Pentecoste Giotto

Lo Spirito pluralista

Per l’apostolo Paolo sono molti e vari i doni dello Spirito…

I Corinzi 12:1-13 Circa i doni spirituali, fratelli, non voglio che siate nell’ignoranza. Voi sapete che quando eravate pagani eravate trascinati dietro agli idoli muti secondo come vi si conduceva. Perciò vi faccio sapere che nessuno, parlando per lo Spirito di Dio, dice: «Gesù è anatema!» e nessuno può dire: «Gesù è il Signore!» se non per lo Spirito Santo.

Ora vi è diversità di carismi, ma vi è un medesimo Spirito. Vi è diversità di ministeri, ma non v’è che un medesimo Signore. Vi è varietà di operazioni, ma non vi è che un medesimo Dio, il quale opera tutte le cose in tutti.

Ora a ciascuno è data la manifestazione dello Spirito per il bene comune. Infatti, a uno è data, mediante lo Spirito, parola di sapienza; a un altro parola di conoscenza, secondo il medesimo Spirito; a un altro, fede, mediante il medesimo Spirito; a un altro, carismi di guarigione, per mezzo del medesimo Spirito; a un altro, potenza di operare miracoli; a un altro, profezia; a un altro, il discernimento degli spiriti; a un altro, diversità di lingue e a un altro, l’interpretazione delle lingue; ma tutte queste cose le opera quell’unico e medesimo Spirito, distribuendo i doni a ciascuno in particolare come vuole.

Poiché, come il corpo è uno e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, benché siano molte, formano un solo corpo, così è anche di Cristo. Infatti noi tutti siamo stati battezzati in un unico Spirito per formare un unico corpo, Giudei e Greci, schiavi e liberi; e tutti siamo stati abbeverati di un solo Spirito.

Essere cristiani differenti

L’azione dello Spirito non è dare uniformità, al contrario: l’azione dello Spirito crea una varietà di doni, di capacità e di situazioni.

Il primo problema è come comprendere quali sono doni del Signore, vale a dire cosa è creato dallo Spirito santo e cosa no. Le cose spirituali hanno bisogno di un discrimine per non essere ambigue, il riferimento dell’apostolo a quando i corinzi erano pagani, serve a far vedere che l’attributo spirituale si dà a tante cose, in generale è opposto a materiale, a quello che si sperimenta con i sensi. Ma ovviamente non tutto ciò che si dice spirituale viene dallo Spirito santo.

Ecco allora che Paolo dà il criterio di confessare Gesù come Signore. Si potrebbe dire che è qualcosa di troppo semplice, ma invece è fondamentale. Si potrebbe pensare che sia troppo semplice da dire. Non era qualcosa di semplice da dire all’epoca, un’epoca in cui i cristiani non erano ben visti. E inoltre sembra che il contesto al quale l’apostolo si riferisca sembra essere quello solenne del culto, o di un momento di una confessione di fede, un momento di forte partecipazione personale. E al giorno d’oggi, che non c’è persecuzione ad essere cristiani, ma neanche vantaggio pratico nell’esserlo e si può parlare liberamente, confessare Gesù Cristo come Signore è certo significativo.

Altro discorso è poi ciò che succede dopo, aver ricevuto lo Spirito, infatti, non vuol dire poi che si facciano tutte le cose perfette e senza errori.

Ma questa affermazione dell’apostolo rende impossibile dichiarare qualcuno eretico, del diavolo e così via, se egli dice che Gesù è il Signore. E questo anche se differente è la sua impostazione teologica e il modo di fare il culto, la confessione di fede della sua chiesa. Se solo i cristiani avessero ascoltato nei secoli l’apostolo, il cristianesimo sarebbe stato ora ben diverso!

C’è dunque diversità di doni, di vedute, di azioni, di iniziative. E questo, come precisa l’apostolo, non significa che poi non ci sia un medesimo Signore, Salvatore e Spirito (vedete che c’è una costruzione trinitaria in quanto scrive l’apostolo). Cioè il Signore è proprio solo uno, ma come esseri umani siamo differenti e lo stesso Dio ci vuole diversi!

Questa è la risposta a chi inizia quelle frasi dicendo: “Come mai se Dio è uno ci sono tante chiese…” Perché così vuole lo Spirito! Lo Spirito è il grande motivo di ecumenismo, reale. Fra persone e chiese. Di una accettazione della libertà e differenza dell’altra/o.

Bene comune

Ed anche un mistero della grandezza di Dio che usa le differenze e non l’uniformità per portare avanti la sua azione liberatrice e di salvezza nel mondo. Infatti la diversità di doni, ci viene ribadito, è e va usata per il bene comune della chiesa. A ciascuno è dato, a tutti, e non solo ad alcuni, per il bene comune.

(Per questo ad esempio possiamo festeggiare la Riforma come ricchezza cristiana, indipendentemente dalla confessione cristiana.)

L’elenco non completo dei doni e ministeri che fa l’apostolo: la guarigione, l’interpretazione, la sapienza è relativo alla situazione specifica di Corinto: vogliono ribadire l’importanza della diversità all’interno della chiesa.

Certamente siamo interrogati in particolare come riformati dalle guarigioni e dal dono delle lingue, sulla situazione della nostra chiesa. Possiamo anche dire che, anche senza glossolalia, c’è comunicazione con gli altri, è il tema della Pentecoste. Oppure possiamo dire che la guarigione spesso passa, in maniera non altisonante, anche attraverso la nostra chiesa. Ma certo siamo interrogati su doni che per altri sono indispensabili.

Però anche qui deve essere introdotto il criterio della diversità dei doni. Non è che tutte le chiese e tutte le chiese locali debbano avere gli stessi ministeri, le stesse capacità e vocazioni. La propria specificità fa parte della libertà e dei doni di Dio. L’invidia o la svalutazione degli altri invece, è fuori luogo perché non sono nostri meriti, non sono nostre acquisizioni, ma appunto doni che vengono da Dio nella sua libertà.

In questo senso non vanno denigrati gli altri che non hanno cose per noi importanti e viceversa non ci si deve sentire in inferiorità se manca questo o quello, ma fare tutto ciò che possiamo per il bene comune.

Ciò che conta è la ricerca del bene comune. E se è bene comune per la chiesa di Cristo nel complesso, dato che questa chiesa vive nel mondo e in questa società, il bene comune è anche quello della società umana nel suo complesso.

Spirituale e comunitario

I doni dello Spirito spesi per il bene comune rendono la chiesa non un’istituzione ma un corpo, il corpo di Cristo, come dice l’immagine dell’apostolo Paolo. L’azione dello Spirito crea comunione, lo stare insieme.

È questo che dobbiamo cercare nella differenza, nella varietà dei doni di essere: un organismo che cerca l’amore del prossimo, che poi è il tema che segue subito dopo nella lettera.

Le chiese si sono istituzionalizzate anche come ministeri e come esercizio dei doni del Signore. Mentre la Pentecoste ci ricorda che la varietà dei doni del Signore rende viva la chiesa, e che lo Spirito la rinnova continuamente per far sì che nella gioia e nella speranza, possa vivere con amore e portare il messaggio di grazia e di salvezza di Gesù Cristo, in maniera sempre attuale e comprensibile per gli esseri umani di ogni epoca. A Lui che ci rinnova e ci vivifica sia la gloria in ogni età. Amen

(Traccia della predicazione di Pentecoste 2017)