Gesù ragazzo. Quasi tutti questi racconti sono inventati, falsi e anche un poco blasfemi (cioè non rispettosi). Ad esempio: c’è quello in cui il ragazzino Gesù sta giocando e gli fanno i dispetti ed allora con una specie di raggio della morte congela i ragazzi dispettosi. Poi arriva Maria, la sua mamma, e lo sgrida e allora Gesù li riporta in vita.
Non è un racconto edificante e non è vero. Anche se mette in mostra la rabbia che ci prende di fronte a ragazzi con cui abbiamo a che fare, che si comportano in modo dispettoso e a volte sono crudeli.
L’unico racconto di Gesù giovane che abbiamo nella Bibbia e dunque è autentico, ci parla di Gesù a dodici anni. Ve lo racconto.
I suoi genitori andavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua.
Quando giunse all’età di dodici anni, salirono a Gerusalemme, secondo l’usanza della festa; passati i giorni della festa, mentre tornavano, il bambino Gesù rimase in Gerusalemme all’insaputa dei genitori; i quali, pensando che egli fosse nella comitiva, camminarono una giornata, poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; e, non avendolo trovato, tornarono a Gerusalemme cercandolo.
Tre giorni dopo lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri: li ascoltava e faceva loro delle domande; e tutti quelli che l’udivano, si stupivano del suo senno e delle sue risposte.
Quando i suoi genitori lo videro, rimasero stupiti; e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre e io ti cercavamo, stando in gran pena». Ed egli disse loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io dovevo trovarmi nella casa del Padre mio?» Ed essi non capirono le parole che egli aveva dette loro.
Poi discese con loro, andò a Nazaret, e stava loro sottomesso. Sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, in statura e in grazia davanti a Dio e agli uomini. (Luca 2:41-52)
Questo racconto termina dicendo che Gesù cresceva e era un bravo ragazzo con i suoi genitori. Ma non ve lo racconto per questo motivo. Infatti, c’è una cosa che vorrei dirvi.
Prima però una premessa: pensate che in una parte della Scrittura c’è scritto che Gesù Cristo, che è stato in tutto perfetto, simpatizza con noi anche nelle nostre debolezze. ( Ebrei 4:15 Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non possa simpatizzare con noi nelle nostre debolezze)
Cosa significa " simpatizzare"? Non che fa il simpatico con noi, ma che capisce bene la nostra situazione. Come stiamo, perché facciamo qualcosa e non ci giudica male, anzi ci aiuta.
Quando parlo con i grandi tutti pensano sempre a Gesù Cristo adulto. Ma noi sappiamo che Gesù è stato neonato, poi bambino, poi ragazzetto, poi ragazzo, giovane e così via.
Dunque Gesù Cristo simpatizza con noi anche quando siamo bambini. Anche nelle debolezze. Quando siamo in difficoltà, non ci dice “sii forte e fai da solo”, ma ci aiuta. Oppure anche quando facciamo errori, anche se siamo noi i bambini dispettosi.. i fa grazia, ci aiuta a risolverli. Proprio perché ci conosce.
Simpatizza nelle nostre difficoltà da bambini, nella fatica di imparare le cose, nell’essere in questo mondo che sembra fatto a volte solo per grandi, quando pensiamo ma ce la farò a diventare grande o a studiare o a lavorare…
Quando diciamo che Gesù Cristo ama tutti i bimbi del mondo, lo diciamo non solo perché è il Figlio di Dio, ma anche perché sa cosa significa essere bambino e giovane e non ha dimenticato per niente di quando era un bambino.
Quindi per tutti: il Figlio di Dio, Dio venuto in terra, conosce la nostra natura umana, le sue debolezze e contraddizioni, e ci ama e ci accoglie e quando lo preghiamo ci dà aiuto, sempre. Amen