Ramo di palma

Le Palme, vera festa

La folla, che segue e acclama Gesù che entra in Gerusalemme alle Palme, è quella che ha visto la resurrezione di Lazzaro e ha creduto quindi in Gesù come Messia.

Una gran folla di Giudei seppe dunque che egli era lì; e ci andarono non solo a motivo di Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti. Ma i capi dei sacerdoti deliberarono di far morire anche Lazzaro, perché, a causa sua, molti Giudei andavano e credevano in Gesù.

Il giorno seguente, la gran folla che era venuta alla festa, udito che Gesù veniva a Gerusalemme, prese dei rami di palme, uscì a incontrarlo, e gridava: «Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re d’Israele!»  (Giovanni 12:1-14)

Non tutti quelli che hanno assistito al richiamo in vita di Lazzaro, hanno creduto in Gesù. Anzi, alcuni, pur credendo a quella miracolosa vittoria sulla morte, decidono di andare a denunciare Gesù ai capi sacerdoti e questi decidono di farlo morire.

Alcuni oggi dicono “Ah! Se fossimo stati ai tempi di Gesù e lo avessimo visto fare quelle cose, allora sì, crederemmo in lui”. Consentitemi, questo non è così vero. Infatti, ci vuole umiltà per accogliere la notizia della vittoria sulla morte, perché va oltre la nostra comprensione razionale. Poi occorre coraggio, per cambiar vita rispetto a come siamo di solito. E infine serve ricevere lo Spirito, e non negarlo, per aprirci alla gioia.

La folla delle Palme è festante perché ha visto che la morte non è definitiva. In seguito, però, con la morte di Gesù anche quella folla diverrà dubbiosa, servirà infatti la resurrezione e l’arrivo dello Spirito santo per trasformare quella folla nel popolo del Signore.

Anche noi siamo un po’ così: anche se sappiamo della resurrezione di Cristo, non abbiamo delle idee proprio chiare su cosa sia resurrezione, eppure proprio noi, con i nostri dubbi e perplessità facciamo parte di chi segue Gesù.

Siamo anche festanti? Sì, o almeno dovremmo esserlo, perché i cristiani non sono quelli della tristezza, anzi. Pur conoscendo le tristezze del mondo ed essendone colpiti, pur smarriti per un qualche tempo, avendo la speranza certa della vittoria sulla morte, i credenti non si arrendono e risorgono a nuova vita per festeggiare il Signore della vita!

Gli attentati, che in questi anni fanno notizia, non solo vogliono colpire nel mucchio, ma anche terrorizzare il clima di festa: possono essere i mercatini di Natale, l’occasione per vedere i fuochi di artificio per la festa nazionale, concerti o, come in Israele, discoteche.

Perché? Perché chi festeggia davvero è meno incline alla guerra e alla violenza, ha una visione più ottimistica e in fondo più tollerante dell’esistenza. Chi festeggia, agli occhi di alcuni, sembra prendere meno sul serio il Signore, invece chi festeggia, con garbo e leggerezza, considera davvero il Signore come il Dio della vita.

Per questo non rinunciamo a festeggiare. Festa non è però sballarsi per dimenticare i problemi e le sfide del mondo, pur seri, pur cercando soluzioni innovative e non di sfuggire alle nostre responsabilità, come cristiani festeggiamo per cantare ad alta voce la gloria di Dio e annunciare contro la rassegnazione, che il domani è nelle mani del Signore.

Certo si può essere presi da dubbi, come la folla delle Palme, o dalla tristezza per ciò che ci capita, però con l’aiuto di Dio, in ogni giornata vivremo con la promessa che il Signore della vita trionfa su ogni cosa mortifera, e potremo fare della nostra vita una vera festa. Amen

(Testo della meditazione trasmessa dalla RSI in data 25.03.2018)