Frana a Bondo

Un culto per Bondo

Qui di seguito trovate la rielaborazione del culto del 27 agosto 2017, la domenica dopo la frana. In primo luogo lo avevo pensato per la gente di Bondo…

Inizio

Preludio

Care sorelle e cari fratelli la situazione è eccezionale per Bondo e per la Bregaglia. Vedete ad esempio che non ho la mantella o la cravatta, nemmeno il vestito e il culto è scritto a mano, infatti non sono riuscito ancora dopo due tentativi ad entrare nella mia casa. Anche la liturgia è un po’ differente..

Iniziamo il nostro culto come sempre nel Nome del Signore.

Invocazione

Il nostro principio e il nostro aiuto sono nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito santo, un solo Dio benedetto in eterno. Amen

Alzo gli occhi verso i monti… Da dove mi verrà l’aiuto? Il mio aiuto vien dal SIGNORE, che ha fatto il cielo e la terra. (Salmo 121:1-2)

Preghiera d’invocazione: Signore nostro, alziamo gli occhi verso i monti con timore quando siamo sotto l’incombenza della frana e delle inondazioni… ma da Te Signore, viene la grazia, il coraggio, la speranza, la vita… sii con noi, con chi perde la propria casa, con chi vede il futuro incerto, sia per la frana, sia per altre catastrofi o guerre…

Inno 31 La terra ed i cieli

I profeti annunciarono la distruzione di Israele come Stato. Cioè la perdita della guerra, dell’indipendenza e l’esilio, quindi con la perdita delle case, dei campi, del non poter più abitare nella propria terra. Poi però, una volta che il disastro era giunto, annunciarono che un futuro dopo la catastrofe nazionale ci sarebbe ancora stato, sia come singoli sia come popolo, come comunità vivente.

La situazione di questi giorni di Bondo e della Bregaglia è del tutto differente, ma la distruzione della frana e l’incertezza del futuro per i singoli e per la gente di Bondo e di Bregaglia in generale mi hanno suggerito un versetto di Geremia, scritto nel libro delle Lamentazioni, che è il testo della predicazione e il filo conduttore di tutto il culto.

Nei versetti che leggiamo il profeta “dice”, cioè predica, annuncia, ma sommessamente come lo facesse al suo cuore, senza retorica né imposizione agli altri, per rispettarne il dolore, ciò che lo fa sperare. Cioè quello che lo fa aprire al domani con speranza, nonostante l’incertezza.

Ecco ciò che voglio richiamare alla mente, ciò che mi fa sperare: è una grazia del SIGNORE che non siamo stati completamente distrutti; le sue compassioni infatti non sono esaurite; si rinnovano ogni mattina. Grande è la tua fedeltà! (Lam 3:21-23)

È una grazia del Signore! Sì, ma gli altri?

Anche noi a Bondo possiamo notare che non è stata tutta distrutta e soprattutto che la gente di Bondo è salva. E quindi giustamente dobbiamo lodare il Signore, per questo. <pausa>

Quindi diciamo realmente e profondamente: Anima mia benedici l’Eterno e non dimenticare alcuno dei suoi benefici.

Però la prima domanda che ci possono fare come cristiani è: “certo voi avete avuto grazia dal Signore, ma cosa pensare per quelli che sono morti?

In generale quando c’è una disgrazia, c’è chi loda il Signore perché è scampato ad esempio ad un attentato o ad un terremoto, c’è chi dice: “Grazie a Dio sono salvo”, e c’è invece chi non ce l’ha fatta e ci sono i parenti che piangono i morti.

Come a Bondo: otto sono i dispersi della frana, ormai chiaramente dal punto di vista umano morti.

Allora come rispondere? E soprattutto come rispondere a noi stessi come credenti? La prima risposta è quella di Romani 8:

Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Sarà forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Com’è scritto:

«Per amor di te siamo messi a morte tutto il giorno; siamo stati considerati come pecore da macello».

Ma, in tutte queste cose, noi siamo più che vincitori, in virtù di colui che ci ha amati. Infatti sono persuaso che né morte, né vita, né angeli, né principati, né cose presenti, né cose future, né potenze, né altezza, né profondità, né alcun’altra creatura potranno separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore. (Romani 8:35-39)

La salvezza che i cristiani annunciano va oltre la morte, ed oltre la vita terrena. Ci possono essere domande su come si possa realizzare, anzi non ci possono essere rappresentazioni sensate, ma l’idea che dopo la morte terrena ci sia un futuro con Dio è la speranza cristiana. Un futuro per tutte le persone morte, un dove cioè in cui ciò che è stata la storia personale e dell’umanità riceva risposte ed anzi un compimento, uno sviluppo e un nuovo vivere. Questa è la speranza cristiana, niente di meno.

