Zaccheo da Chicchi di grano

È la grazia che insegna

Tito 2:11-14 La grazia di Dio, salvifica per tutti gli uomini, si è manifestata, e ci insegna a rinunziare all’empietà e alle passioni mondane, per vivere in questo mondo moderatamente, giustamente e in modo santo, aspettando la beata speranza e l’apparizione della gloria del nostro grande Dio e Salvatore, Cristo Gesù.

Egli ha dato sé stesso per noi per riscattarci da ogni iniquità e purificarsi un popolo che gli appartenga, zelante nelle opere buone.

La grazia insegna

Chi insegna a cercare la giustizia, il soggetto dell’insegnare agli esseri umani a rinunziare al male, non è Dio, si badi bene, ma la grazia di Dio.

Non è il “ricordati che devi morire”, che insegna qualcosa agli esseri umani, ma la speranza di vivere ancora. Non è dire che tutto è vano, ma la possibilità di fare qualcosa di vero e santo, che ti muove alla retta azione.

Non è quella cristiana, infatti, una chiamata ad un eroismo senza speranza, al fare il bel gesto disperato, che non vale poi molto, ma è la chiamata a cercare il bene in un impegno quotidiano sereno e proficuo nelle sue conseguenze.

Ma la grazia vale anche per me? Ma certo, la grazia di Dio salvifica per tutti si è manifestata in Gesù Cristo, così qui è scritto. Non è qualcosa che deve venire, è già successa, è già valida. E non è neanche qualcosa di cui non sappiamo l’ampiezza e la profondità, quando Gesù accoglie il pubblicano o salva l’adultera dalla lapidazione, quando proclama l’anno accettevole, sta accogliendo anche noi, con tutti i nostri difetti e pregi, errori e slanci di generosità.

La grazia è grazia, perché è gratis per noi, perché è dono di Dio, perché viene per prima, anche quando eravamo come morti alla vita e alla giustizia.

Cosa insegna?

Cosa insegni la grazia di Dio è quello che l’apostolo esprime con alcune frasi ovvie –da una parte– e eccezionali dall’altra.

Rinunziare all’empietà, scrive. Certo che empietà è una parola che pesa in italiano, parte di un linguaggio non più usato, ma alla base rinunciare all’empietà significa avere pietà, letteralmente infatti l’empietà è il non avere pietà. Non avere pietà per i problemi, i guai, le disavventure, la condizione del prossimo.

Visitate i carcerati, può sembrare eccessivo, visto che sono prigionieri di solito per i crimini commessi, eppure il signor Gesù ce lo indica. Pietà non nel senso peggiorativo, ma in senso vero: comprendere la difficoltà del prossimo e averne pietà è infatti il primo passo per intervenire verso il prossimo, per aiutarlo, per rispettarlo e non per approfittarne.

Poi, scrive l’apostolo, c’è il vivere moderatamente senza le passioni del mondo. Le passioni del mondo sono infatti spesso esagerate, e quindi vanno a scapito di altri cui sottraggono spazi e libertà.

E sono esagerate perché sono un modo per chi dispera del futuro di sentirsi ancora vivo, di combattere la pesante ombra della morte che incombe sui mortali, come noi siamo, che sappiamo esiste anche se facciamo finta a noi stessi di niente. Invece il cristiano vive della beata speranza, del ritorno glorioso del Signore e Salvatore, che dà futuro, che sconfigge la morte definitivamente, che dà senso alla nostra esistenza.

Un popolo

Infine –scrive l’apostolo– il Signore vuole purificarsi un popolo. Vedete il purificarsi parla del fatto che i cristiani non sono puri, ma per l’azione della grazia di Dio pian piano vanno verso una giustizia e un amore per il prossimo. Eppure, fin d’ora, siamo parte di un popolo che appartiene al Signore Gesù Cristo, che cerca di essere come Gesù quando era sulla terra.

Un popolo che cerca di annunciare al vero il Cristo e –cercando di metterne in pratica le indicazioni– cerca le opere buone, cerca di fare il bene, di portare fiducia e speranza, in maniera zelante, ma non in maniera fanatica, cioè con metodo, con disciplina, con motivazione…

È realmente così l’insieme dei credenti? È zelante e misericordioso? I cristiani si concepiscono come parte di un popolo? E un popolo santo, per di più? Contro ogni dubbio, dobbiamo ricordare che è il Signore che si sceglie e si purifica un popolo attraverso la grazia.

A noi rimane dunque un buon proposito per l’anno nuovo e una certezza. Il buon proposito è cercare la giustizia e l’amore verso il prossimo. La certezza è che in ogni tempo chi agisce per la nostra salvezza, come per la nostra vita, come per poter vivere in maniera vera e ricca di senso, per essere parte di un popolo santo è la grazia, la grazia sorprendente del Signore. Amen