Isaia Michelangelo Cappella Sistina particolare

Rispetto e gioia (Isaia 6:5)

Il giovane Isaia, prima di essere profeta, ha una visione grandiosa di Dio, sia esso un sogno o una visione prodigiosa, il profeta è nella sala del trono del Signore, allora è preso dal panico e dice:

«Guai a me, sono perduto! Perché io sono un uomo dalle labbra impure e abito in mezzo a un popolo dalle labbra impure; e i miei occhi hanno visto il Re, il SIGNORE degli eserciti!» (Isaia 6:5)

La paura del Signore, anzi il terrore di vederlo da vicino, di essergli al cospetto, è una paura che percorre tutto l’Antico Testamento e anche i discepoli di Gesù, ad esempio quando capiscono che egli è il Cristo, ne hanno timore e gli chiedono di allontanarsi.

Proprio con Gesù questa paura finisce, finisce il terrore di trovarsi al cospetto di Dio,  dovuto al timore di Colui che ci esamina, ci giudica e ci condanna. Ma non c’è più nessuna condanna in quelli che sono in Gesù Cristo, scrive l’apostolo.

Niente paura, dunque, per la presenza di Dio, ma ricerchiamo la presenza benigna e vitale del nostro Salvatore.

Certamente finisce e deve finire la paura, ma non finisce il rispetto verso il nostro Creatore, ovviamente. Ovviamente? Sembra che per molti nostri contemporanei l’annuncio di grazia del Signore permetta di condurre una vita che è come senza rispetto per il Signore. Anzi la mancanza di rispetto verso le persone e verso le cose, sta divenendo una caratteristica del nostro tempo.

Penso, però, che ciò sia dovuto non all’annuncio dell’evangelo di Gesù, quanto al pensare distante o assente il nostro Dio, al vivere come se Dio non ci fosse. Se prendessero sul serio di comparire dinnanzi al Signore, anche i nostri contemporanei allora ne sarebbero ben impauriti.

Proprio in momenti simili, per noi e per gli altri, dobbiamo ricordarci allora dell’annuncio di grazia sovrabbondante del Salvatore Gesù Cristo e di non temere la presenza di Dio, ma invece di esserne lieti e rincuorati.