E in questo modo intendiamo la grazia di Dio. Qualcosa di attivo, il suo amore in azione per noi, amore da cui niente ci può dividere e niente può annientare.

Preghiera Ti chiediamo consolazione per chi è in lutto per un suo caro, per ciò che di prezioso ha perso…

Inno 272 Mi prendi per la mano

Sovranità di Dio

Anche altre domande però si fanno le persone in questi casi. E  se le sono fatte nella storia della chiesa cristiani sia pensatori, teologi sia semplici credenti.

Introduco la questione con un aneddoto di questi giorni.

Una signora italiana cattolica mi ha scritto un’email per darmi il suo saluto partecipe e per informarsi su cosa succedeva. Le ho risposto dicendo che “grazie a Dio” tutte le persone di Bondo erano salve. La persona mi ha risposto (essendo sempre critica con l’Italia): “Per me c’entra più la previdenza svizzera, che la fortuna”.

A parte le considerazioni sulla prevenzione o meno, ciò che mi ha colpito è stato che abbia tradotto il mio “grazie a Dio” con “fortuna”.

È chiaro che nella lingua italiana alle volte c’è chi li usa come sinonimi, è chiaro che lo ha fatto senza riflettere, però per un cristiano i due termini non sono affatto sinonimi.

Da una parte c’è la concezione della fortuna, del caso che decide su questa terra, dall’altra tutto è comunque sotto la sovranità di Dio.

La domanda è: oltre la libertà degli esseri umani, c’è una libertà del Creato?

Certo se si costruisce con materiali scadenti, se non c’è previdenza, ma anzi alle volte si è temerari o incoscienti, se c’è dolo, la responsabilità diretta non è di Dio, ma di colui o colei che ha sbagliato… Però anche qui si dice “se Dio avesse voluto”, se Dio lo avesse voluto avrebbe sviato il colpo partito per sbaglio, avrebbe fatto mettere le cinture di sicurezza…

E questo si dice anche del Creato.

Due sono le idee: tutto è determinato, è fortuna, destino oppure: il Signore volgerà in bene nella sua provvidenza ogni cosa, anche la disgrazia e la morte, salvaci dal maligno!

Come c’è una libertà umana (non di ricevere grazia, ma scegliere in un modo o in un altro), ci sarà anche una libertà del Creato di seguire le leggi che il Signore gli ha dato, e quindi ci saranno tante condizioni e coincidenze, però in entrambi i casi, c’è anche la sovranità di Dio che segue il suo piano immenso, ma nello stesso tempo è attento ai misericordiosi e agli umili, ai deboli e ai vinti.

Per questo non vogliamo parlare di destino, di un tutto predeterminato. Perché rispettiamo, anche se a volte non comprendiamo, la sovranità di Dio, e nello stesso tempo, prendiamo decisioni, e combattiamo con responsabilità quello che sembra un destino avverso.

Ecco perché possiamo leggere:

Gesù disse ai suoi discepoli: «Perciò vi dico: non siate in ansia per la vita vostra, di quel che mangerete, né per il corpo, di che vi vestirete; poiché la vita è più del nutrimento e il corpo più del vestito. Osservate i corvi: non seminano, non mietono; non hanno dispensa né granaio, eppure Dio li nutre. E voi, quanto più degli uccelli valete! E chi di voi può con la sua preoccupazione aggiungere un’ora sola alla durata della sua vita? Se dunque non potete fare nemmeno ciò che è minimo, perché vi affannate per il resto? Guardate i gigli, come crescono; non faticano e non filano; eppure io vi dico che Salomone stesso, con tutta la sua gloria, non fu mai vestito come uno di loro. Ora se Dio riveste così l’erba che oggi è nel campo e domani è gettata nel forno, quanto più vestirà voi, gente di poca fede! Anche voi non state a cercare che cosa mangerete e che cosa berrete, e non state in ansia! Perché è la gente del mondo che ricerca tutte queste cose; ma il Padre vostro sa che ne avete bisogno.  Cercate piuttosto il suo regno, e queste cose vi saranno date in più.

