Fraternità indispensabile (Atti 2:42-47)

La prima chiesa cristiana era descritta dall’evangelista Luca in maniera forse troppo idilliaca, ma sicuramente la potenza dello Spirito alla Pentecoste aveva creato una comunità viva, coesa, fraterna…

Erano perseveranti nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli e nella comunione fraterna, nel rompere il pane e nelle preghiere. Ognuno era preso da timore; e molti prodigi e segni erano fatti dagli apostoli. Tutti quelli che credevano stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; vendevano le proprietà e i beni, e li distribuivano a tutti, secondo il bisogno di ciascuno. E ogni giorno andavano assidui e concordi al tempio, rompevano il pane nelle case e prendevano il loro cibo insieme, con gioia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo. Il Signore aggiungeva ogni giorno alla loro comunità quelli che venivano salvati. (Atti 2:42-47)

Subito i commentatori di questo passo sono presi dalla necessità impellente di dire che è un quadro ideale e non reale, quello che fa Luca della chiesa primitiva. Perché subito dopo, già nelle chiese paoline, la situazione è molto diversa, come è piena di divisioni al giorno d’oggi.

Eppure il senso comunitario della chiesa cristiana dovrebbe essere fondamentale, la caratteristica della chiesa è essere comunità, è essere in comunione reciproca, la fraternità non è un optional, ma una condizione fondante.

Noi spesso guardiamo alle nostre ragioni, ai torti subiti, e dimentichiamo il senso di essere insieme comunitariamente, di superare divisioni e liti, e di essere fraterni anche con chi non la pensa e non vive come noi.

Fraternità è un difficile e costante esercizio che non possiamo non prendere sul serio.

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