Lux lucet in tenebris

Guardare a Gesù ed è già la grazia

Gesù annunciò la sua sofferenza e morte varie volte ai suoi discepoli, per prepararli all’evento e dar loro gli elementi per interpretarlo. In uno di questi momenti Gesù parla di sé come Figlio dell’uomo e il suo essere crocifisso lo indica come il suo innalzamento:

bisogna che il Figlio dell’uomo sia innalzato, affinché chiunque crede in lui abbia vita eterna. Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna. Infatti Dio non ha mandato suo Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. (Giovanni 3:14b-17)

Dunque, Gesù afferma che la sua morte sulla Croce è voluta dal Padre per donare vita eterna, per realizzare il suo amore, non per giudicare, ma per salvare il mondo. Il mondo? Sì, dice proprio il mondo.

Quando si studia la Bibbia, i commentatori notano che proprio nell’evangelo di Giovanni, dove sono scritti questi versetti, l’autore usi di solito il termine mondo per parlare di tutto ciò che si oppone a Gesù Cristo: è il mondo che non lo accoglie, anzi lo respinge; è il mondo che con le sue tenebre vuole soffocare la luce del Cristo; infine è proprio il mondo che lo metterà a morte. Infatti, il mondo, cioè l’umanità, l’insieme degli esseri umani e delle loro strutture sociali, è contro Dio.

È proprio per dare salvezza a questo mondo ingiusto, ingrato e violento, che muore Gesù Cristo e lo dice in maniera categorica, assoluta, incontrovertibile: Dio ama questo mondo. Anzi, lo ha tanto amato da sacrificare il suo Unigenito Figlio per amore di questo mondo, per salvare quelli che formano questo mondo sbagliato e negativo.

Non è un annuncio che riguardi poche persone, è di tutto il mondo che si parla!

E non è un amore per chi viva da perfetto, ubbidendo alla Legge di Dio, visto che questa perfezione non esiste. No, basta guardare a Gesù, basta affidarsi al Cristo, basta rivolgersi nella propria debolezza, nella propria incertezza, nella propria difficoltà, anche di fede, a Gesù, come a Colui dal quale potrebbe venire salvezza: per avere questa salvezza. È questo un credere per persone non fuori dal mondo, è un credere possibile nel quotidiano, per come siamo fatti.

I moralisti di ogni tempo insorgono dinnanzi a questa affermazione; la cercano di depotenziare, di circoscrivere, di mettervi delle clausole… in fondo cercano di renderla affine al mondo, in cui tutto si paga, tutto si deve guadagnare. La salvezza di Gesù Cristo però supera il mondo negandone anche le sue logiche, anche morali e religiose.

La salvezza gratuita è il cuore del messaggio del Cristo. Proprio nel momento del bisogno più estremo, proprio nel constatare un proprio fallimento, un errore che brucia, l’impossibilità di decidere senza sbagliare, la nullità di una giornata trascorsa non sapendo nemmeno come; proprio quando senza nulla da far valere ci si presenta a mani vuote dinanzi a Gesù Cristo, quando ci si chiede se Gesù potrà avere pietà, se Gesù potrà salvarci, allora la salvezza arriva, il perdono è reale, la grazia ci viene fatta.

Come cristiani, al culto, alla radio o quando capita per strada o al bar, dobbiamo annunciare con le nostre parole che c’è salvezza in Gesù Cristo, perché molti aspettano e a volte disperano di una vera parola di speranza, come a volte purtroppo anche noi. Guardando a Gesù Cristo però, fin da adesso, si ha una nuova vita, più autentica e meno alienata da questo mondo, e nonostante tutto più luminosa. Amen

(Testo della meditazione trasmessa dalla RSI in data 18.03.2018)