Non temere, piccolo gregge; perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il regno. (Luca 12:22-32)

Inno 273 La tua presenza brama

Questa cura del Signore verso tutti e questo essere Sovrano, causa ultima, ma non un impersonale destino, ha anche un aspetto particolarissimo: con chi infatti, se non con il Dio biblico di Gesù Cristo, ci possiamo arrabbiare e discutere animatamente?

Dirò a Dio, mio difensore: «Perché mi hai dimenticato? (Salmo 42:9)

Proprio perché il Signore non è un impersonale destino, un meccanismo infernale, una forza della Natura, ma un Dio personale possiamo chiedere conto e perché delle cose, arrabbiarsi come testimoniano i salmi e i credenti di tutte le epoche, prima di confidare nella sua sovranità e provvidenza.

Credere nella fortuna, non è solo un misconoscere Dio, un riconoscerlo solo in parte, solo un po’, ma perdere la possibilità di sentirne la grazia, ed anche la possibilità di avere rabbia.

E non per questo però e forse proprio per questo, credere in Dio e infine confidarci. Un Dio personale come diciamo è infatti un Dio con cui discutere, ma un Dio vero, il mio Dio.

Compassioni ogni mattina

Qui nel nostro testo di Geremia, la cura per tutti e per ognuno, del nostro Signore personale e non di una Natura impersonale e disinteressata, vien espresso con “le tue compassioni si rinnovano ogni mattina”. La mattina dopo il disastro, dopo la notte insonne a vegliare, la mattina con la luce del giorno, arriva qualcosa di nuovo nel cuore e nella mente. Non è solo “psicologia” è la compassione del Signore, è la sua grazia che si prende cura di noi. Le compassioni del Signore arrivano a noi silenziose e serene. Qualcosa che vuol dare fiducia al nostro cuore, fede al nostro animo. No, le compassioni del Signore non si fermano e non si esauriscono, non permettono che il tuo passo vacilli.

Però la fede è anche, dopo la rabbia e la chiusura, un aprirsi al Signore, per ricevere il suo intervento, la sua cura. <sela>

Le compassioni del Signore hanno tanti effetti: come il coraggio, la consolazione (quella vera biblica), ma anche la possibilità di vedere in modo differente le cose. Magari ti fa apprezzare di più ciò che hai, oppure ti fa valutare la vita con priorità diverse, oppure vedi nuovi occasioni. E certe volte invece ti fa lasciare andare con serenità la vita terrena, riponendo la fiducia profonda nella vita eterna.

Infine c’è “grande è la tua fedeltà

Grande la tua fedeltà. Non certo la nostra, che alle volte le cose che succedono sommergono anche la nostra fede. Ma la fedeltà del Signore, alle sue promesse, la fedeltà alla sua salvezza che non viene mai separata da noi, neanche da quello che noi possiamo fare o dire.

E il profeta dice tua, tua fedeltà. Vedete quale forza poter dare del tu al Signore che ha fatto cieli e terra.

È in questa sua vicinanza e familiarità con noi, suoi figli, e nella sua fedeltà che dura in eterno, che noi confidiamo per vivere ricevendo consolazione e speranza. Amen

Interludio

Inno 284 Chi sol confida nel Signore

Conclusione

Avvisi

  • Colletta e saluti e partecipazione da molte chiese e persone…

Preghiera d’invio

Signore manda il tuo Spirito, aiutaci e aiutaci ad aiutare.

Ti preghiamo nel nome di Gesù Cristo con la preghiera che ci ha voluto insegnare:

Padre Nostro che sei nei cieli,

sia santificato il tuo nome.

Venga il tuo regno.

Sia fatta la tua volontà in terra come è fatta in cielo.

Dacci oggi il nostro pane quotidiano.

E rimetti a noi i nostri debiti, come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori.

E non esporci alla tentazione, ma liberaci dal maligno.

Perché a te appartengono il regno, la potenza e la gloria, nei secoli dei secoli. Amen.

Inno 218 Gloria al Padre, al Figlio ed allo Spirito santo

Benedizione

La grazia del nostro Signore Gesù Cristo e l’amore di Dio e la comunione dello Spirito santo siano con tutti noi. E che il Signore ci benedica e ci guardi, ora e per sempre.

Amen cantato (236)

Postludio